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Dicembre 2017
eventiesagre.it
Dicembre 2017
Numero Evento: 12240
Eventi Festival
Torino Film Festival
35^ Edizione - 2017
Date
Dal: 24/11/2017
Al: 02/12/2017
Dove:
Logo Comune
Piemonte - Italia
Contatti
Fonte
Agis Lombarda
Evento Passato! Per aggiornamenti: segnalazione@eventiesagre.it
Scheda Evento
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Torino Film Festival

35^ Edizione - 2017

Da Venerdì 24 Novembre a Sabato 02 Dicembre 2017 -
Torino (TO)

Torino Film Festival - Torino

35o TORINO FILM FESTIVAL
24 NOVEMBRE – 2 DICEMBRE 2017

Torino Film Festival
Via Montebello, 15 – 10124 Torino
Tel. +39 011 8138825 - 820
http: //www.torinofilmfest.org
e-mail: press@torinofilmfest.org

PROIEZIONI

MULTISALA CINEMA MASSIMO - via G. Verdi, 18
+39 011 8138574
(Sale accessibili ai disabili)

MULTISALA REPOSI - via XX Settembre, 15
+39 011 532448
(Sale 1, 2, 3 accessibili ai disabili)

CINEMA CLASSICO - proiezioni riservate alla stampa
piazza Vittorio Veneto, 5
+39 011 5363323
(Sala accessibile ai disabili)

MODALITÀ D’INGRESSO

Accesso alle proiezioni
È consentito agli spettatori muniti di biglietto, tessera di accredito o abbonamento, compatibilmente con i posti disponibili. Gli spettatori muniti di biglietto blu sono invitati ad accedere alla sala almeno 5 minuti prima dell’inizio dello spettacolo. Per non creare disturbo agli altri spettatori non sarà comunque consentito l’ingresso in sala a proiezioni iniziate. L’accesso alle proiezioni dei film senza visto di censura non è consentito ai minori di 18 anni. I minori sono ammessi alle proiezioni solo se presente specifica indicazione sul programma di sala a margine della trama del film. Abbonamenti e biglietti non possono essere sostituti o rimborsati se non per proiezioni annullate da parte dell’organizzazione. I film in lingue straniere sono sempre sottotitolati in italiano. La sottotitolazione in altre lingue è indicata per ogni proiezione nel programma di sala.

Acquisto tramite biglietteria online o mobile
I biglietti e gli abbonamenti a tariffa intera potranno essere preacquistati sul sito del festival www.torinofilmfest.org. La prevendita online sarà attiva dal giorno 14 novembre alle ore 14.00 circa e continuerà per tutta la durata della manifestazione, fino a 24 ore prima dell’inizio di ogni proiezione. I biglietti e gli abbonamenti acquistati in prevendita dovranno essere ritirati durante il Festival presso le casse dei cinema nei normali orari di apertura, presentando il codice ricevuto all’atto dell’acquisto. Per il ritiro è consigliabile presentarsi con un anticipo di almeno 15 minuti rispetto all’inizio della proiezione.

Acquisto presso le biglietterie dei cinema
Il 24 novembre le casse esterne dei cinema Massimo e Reposi saranno aperte dalle 11.00 alle 22.00. Dal 25 novembre al 2 dicembre l’apertura delle casse avrà luogo 30 minuti prima dell’inizio della programmazione fino all’inizio dell’ultimo spettacolo. In occasione della “Notte Horror” la cassa del cinema Massimo sarà aperta fino alle ore 3.15. Presso le casse dei cinema potranno essere acquistati biglietti e abbonamenti sia a tariffa intera che a tariffa ridotta. Per questi ultimi è necessario presentare documenti (carta d’identità) o tessere convenzionate.

Abbonati e accreditati
Le proiezioni saranno contrassegnate sul programma di sala con colori diversi.
Colore grigio: proiezione alla quale gli accreditati e gli abbonati potranno accedere, compatibilmente con i posti disponibili, presentando all’ingresso della sala il proprio accredito o abbonamento.
Colore blu: proiezione per la quale gli accreditati e gli abbonati devono ritirare gratuitamente un tagliando di prenotazione (biglietto blu) presso i totem (h24/24) e la biglietteria interna del cinema Reposi (dall’apertura alle 22.00). Il ritiro deve avvenire tra le 9.00 del giorno precedente la proiezione e le 13.00 del giorno della proiezione. L’ingresso in sala per i possessori di biglietti blu è garantito fino a cinque minuti prima dell’inizio della proiezione, quando sarà attivata la rush line che consentirà agli accreditati e abbonati non provvisti di biglietto di accedere alla proiezione fino a riempimento della sala.
Chi per tre volte, anche non consecutive, non utilizzasse i biglietti blu o entrasse in sala dopo l’avvio della rush line, non avrà più la possibilità di riceverne altri e potrà accedere alle proiezioni blu solo facendo la rush line. Per questo motivo, è possibile annullare un biglietto già ritirato entro 30 minuti prima dell’inizio della proiezione presso le casse automatiche evitando così di incorrere in penalità. È possibile ritirare un solo titolo d’accesso per ogni fascia di proiezione.
Colore giallo - PROIEZIONI STAMPA: indica le proiezioni riservate agli accreditati stampa, che si tengono al cinema Classico. Avranno priorità di accesso gli accrediti stampa sui quali è applicato un bollino giallo.

Inaugurazione e chiusura
La cerimonia di inaugurazione, la successiva proiezione del film “Finding Your Feet” di venerdì 24 novembre e la cerimonia di premiazione di sabato 2 dicembre sono esclusivamente a inviti.

Repliche domenica 3 dicembre
Le repliche dei film vincitori avranno luogo presso il cinema Massimo il giorno 3 dicembre a partire dalle ore 14.30 circa. I biglietti saranno messi in vendita solo alle casse del cinema Massimo dalle ore 13.00 del giorno stesso. Il programma sarà pubblicato sul sito del festival e presso i luoghi del festival il giorno 2 dicembre a partire dalle ore 20.30. L’accesso sarà consentito ai possessori di accredito, abbonamento a tutta la manifestazione e abbonamento settimanale 9-19 secondo le modalità delle proiezioni grigie.

Ingresso diversamente abili in sedie a rotelle
L’ingresso è consentito a titolo gratuito, senza accompagnatore, compatibilmente con la disponibilità di posti per diversamente abili.

LIBRI

Catalogo generale
Edizioni Museo Nazionale del Cinema
Italiano/English
Scaricabile dal sito www.torinofilmfest.org
Brian De Palma
A cura di Emanuela Martini
Editrice Il Castoro
Presso il bookshop della Mole Antonelliana dal 24 novembre al 3 dicembre sconto del 15% a tutti gli
acquirenti del volume.

EVENTI del 35° TFF al di fuori degli spazi del festival

La collaborazione di Intesa Sanpaolo, Università degli Studi di Torino e il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano con il Torino Film Festival ha portato, in questa prossima edizione, alla realizzazione di tre eventi esclusivi che si svolgeranno al di fuori degli spazi del Festival.

Lunedì 27 novembre, ore 19.00
presso l’Auditorium grattacielo Intesa Sanpaolo, Corso Inghilterra 3
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria a partire da martedì 21 novembre ore 10.00 su www.torinofilmfest.org e su www.grattacielointesasanpaolo.com.
Proiezione in anteprima mondiale del film documentario L’altrove più vicino di Elisabetta Sgarbi. La proiezione sarà introdotta da una presentazione della regista, accompagnata da Claudio Magris, Paolo Rumiz, Elio Bisignani e Andrés Arce Maldonado. A seguire, intervento musicale di sette giovani musicisti della “ESYO - European Spirit of Youth Orchestra” diretta dal M° Igor Coretti Kuret.

***
Mercoledì 29 novembre, ore 16.00
presso l’Auditorium “Guido Quazza”, Palazzo Nuovo, Via Sant’Ottavio 20 (piano -1)
Ingresso libero fino a esaurimento posti
Incontro con Bruno Bigoni, Harry Shindler, Marco Patucchi, Bruno Maida (docente di Storia contemporanea al DAMS) e Franco Prono (docente di Storia del Cinema al DAMS). Nel corso dell’incontro, proiezione del film documentario My war is not over di Bruno Bigoni.

***
Giovedì 30 novembre ore 16.00
presso il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, accesso da Piazza Carlo Alberto, 8
Ingresso libero fino a esaurimento posti
Proiezione del film documentario Cento anni di Davide Ferrario, alla presenza del regista.

GRAN PREMIO TORINO – Pino Donaggio
Una seconda carriera cominciata quasi per caso, quando un compositore, musicista e cantante di formazione classica, e diventato famoso in ambito pop, viene interpellato da un estroso regista britannico per comporre la colonna sonora del film che sta per cominciare a girare, A Venezia... un dicembre rosso shocking, classico inquietante del thriller psicologico. È il 1973; tre anni dopo, un altro regista, questa volta americano, ascolta la colonna sonora del film di Nicolas Roeg e decide che, morto Bernard Herrmann (il leggendario compositore delle musiche hitchcockiane), è proprio questo lo stile, l'atmosfera, la sonorità che sta cercando. Il regista americano è Brian De Palma, il musicista è Pino Donaggio, e il loro sodalizio è uno dei più fertili e duraturi del cinema degli ultimi quarant'anni.

Pino Donaggio ci ha avvolti in brividi impalpabili, in sensazioni disturbanti, assecondando con la sua musica il lavoro di Brian De Palma, Dario Argento, Pupi Avati e molti altri autori che con i loro film mettono in scena le nostre paure. La sua musica è parte integrante della creazione artistica cinematografica (non solo thriller e horror, come dimostra la collaborazione, per esempio, con Maurizio Zaccaro), è una delle voci che ci parlano e ci guidano dallo schermo.

Giuseppe «Pino» Donaggio (Burano, VE, 1941) cresce in una famiglia di musicisti e studia al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia e al Giuseppe Verdi di Milano. Violinista per I solisti veneti, dalla seconda metà degli anni Cinquanta comincia a scrivere brani musicali e una volta scoperto il rock’n’roll incide i primi dischi. Nel 1961 debutta al Festival di Sanremo, dove farà ritorno diverse altre volte trovando uno straordinario successo soprattutto nel 1964 grazie a Io che non vivo (senza te). Ripresa in Inghilterra con il titolo You Don’t Have to Say You Love Me, la canzone diventerà un tale successo da entrare a far parte del repertorio fisso di Elvis Presley. La carriera di Donaggio nella musica leggera prosegue fino alla metà degli anni Settanta e arriva a contare altri successi e collaborazioni con musicisti come Tullio De Piscopo, Massimo Bubola e Enzo Jannacci (che trasforma in un grande successo la sua Mario). Parallelamente, Donaggio comincia a lavorare per il cinema, esordendo nel 1973 con lo score del thriller A Venezia... un dicembre rosso shocking di Nicolas Roeg. Notato da Brian De Palma, nel 1975 viene ingaggiato per le musiche di Carrie, lo sguardo di Satana: per i due artisti è l’inizio di una collaborazione tra le più celebri della storia del cinema, che conterà le musiche di Home Movies - Vizietti famigliari (1979), Vestito per uccidere (1980), Blow Out (1981), Omicidio a luci rosse (1985), Doppia personalità (1992), Passion (2012) e Domino (in lavorazione), farà di Donaggio un musicista specializzato soprattutto in colonne sonore di film gialli e horror. La sua filmografia conta infatti collaborazioni con Dario Argento (Trauma, 1993), Joe Dante (Piranha, 1978; L’ululato, 1981), Lucio Fulci (Black Cat, 1981), Michele Soavi (La setta, 1991), Pupi Avati (L’arcano incantatore, 1996), ma anche con Liliana Cavani (Interno berlinese, 1985), Troisi e Benigni (Non ci resta che piangere, 1984), Michele Placido (Un eroe borghese, 1995), Maurizio Zaccaro (Il carniere, 1997; Un uomo perbene, 1999); e in tempi più recenti Sergio Rubini (La terra, 2006; Colpo d’occhio, 2008) e Paolo Franchi (Dove non ho mai abitato, 2017). Diversi inoltre i lavori per la tv, in particolare per Rai Fiction. Nel 2015, durante il 65° Festival di Sanremo, ha ricevuto il Premio alla carriera.
(Emanuela Martini)

Il Gran Premio Torino sarà consegnato a Pino Donaggio mercoledì 29 novembre, alle ore 19.30 al Cinema Massimo 1, prima della proiezione del film di Brian De Palma DRESSED TO KILL (Vestito per uccidere, USA, 1980, versione restaurata in DCP, 105’).

35° TFF - numeri & ospiti
Sono 134 lungometraggi, 10 mediometraggi e 25 cortometraggi per un totale di 169 i film presentati a Torino Film Festival 2017 di cui
40 lungometraggi opere prime e seconde
36 anteprime mondiali
21 anteprime internazionali
4 anteprime europee
59 anteprime italiane
selezionati tra più di 4000 film visionati (tra corti, medi e lungometraggi)

Presenze finora confermate:
Martin Aliaga, Altan, Simone Amato, Hideaki Arai, Alessandro Arfuso, Franco Arminio, Herman Asselberghs, Angelo Barbagallo, Davide Barletti, Vincent Barré, Christine Baudillon, Sonia Bergamasco, Franco Bernini, Bruno Bigoni, Elio Bisignani, Riccardo Bolo, Bertrand Bonello, Diane-Sara Bouzgarrou, Valerie Brody, Benjamín Brunet, Pedro Cabeleira, Eleonora Cadeddu, Leonardo Caffo, Francesca Comencini, Igor Coretti Kuret, Pierre Creton, Felice D’Agostino, Emiliano Dante, Emma De Caunes, Raffaella De Laurentiis, Giannetto de Rossi, Andrea Laszlo De Simone, Gabriele di Munzio, Arnaud Dommerc, Pino Donaggio, Tommaso Donati, Francesco Dongiovanni, Christopher Doyle, Elvire, Tomás Espinoza, ESYO - European Spirit of Youth Orchestra, Vladimir Eysner, Yabom Fatmata Kabia, Davide Ferrario, Sophie Fiennes, Alice Filippi, Luis Fulvio, Demetrio Giacomelli, Eugène Green, David Grieco, Nitai Gvirtz, Yuto Hama, Riccardo Iacopino, Armando Iannucci, Celia Imrie, Camilla Insom, Marleen Jonkman, Maria Karaguiozova, Alexandre Koberidze, David Koroma, Vassilis Koukalani, Sebastien Landry, Claude Lanzmann, Nitsan Leila Shavit, Edoardo Leo, Shidong Liu, Richard Loncraine, Matilda Lutz, Peter Mackie Burns, Claudio Magris, Chloé Mahieu, Andrés Arce Maldonado, Chiara Malta, François Margolin, Narimane Mari, Giglia Marra, Anna Marziano, Lucia Mascino, Natale Massara, Valerio Mastandrea, Sebastiano Mauri, Francesca Melandri, Morgan Menegazzo, Marco Messeri, Danilo Monte, Laurence Morais-Lagace, Marco Morandi, Nanni Moretti, Elia Mouatamid, Hiromi Nakazato, Bharat Nalluri, Ram Nehari, Francesca Noto, Angie Obeid, Axel Ohman, F.J. Ossang, Marco Patucchi, Michael Pearce, Luciano Pérez Savoy, Bertrand Périer, Mariachiara Pernisa, Sierra Pettengill, Pedro Pinho, Joana Preiss, Laure Prouvost, Corrado Punzi, Jacopo Quadri, Paola Randi, Massimo Ranieri, Noomi Rapace, Luca Ricciardi, Angela Robinson, Giorgia Ruggiano, Daniel Ruiz-Hueck, Paolo Rumiz, Donato Sansone, Laura Schroeder, Pasquale Scimeca, Daphne Scoccia, Elisabetta Sgarbi, Harry Shindler, Sydney Sibilia, Graham Skipper, Timothy Spall, Giulio Squillacciotti, Vanessa Stockley, Zoe Sua Cho, Jenny Suen, Andrea Tagliaferri, Alberto Tamburelli, Jun Tanaka, Zefrey Throwell, Filippo Timi, Roberta Torre, Thomas Trabacchi, Sabrina Varani, Emilio Vavarella, Nicolas Wackerbarth, Weilin Wang, Roderick Warich, Tommy Wilkola, Mai Yamaguchi, Chen Yue, Hironobu Yukinaga, Maurizio Zaccaro, Massimo Zamboni, Marina Zangirolami.

35° TFF – film di apertura e chiusura
Film d’apertura
Venerdì 24 novembre, Cinema Massimo, Torino
FINDING YOUR FEET / RICOMINCIO DA ME di Richard Loncraine
con
Imelda Staunton, Timothy Spall, Celia Imrie, David Hayman, John Sessions e Joanna Lumley
Finding Your Feet / Ricomincio da me è una commedia brillante e agrodolce sul “non è mai troppo tardi”, diretta dal regista di Riccardo III e di Wimbledon e scritta e prodotta da Nick Moorcroft e Meg Leonard.
La borghesissima Lady Sandra (Imelda Staunton), si vede crollare il mondo addosso quando scopre che il marito ha da anni una relazione con la sua migliore amica. Lascia tutto e si rifugia dalla sorella Bif (Celia Imrie), un'anticonformista dallo spirito libero che la trascina in una scuola di ballo e le presenta i suoi maturi amici ballerini, tra cui Charlie (Timothy Spall), uno stravagante restauratore di mobili che vive su una barca. Il titolo originale, Finding Your Feet, significa “ritrovare se stessi” ed è quanto deve fare Sandra quando viene catapultata in un ambiente per lei insolito e nuovo. Il film sara distribuito in Italia da Cinema srl.

Film di chiusura
Sabato 2 dicembre, Cinema Reposi, Torino
THE FLORIDA PROJECT di Sean Baker
con
Willem Dafoe, Brooklynn Kimberley Prince, Bria Vinaite, Valeria Cotto, Christopher Rivera e Caleb Landry Jones
The Florida Project, accolto con grande entusiasmo alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, è diretto da Sean Baker (Prince of Broadway, Starlet e Tangerine, tutti presentati al Torino Film Festival), che lo ha scritto assieme a Chris Bergoch.
Ambientato in Florida, in una zona degradata tanto vicina a Disneyworld quanto lontana dal suo gioioso e spensierato benessere, il film racconta senza pietismi e con una gran dose di allegria la storia di Moonee (Brooklynn Kimberly Prince), una bambina di sei anni sveglia e precoce, della sua piccola banda di amici e di sua madre Halley (Bria Vinaite), appena 22enne. Vivono tutti nel Magic Castle Motel che, nonostante il nome disneyano, è popolato da persone sotto la soglia della povertà. Bobby (Willem Dafoe), il manager del motel, è l’unico adulto che si occupa di Moonee e degli altri con affetto, cercando di tenere le cose a posto. Il film sara distribuito in Italia da Cinema srl.

TORINO 35
La più importante sezione competitiva del festival, riservata a opere prime, seconde o terze, propone 15 film realizzati nel 2017, inediti in Italia. I paesi rappresentati sono: Argentina, Belgio, Cina, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Hong Kong, Israele, Italia, Lussemburgo, Portogallo, Spagna, Stati Uniti e Venezuela.
Come sempre incentrata sul cinema “giovane”, la selezione dei film in concorso si rivolge alla ricerca e alla scoperta di talenti innovativi, che esprimono le migliori tendenze del cinema indipendente. Nel corso degli anni sono stati premiati autori ai loro inizi come: Tsai Ming-liang, David Gordon Green, Chen Kaige, Lisandro Alonso, Pietro Marcello, Debra Granik, Alessandro Piva, Pablo Larraín, Damien Chazelle. Un cinema “del futuro”, rappresentativo di generi, linguaggi e tendenze.

Nel 2016, Juan Zeng Zhe / The Donor di Qiwu Zang (Cina, 2016) ha vinto come Miglior film e per la miglior sceneggiatura; Los decentes di Lukas Valenta Rinner (Austria/Corea Del Sud/Argentina, 2016) ha ottenuto il Premio Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; Rebecca Hall per il film Christine di Antonio Campos (USA, 2016) ha vinto il Premio per la migliore attrice; Nicolas Duran per il film Jesus di Fernando Guzzoni (Cile/Francia 2016) ha vinto il Premio per il miglior attore.

À VOIX HAUTE / SPEAK-UP di Stéphane De Freitas (Francia, 2017, DCP, 99’)
Ogni anno all’Università di Saint-Denis viene eletto il miglior oratore. Partecipano al concorso gli studenti di una classe multietnico, un professore li istruisce ai segreti del linguaggio e all’arte dell’espressione. In gioco c’è il piacere di prendere la parola, per esistere sulla scena del mondo ma anche per cambiarla con la potenza delle idee. Film folgorante sul futuro da costruire, sulla democrazia, sul valore dell’educazione, sul potere travolgente delle parole e delle idee. Oggi, ancora.

AL TISHKECHI OTI / DON’T FORGET ME di Ram Nehari (Israele/Francia/Germania, 2017, DCP, 87’)
La storia di una ragazza anoressica e di un suonatore di tuba fuori di testa, fra reparti psichiatrici e centri di riabilitazione alimentare. S'incontrano per caso e s'innamorano a modo loro, ma la speranza di una vita normale è ostacolata da mille fattori, familiari e sociali. Follie vegane e acute frecciate sociali per un dramma in forma di commedia, disperato e leggero, feroce e romantico, illuminante spaccato della realtà israeliana, del suo malessere e della sua complessa identità.

ARPÓN di Tomás Espinoza (Argentina/Venezuela/Spagna, 2017, DCP, 81’)
Un preside teme che nel suo istituto possano entrare oggetti pericolosi e passa le sue giornate a controllare gli zaini delle studentesse. In quello di una giovane ribelle trova una siringa, usata per praticare iniezioni sulle labbra delle compagne. Dopo un incidente, la ragazza è affidata all’uomo che, malvolentieri, deve accudirla per un giorno. Un thriller sulla responsabilità, gli abusi, i sospetti sociali, limpido, serrato, dallo stile asciutto e dal ritmo sospeso, con attori che esprimono al meglio la carica repressa dei personaggi.

BAMY di Jun Tanaka (Giappone, 2017, DCP, 100’)
Un ombrello rosso cade dal cielo. Lui vede i fantasmi, lei no, e le cose vanno male. Poi lui incontra una ragazza col suo stesso potere, ancora più impaurita di lui. Un punto a capo nella storia del J-Horror, un’opera prima affascinante e misteriosa, dove la cura formale si sposa al minimalismo, il bizzarro all’ironia, l’oscurità di temi e situazioni con la limpidezza delle intenzioni. Fino a un finale sorprendente e letteralmente gigantesco, che mette di fronte alla (ir)realtà delle cose e al potere dell'immaginazione.

BARRAGE di Laura Schroeder (Lussemburgo/Belgio/Francia, 2017, DCP, 112’)
Catherine non ha mai fatto la madre e sua figlia Alba, ora adolescente, è cresciuta con la nonna. Dopo anni di assenza la donna si presenta, non per recuperare un ruolo che sa di non poter ricoprire ma, semplicemente, per passare un po’ di tempo con la ragazzina. Tre generazioni di donne a confronto in un film nervoso, tutto al femminile, che sospende il tempo, rimescola le carte di affetti e delusioni, si arrabbia, si distende, gioca sulla reale relazione madre-figlia che lega Isabelle Huppert alla protagonista Lolita Chammah.

BEAST di Michael Pearce (UK, 2017, DCP, 107’)
Moll ha 27 anni, è all'apparenza mite, ma in realtà insofferente della famiglia conformista e snob e della madre opprimente. Un pomeriggio abbandona arrabbiata il proprio party di compleanno, va a ballare e, nella notte, incontra Pascal, un giovane cacciatore, ombroso, intrigante. Mentre tutta la zona è in subbuglio per una serie di omicidi di adolescenti, decide di andare a vivere con questo misterioso sconosciuto. Ambientato nell'isola di Jersey, un thriller psicologico in cui si confrontano attrazione e sospetto.

BLUE KIDS di Andrea Tagliaferri (Italia, 2017, DCP, 75’)
Un fratello e una sorella, un legame morboso, un’eredità, un conflitto col padre e un gesto folle e studiato che li fa fuggire assieme. Già assistente di Matteo Garrone (qui in veste di produttore), Andrea Tagliaferri esordisce raccontando una storia d’ordinaria immoralità, una fiaba nera figlia dei nostri tempi, un mondo noioso dal quale riscattarsi anche con l'orrore, dove psicologie, personaggi e luoghi sono stilizzati e studiati con cura entomologica e con uno sguardo preciso, tagliente e originale.

DAPHNE di Peter Mackie Burns (UK, 2017, DCP, 90’)
Daphne è un’emancipata trentenne londinese: lavora come cuoca in un ristorante chic, vive da sola, ha una vita sessuale disinibita e un rapporto tormentato con la mamma, legge Žižek, ostenta lingua lunga e un cinico distacco verso il mondo. Un giorno, però, un avvenimento casuale sembra infrangere il suo maniacale controllo sulla realtà. Un mystery dell'anima che disegna un ritratto femminile preciso e inquieto, con un senso spiccato per la descrizione degli ambienti umani, urbani e sociali, in una Londra alienante e attraente.

THE DEATH OF STALIN di Armando Iannucci (Francia/UK, 2017, DCP, 107’)
Cosa fecero Malenkov, Kruscev, Molotov, Beria e gli altri stretti collaboratori di Stalin quando, nel 1953, trovarono il dittatore riverso nel suo studio colpito da un infarto? A questa e ad altre domande risponde causticamente la black comedy che Armando Iannucci ha adattato da una graphic novel francese: panico, intrighi, sgambetti, paranoie, epurazioni, vendette, rincorsa al potere, la tragedia che si trasforma in farsa. Una cavalcata nell'acido, con Steve Buscemi, Simon Russell Beale, Michael Palin.

A FÁBRICA DE NADA di Pedro Pinho (Portogallo, 2017, DCP, 177’)
Dal realismo della crisi che attanaglia il Portogallo dal 2008 all'inaspettata esplosione del musical: quando gli operai di una fabbrica di ascensori si accorgono che l’amministrazione sta smantellando macchinari e materie prime, si organizzano per opporsi alla delocalizzazione e decidono di occupare le loro postazioni a vuoto, senza lavoro da eseguire. Un ritratto del post-capitalismo che sta fra agit prop, documentario, dramma e commedia psicologica e musical. Un esordio complesso, vitale, ironico.

KISS AND CRY di Chloé Mahieu e Lila Pinell (Francia, 2017, DCP, 78’)
Scivolano sul ghiaccio, aeree, prendono il volo, a volte cadono: un gruppo di pattinatrici quindicenni affronta un quotidiano fatto di amicizie, competizioni, innamoramenti, difficoltà, dubbi, scelte, conflitti familiari. Domina il durissimo allenatore, ai limiti del sadismo. Opera prima di due documentariste, un atipico racconto di formazione che coglie le sfumature della crescita, non dà giudizi morali, si mette nei panni delle ragazze protagoniste e ammira la loro strabordante, contagiosa vitalità.

LORELLO E BRUNELLO di Jacopo Quadri (Italia, 2017, DCP, 85’)
Pianetti di Sovana, Maremma Toscana. I gemelli Brunello e Lorello Biondi si occupano della fattoria di famiglia da sempre, lavorando dall’alba al tramonto in armonia con la natura, ma costantemente minacciati dal mercato globale. I capitoli si susseguono, accompagnando le quattro stagioni e i diversi riti della campagna, e guidati dai caustici commenti di una saggia signora locale: un’elegia raffinatissima, nella quale uomini e animali si fondono e condividono la stessa “filosofia” di vita, e attraverso la quale ritroviamo il senso profondo dello stare al mondo.

THE SCOPE OF SEPARATION di Yue Chen (Cina, 2017, DCP, 71’)
Grazie ai soldi ereditati alla morte del padre, il giovane Liu Shidong vive una vita alla deriva, tra bar, amici, bevute, relazioni cui non dà seguito. Ma questo suo lento rotolare lo porta comunque verso una crescita, di qualche tipo. Il cinema cinese indipendente che non ti aspetti, che guarda all’indie USA dei primi anni Novanta come a Hou Hsiao Hsien, passando per Woody Allen e la caustica leggerezza dei suoi dialoghi. Un’opera prima rasserenante, dallo sguardo preciso e dai sentimenti morbidi.

THEY di Anahita Ghazvinizadeh (USA, 2017, DCP, 80’)
Stabilire chi si è. They, loro, è il nome con cui ha scelto di farsi chiamare J, che ha quattordici anni ed è alle prese con un’identità di genere che non gli è chiara. Con l’aiuto della famiglia sta cercando di rallentare la pubertà per avere un po’ di tempo in più per pensare a come costruire la sua identità futura.
Opera prima di una regista iraniana, prodotta da Jane Campion: impalpabile, minimalista ma mai approssimativa, dimostra con coraggio la possibilità di smantellare ogni conformismo.

THE WHITE GIRL di Jenny Suen e Christopher Doyle (Hong Kong, 2017, DCP, 97’)
Una ragazza allergica al sole nell’ultimo villaggio di pescatori di Hong Kong. Il suo disagio fisico e psicologico viene lenito dall’incontro con un misterioso viaggiatore, con cui nasce una speciale intimità, un distillato dell’amore. Film lunare e intimamente romantico, senza tempo, sulle immagini del cuore, sul modo di guardare e di guardarsi, sul senso del confine. Esordio nella regia della produttrice Jenny Suen, che si affida alla sapienza figurativa di Christopher Doyle (Gran Premio Torino 2016), al suo terzo lungometraggio.

FESTA MOBILE
Apre Finding Your Feet, la commedia britannica su un gruppo assortito di maturi londinesi che s'incontrano e danno un nuovo senso alla loro vita attraverso una scuola di ballo, diretta da Richard Loncraine e interpretata da Imelda Staunton, Timothy Spall e Celia Imrie. E chiude The Florida Project, descrizione scatenata e agrodolce delle giornate di un gruppo di ragazzini che vivono in un motel scalcagnato ai margini della Disneyland di Orlando, diretta da un habitué del TFF, Sean Baker, e interpretata da Willem Dafoe. Entrambi nella sezione fuori concorso Festa mobile che, come ogni anno, porta al festival gli esemplari più attesi o che ci sono piaciuti di più tra la produzione mondiale inedita in Italia.

Molti italiani: le delusioni e le nevrosi sentimentali, descritte con ironica partecipazione da Francesca Comencini in Amori che non sanno stare al mondo, e le avventurose frustrazioni dei ricercatori universitari disoccupati di Smetto quando voglio - Ad honorem, terzo capitolo della saga di Sydney Sibilia. Il viaggio, tenero e accorato, di due ragazzini napoletani nel cuore del Nevada e tra i segreti della galassia, in Tito e gli alieni, diretto da Paola Randi e interpretato da Valerio Mastandrea, e quello, disperato e coraggioso, di due giovani nigeriani che, scampati a una strage, cercano di raggiungere il Mediterraneo, seguito da Pasquale Scimeca in Balon. Le intense ricognizioni nella memoria e nelle radici di L'altrove più vicino di Elisabetta Sgarbi, tra le suggestioni della vicina Slovenia, di Cento anni di Davide Ferrario, da Caporetto a oggi tra sconfitte che potrebbero trasformarsi in vittorie, di My War Is Not Over di Bruno Bigoni, sul certosino lavoro di un soldato inglese che sbarcò ad Anzio per dare un nome ai tanti militari sconosciuti sepolti in Italia.

Last but not least, il Premio Maria Adriana Prolo, conferito quest'anno al giornalista, scrittore e regista David Grieco, del quale verrà presentato il primo lungometraggio, Evilenko, e i due toccanti esemplari realizzati con il contributo della Film Commission Torino Piemonte: 78 - Va piano ma vinci, docu-fiction con cui Alice Filippi ricostruisce la storia del padre, rapito nel 1978 dalla 'ndrangheta calabrese, e Al massimo ribasso di Riccardo Iacopino, esempio di cinema civile incentrato sulle truffe delle aste.

Quello che ci è piaciuto nei festival stranieri: Tesnota, dramma serrato sulla crisi familiare provocata dal rapimento di un ragazzo, diretto da un ventiseienne russo allievo di Sokurov, Kantemir Balagov; Un beau soleil interieur, caustico racconto delle divagazioni sentimentali di una parigina, diretto da Claire Denis e interpretato da Juliette Binoche e Gérard Depardieu, tutti in stato di grazia; Dark River, angosciante faccia a faccia tra una sorella e un fratello che si ritrovano dopo anni per decidere la sorte della fattoria di famiglia, diretto da Clio Barnard; Wind River, terzo thriller dedicato al mito della Frontiera da Taylor Sheridan, interpretato da Jeremy Renner; What Happened to Monday, tra action e fantascienza distopica, la storia di sette gemelle in un arido mondo futuro, diretto da Tommy Wirkola e interpretato da Noomi Rapace (le sette sorelle) e Willem Dafoe.

Frammenti di storia. La cordillera, surreale, inquietante descrizione di un summit dei presidenti dei paesi dell'America Latina, di intrighi, complotti e delle loro conseguenze politiche e personali, diretto da Santiago Mitre (tra i vincitori del 33° TFF con Paulina); Darkest Hour, trascinante ritratto di Winston Curchill, appena nominato primo ministro nel 1940, davanti all'ipotesi della guerra ai nazisti, diretto da Joe Wright e interpretato da uno straordinario Gary Oldman; Kings, sui moti e le tensioni razziali esplosi a Los Angeles nel 1992, vissuti dal punto di vista di una mamma single afroamericana e dei molti ragazzini di cui si prende cura, diretto da Deniz Gamze Ergüven e interpretato da Halle Berry e Daniel Craig; The Reagan Show, esilarante documentario di Pacho Velez e Sierra Pettengill sulla forza comunicativa di Ronald Reagan, da Hollywood alla Casa Bianca con spudorata abilità.

Musica e provocazioni. Marianne, appassionata icona degli anni ‘60, si racconta in Faithfull, il partecipe documentario costruito da Sandrine Bonnaire attraverso una lunga intervista e bellissimi materiali di repertorio. Dallo ska degli anni ‘70 e ‘80, emerge invece Graham McPherson, in arte Suggs, leader dei Madness, descritto con la consueta, caleidoscopica abilità da Julien Temple in My Life Story. Infine, indiscussa star pop degli anni ‘80, Grace Jones, che viene tratteggiata nella sua ambiguità e nella sua umanità da Sophie Fiennes in Grace Jones: Bloodlight and Bami.

Artistiche visioni. Un grande artista, Alberto Giacometti, geniale e bizzoso, alle prese con il ritratto di uno scrittore, tra caos quotidiano e furia creativa, in Final Portrait, diretto da Stanley Tucci e interpretato dal travolgente Geoffrey Rush. Uno scrittore reduce da alcuni insuccessi, Charles Dickens, che trova tra sconosciuti e amici i volti e i caratteri di uno dei suoi capolavori, Canto di Natale, in The an Who Invented Christmas di Bharat Nalluri, con Dan Stevens e Christopher Plummer. Uno studioso e insegnante di psicologia anticonformista che s'ispira al temperamento e ai giochi d'amore delle due donne della sua vita per ideare Wonder Woman, super-eroina rivoluzionaria, in Professor Marston & the the Wonder Women di Angela Robinson. Due artisti americani indie, Josephine Decker e Zefrey Throwell, che prendono spunto dal loro amore e dalla fine della loro storia per i loro film e le loro performance, in Flames di e con Decker & Throwell. Un gruppo di attrici che ambiscono a una parte, il loro partner nei provini, la regista che continua a bocciarle, tutte rispecchiate in Petra Von Kant, sul set del remake televisivo del film di Fassbinder, in Casting di Nicolas Wackerbarth. Infine, una fanciulla inglese, Mary Godwin, che afferma la propria personalità attraverso il suo amore per Percy Shelley e estrae dalle pulsioni e tensioni dei suoi compagni di vacanza in Svizzera un capolavoro gotico come Frankenstein, in Mary Shelley, diretto da Haifaa Al-Mansour e interpretato da Elle Fanning.

Blockbuster. Trascinante, commovente, giusto: A Taxi Driver di Hoon Jang, sulla crescente amicizia di due compagni di viaggio male assortiti, un giornalista tedesco e un tassista coreano, sbalzati nel massacro di studenti e manifestanti avvenuto a Gwangiu, Corea del Sud, nel 1980. Il film è candidato dalla Corea del Sud ai prossimi Oscar.
Due classici. La copia restaurata di Grandeur et décadence d'un petit commerce du cinéma, caustico thriller girato nel 1986 da Jean-Luc Godard per la tv. E, a trent'anni dall'uscita, l'esordio nella regia di Carlo Mazzacurati (e nella produzione della Sacher Film di Moretti e Barbagallo), Notte italiana, malinconico, nebbioso noir padano con Marco Messeri.
(Emanuela Martini)

L’ALTROVE PIÙ VICINO di Elisabetta Sgarbi (Italia, 2017, DCP, 50’)
La Slovenia nelle parole e negli occhi di Paolo Rumiz, nei versi del poeta Alojz Rebula, nei ricordi di Claudio Magris: un viaggio in un paese a due passi dal nostro, nella sua lingua, nei suoi paesaggi, nelle nostre somiglianze. Girato con amorosa attenzione agli oggetti, ai ricordi, alle facce, alle tracce di un passato comune, un film spinto verso il futuro dalla vitalità dei musicisti dell'orchestra che ogni anno il maestro Igor Coretti-Kuret costruisce con giovanissimi talenti europei.

AMORI CHE NON SANNO STARE AL MONDO di Francesca Comencini (Italia, 2017, DCP, 92’)
Claudia (Lucia Mascino) e Flavio (Thomas Trabacchi) hanno vissuto un’intensa storia d’amore. Ora che tutto è finito, mentre lui è pronto a iniziare nuove relazioni, lei si aggrappa ai ricordi, incapace di dimenticare il passato. Francesca Comencini narra, in questa nevrotica commedia sentimentale tratta da un suo romanzo, la difficoltà di stare al mondo di una donna in perenne stato d’insoddisfazione: andirivieni tra passato e presente, amour fou, autoironia, inadeguatezza ai tempi di una guerra dei sessi in mutazione.

BALON di Pasquale Scimeca (Italia, 2017, DCP, 94’)
Cosa c'è, cosa succede, a casa loro, prima delle disperate fughe sui barconi? Amin è nigeriano e ha dieci anni. Un giorno, i miliziani di Boko Haram irrompono nel suo villaggio e fanno strage, ma Amin riesce a fuggire con la sorella più grande. Comincia così la loro odissea, che li porta a conoscere altri generi di violenza, altri gesti di solidarietà, nel miraggio delle coste della Sicilia. Docu-drama che ha l’altezza della tragedia, esemplare nel ritrarre la condizione dei migranti e capace di andare oltre la cronaca.

UN BEAU SOLEIL INTERIEUR di Claire Denis (Francia, 2017, DCP, 94’)
Ispirata da “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes, Claire Denis sembra allontanarsi dal suo cinema consueto: ma in questa storia di una donna parigina (Juliette Binoche) che si divide fra molti uomini alla ricerca principalmente di se stessa, sceneggiata assieme alla scrittrice Christine Angot, la regista è ancora una volta interessata ai sentimenti. Tono divagante, ironia serpeggiante, un Depardieu immenso e irresistibile e un inaspettao cameo di Valeria Bruni Tedeschi.

CASTING di Nicolas Wackerbarth (Germania, 2017, DCP, 91’)
Nell'anniversario della nascita di Fassbinder, la televisione tedesca decide di realizzare il remake di Le lacrime amare di Petra von Kant e le candidate al ruolo della protagonista si succedono davanti a una regista inflessibile, che continua a scartarle tutte nonostante manchino pochi giorni all'inizio delle riprese.
Speranze e inadeguatezze, isterismi e illusioni del dietro le quinte, con al centro la frustrazione dell'attore di secondo piano che ha accettato di far da spalla alle candidate per i provini.

CENTO ANNI di Davide Ferrario (Italia, 2017, DCP, 89’)
24 ottobre 2017: l'anniversario della disfatta di Caporetto. Da questa ricorrenza si sviluppa un emozionante saggio storico fatto di testimonianze, voci, biografie, documenti visivi. Ricostruzione di un evento leggendario, per ritrovare, attraverso cent'anni di storia, lo spirito di un popolo capace di rovinose sconfitte, ma anche di sorprendenti riscosse. Con Massimo Zamboni (ex C.C.C.P. e CSI), Marco Paolini, Diana Hobel, il poeta Franco Arminio e il violoncellista Mario Brunello.

LA CORDILLERA di Santiago Mitre (Argentina/Francia/Spagna, 2017, DCP, 114’)
In un albergo sulle Ande è in programma un summit tra i presidenti dei paesi dell’America Latina per dettare le regole di un nuovo accordo petrolifero, capace di restituire centralità geopolitica a tutta la zona. Il leader argentino (Ricardo Darín) tesse la sua trama ma è anche costretto ad affrontare la crisi della figlia. L’opera quarta di Santiago Mitre (vincitore di due premi al TFF 2015 con Paulina) è un implacabile thriller morale che mescola ragion di stato e fantasmi personali.

DARK RIVER di Clio Barnard (UK, 2017, DCP, 89’)
Il passato riemerge, lentamente, dolorosamente, quando una donna ritorna dopo 15 anni di assenza alla fattoria di famiglia nello Yorkshire. Suo padre, autoritario e ambiguo, è appena morto e suo fratello, confuso e aggressivo, sta mandando tutto in rovina, mentre i creditori e i possidenti terrieri premono.
Dramma rurale surriscaldato e misterioso, dominato da un paesaggio maestoso e dal crescendo dello scontro di caratteri, diretto dall'autrice di The Arbor e The Selfish Giant.

DARKEST HOUR / L’ORA PIÙ BUIA di Joe Wright (UK, 2017, DCP, 114’)
Maggio 1940: tra molti contrasti, Winston Churchill diventa primo ministro della Gran Bretagna. Davanti a lui una decisione storica: trattare la pace con i nazisti che stanno conquistando l'Europa o andare verso la guerra (senza gli alleati americani). Appassionato e teso, il film di Joe Wright (Espiazione, Anna Karenina) racconta quei giorni, le manovre che spingevano alla pace, il lavorio continuo di Churchill e dei suoi collaboratori, il suo humor, i suoi discorsi, il suo fulminante incontro con la gente. Eccezionale Gary Oldman.

FAITHFULL di Sandrine Bonnaire (Francia, 2017, DCP, 61’)
Le mille vite di Marianne Faithfull in un documentario di Sandrine Bonnaire che costruisce un intimo dialogo nonostante la diffidenza della schiva Marianne. Una lunga intervista e una miriade di materiali di archivio raccontano la carriera di una delle donne più affascinanti ed enigmatiche della cultura pop. Gli esordi, la droga, il cinema, la musica, gli Stones e gli altri uomini di una vita fatta di momenti di luce accecante e di ombre assolute. Umanità, femminilità, cultura e tutto il nostro passato prossimo.

FINAL PORTRAIT di Stanley Tucci (UK, 2017, DCP, 90’)
Al quinto film da regista, Stanley Tucci affronta il genio bizzoso dello scultore e pittore Alberto Giacometti, il suo rapporto con lo scrittore americano James Lord, e le sedute per un ritratto che, da pochi giorni, durarono settimane. Basato sul libro dello stesso Lord, il film vede protagonista assoluto un vulcanico e caotico Geoffrey Rush, affiancato da Armie Hammer, Clémence Poésy e Tony Shalhoub. Humor autodistruttivo e caustico, follia d'artista, dialoghi irresistibili.

FINDING YOUR FEET / RICOMINCIO DA ME di Richard Loncraine (UK, 2017, DCP, 111’)
La borghesissima Lady Sandra si vede crollare il mondo addosso quando scopre che il marito ha da anni una relazione con la sua migliore amica. Lascia tutto e si rifugia dalla sorella Bif, un'eccentrica dallo spirito libero che la trascina in una scuola di ballo e le presenta i suoi maturi amici ballerini. Commedia agrodolce sulla possibilità di nuove vite, su affetti riscoperti, su uno show improbabile ma possibile.
Diretta dall'autore di Riccardo III, con icone del cinema british, Imelda Staunton, Timothy Spall e Celia Imrie.

FLAMES di Zefrey Throwell e Josephine Decker (USA, 2017, DCP, 84’)
L’artista Zefrey Throwell e la sua ex Josephine Decker (uno dei nomi di punta del nuovo indie americano, omaggiata da Onde al 32° TFF e protagonista di una performance "culinaria" alla FSRR) hanno filmato i momenti salienti della loro relazione e della loro separazione. Dal cortometraggio Madonna mia violenta è nato un film a cavallo tra documentario, performance e finzione, che racconta con energia prorompente, ironia sorniona e sincerità commovente l'inarrestabile forza dell’amore e della vita.

THE FLORIDA PROJECT di Sean Baker (USA, 2017, DCP, 115’)
Cosa c’è dirimpetto al Disney World Resort, “il posto più felice sulla terra”? C’è un motel colorato in cui vive un’umanità ai margini, dove i bambini sono monelli indomabili, “piccole canaglie” che attraversano l'infanzia senza regole e senza limiti, ma con un unico punto di riferimento: Bobby, il manager del motel.
Sean Baker torna al TFF con un film sfavillante, costruito intorno a un gruppo di ragazzini scatenati, a un mondo dai colori scrostati, a un Willem Dafoe umanissimo, a gente ferita che, nonostante tutto, sopravvive.

GRACE JONES: BLOODLIGHT AND BAMI di Sophie Fiennes (Irlanda/UK, 2017, DCP, 115’)
Icona della scena musicale disco-pop dei primi anni Ottanta, la modella, cantante e attrice giamaicana Grace Jones ha incarnato appieno lo spirito del suo tempo. Androginia inquietante, perfezione robotica e provocazione, ma fuori dal palco una figura femminile complessa e inedita, che la regista Sophie Fiennes (The Pervert’s Guide to Ideology, 30° TFF) ha saputo cogliere in tutte le sue sfaccettature umane, documentate nell’arco di cinque anni.

GRANDEUR ET DÉCADENCE D’UN PETIT COMMERCE DE CINÉMA di Jean-Luc Godard (Francia, 1986, DCP, 92’)
La storia di una piccola casa di produzione e di un regista, Gaspard Bazin, che nel pieno degli anni Ottanta vuole fare un film alla vecchia maniera. Su commissione della televisiva Série noir, Godard realizza un thriller sulla crisi prodotta proprio dalla televisione, e lo impianta in un covo di fantasmi del grande cinema del passato. Nostalgie, desideri e paure filtrano fra le maglie delle immagini elettroniche, rielaborate con la solita maestria, ancora più evidente nella versione restaurata.

KINGS di Deniz Gamze Ergüven (Belgio/Francia, 2017, DCP, 92’)
Los Angeles, primavera 1992, quartiere centro-meridionale della città, popolato di afroamericani, latini, coreani. Un solo bianco pare vivere nei paraggi, Obie (Daniel Craig), lunatico e scontroso. Ma è proprio lui ad accorrere in aiuto di Millie (Halle Berry), mamma single che si occupa anche di altri ragazzini randagi, nel momento in cui esplodono le tensioni razziali dopo il pestaggio di Rodney King da parte della polizia.
La regista di Mustang (candidato per la Francia come miglior straniero agli OscarÒ nel 2016) affronta con piglio energico un evento di attualità ancora bruciante.

THE MAN WHO INVENTED CHRISTMAS / DICKENS – L’UOMO CHE INVENTÒ IL NATALE di Bharat Nalluri (Irlanda/Canada, 2017, DCP, 110’)
Nel 1843, dopo alcuni insuccessi, sull'orlo della bancarotta e con una famiglia numerosa, Charles Dickens cerca disperatamente un'idea per una nuova storia. Che gli si presenta davanti con le sembianze di un vecchio stizzoso. Nascono così, rielaborando personaggi della vita vera, Ebenezer Scrooge, Tiny Tim e il Fantasma dei Natali passati di “Racconto di Natale”, immortale fiaba gotica. Sospeso tra humor e disperazione, con Dan Sevens, Christopher Plummer (Scrooge) e Jonathan Pryce.

MARY SHELLEY di Haifaa Al-Mansour (USA, 2017, DCP, 120’)
La storia di Mary Godwin Wollstonecraft, figlia di un filosofo e libraio londinese e della prima teorica del femminismo, del suo incontro con il poeta Percy Bysshe Shelley, del loro amore anticonformista, della vacanza in Svizzera, a Villa Diodati, assieme al maudit Lord Byron, al suo medico Polidori e alla sorellastra di Mary, e della notte in cui si sfidarono nella creazione di un racconto gotico. Nacque così Frankenstein.
La regista di Wajda ed Elle Fanning tratteggiano una fiera personalità proto-femminista.

MY LIFE STORY di Julien Temple (UK, 2017, DCP, 96’)
Graham McPherson, in arte Suggs, è stato il cantante e leader dei Madness – band di punta dello ska britannico – tra il 1977 e il 1986. Tra una carriera solista piena di alti e bassi e le ripetute reunion del gruppo, Suggs si è ritagliato un posto importante nel panorama del pop alternativo. Julien Temple ne traccia un ritratto intimo e originale, con rari materiali d’archivio e filmati live, continuando la sua ricerca nell’anima più profonda della musica e della cultura inglese di questi anni.

MY WAR IS NOT OVER di Bruno Bigoni (Italia, 2017, DCP, 52’)
Harry Shindler non c'entra niente con l'Oskar Schindler del film di Spielberg. Ma anche lui cerca di salvare vittime della Seconda guerra mondiale, di salvarne la memoria: sbarcato ad Anzio nel 1944, è un inglese che vive in Italia, dove tenta di ricostruire l'identità dei tanti soldati alleati senza nome, sepolti nei nostri cimiteri o dispersi. Un film che ricuce gli strappi della memoria, attraverso i luoghi percorsi dal veterano, le sue parole, quelle del giornalista Marco Patucchi e le immagini di repertorio.

NOTTE ITALIANA di Carlo Mazzacurati (Italia, 1987, Blu-Ray, 92’)
Nel Delta del Po, un avvocato arrivato dalla città per stimare dei terreni, trascinato dalla propria curiosità e dall'amore, si trova invischiato nei segreti e nei misteri che avvolgono anche la pace apparente di quella terra. Commedia malinconica che si trasforma in un inaspettato noir padano e che anticipa i paesaggi nebbiosi, le cadenze piane e l'ironia triste dei personaggi dei film successivi dell'autore. Bellissimo esordio
(anche della Sacher Film di Moretti/Barbagallo).

PROFESSOR MARSTON & THE WONDER WOMEN di Angela Robinson (USA, 2017, DCP, 108’)
Negli anni ‘20, una coppia di accademici belli ed eccentrici insegna psicologia alla Tufts University del Massachusetts: William ed Elizabeth Marston condividono teorie progressiste sulla sessualità femminile e attrazioni erotiche. L'incontro con una loro affascinante studentessa "libera" i loro comportamenti privati e cambia il loro stile di vita. La storia dello studioso che inventò Wonder Woman, ispirandosi alle due donne della sua vita e ai provocanti costumi dei loro incontri d'amore.

THE REAGAN SHOW di Pacho Velez e Sierra Pettengill (USA, 2017, DCP, 74’)
Ex attore hollywoodiano, Ronald Reagan fu il 40° Presidente degli Stati Uniti, in carica per due mandati dal 1981 al 1989. La sua politica, conosciuta come reaganomics, sembrò da subito ridare speranza al Paese, ma si rivelò un disastro. Reagan usò in modo massiccio la televisione quale strumento di propaganda come nessun altro prima di lui: questo documentario di solo materiale d’archivio mostra tutta la sua diabolica abilità. E cialtroneria. Spaventoso, divertente e purtroppo attualissimo.

SMETTO QUANDO VOGLIO - AD HONOREM di Sydney Sibilia (Italia, 2017, DCP, 96’)
Terzo e ultimo capitolo della saga sulla banda dei ricercatori, prima inventori di una droga sintetica legale e poi collaboratori in incognito della polizia, stavolta alle prese con un’evasione collettiva che li riporterà dove tutto è cominciato: all’Università “La Sapienza” di Roma. Sibilia, in questo atto finale della trilogia, continua la sua divagazione comica sui generi cinematografici dando vita a un prison movie allucinato e divertito, acido e frenetico, colorato e folle.

TAEKSI WOONJUNSA / A TAXI DRIVER di Hoon Jang (Corea del Sud, 2017, DCP, 137’)
Nel maggio del 1980, nella cittadina di Gwangju, gli studenti universitari e i residenti manifestarono contro il governo di Chun Doo-hwan: fu un massacro. In forma di buddy movie, attraverso la storia dell’amicizia impossibile fra un tassista locale (Song Kang-ho) e un giornalista tedesco (Thomas Kretschmann), un blockbuster travolgente, dai toni che passano improvvisi da commedia a tragedia, in un crescendo di tensione, azione e commozione. Candidato dalla Corea del Sud ai prossimi OscarÒ.

TESNOTA / CLOSENESS di Kantemir Balagov (Russia, 2017, DCP, 118’)
1998, Nalchik, Caucaso. Una famiglia ebrea viene sconvolta dal rapimento del figlio minore. Evita la polizia e si stringe nella comunità di appartenenza, ma i conflitti latenti esplodono e Ilana, la sorella, si ritrova a lottare contro tutto e tutti. Grande prova di maturità di un ventiseienne allievo di Sokurov, che intercetta tutti i problemi politici del presente senza rinunciare a una profonda analisi dell’umano.
Attaccato alle persone e alle cose con energia incessante, uno dei più bei film di Cannes 2017.

TITO E GLI ALIENI di Paola Randi (Italia, 2017, DCP, 92’)
Valerio Mastandrea, baffuto e lunare, è uno scienziato vedovo e solitario che lavora all’Area 51, una zona militare a nord di Las Vegas. Il suo isolamento, già turbato da una bella collega francese (Clémence Poséy), viene sconvolto dall’arrivo in Nevada dei suoi nipoti, rimasti orfani. Alla sua opera seconda, Paola Randi firma un piccolo Ufo, coloratissimo e agrodolce, che guarda al cinema di alieni degli anni ‘80, che mescola fantasmi e desideri e racconta una storia d’amore, famiglia, immaginazione.

WHAT HAPPENED TO MONDAY / SEVEN SISTERS di Tommy Wirkola (UK/Francia/Belgio/USA, 2017, DCP, 123’)
La sovrappopolazione terrestre ha portato all’applicazione di una rigidissima politica del figlio unico su scala globale. Ma da anni, sette gemelle vivono in segreto in un appartamento, uscendo nel mondo una per ogni giorno della settimana, con la stessa identità. Poi, un lunedì, Monday non fa ritorno. Noomi Rapace si fa letteralmente in sette per questo thriller d’azione diretto dal Tommy Wirkola di Dead Snow e Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe. Con Glenn Close e Willem Dafoe.

WIND RIVER di Taylor Sheridan (UK/Canada/USA, 2017, DCP, 107’)
Sepolto nella neve di una riserva indiana del Wyoming viene scoperto il cadavere di una giovane nativa americana: un tracker locale (Jeremy Renner) e una spaesata agente dell’FBI (Elizabeth Olsen) indagano.
Terzo e ultimo capitolo di un’ideale trilogia che lo sceneggiatore di Sicario e Hell or High Water (stavolta anche regista) ha dedicato al mito della Frontiera, un appassionante thriller dove colpa e redenzione cercano una strada comune. Musica di Nick Cave e Warren Ellis.

TorinoFilmLab
CARGO di Gilles Coulier (Belgio/Olanda/Francia, 2017, DCP, 91’)
Con il padre in coma, tre fratelli devono decidere le sorti del peschereccio di famiglia. Il maggiore vuole salvare la barca, e ad aiutarlo c’è il minore con trascorsi malavitosi, mentre quello di mezzo è diviso tra amore e famiglia. Dramma familiare di sentimenti e legami di sangue, un’opera prima che ha la ruvidità e il fascino della vita di mare, con personaggi e sentimenti agitati come onde e che ti si attaccano addosso come la salsedine.

LAURI MÄNTYVAARAN TUUHEET RIPSET / THICK LASHES OF LAURI MANTYVAARA di Hannaleena Hauru (Finlandia, 2017, DCP, 90’)
Satu e Heidi hanno l’hobby di sabotare i matrimoni, per loro simbolo della mercificazione dell’amore, con azioni di guerriglia non violenta. Il loro rapporto e i loro ideali vanno in crisi però quando Heidi s’innamora di un campioncino di hockey locale. Dalla Finlandia, un inedito racconto di formazione, che punta tutto su umorismo surreale, messa in scena anarchica e visioni cartoonesche. Infilando perfino i Mars Volta in colonna sonora.

MESSI AND MAUD (POST-LAB PREVIEW) di Marleen Jonkman (Olanda/Germania, 2017, DCP, 92’)
Dopo un violento litigio, proprio nel pieno delle vacanze in Sudamerica, Maud lascia il marito e si mette in viaggio da sola sulle strade del Cile. Sarà l’occasione per ripensare alle proprie scelte di vita, alla maternità mancata, al senso del passato. Un percorso interiore che si proietta sui luoghi e sui volti dell’Altro, soprattutto di Messi, un ragazzino cileno con cui nasce una complicità imprevista e una nuova possibile identità.

POP AYE di Kirsten Tan (Thailandia/Singapore, 2017, DCP, 104’)
Un architetto di successo ma ormai disilluso è in viaggio sulle strade di Bangkok quando ritrova per caso l’elefante che era stato suo compagno di giochi nell’infanzia. Deciderà di attraversare la Thailandia per riportarlo al villaggio in cui è cresciuto. Road movie dolce amaro costellato di incontri e incidenti, che celebra con spirito e pulizia una forma di regressione salvifica: verso l’animale, l’infanzia, la libertà. Bong (vero nome dell'elefante protagonista) è un vero scene-stealer. Primo film singaporegno al Sundance.

REY di Niles Atallah (Cile/Francia, 2017, DCP, 91’)
1860. Orélie-Antoine de Tounens, avvocato francese con la passione per le esplorazioni arriva in Patagonia dove si autoproclama sovrano della Nación Mapuche. Il suo sogno s’infrangerà con la cattura da parte degli spagnoli. Il fantasma del colonialismo, il delirio di onnipotenza ma anche il coraggio e lo smarrimento dell’esploratore che si misura con i limiti della sua conoscenza. Un film raffinato fatto si sperimentazioni e rilocazioni di immagini, di generi, di formati.

Film Commission Torino Piemonte 78 - VAI PIANO MA VINCI di Alice Filippi (Italia, 2017, DCP, 52’)
La storia vera di Pierfelice Filippi, figlio di un industriale di Mondovì, rapito il 28 giugno 1978 dalla ‘ndrangheta calabrese insediata in Liguria. Gli anni di piombo nella prospettiva di una famiglia di provincia: una vicenda che rappresenta il buio del momento ma anche lo spirito di un popolo che non si arrende. Docu-fiction palpitante fatta di ricordi raccontati dai protagonisti, ma anche riportati in vita da una stringente messa in scena.

AL MASSIMO RIBASSO di Riccardo Iacopino (Italia, 2017, DCP, 100’)
Uno spregiudicato quarantenne vive garantendo l’assegnazione delle aste alla malavita. Non si sa come, ma conosce sempre l’offerta più bassa, il che inquina il mercato e manda in rovina cooperative e piccoli imprenditori. Ma un giorno si trova di fronte alla questione, squisitamente etica, della scelta. Cinema civile, coraggiosamente prodotto da una cooperativa sociale torinese, con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte.

Premio Maria Adriana Prolo 2017
EVILENKO di David Grieco (Italia, 2004, 35mm, 111’)
Kiev, anni Ottanta: Andrej Evilenko, insegnante apparentemente mansueto, è in realtà un serial killer sanguinario e impotente, dotato di capacità ipnotiche, protetto dalla sua vicinanza al KGB. Il film d’esordio di David Grieco, assistente alla regia per Pasolini e Bertolucci, è l’adattamento, tra thriller e metafora, del suo romanzo “Il comunista che mangiava i bambini”, ispirato ai reali misfatti di Andrej Cikatilo, il Mostro di Rostov. Nel ruolo del protagonista, Malcolm McDowell.

AmeriKana
Ci sono scenari in America, dove senti che regna la follia…, soprattutto nel sud degli Stati Uniti, sotto quella "Bible Belt", quella “cintura della Bibbia”, che è poi l’America vera. Quella che un giorno si è finalmente sentita rappresentata, da Donald Trump, e lo ha votato. L’America che conosco io, quella che frequento di solito, quella di New York, di Los Angeles, delle grandi città, non è la vera America. L'altra l'ho scoperta, per esempio, girando Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, un’America che noi umani non possiamo nemmeno immaginarci. Un luogo veramente allucinante, fatto di parcheggi enormi, di franchising, di motel, di edifici tutti uguali, di desolazione. Il Texas tristissimo del film di Wenders, il Tennessee di Payday, il tragico disincanto descritto da Herzog in Stroszek, e la rabbia disillusa di Out of the Blue. L'America dei rednecks, dei delusi, dei lobotomizzati, dei poveri senza speranza. L'AmeriKa.
(Asia Argento)

PAYDAY di Daryl Duke (USA, 1973, video, 103’)
Maury Dann è un cantante country dal carattere poco accomodante che vive di Dr Pepper e pasticche, prevalentemente sulla sua Cadillac. Ha un impegno a Birmingham e poi a Nashville, dove spera di partecipare allo show di Johnny Cash. Ma l'ambizione del successo e lo stile di vita non lo aiuteranno. Un magnifico Rip Torn per un road movie malinconico e desolato, da riscoprire. Esordio sul grande schermo per il regista del cult L'amico sconosciuto.

STROSZEK di Werner Herzog (La ballata di Stroszek, Germania, 1977, 35mm, 115’)
La storia di un ingenuo drop out, Bruno Stroszek, e della prostituta Eva, che lasciano la Germania per l’America. Nonostante il miraggio di una vita migliore, le cose andranno di male in peggio. Implacabile analisi del processo di espulsione della diversità, che insieme radiografa l’essenza della provincia americana, torpida e respingente. Herzog, trentacinquenne, firma regia, soggetto e sceneggiatura. Eva Mattes è la sola attrice professionista.

OUT OF THE BLUE di Dennis Hopper (Canada, 1980, 35mm, 94’)
La quindicenne CeBe ha una madre eroinomane e un padre in carcere, ama Elvis, Johnny Rotten e Sid Vicious, e non crede alle favole. Il capolavoro di Dennis Hopper, un punk-film pieno di furia e rabbia che sembra una costola andata a male della New Hollywood. Straordinaria l'allora diciannovenne Linda Manz.
Neil Young canta la theme song My My, Hey Hey (Out of the Blue). Alcuni monologhi della protagonista sono stati campionati dai Primal Scream per la loro Kill All Hippies.

PARIS, TEXAS di Wim Wenders (Germania/Francia/UK, 1984, DCP, 145’)
Palma d'oro a Cannes, uno dei film di Wim Wenders più amati, divenuto presto un cult movie.
Celebrazione ed elegia di un'America che sembra scomparire nel momento stesso in cui appare sullo schermo. Sceneggiatura di Sam Shepard, fotografia da applauso di Robbi Müller, musica celeberrima di Ry Cooder, Nastassja Kinski dolorosa, Harry Dean Stanton tormentato. Claire Denis è assistente alla regia.

THE HEART IS DECEITFUL ABOVE ALL THINGS / INGANNEVOLE È IL CUORE PIÙ DI OGNI COSA
di Asia Argento (USA/UK/Francia/Giappone, 2004, 35mm, 98’)
Dal romanzo omonimo di J.T. Leroy, l’infanzia da incubo del piccolo Jeremiah, al seguito di una madre randagia, drogata, paranoica e dei suoi mille uomini. Un viaggio allucinato e allucinante dentro l’America profonda, tra white trash, camionisti, diner, ossessioni religiose. Opera seconda di Asia Argento, anche protagonista assieme a Peter Fonda, Ornella Muti, Jeremy Renner, Ben Foster, Michael Pitt, Marilyn Manson. Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs nel 2004.

TRABALHO DE CONCENTRAÇAO
presso la Sala 1 del Cinema Massimo, giovedì 30 novembre, ore 17.45
Performance con Asia Argento, Bertrand Bonello, Emma De Caunes e Joana Preiss.

AFTER HOURS
Horror, spesso molto sui generis, thriller, una scatenata commedia cinefila e due film italiani "eccentrici": questa è After Hours 2017, la sezione dark del festival.
Due italiani, certamente anomali nel panorama della produzione nostrana. Il primo, diretto da Sebastiano Mauri, è, letteralmente, una Favola, tratta dallo spettacolo teatrale omonimo scritto e messo in scena da Filippo Timi per la prima volta nel 2011: la storia dell'amicizia e della complicità che lega due agiate casalinghe americane anni ‘50, Mrs. Fairytale e Mrs. Emerald, tra commedia surreale e drammatiche inquietudini, sullo sfondo di tramonti e arredi che richiamano Douglas Sirk e Todd Haynes. Il secondo è un torbido musical gotico, sulla scorta del testo più feroce di Shakespeare: Riccardo va all'inferno di Roberta Torre, rilettura contemporanea di Riccardo III, vendette, omicidi e intrighi in seno a una potente famiglia della periferia romana, tra il Riccardo storpiato e folle di Massimo Ranieri e la torbida ambiguità della Regina Madre Sonia Bergamasco.

Una commedia quasi demenziale, The Disaster Artist, diretto e interpretato da James Franco, nei panni di Tommy Wiseau, una sorta di Ed Wood del terzo millennio, autore nel 2003 di The Room, giudicato talmente brutto da essere diventato un cult. James Franco e suo fratello Dave, nella parte di Greg Sestero, l'attore amico di Wiseau, rimettono in scena la scombinata lavorazione del film.
Tre i thriller, tutti con inquietanti risvolti al femminile. Avvolto in un'atmosfera disturbante, Firstborn del regista lettone Aik Karapetian (presente al 32° TFF con The Man in the Orange Jacket) delinea il progressivo sgretolarsi delle sicurezze di un intellettuale arrogante dal momento in cui sua moglie viene assalita per strada da un misterioso motociclista. È ambientato a New York il primo film diretto dall'attrice spagnola Ana Asensio (anche protagonista), Most Beautiful Island, disavventure di una spagnola squattrinata che accetta, una sera, un lavoro ambiguo: andare, elegante, a una festa per farsi guardare.
Ma la festa conduce a una stanza misteriosa. Pochi misteri, invece, all'apparenza, nel weekend che Jen, sexy e sfacciata, va a trascorrere nella sontuosa villa nel deserto con il suo amante Richard, sposato e arrogante. Finché non arrivano due amici di Richard e il gioco erotico si trasforma in una caccia spietata: in Revenge, adrenalico revenge movie diretto dalla francese Coralie Fargeat e con la super-eroina Matilda Lutz.

Variegate le sfumature e i protagonisti degli horror. Due zombie-movie rinnovano con intelligenza le strade del filone: dal canadese Robin Aubert, Les affamés, rincorsa alla sopravvivenza dei pochi umani rimasti nelle campagne del Québec, in un'atmosfera rarefatta e tra ricordi strazianti; dall'irlandese David Freyne, The Cured, ancora una storia post-epidemia zombie, sul tormentoso reinserimento degli infettati "curati", ma ossessionati da flash delle stragi compiute e tenuti a distanza dai "normali" sopravvissuti.

Due storie di fantasmi, di famiglie e di acqua: The Lodgers di Brian O'Malley, sui misteriosi legami di due giovani gemelli (un maschio e una femmina) con la maestosa e fatiscente casa di famiglia immersa nella brughiera irlandese e con le regole dettate da presenze sinistre; e The Crescent di Seth A. Smith, sui giorni nervosi e le notti paurose che una giovane vedova trascorre con il proprio bambino di due anni in una grande casa grigia che si erge isolata sulle coste canadesi, dalle cui acque emergono ombre.

Due giochi pericolosi. Il primo è il Game of Death che dà il titolo al velocissimo e ironico splatter di Sébastien Landry e Laurence Morais-Lagace, un vecchio gioco da tavolo scovato da sette adolescenti che quando è iniziato non si può fermare e che segue un'unica regola: uccidi o verrai ucciso. Il secondo è un arcade game abbandonato in una vetusta sala giochi che comincia piano piano a influenzare la mente del giovane tecnico appassionato di videogame vintage e della sua ragazza, in Sequence Break di Graham Skipper, dalle parti di Videodrome.
Un body horror ossessionato dalla pop art: eccessivo, ironico, dark e sul limite del disgusto, Kuso, postapocalittico californiano diretto da Steven Ellison, rapper celebre con il nome d'arte Flying Lotus, una rincorsa sfacciata nell'odierno caos immaginario.
Infine, un trionfo di vampiri, in Tokyo Vampire Hotel, miniserie televisiva per Amazon diretta da Sion
Sono con il consueto stile visionario, dove due clan di vampiri si combattono per la conquista di Tokyo (e del cibo), mentre la civiltà crolla, l'umanità cerca di mettersi in salvo e una ragazzina si destreggia tra i non morti.
(Emanuela Martini)

LES AFFAMÉS di Robin Aubert (Canada, 2017, DCP, 96’)
Un gruppo di sopravvissuti deve affrontare un’apocalisse zombie nelle campagne del Quebec, tra boschi, prati, e case isolate. Il canadese Robin Aubert, alla sua opera quinta, firma uno degli zombie-movie più riusciti, intelligenti e spaventosi degli ultimi anni, mescolando idee nuove e regole fondative, giocando con le sospensioni, i suoni, il gore, l’umorismo e una metafisica quasi alla Antonioni. In equilibrio tra The Walking Dead e The Wicker Man.

THE CRESCENT di Seth A. Smith (Canada, 2017, DCP, 99’)
Una casa grigia si erge isolata su una costa. Una donna sola e devastata dal dolore vi si è rifugiata con il suo bambino di due anni. Dipinge, cura il bambino, passeggia in riva al mare. Di notte, dall'acqua emergono figure minacciose che la chiamano. Incubi o fantasmi concreti di un passato non sepolto.
Sospeso tra surrealismo lynchiano e orrore psicologico, un racconto tormentoso sulla fatica di vivere. Ruba la scena il piccolo Woodrow, figlio del regista e della produttrice.

THE CURED di David Freyne (Irlanda, 2017, DCP, 95’)
L'Irlanda è stata sconvolta da un'epidemia: a migliaia si sono trasformati in zombie e hanno compiuto carneficine. La scoperta di una cura ha riportato alcuni dei colpiti alle condizioni normali. Quando si tenta di reintegrarli nella società, dilagano ostilità e tensioni; perché i ricordi non sono stati cancellati e riaffiorano traumatici. Interpretato da Ellen Page, un horror-thriller dal solido impianto politico e sociale, sulla "differenza" e la difficolatà della convivenza.

THE DISASTER ARTIST di James Franco (USA, 2017, DCP, 98’)
Un attore pazzo che si crede James Dean e vorrebbe fare Shakespeare, il suo migliore amico che si lascia trascinare nel progetto di un film sgangherato e buffo: The Room, che uscì nel 2003 e divenne un cult nel circuito americano dei "midnight movies". James Franco rende omaggio a Tommy Wiseau, una sorta di Ed Wood contemporaneo, e a Greg Sestero con un ritratto esilarante e affettuoso della Hollywood più scalcagnata, dove interpreta l'eccentrico Wiseau, mentre suo fratello Dave è Greg.

FAVOLA di Sebastiano Mauri (Italia, 2017, DCP, 87’)
Mrs. Fairytale e Mrs. Emerald: due amiche che si confidano segreti, ricette e insoddisfazioni all'interno di una casa modello americana anni ‘50. Vetrate e tramonti alla Douglas Sirk (e Todd Haynes), abiti, acconciature e ambiguità alla Grace Kelly nella versione cinematografica della commedia del 2011 di Filippo Timi, anche qui interprete (in abiti femminili), insieme a Lucia Mascino. Tour de force della regia di Sebastiano Mauri, humor che si tinge di dramma (e viceversa), la forza di vivere la propria vita.

FIRSTBORN di Aik Karapetian (Lettonia, 2017, DCP, 100’)
Il ruolo di maschio alfa di un intellettuale arrogante va in crisi quando, dopo un alterco in strada, un motociclista molesta sua moglie, e lui non è in grado di reagire. La vendetta diverrà la sua ossessione, ma sarà anche l’inizio di un incubo peggiore. Dal regista di The Man with the Orange Jacket, presentato al 32° TFF, un teso thriller psicologico che scava con intelligenza nelle paure maschili e fa perdere i punti di riferimento allo spettatore.

GAME OF DEATH di Sebastien Landry e Laurence Morais-Lagace (Francia/Canada/USA, 2017, DCP, 73’)
Un gioco da tavolo, il Game of Death, ha un’unica regola: se non uccidi qualcuno, ti esplode la testa, entro 20 minuti. Sette ragazzi vi partecipano ignari, a loro spese. Pensate a Jumanji giocato in stile Battle Royale e Assassini nati – Natural Born Killers, con frequenti e abbondanti spruzzate di sangue che vengono dritte dagli anni ’80: un horror sveltissimo, violentissimo e cinico, tour de force per appassionati in vena di splatter furibondo.

KUSO di Flying Lotus (USA, 2017, DCP, 105’)
Flying Lotus, musicista e rapper californiano, debutta con un film che non mancherà di far scalpore. In una Los Angeles post-Big One, seguiamo le vite parallele di alcuni sopravvissuti, tra insetti giganteschi e da incubo, decomposizioni organiche, ossessioni scatologiche, mutilazioni genitali. Un body horror ossessionato dalla pop art, che cita, ingloba, digerisce ed espelle il cinema di Cronenberg, Tsukamoto, Korine, Švankmajer, i Quay Brothers.

THE LODGERS di Brian O’Malley (Irlanda, 2017, DCP, 92’)
Irlanda rurale, anni ’20 del secolo scorso. Due gemelli (un maschio e una femmina) vivono soli nella loro casa di famiglia immersa nella brughiera e sono costretti a obbedire a regole imposte da misteriose presenze. L’arrivo nel paese vicino di un veterano di guerra cambia le carte in tavola. Il film è un classico racconto gotico, tutto giocato sulle atmosfere, a metà strada tra storia di fantasmi e inquietante affresco familiare basato su alienazione e isolamento.

MOST BEAUTIFUL ISLAND di Ana Asensio (USA, 2017, DCP, 80’)
Giovane, bella, e senza un soldo in quel di New York, la spagnola Luciana accetta uno strano lavoro: presentarsi a una misteriosa festa in abito da sera solo e soltanto per farsi guardare. Sul posto le cose si faranno inquietanti e pericolose. L’esordiente Ana Asensio scrive, dirige e interpreta questo thriller psicologico targato Glass Eye Pix, ovvero Larry Fessenden. Tra il Polanski di Repulsion e il Kubrick di Eyes Wide Shut, con in più un tocco di naturalismo sociologico.

REVENGE di Coralie Fargeat (Francia, 2017, DCP, 108’)
Una ragazza, Jen, giovane, sexy, lolitesca. Il suo amante, Richard, ricco, sposato, macho. Una modernissima villa tutta specchi e luccichii sperduta in mezzo a un deserto. All'arrivo di due amici cacciatori di Richard, il weekend d'amore si trasforma in un festino indesiderato. E cruento. Revenge movie al femminile, scatenato e ironico, diretto da Coralie Fargeat sulla scia dell'horror francese grandguignolesco e percorso dalla "mutante" Matilda Lutz. Per riscattare il sesso debole.

RICCARDO VA ALL’INFERNO di Roberta Torre (Italia, 2017, DCP, 91’)
I Mancini sono una famiglia potentissima che gestisce il malaffare in un quartiere alla periferia di Roma.
Quando Riccardo torna a casa "guarito" dalla clinica psichiatrica dov'è vissuto per anni, si scatena una sanguinosa lotta per il potere. Su tutti domina la temibile Regina Madre. Massimo Ranieri e Sonia Bergamasco nella rilettura psichedelica e in musica di Riccardo III, la più gotica e feroce delle tragedie di Shakespeare. Roberta Torre dirige con piglio dark e avvolgente.

SEQUENCE BREAK di Graham Skipper (USA, 2017, DCP, 80’)
Un solitario appassionato di videogame vintage s’imbatte quasi contemporaneamente nella ragazza che gli fa perdere la testa e in un misterioso e ipnotico arcade che potrebbe fargli perdere la vita. La nostalgia per i videogiochi a 8-bit degli anni Ottanta si mescola al rimpianto per il cinema tecno-carnale del Cronenberg di Videodrome e eXistenZ, in questa opera prima indie capace di mescolare amore e incubi almeno quanto organico e inorganico.

TOKYO VAMPIRE HOTEL di Sion Sono (Giappone, 2017, DCP, 142’)
Un clan di vampiri si rintana in un hotel inespugnabile, gli umani malcapitati sono cibo per tutti oppure oggetto di contesa fra le bande rivali. Fuori, l’umanità lotta per la sopravvivenza. Dentro, una ragazzina trova una vampira protettrice. Miniserie tv prodotta da Amazon per la furia cine-energetica di Sion Sono (personale completa al 29° TFF); fuochi d’artificio, ferite, materie, la quintessenza della viralità, anche sul piano della forma.

TFFdoc
“Occorre qui considerare il caso […] di coloro che intraprendono un viaggio al termine della notte con un libro sotto braccio […]. Quelli per i quali il reale rappresenta una terra promessa, il concreto ciò che si deve conquistare e ogni film un modo di viaggiare, eterno va e vieni fra idee e sentimenti, mappa e territorio. […] […] registi che riscopriranno senza posa l’America essendo convinti di partire per le Indie, ma che non scoprirebbero niente senza questo malinteso, e che del resto, sapendolo, preparano sempre il loro “prossimo errore”, lasciando alla vita il compito di rimettere tutto in ordine, o in disordine, e di fare, così, il cinema.” (Serge Daney, “La morte sicura o elogio della geografia”)

Il cinema documentario è essenzialmente viaggio. Lo è dalle sue origini, dal Nanouk l’eschimese di Robert J. Flaherty. È viaggio di scoperta di territori, genti, tradizioni mai incontrate; è viaggio non solo spaziale, ma anche temporale nel riscoprire archivi e ridar loro vita; è viaggio intimo, personale, familiare. È viaggio nelle immagini per costruirne di nuove. Al viaggio quest’anno TFFdoc dedica il suo focus, e lo fa cercando di seguire tutte le suggestioni che la parola è in grado di evocare, cercando di disegnare con le immagini dei film che propone una cartografia delle passioni.
4 film brevi puntano sulla mappa le coordinate che orienteranno le traiettorie che cercheremo di seguire: la frontiera americana e Wagner, la natura redentrice e oscura del To Parsifal di Bruce Baille; il mistero in bianco e nero del Silencio di F.J. Ossang; il viaggio come costitutivo dell’identità europea raccontato da Luís Miguel Cintra nel Margem Sul di José Álvaro Morais; il viaggio mitico, che alcuni ragazzi senegalesi cercano di compiere per arrivare in Europa, raccontato attorno a un fuoco in Atlantique di Mati Diop.

La prima tappa del focus sarà Napalm, un viaggio nella storia della Corea del Nord, ma anche un viaggio nella formazione sentimentale del regista di Shoah Claude Lanzmann. Due film brevi daranno forma a viaggi mai compiuti, quelli di Walter Benjamin, (For Now di Herman Asselberghs) e al viaggio come potenza capace di spingere un uomo a imprese impossibili (Le Rêve de Nikolay, opera prima di Maria Karaguiozova), mentre in Tripoli Cancelled dell’artista Naeem Mohaiemen (film prodotto in occasione di Documenta 14) è un aeroporto dismesso il protagonista, insieme all’attore greco Vassilis Koukalani nell’attesa di un volo che non partirà mai. Mentre è Werner Herzog il protagonista (insieme a Klaus Kinski, Mick Jagger e Claudia Cardinale) di Burden of Dreams di Les Blank, making off di quel viaggio faustiano che fu il Fitzcarraldo. Infine, il viaggio verso ciò che non esiste, il viaggio verso Nowhereland, che F.J. Ossang racconta in 9 Doigts, è l’ultima (o forse la prima) tappa del nostro viaggio immaginario.
Un altro viaggio propone il programma TFFdoc/Non umano, un viaggio in un mondo dove l’umano non è il protagonista, un viaggio alla ricerca di un immaginario non antropocentrico. I due film che lo compongono, Animal Cinema di Emilio Vavarella e Animal Pensivité di Christine Baudillon, saranno accompagnati dagli scrittori e filosofi Felice Cimatti e Leonardo Caffo; alla scoperta dell’animalità.
Il Fuori Concorso è, invece, un viaggio nelle contraddizioni politiche e storiche di un’Europa persa in una contemporaneità che la sta travolgendo come la protagonista/regista di Christelle, Carmit Harash, che, alla vigilia delle elezioni presidenziali francesi, decide di cambiare nome e cognome e diventare Christelle Le Pen.
A comporre TFFdoc, ovviamente le due competizioni che indicano le direzioni che il cinema documentario sta imboccando: Internazionale.doc (8 titoli, rappresentanti 11 paesi) e Italiana.doc (8 titoli, 7 anteprime mondiali).
(Davide Oberto)

Internazionale.doc
CHRONICLES OF THE TIME OF TROUBLES di Vladimir Eysner (Russia, 2017, DCP, 75’)
Tre atti per raccontare la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Tre diversi repertori per alludere a un’epoca “inquieta”. 1989-1991: un lasso di tempo che coincide con uno dei periodi più difficili della storia della Russia del secolo scorso, ricordato in modo forse rassicurante col termine Perestrojka. Il dancing da cui prende avvio il film, però, sembra più il luogo per un ultimo ballo.

LE FORT DES FOUS di Narimane Mari (Francia/Grecia/Germania/Qatar, 2017, DCP, 140’)
Dall’Algeria coloniale all’utopia comunitaria persa in un isola greca all’Atene contemporanea tra collasso e rivoluzione: Le Fort des fous è un viaggio che attraversa il Mediterraneo, culla della democrazia e, forse, della sua fine.

THE GENIUS AND THE OPERA SINGER di Vanessa Stockley (UK, 2017, DCP, 66’)
La novantenne Ruth, ex cantante lirica che ha avuto un discreto successo nel passato, vive con l’irascibile figlia Jessica, che si prende cura di lei nel loro appartamento: un grande attico disordinato e stipato di ricordi e libri nel Greenwich Village, a New York. Con loro, vive il chihuahua Angelina Jolie, testimone dei loro continui battibecchi.

I USED TO SLEEP ON THE ROOFTOP di Angie Obeid (Libano/Qatar, 2017, DCP, 61’)
Due donne convivono per alcuni mesi in un bilocale di Beirut: trasportano materassi sul balcone, puliscono in modo frenetico i pavimenti, cucinano, suonano la fisarmonica, chiacchierano e fantasticano di altri luoghi. Spostano i muri. Nuhad ha cinquant’anni e ha abbandonato Damasco a causa della guerra mentre Angie, la giovane regista libanese che la ospita, condivide con lei l’attesa e il desiderio di andare altrove.

M-1 di Luciano Pérez Savoy (Bosnia/Messico, 2017, DCP, 76’)
M attraversa la notte spacciando per la città disegnando il ritratto di una Sarajevo sconosciuta. Un ritratto che è anche un gesto affettuoso di addio del regista alla città dove ha studiato cinema nella Film.Factory fondata da Béla Tarr.

SANS ADIEU di Christophe Agou (Francia, 2017, DCP, 99’)
Claudette e gli altri personaggi del film sono contadini vicini all’età della pensione, o che l’hanno già superata. Sono allevatori in pena, coltivatori immortali, déi resistenti alla mondializzazione. La macchina da presa li ha accompagnati per quindici anni, nelle loro cascine e tra i pascoli della regione del Forez, l’antico paese di Astrea, e ci ha regalato una commedia malinconica, tenera e violenta.

SPELL REEL di Filipa César (Germania/Portogallo/Francia/Guinea-Bissau, 2017, DCP, 96’)
Un archivio di film e di materiali audio in Bissau, testimonia la nascita di un cinema come parte del processo di liberazione coloniale. Filipa César accompagna le proiezioni di questi materiali dagli sperduti villaggi della Guinea-Bissau alle capitali europee. Le bobine silenziose diventano un luogo dove cercare le soluzioni alla crisi delle nostre democrazie.

VA, TOTO! di Pierre Creton (Francia, 2017, DCP, 94’)
Madeleine, una vecchia signora che abita nella campagna normanna, incontra un cucciolo di cinghiale e lo adotta; delle scimmie indiane mettono in difficoltà Vincent nel suo viaggio indiano: un racconto libero, bizzarro e affascinante capace di ridisegnare le relazioni tra donne e uomini e animali! Italiana.doc

‘77 NO COMMERCIAL USE di Luis Fulvio (Italia, 2017, DCP, 126’)
“È il ’77, finalmente il cielo (rosso) è caduto sulla terra. (A) Soffiare sul fuoco, attraverso la zizzania, la gioia (armata), rivolta (di classe) e cospirazione, senza tregua, è uno strano movimento di strani studenti, congiura dei pazzi senza famiglia, senza galere. La prateria è in fiamme, la rivoluzione è finita abbiamo vinto.” Luis Fulvio

AL DI LÀ DELL’UNO di Anna Marziano (Francia/Italia/Germania, 2017, DCP, 53’)
Girato in 16mm e Super8, Al di là dell’uno è un saggio poetico sull’amore, in continuo movimento. I frammenti di incontri e di interviste che la regista ha filmato in Francia, India, Italia, Germania e Belgio si susseguono e, insieme, creano un’ampia mappa delle relazioni e dei diversi tentativi e modi di amare.
«Because each person has a form of love», come dice Sumathy, una delle protagoniste.

APPENNINO di Emiliano Dante (Italia, 2017, DCP, 66’)
Un diario cinematografico che inizia dalla lenta ricostruzione de L’Aquila, la città del regista, e prosegue con il terremoto di Amatrice e Arquata del Tronto e la vita in albergo dopo i terremoti di Norcia e di Montereale-Campotosto. Un racconto intimo e ironico, lirico e geometrico, dove la questione di vivere in un’area sismica diviene lo strumento per riflettere sul senso stesso del fare cinema.

ARCHIPELAGO di Camilla Insom e Giulio Squillacciotti (Iran/Italia, 2017, DCP, 63’)
Nel Sud dell’Iran, su un gruppo di isole del Golfo Persico, uomini e spiriti convivono da secoli. Cultura e tradizioni di questi luoghi sono il risultato dell’incontro tra l’Africa, i paesi Arabi e l’Iran. Entità spiritiche chiamate “Bad”, “Vento” in persiano, si spostano attraverso l’aria e prendono possesso dei corpi degli abitanti delle isole. Per quietarle è necessario il Rito musicale dello Zar.

DIORAMA di Demetrio Giacomelli (Italia, 2017, DCP, 86’)
Il rospo, la cicogna e la rondine. Diorama, come in un affresco, racconta l’incontro tra l’uomo e l’animale selvatico in città. Le voci degli uomini diventano quelle degli animali e i corpi di quest’ultimi quelli degli uomini. Non c’è metamorfosi né trasformazione. Sono sovraimpressioni, fantasmi, il tentativo utopico di delineare un’unica mente come matrice del vivente.

NELLA GOLENA DEI MORTI FELICI di Marco Morandi (Italia, 2017, DCP, 46’)
Tra gli anfratti e le golene del fiume Senio, nella bassa provincia romagnola, la piccola comunità di Cotignola si prepara a costruire una grande arena fatta di paglia per ospitare letture, spettacoli, concerti.
Due banali incidenti, però, provocano due morti tra gli organizzatori. Le vittime s’incontreranno in una dimensione parallela, dove i confini con il mondo reale diverranno sempre più sottili.

RACCONTI DI CENERE E LAPILLI di Gabriele di Munzio (Francia/Italia, 2017, DCP, 66’)
Racconti che non raccontano Napoli, ma il teatro che la città in maniera naturale è capace di produrre, facendosi ispirare dalle favole del “Cunto de li Cunti” di G.B. Basile dove linguaggio sublime e lazzi volgari s’incontrano e si nutrono reciprocamente.

TALIEN di Elia Mouatamid (Italia, 2017, DCP, 84’)
Abdelouahab, Aldo, decide di tornare a casa, in Marocco, dopo quasi quarant’anni passati in Italia. Ad accompagnarlo è Ilyass, Elia, il figlio trentaquatrenne cresciuto in Lombardia. L’occasione per un padre e un figlio di incontrarsi, spiegarsi e capirsi. L’immigrazione fa da sfondo alle storie e ai ricordi dei due durante un viaggio che li porterà alla meta passando per la Francia e la Spagna.

VENTO DI SOAVE di Corrado Punzi (Italia, 2017, DCP, 77’)
Come si vive in una città del sud Italia, a pochi metri da una centrale a carbone e da un petrolchimico tra i più grandi d’Europa? Cos’è rimasto delle iniziali promesse di progresso? Due agricoltori, che lavorano sotto le centrali, e un sommozzatore ambientalista cercano di dimostrare i danni economici e sanitari subiti dalle industrie. Mentre l’addetto stampa della Centrale racconta una realtà opposta.

Viaggio
9 DOIGTS di F.J. Ossang (Francia/Portogallo, 2017, DCP, 98’)
Comincia come un noir, diventa un racconto d’avventura e una favola post apocalittica, un viaggio in cargo verso Nowhereland. “Ma che cos’è Nowherland? È una zona terrestre dove le emozioni sono gelate”. Il quinto lungometraggio di F.J. Ossang, regista musicista punk e artista, Pardo d’argento per la miglior regia all’ultimo Festival di Locarno.

ATLANTIQUES di Mati Diop (Senegal/Francia, 2009, DCP, 16’)
Raccogliendo la testimonianza di Serine e dei suoi amici che raccontano come hanno tentato di raggiungere l’Europa, il film diventa un poema epico che attraversa non solo l’Atlantico, ma il Mito.

BURDEN OF DREAMS di Les Blank (USA, 1982, DCP, 95’)
“Ero esaltata all'idea di poter lavorare su Herzog, che già ci aveva ispirati con le sue storie folli e le sue trovate inaspettate. Capii che quell'esperienza avrebbe messo a dura prova il mio intero sistema di pensiero, che sarebbe stato un confronto diretto con questioni viscerali relative ai rapporti fra umani, fra arte e realtà, mondo naturale e civilizzazione. Pregai di riuscire a raccogliere tutte le forze che avevo dentro per portare a termine l'operazione” (dal diario di Les Blank e Maureen Gosling sul set).

FOR NOW di Herman Asselberghs (Belgio, 2017, DCP, 32’)
Tel Aviv, Ramallah, New York, la tomba di Walter Benjamin a Portbou, l’Angelus Novus. Non è un film su Benjamin, ma un film benjaminiano che racconta le città mai visitate dal filosofo tedesco.

MARGEM SUL di José Álvaro Morais (Portogallo, 1994, file, 25’)
A Lisbona, ultima città del Mediterraneo, condannata all’Atlantico, Luís Miguel Cintra – attore feticcio del cinema portoghese (Manoel De Oliveira, Paulo Rocha, José César Monteiro…) – ci accompagna sulla riva sud del Tago in un viaggio nella storia dell’Europa e del Mediterraneo.

NAPALM di Claude Lanzmann (Francia, 2017, DCP, 100’)
Un rappresentante francese della prima delegazione europea occidentale in Corea del Nord nel 1958, dopo la guerra che causò quattro milioni di morti, e un’infermiera che in quel paese viveva e che portava con sé le cicatrici di quell’orrendo conflitto. Due amanti che condividono il significato di una sola parola: napalm. Il racconto di un viaggio sorprendente che attraversa esistenze e sentimenti.

LE RÊVE DE NIKOLAY di Maria Karaguiozova (Belgio/Bulgaria, 2017, DCP, 47’)
“Quel sogno mi ha permesso di sopravvivere. Se posso costruirmi una barca, il mondo sarà mio” . Nikolay racconta oggi l’impresa compiuta nel 1985: fare il giro del mondo in barca a vela in solitario; attraversando la cortina di ferro ha mostrato così a un’intera generazione di giovani bulgari la strada per la libertà.

SILENCIO di F.J. Ossang (Francia/Portogallo, 2006, 35mm, 20’)
Alberi, il mare, megaliti, un ponte di ferro, una donna che attraversa l’immagine: filmato dalla prima all’ultima ora del giorno, ritornando a un’idea primitiva di cinema, con la musica di Throbbing Gristle.

TO PARSIFAL di Bruce Baillie (USA, 1963, 16mm, 16’)
Bruce Baillie ci regala dei momenti sublimi di bellezza naturale attraverso un viaggio che celebra il paesaggio americano e l’uomo che lo ha addomesticato, in mare e sulla terra; una poesia accompagnata dalle note di Wagner.

TRIPOLI CANCELLED di Naeem Mohaiemen (Grecia/Germania/UK, 2017, DCP, 95’)
Un aeroporto abbandonato, un uomo passeggia, fuma, scrive lettere, balla Boney M. L’aeroporto è il terminal internazionale dell’Hellinikon Airport di Atene disegnato nel 1969 da Erno Saarinen, dismesso nel 2001 e usato di recente come centro di accoglienza temporaneo per rifugiati siriani.
Non umano

ANIMAL CINEMA di Emilio Vavarella (USA/Italia, 2017, DCP, 12’)
Composto unicamente da frammenti di video girati da animali con una videocamera tra le zampe (o le zanne), questo piccolo film è un’indagine sulle esperienze audiovisive non antropocentriche e sul complicato assemblaggio di uomini, animali e tecnologie.

ANIMAL PENSIVITÉ di Christine Baudillon (Francia, 2017, DCP, 87’)
Non un bestiario, non un catalogo, ma un’immersione nel mondo animale, un’esperienza dello sguardo e dell’ascolto in cui la natura ci appare come un mondo di legami misteriosi e totali tra gli animali e il loro ambiente. Grida, versi, manti e pellicce ci portano sulla loro sponda, come in un mondo estraneo a quello degli uomini, senza nome e illimitato.

Fuori concorso

CHRISTELLE di Carmit Harash (Francia, 2017, file, 80’)
Dopo Où est la guerre e Attaque, Christelle conclude la trilogia di Carmit Harash su una Francia sotto attacco, vulnerabile e senza orientamento. Determinata a reagire a questo stato di confusione dove le contraddizioni proliferano, la regista decide di cambiare identità. Carmit diventa quindi Christelle, di cognome Le Pen, la diretta discendente di Giovanna d’Arco, la Pulzella d’Orléans, emblema dell’estrema destra d’oltralpe.

UNA PIETRA, UN NOME, UNA PERSONA di Alessandro Bronzini (Italia, 2017, file, 18’)
Gli studenti sono i protagonisti di questo documentario nato dall’esigenza di testimoniare l’installazione a Torino degli Stolpersteine dell’artista Gunter Demnig e l’importanza della trasmissione della memoria anche attraverso incontri con i familiari dei destinatari delle Pietre di Inciampo.

PAGINE NASCOSTE di Sabrina Varani (Italia, 2017, DCP, 67’)
Una scrittrice, Francesca Melandri, affronta per la prima volta l’eredità del padre, convintamente fascista e razzista durante il Ventennio. Un passato per lungo tempo censurato dalla memoria familiare che, attraverso ricerche in Italia e in Etiopia, la figlia indaga e rielabora per il suo nuovo romanzo, confrontandosi infine con le rimozioni della memoria di un paese e del suo violento passato coloniale.

ITALIANA.CORTI
Il concorso è riservato a cortometraggi italiani inediti, caratterizzati da ricerca e originalità di linguaggio.
8 titoli in concorso, 2 fuori concorso. 2 programmi dai titoli che evocano l’universo salgariano - Straordinarie avventure e Il continente misterioso – e sono in grado di creare mappe dove trovano posto animate storie d’amore, le sensualità del mistero della vita animale, immagini lontane e affascinanti di mondi mai visti, fiabe di passaggio all’età adulta e riti propiziatori.
I 2 film fuori concorso (Robhot e Sogno l’amore) introducono in italiana.corti l’animazione - grazie al torinese d’adozione, candidato ai César, Donato Sansone - e il videoclip, presentando in anteprima assoluta il video musicale del giovane cantautore torinese Andrea Laszlo De Simone, in questo caso anche co-regista.

Nel 2016 sono stati premiati Ex voto di Fabrizio Paterniti Martello (Miglior cortometraggio) e Il futuro di
Era di Luis Fulvio (Premio speciale della giuria).
(Davide Oberto)

Straordinarie avventure

ROBHOT di Donato Sansone (Italia, 2017, DCP, 6’)
Una serie di immagini in costante metamorfosi realizzate a partire da disegni tratteggiati con la matita nera trasforma il litigio di due amanti in una lotta surreale e erotica tra due robot umanoidi.

BLUE SCREEN di Alessandro Arfuso e Riccardo Bolo (Italia, 2017, DCP, 17’)
Il diario intimo di una rimozione collettiva che racconta, attraverso la voce e le memorie dell’autore, la ribellione dei droidi di servizio di terza generazione contro l’egemonia del genere umano.

FINE DI UN AMORE di Alberto Tamburelli (Italia, 2017, DCP, 10’)
Una coppia di fuorilegge vive grazie ai furti che porta a termine per alcune organizzazioni ambientaliste. Il loro rapporto vacilla. Abitano in una casa in campagna e, come animali, sono alla ricerca della libertà più pura.

IDA di Giorgia Ruggiano (Italia, 2017, DCP, 23’)
Per i vicini il condominio dove Ida abita da sola è diventato invivibile: sono troppi i piccioni che ne invadono gli spazi, attirati e sfamati dalla gentile signora. Senza più la compagnia degli animali, la vita di Ida è destinata a cambiare.

IL VIAGGIO DI NOZZE di Danilo Monte (Italia, 2017, DCP, 17’)
Danilo e Laura, novelli sposi, hanno scelto l’India per il loro viaggio di nozze. Da lì partirà la loro ricerca spirituale, un percorso interiore, per provare ad avvicinarsi al futuro con una maggiore serenità.

DAGADÒL di Mariachiara Pernisa e Morgan Menegazzo (Italia, 2017, DCP, 11’)
Un invito ad abbandonarsi, a sprofondare, a disobbedire ai sensi intorpiditi dalla bulimia visiva e dall’inquinamento immaginifico.
Il continente misterioso

SOGNO L’AMORE di Andrea Laszlo De Simone e Francesca Noto (Italia, 2017, DCP, 8’)
Sogno l’amore è una canzone e un film, e Andrea Laszlo De Simone è il cantautore e il regista. Il film ha il sapore dei tempi lontani; ritrae con delicatezza ricordi, sogni e sofferenze d’amore completando e illustrando l’omonimo brano musicale tratto dall’album d’esordio, Uomo Donna.

STORIA DI STEFANO (DA ALLORA DETTO TETANO) di Chiara Malta (Francia, 2017, DCP, 19’)
Il mondo di Stefano è la foresta dove gioca. Il fiume dove sogna. La grotta dove si rifugia. Questo mondo sparirà, perché Stefano partirà con suo padre. Il distacco, però, non sarà la prova più difficile.

IL SENTIRE DELL’OCCHIO di Alessia Cecchet (Italia/USA, 2017, DCP, 6’)
Un film che esplora il concetto di morte attraverso una lente postumanista; il modo in cui l’uomo comprende e percepisce l’altro, l’animale, cambia nel momento in cui incontra la sua morte, da meraviglia in avversione.

THE RIDDLE di Francesco Dongiovanni (Italia, 2017, DCP, 20’)
Il “mistero” del titolo è racchiuso nei disegni del tedesco Ernst Haeckel o nei paesaggi naturali bagnati di luce? La natura, creatrice inconscia di forme, diventa essa stessa un’opera d’arte sotto lo sguardo attento della macchina da presa.

165708 di Josephine Massarella (Canada, 2017, DCP, 7’)
Una donna lungo il mare che guarda in lontananza è il punto di partenza di alcune sequenze magnetiche, diverse le une dalle altre, ma interconnesse, in 16mm, bianco e nero, utilizzando una sola inquadratura e tecniche in-camera e di manipolazione chimica della pellicola.

ESSERI di Tommaso Donati (Italia/Svizzera, 2017, DCP, 17’)
Il movimento dell’animale nell’aria non è un volo ma un volteggiamento aleatorio e incerto. E un animale come il pipistrello che non è un quadrupede e nemmeno un volatile, è per cosi dire un essere mostro.

ONDE
Se volessimo individuare nei film che compongono la selezione di Onde 2017 una linea dominante, dovremmo guardare allo scenario diradato e alla curvatura intimamente crepuscolare che la realtà contemporanea offre alla ricerca espressiva portata avanti dai filmmaker più giovani e innovatori. La capacità di osservare il mondo attraverso il cinema sembra concentrarsi sul rapporto sempre più problematico che intercorre tra l'individuo e la realtà, così come tra l'immaginario e la Storia. Il diradarsi delle narrazioni cinematografiche in drammaturgie introflesse e in ricerche espressive spesso estreme sembra conseguente al progressivo sfaldarsi del rapporto tra l'individuo e il suo spazio vitale ed esistenziale. Sicché le crisi che a tutti i livelli definiscono la realtà si riversano sugli schermi con la forza di tensioni espressive che sfidano le durate, la percezione fondativa stessa dello sguardo, la definizione dell'immagine e la funzione identitaria del filmare.

È il caso di Let the Summer Never Come Again di Alexandre Koberidze, oltre tre ore di cinema di altissimo livello in cui il presente periferico di un danzatore georgiano è raccontato nella dissoluzione dell'immagine in bassissima risoluzione di un vecchio telefono cellulare. L'immagine, quella fotografica, è anche la cornice in cui il protagonista di La madre el hijo y la abuela, del cileno Benjamin Brunet, cerca di ricostruire il suo passato familiare mai goduto, lavorando sullo sfondo di una città gravata da un vulcano che incombe come una silenziosa minaccia. Silenziosa e minacciosa è anche la tempesta di neve che incombe su New York in A Window on The World, opera prima dello svedese, trapiantato negli Stati Uniti, Axel Ohman, che scompone una possibile storia d'amore sullo stordimento di una realtà ancora affacciata sul Ground Zero. Lungo il corso del Tago si distende invece la deriva di una ragazzina di Lisbona che, in Colo di Teresa Villaverde, si porta fuori dal tempo greve degli adulti, mentre sempre dalla scena lusitana emerge Verão Danado, ipnotica opera prima di Pedro Cabeleira, trovata sull'estate sballata di un gruppo di amici. Fuori dal tempo eppure fatalmente calate nel presente sono invece le due famiglie “nemiche” trovate da Clement Cogitore nella taiga siberiana per il suo Braguino, mentre in 2557 l'esordiente tedesco Roderick Warich si spinge nella notte di Bangkok per lavorare sull'immaginario del melodramma noir di scuola asiatica.

Sul versante opposto c'è invece l'affabulazione morale ed estetica di Eugène Green, che in En attendant les barbares cala un gruppo di impauriti viandanti nella notte del tempo presente, consegnandoli a un racconto di cavalieri e re. Affabulazioni perturbate nelle immagini degradate di un vecchio film mai finito utilizza invece il filippino John Torres per ricostruire, in People Power Bombshell: The Diary of Vietnam Rose, l'epopea dei “boat people” in fuga dal conflitto vietnamita. Un po' come la libanese Feyrouz Sheral, nel corto Tshweesh, divarica il presente di Beirut tra echi di guerra e vita quotidiana, mentre il collettivo belga Leo Gabin ripropone con No Panic Baby uno squarcio di immaginario americano scavato nel cumulo di immagini del web e nel viaggio on the road di una coppia di teenager. Rovista invece nella patologica coazione a filmare che ha segnato il suo passato, la franco-tunisina Diane Sara Bouzgarrou, autrice di Je ne me souviens de rien, diario a grado zero della sua malattia mentale. Infine gli italiani Arturo Lavorato e Felice D'Agostino, che incidono Essi bruciano ancora in un grumo situazionista di tensioni storicistiche, idealistiche e identitarie, attorno al quale si coagula l'immaginario controverso dell'unificazione d'Italia.

ONDE - ArtRum
Arte e Cinema tornano a dialogare in ArtRum, la selezione di film firmati da artisti contemporanei realizzata in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Due realtà espressive che intrecciano estetiche e tecniche, trovando sullo schermo il loro spazio performativo. Le tre opere selezionate quest’anno lavorano sul dialogo tra le superfici e la materia che compongono l'immaginario contemporaneo: Neil Beloufa in Occidental si insinua nelle tensioni del presente e nelle paure nutrite dai luoghi comuni; Mika Rottenberg in Cosmic Generator attraversa il confine tra culture, costume e lavoro; Laure Prouvost in Lick in The Past cerca il presente nel rapporto perturbante tra materia organica e inorganica.
(Massimo Causo)

2557 di Roderick Warich (Germania/Thailandia, 2017, DCP, 111’)
Due tedeschi a Bangkok, i locali notturni, la droga, lo spaccio, l’idea di aprire un ristorante; e poi un furto, una donna e una banda di criminali che orchestrano tutto, un omicidio, la fuga. Sceneggiatore (Zerrumpelt Herz di Timm Kröger) all’opera prima, Warick si immerge con occhi da europeo nell’atmosfera appiccicosa di un estremo Oriente inevitabilmente (e magnificamente) filtrato dal ricordo di Hou Hsiao Hsien, Yu Likwai e Wong Kar-Wai.

BRAGUINO di Clément Cogitore (Francia/Finlandia, 2017, DCP, 49’)
Nella taiga siberiana vivono i Braguine, una famiglia di cacciatori fieri della loro solitudine. La libertà però ha un prezzo: la paura dell’altro. E la famiglia che vive sulla sponda opposta del fiume non è esattamente come loro... Cogitore gira con intensità selvaggia e incontrollata un’opera che supera impercettibilmente l’approccio documentario, come fossimo in un film di Konchalovsky.

COLO di Teresa Villaverde (Portogallo/Francia, 2017, DCP, 136’)
La crisi economica portoghese, una famiglia che si sfalda: il padre disoccupato, la madre costretta al doppio lavoro, la figlia adolescente smarrita. E tutt’attorno una Lisbona periferica, gigantesca, spaventosa. Il film definitivo della Villaverde, un’analisi intima, spietata, ma in fondo anche speranzosa, dell’impasse esistenziale e materiale di una civiltà. Straordinario il finale alla Tarkovskij, lungo il fiume Tago.

EN ATTENDANT LES BARBARES di Eugène Green (Francia, 2017, DCP, 76’)
Sulla notte del mondo incombono i barbari e sei profughi del tempo moderno si presentano al castello in cerca della protezione del re. Troveranno gli spettri delle loro paure, le speranze dello spirito e un antico testo occitano, che evoca il mostro e l’eroe destinato a combatterlo. Il nuovo film di Eugène Green, nato da un laboratorio a Tolosa, torna a far dialogare arte e vita in una fiaba sul rapporto tra paura e libertà nel mondo contemporaneo.

ESSI BRUCIANO ANCORA di Arturo Lavorato e Felice D’Agostino (Italia, 2017, DCP, 90’)
Ritorno al 1861, alla creazione dell’Italia unificata sulle ceneri di un Sud colonizzato nel segno di civilizzazione e progresso: Lavorato e D’Agostino tessono una trama storica e immaginifica che tiene insieme tutti i Sud del mondo e le rivoluzioni mancate, le derive della Storia e quelle degli esodi perenni, tra archivio filmico e scena brechtiana, storiografia menzognera e antropologia visuale. Ardimentoso e ardente.

JE NE ME SOUVIENS DE RIEN di Diane-Sara Bouzgarrou (Francia, 2017, DCP, 59’)
Dalla primavera araba del 2011 a oggi, Diane, francese di origini tunisine, ha filmato tutto: l’entusiasmo di allora, le discussioni con il padre, gli incontri con il fidanzato, l’insorgere della malattia mentale e il ricovero psichiatrico. Oggi non ricorda più nulla. E ha usato le immagini, i disegni e i testi ossessivamente accumulati nel tempo per “scrivere” questo appassionato, doloroso, intenso video-diario.

LET THE SUMMER NEVER COME AGAIN di Alexandre Koberidze (Germania/Georgia, 2017, DCP, 202’)
L’audizione di danza che l’ha portato a Tbilisi è rimandata, così il giovane uomo di provincia bisognoso di soldi offre il suo corpo ai combattimenti clandestini e al sesso con maturi signori. Ma un soldato lo segue come un angelo custode. O come l’amore... Figure vagamente dostoevskiane e fotografia potentemente low-res per una folgorante opera prima, firmata dal georgiano (di studi berlinesi) Koberidze con l’impropria libertà di uno Iosseliani ritrovato.

LA MADRE, EL HIJO Y LA ABUELA di Benjamín Brunet (Cile, 2017, DCP, 84’)
Un fotografo si aggira solitario per le strade di Chaitén, una città cilena minacciata dal vulcano. Ospitato da una tabaccaia e dall’anziana madre, il giovane entra con discrezione nella vita delle due donne e un po’ alla volta trova la famiglia che non ha mai avuto. Stratificazioni esistenziali tra fotografia, documentario e finzione, per un’opera prima dolce e empatica, che fa pensare al cinema di Corso Salani.

NO PANIC BABY di Leo Gabin (Belgio, 2017, DCP, 32’)
Due ragazzi in viaggio tra Atlantic City e El Paso, un’auto e una pistola, come fossero Bonnie & Clyde.
Found footage ma non solo per il nuovo lavoro del collettivo belga Leo Gabin (Crackup at the Race Riots).
Un oggetto istintivamente post-lynchano, un grumo di angoscia nello stomaco dell’America contemporanea.

PEOPLE POWER BOMBSHELL: THE DIARY OF VIETNAM ROSE di John Torres (Filippine, 2016, DCP, 89’)
C’è un vecchio film mai finito di Celso Castillo (maestro della sexploitation anni ’80 filippina), dedicato ai boat people vietnamiti in fuga dalla guerra. E ci sono Vietnam Rose, la protagonista, e Liz Alindogan, l’attrice sexy che la interpreta. Tra di loro c’è John Torres, il regista più visionario e teorico della new wave filippina, che riesuma i rulli in decomposizione del film di Castillo e ne innesta le immagini in un melodramma zombie.

TSHWEESH di Feyrouz Serhal (Libano/Germania/Spagna/Qatar, 2017, DCP, 26’)
In Brasile si inaugurano i Mondiali di calcio e a Beirut sono tutti davanti alla tv. Ma il segnale è disturbato e nel cielo sfrecciano aerei... Topografie e architetture dell’umana resistenza in una città sospesa tra cielo e terra.

VERÃO DANADO di Pedro Cabeleira (Portogallo, 2017, DCP, 128’)
Lisbona, l’estate, il tempo vago con gli amici, i pomeriggi fumati al parco e le serate sballate ai party. Chico, una laurea in tasca e la provincia alle spalle, brancola tra amori amari che non ne vogliono sapere e frequentazioni esistenziali a distanza di sballamento continuato. Techno saudade per un’ipnotica opera prima, sospesa tra Philippe Garrel e António Variações.

A WINDOW ON THE WORLD di Axel Ohman (USA, 2017, DCP, 71’)
New York sta per essere spazzata da una tempesta di neve. Lui vaga amaro, tra un amore finito e il lavoro a Wall Street mollato. Lei gira disillusa, con una vecchia fotocamera e, a casa, un uomo da mollare. Il loro incontro è un amore possibile, raggelato dalla città in bianco e nero e del senso della fine che incombe su tutto. Girato in pellicola, guardando il Ground Zero del cinema americano, tra Amos Poe e il primo Jarmusch.
ArtRum

LICK IN THE PAST di Laure Prouvost (UK, 2016, DCP, 8’)
Un’allucinazione sotto il sole di L.A.: la sfacciata libertà di un gruppo di adolescenti, la liquida sensualità del mondo animale, il deterioramento della natura, l’indifferenza della materia solida. Opposti che si attraggono, istinto contro identità nella nuova opera dell’artista franco-belga Laure Prouvost.

COSMIC GENERATOR di Mika Rottenberg (USA, 2017, file, 13’)
In un iperspazio sino-ispanico al confine tra Messico e U.S.A., popolato di botteghe, ristoranti e operosità cinese, un intrico di tubi e tunnel genera una caleidoscopica visione della nostra società globalizzata. La nuova opera dell’artista argentina Mika Rottenberg, presentata allo Skulptur Projekte 2017 di Münster.

OCCIDENTAL di Neïl Beloufa (Francia, 2017, DCP, 73’)
Parigi è in preda a manifestanti e polizia, ma nell’Hotel Occidental si gioca una partita di sospetti e tensione tra una coppia gay italiana, la proprietaria che li crede dei ladri, l’impacciato fattorino maghrebino, la svampita receptionist e i poliziotti. Nel nuovo lavoro dell’artista franco-algerino Neil Beloufa, l’hotel come microuniverso geopolitico che fa implodere i luoghi comuni ed esplodere le tensioni della società contemporanea.

BRIAN DE PALMA
Ha materializzato paure, incubi, ossessioni frammentate; ci ha trascinato dentro i labirinti dell'immaginario collettivo novecentesco; ha dato corpo ai fantasmi del nostro inconscio: Brian De Palma, uno dei maggiori autori emersi dal cinema americano anni ‘70, maestro di stile, erede di Hitchcock (ma anche grande ammiratore di Godard ed Eisentein), sempre in bilico tra un'anima di artista indie e le regole del gioco che Hollywood detta. Newyorkese, amico e sodale di Martin Scorsese (con il quale condivide passioni da cinéphile come quella per il cinema di Michael Powell), De Palma ha visto ingiusti insuccessi trasformarsi in cult movies (Il fantasma del palcoscenico), ha per primo realizzato un film da un romanzo di Stephen King (Carrie, lo sguardo di Satana), ha fatto emergere dalla trama dei film di genere la filigrana delle teorie sulla visione e sull'eccesso di immagini dal quale siamo sommersi. Ha diretto alcuni dei thriller più belli degli ultimi quarant'anni (Vestito per uccidere, Blow Out), ha dato vita a due giganteschi maudit del gangster movie (Tony Montana in Scarface e Carlito Brigante in Carlito's Way, epiche interpretazioni di Al Pacino), ha ricreato le atmosfere più insidiose del noir (Femme fatale, Black Dahlia, dal romanzo di James Ellroy), ha registrato le atrocità indotte dalle guerre (Vittime di guerra, Redacted). Sempre rielaborando una lingua che è tra le più raffinate e consapevoli del cinema hollywoodiano, sempre scavando nell'intricata rete degli sguardi, umani e artificiali, delle riproduzioni, dei riflessi, dei suoni, delle fantasie, dei sogni dentro ai quali ci perdiamo quotidianamente.
Nato a Newark nel 1940, figlio di un chirurgo ortopedico e di un'aspirante cantante lirica, fin dall'infanzia si divide tra scienza e arte. All'inizio, la spunta la scienza, e De Palma si iscrive alla Columbia University per studiare fisica e tecnologia. Ma, una volta a New York, si appassiona al cinema e al teatro, partecipa a qualche recita universitaria, diventa assiduo spettattore cinematografico. Nel 1958 la visione di La donna che visse due volte di Hitchcock gli apre un mondo nel quale, tra l'altro, mettere a frutto la sua predisposizione tecnico-scientifica. Frequenta i filmakers emergenti della scena newyorkese, Martin Scorsese e Paul Schrader, condivide i loro entusiasmi cinefili anche se, nella prima parte della sua carriera, è influenzato soprattutto dalle tendenze critiche e destrutturanti che provengono dalle nouvelles vagues. Cinema di strada, cinema surreale, cinema che spezza la continuità classica: in quella direzione si muovono i suoi esordi nella regia. Ma anche grande ammirazione per i maestri del linguaggio, per la dettagliata, persino maniacale cura tecnica delle sequenze e per la capacità degli autori del cinema classico, per esempio di Alfred Hitchcock e di Michael Powell, di lavorare su generi e "miti" codificati ribaltandone, appunto attraverso la sottigliezza linguistica, la percezione.

Nel 1968, Ciao America!, su tre amici (uno è Robert De Niro) che cercano di sfuggire alla leva in Vietnam, vince l'Orso d'argento al Festival di Berlino, e Hollywood, alla ricerca di nuovi talenti, si accorge di lui.
Dopo un primo esperimento insoddisfacente, De Palma approda al genere che gli è più consono, il thriller psicologico, con Le due sorelle, prodotto dalla indipendente Aip. Con questo, con Il fantasma del palcoscenico, Complesso di colpa e, soprattutto, Carrie lo sguardo di Satana, a metà degli anni ‘70 De Palma comincia ad affermarsi come uno dei nuovi maestri dell'inquietudine, del terrore che può celarsi nello sguardo, della rielaborazione, anche plateale ed esasperata, delle rappresentazioni che il cinema ha offerto delle nostre paure, delusioni, sogni.

Hitchcockiano e powelliano, ma non solo, Brian De Palma ha vivisezionato lo specchio nel quale si sono riflessi e riprodotti i miti, i simboli e i modelli della cultura del Novecento: il cinema, il contenitore/riproduttore più avvolgente e fascinoso dell'immaginario collettivo. Ma anche quello che ha avuto (e forse ha tutt'ora) la possibilità e la forza suggestiva sufficienti per inquietarci, disturbarci, metterci davanti alle nostre responsabilità di spettatori "pensanti". Vestito per uccidere, Blow Out, Omicidio a luci rosse, Doppia personalità, Omicidio in diretta, Femme fatale, sotto le spoglie apparenti del thriller e del noir ai limiti della exploitation, in realtà coniugano ogni volta un repertorio immaginario leggermente (o platealmente) distorto, ambiguo, spiazzante, tale per cui siamo sempre costretti a interrogarci sulla meccanica e sul "senso" di quello che abbiamo visto, in una posizione tutt'altro che pacificata e dormiente. Lo stesso vale per la straziante corsa alla redenzione di Carlito Brigante (in Carlito's Way, uno dei gangster movie più tristi e fatali della storia del cinema) e, in maniera esplicita, per i due durissimi war movies di De Palma, Vittime di guerra e Redacted.

È come se, sempre, attraverso raffinate, caleidoscopiche soluzioni stilistiche e narrative, ogni volta l'autore cercasse di ricondurci a un'ipotetica posizione di spettatori attivi: se la fine è già tutta nell'inizio, se quello cui assistiamo è un sogno dentro a un sogno, o la malinconica sintesi esistenziale di un morente, o il grumo di un senso di colpa irrimediabile, allora dovremmo poterci astrarre dalla seduzione dell'immersione ipnotica nello schermo, dalla vita "mediata" che questo ci offre a compensazione della nostra e, svegliandoci bruscamente dal sogno/visione, dovremmo poter avere, almeno per un attimo, come con il particolare che sfarfalla alla coda dell'occhio, una percezione più lucida dell'esperienza che abbiamo attraversato e del significato che ci ha trasmesso del "nostro" mondo. Brian De Palma è lo specchio nel quale si riflette la perdita di senso contemporanea.
(Emanuela Martini)

I film presentati (in ordine cronologico)

WOTON’S WAKE (USA, 1962, DCP, 27’)
Terzo cortometraggio studentesco, diretto a 22 anni. Un omaggio-pastiche al cinema, dal muto di Caligari a King Kong e Il settimo sigillo, dove William Finley esordisce con il suo “regista-pigmalione” nei panni del misterioso Woton Wretchichevsky, che brucia coppiette con la fiamma ossidrica e crea sculture d’acciaio.
Dalle quali un giorno “nasce” una donna. L’oscura vicenda è poco importante: conta la furia iconoclasta e orgogliosamente cinefila. Praticamente un precedente di Il fantasma del palcoscenico.

THE RESPONSIVE EYE (USA, 1966, DCP, 26’)
Il 23 febbraio 1965 si svolse al MoMa l’inaugurazione della mostra The Responsive Eye (curata da William C. Seitz, e in cartellone fino al 25 aprile), 102 artisti di 19 nazioni per 123 opere che celebravano la cosiddetta Op Art, l’arte ottica. Fra gli autori esposti, Victor Vasarely, Bridget Riley e il collettivo italiano Gruppo N. De Palma si “intrufola” il giorno della prima e intervista gli invitati (tra cui David Hockney); la sua curiosità e il suo  interesse sono giustificati, perché è ciò che il suo cinema si impegnerà a fare, “stimolare l’occhio” dello spettatore.

MURDER À LA MOD (USA, 1968, DCP, 80’)
Il primo lungometraggio di De Palma a essere distribuito in sala (The Wedding Party fu girato nel 1963 ma distribuito soltanto sei anni dopo) è uno “scherzo” sperimentale che gioca con la struttura temporale, un po’ alla Rapina a mano armata: la bionda Margo Norton è innamorata del filmmaker di nudie Jared Martin, che però la respinge; ma le ragioni del suo rifiuto sono altre, mentre intorno a loro impazza il folle Otto (l’onnipresente depalmiano William Finley). Alcune tematiche anticipano Blow Out (dove peraltro, in una scena, un televisore trasmette proprio questo film).

GREETINGS (Ciao America, USA, 1968, DCP, 88’)
Il terzo lungometraggio di De Palma (ma il secondo a trovare distribuzione in sala, prima di The Wedding Party, girato nel 1963) è una commedia di contestazione, con lo spauracchio dell'arruolamento per la guerra del Vietnam e l’omicidio del Presidente Kennedy a fare da tormentone ingombrante. Le giornate di tre amici sfaccendati, fra visite di leva, teorie complottistiche e – in perfetto stile depalmiano - ossessioni voyeuristiche, rappresentano la controcultura dell’epoca. Il doppiaggio italiano ne ha stravolto e involgarito gran parte dei dialoghi. Il film che ha “sdoganato” Robert De Niro.

THE WEDDING PARTY (Oggi sposi, USA, 1969, DCP, 92’)
Girato nel 1963 ma distribuito soltanto nel 1969 per il fallimento della casa di produzione, è il primo lungometraggio di De Palma, co-firmato con il professore di teatro Wilford Leach e la studentessa coetanea Cynthia Munroe: quasi Il padre della sposa in versione farsa slapstick, dove i preparativi per un matrimonio, fra parenti e amici, sono l’occasione per uno sguardo demenziale e ironico sui riti sociali dell’epoca. Scene da comiche del muto ed esordi di lusso (Jill Clayburgh e Robert De Niro).

DIONYSUS IN ‘69 (Dionisio nel ‘69, USA, 1970, 35mm, 85’)
Invitato ad assistervi dall’amico-attore William Finley, De Palma si innamora dello spettacolo Dionysus in ’69, una rilettura sperimentale di Le Baccanti di Euripide messa in scena al Performing Garage dal gruppo teatrale newyorchese The Performance Group e diretta da Richard Schechner. Decide così di filmarla; e per renderne meglio l’ideologia del confronto-scontro fra attori e pubblico, usa per la prima volta lo split screen, due cineprese sul palco e due sugli spettatori. Lo schermo è già diviso (letteralmente) in due.

HI, MOM! (USA, 1970, 35mm, 87’)
Ritorna il personaggio di Robert De Niro di Ciao America, nel suo séguito ideale e film-gemello: reduce dal Vietnam, si dà a ciò che riesce a far meglio, il guardone; fino a diventare comparsa nella performance artistica di un gruppo radicale nero, al motto di “BBB – Be Black Baby” (in una lunga scena ancora oggi sgradevole e imbarazzante, ben prima della Palma d’Oro The Square). De Palma guarda al suo Paese con ironia mista a cinismo, anticipando alcune situazioni di Le due sorelle e Omicidio a luci rosse.

GET TO KNOW YOUR RABBIT (Conosci il tuo coniglio, USA, 1972, 35mm, 91’)
Un impiegato diventa un ballerino di tip-tap e un mago per sfuggire al grigiore della vita aziendale: ma resterà comunque schiacciato dalle ansie di conquista e di sfruttamento della vita moderna. Doveva essere il lancio hollywoodiano della star televisiva Tom Smothers, ma fu soprattutto una brutta esperienza per De Palma: la Warner lo licenziò e gli tolse il montaggio finale del film. Rimane comunque intatto lo spirito ribelle del regista. Strepitoso Orson Welles, nei panni che all’epoca gli erano più cari, quelli del prestigiatore.

SISTERS (Le due sorelle, USA, 1972, 35mm, 93’)
Il primo thriller-horror di De Palma è un cult movie di evidente derivazione hitchcockiana (a partire dalla splendida colonna sonora di Bernard Herrmann), dove la crisi dell’identità e il voyeurismo la fanno già da padroni. Due sorelle gemelle che vivono insieme, un omicidio, la giornalista dirimpettaia che vede ma non trova né cadavere né prove: prima di Complesso di colpa, Vestito per uccidere e Omicidio a luci rosse, un film sull’ossessione della verità e sullo sguardo ingannatore. Superbo come sempre Charles Durning nel ruolo del detective privato.

PHANTOM OF THE PARADISE (Il fantasma del palcoscenico, USA, 1974, DCP*, 92’)
Il mito di Faust e Il fantasma dell’Ope ra secondo De Palma: una rock opera dove i generi si mescolano (horror, musical, commedia) e il grottesco quale “trucco della realtà” è il solo vero modello. Il musicista William Finley, defraudato dall’impresario della Death Records Swan (Paul Williams, anche autore delle musiche), si aggira in maschera e costume ricordandosi di Woton’s Wake. Jessica Harper è all’esordio, ed è la "bella" contesa fra due “bestie”. Fu un flop immeritatissimo al botteghino: per fortuna negli anni è diventato un cult.

OBSESSION (Complesso di colpa, USA, 1976, DCP*, 98’)
Un ricco uomo d’affari di New Orleans si rifiuta di pagare il riscatto per il rapimento della figlia e della moglie, che muoiono nell'eslosione dell'auto dei rapitori. Anni dopo, l’uomo incontra a Firenze, dove aveva conosciuto la moglie, una donna identica a lei. Il passato si ripete, ma il destino intralcia i piani di chi si nasconde dietro l’intrigo. Sceneggiato da Paul Schrader e musicato dal compositore preferito da Hitchcock, Bernard Herrmann, è forse il film più esplicitamente hitchcockiano di De Palma, a tratti un vero remake di La donna che visse due volte. Clamorosamente edipico (al femminile).

CARRIE (Carrie - Lo sguardo di Satana, USA, 1976, DCP*, 98’)
Carrie White vive sola con la madre autoritaria, che la tiene segregata costringendola a subire il suo fanatismo religioso. Timida e insicura, Carrie non reagisce alle angherie né della madre né delle compagne di scuola. Ma la repressione mette in moto in lei potenti forze telecinetiche, che si scatenano al ballo di fine anno, dopo un orribile scherzo organizzato dalle compagne. Teen-movie e horror, Stephen King e i giovani John Travolta e Sissy Spacek, high school e secchi di sangue. Finalmente un successo commerciale, con quello che diventerà un grande classico del genere.

THE FURY (Fury, USA, 1978, 35mm, 118’)
De Palma torna immediatamente al tema della telecinesi con un film nervoso e ardito, che sembra un B movie ma ha divi del calibro di Kirk Douglas e John Cassavetes. Horror e spy story si mescolano, padri e figli si confrontano e affrontano, e rapimenti, ipnosi, esperimenti si susseguono, sempre sulla pelle di ragazzi "segnati" da poteri eccezionali. Figli rapiti e segregati, padri ambigui, affinità elettive per un racconto che ha la tessitura ruvida del cinema indie e l'eclettismo coinvolgente di una mdp magistrale.
Finale letteralmente esplosivo.

HOME MOVIES (Home Movies - Vizietti familiari, USA, 1979, DCP, 90’)
Mentre si riprende dal fallimento del progetto su Prince of the City, De Palma torna al Sarah Lawrence - dove ha studiato - per tenere un corso di cinema. Con una classe di quindici studenti gira questa commedia a piccolo budget (ma con i suoi attori abituali) in cui ritorna ad alcuni dei motivi dei suoi primissimi film. Kirk Douglas è questa volta il carismatico The Maestro che tiene un seminario sulla “divoterapia”. Denis (Keith Gordon) uno degli studenti inizia allora a girare un piccolo saggio sui bizzarri componenti della sua famiglia che somigliano molto ai familiari del regista.

DRESSED TO KILL (Vestito per uccidere, USA, 1980, DCP*, 105’)
Il successo commerciale arriva con un thriller fortemente erotico che richiama, dopo Le due sorelle, il tema del doppio e torna a Hitchcock (a Psycho soprattutto). Una bella signora insoddisfatta (Angie Dickinson), un pomeriggio di sesso clandestino, un omicidio feroce, una giovane prostituta (Nancy Allen) testimone dell’accaduto, un enigmatico psichiatra (Michael Caine), un poliziotto scorbutico (Dennis Franz), una bionda assassina armata di rasoio. Film perfetto e terrificante, con sequenze da manuale (il pedinamento-corteggiamento nel museo, l'inseguimento in metropolitana), una vetta della paura contemporanea.

BLOW OUT (USA, 1981, DCP*, 107’)
Dopo il successo di Vestito per uccidere, De Palma gira un altro thriller: vira al politico, compone uno dei suoi film più personali, ma non ottiene il successo sperato. Jack (John Travolta) è un fonico che una notte è per caso testimone di un incidente, salva una delle vittime (la escort interpretata da Nancy Allen) e si ritrova inaspettatamente coinvolto in un complotto politico. Immagini e suoni che, passati e ripassati in moviola, ci svelano la verità, il cinema come cardine del racconto, l'inafferrabilità del reale, il cinismo della finzione. Capolavoro teorico.

SCARFACE (USA, 1983, DCP*, 170’)
Come l’originale di Howard Hawks, Scarface è un classico racconto raise and fall che De Palma adatta alla modernità e alla propria visione. Attraverso la tragica figura di Tony Montana, arrivato da Cuba approfittando dell’amnistia concessa da Castro e divenuto il re del narcotraffico di Miami, il film assume infatti forti valenze politiche. De Palma torna a Hollywood con un gangster movie isterico e fiammeggiante, tra nuvole di cocaina e fiumi di sangue, e ottiene, complici la presenza di Al Pacino e la sceneggiatura di Oliver Stone, un grande successo di pubblico.

BODY DOUBLE (Omicidio a luci rosse, USA, 1984, DCP*, 114’)
De Palma torna al thriller erotico in questo film dove, con grande ironia, si diverte a giocare con l’industria del cinema, i generi, il soft porno e perfino il video clip (indimenticabile l’insert con i FGTH), portando a livelli parossistici i temi di derivazione hitchcockiana del voyeurismo e del doppio. Mentre la sua vita sta andando a rotoli, l’attore di B movies Jake Scully (Craig Wasson) si trova, suo malgrado, coinvolto in un omicidio sanguinoso e in un'intricata vicenda che ruota intorno a un'attrice porno di fama,
Holly Body, intrepretata da Melanie Griffith.

BRUCE SPRINGSTEEN: DANCING IN THE DARK (USA, 1984, DCP, 4’)
FRANKIE GOES TO HOLLYWOOD: RELAX (USA, 1984, DCP, 4’)
Nel 1984 De Palma gira due videoclip per due hit (una americana l’altra inglese) epocali. Per Dancing in the Dark, fu chiamato, pare, perché a Springsteen non piaceva il video girato da Jeff Stein; De Palma lo mette al centro di una performance al St. Paul's Civic Center gremito da una folla osannante tra cui la giovanissima Courtney Cox, che il Boss invita a ballare sul palco. Diversa la storia dei Frankie Goes to Hollywood i cui video originali furono messi al bando per gli espliciti contenuti omosessuali. De Palma inserì allora in Omicidio a luci rosse le sequenze di Relax, il pezzo fortemente provocatorio del gruppo di Holly Johnson che, peraltro, ben si prestava a giocare ironicamente con l’atmosfera iconoclasta del film.

WISE GUYS (Cadaveri & Compari, USA, 1986, DCP, 100’)
Forte del successo di Scarface, De Palma decide di prendere il gangster movie e declinarlo in chiave comica. Anche se la componente ironica è presente in molti suoi film, Cadaveri & compari è la sua unica vera e propria commedia. Danny De Vito e Joe Piscopo sono due improbabili piccoli criminali, l’uno italiano e l’altro ebreo, che cercano di far carriera nel mondo della malavita, ma sognano di aprire un ristorante. De Palma gioca con gli stereotipi del genere gangsteristico spingendoli verso la parodia e la farsa, tono che questa volta non gli è del tutto congeniale.

THE UNTOUCHABLES (Gli intoccabili, USA, 1987, DCP*, 119’)
Dopo il fiasco di Cadaveri & Compari, De Palma torna alla formula produttiva di Scarface: grande budget, Kevin Costner, Sean Connery e Robert De Niro nel cast, sceneggiatura inattaccabile di David Mamet. La Chicago degli anni 30, la lotta contro Al Capone (il male) da parte degli eroi capitanati dall’agente speciale Eliott Ness (il bene), la perfezione delle scenografie e degli abiti (firmati Armani) fanno di Gli intoccabili un film classicamente forte e solido. Trionfo della cinefilia nella scena della scalinata e delle ossessioni depalmiane in quella dell'agguato a Malone.

CASUALTIES OF WAR (Vittime di guerra, USA, 1989, 35mm, 113’)
Vietnam, seconda metà degli anni Sessanta: un gruppo di soldati americani, dopo continue imboscate, decide di rapire per rappresaglia una ragazza vietnamita per usarla come schiava sessuale. Un solo soldato si oppone, scontrandosi con i compagni e i superiori. De Palma torna, dopo molti anni, a parlare di Vietnam e per la prima volta lo fa con gli strumenti del cinema bellico. Il risultato è un film crudo e disperato, lontano da ogni retorica e politicamente inequivocabile. Con Sean Penn e Michael J. Fox.

THE BONFIRE OF THE VANITIES (Il falò delle vanità, USA, 1990, 35mm, 125’)
Sherman McCoy è un tipico uomo di Wall Street: ricco, superficiale, fedifrago. La sua vita fatta di automobili, feste, e appartamenti di lusso va in pezzi quando, mentre è in macchina con la sua amante, manda in coma un ragazzo di colore. Le tensioni razziali, sociali, economiche che covavano sotto la patina scintillante di New York travolgono tutto e tutti. Tratto dal romanzo di Tom Wolfe e interpretato da un cast di stelle (Tom Hanks, Bruce Willis, Melanie Griffith), è una feroce farsa sociale: il pubblico, all’epoca, non lo capì.

RAISING CAIN (Doppia personalità, USA, 1992, 35mm, 91’)
Il dottor Carter Nix, sposato con una moglie che lo tradisce, si occupa freneticamente della figlia Amy e soffre di personalità multipla. L’osservazione dei comportamenti infantili (e lo studio dei traumi, deliberatamente inflitti) era stata già l’ossessione del padre di Carter, anche lui psicologo e principale responsabile della scissione psichica del figlio. Dopo l’insuccesso del Falò delle vanità, De Palma torna ad atmosfere a lui più congeniali: clima horror, personalità frantumate, il tema del doppio che riappare e si moltiplica, in un omaggio esplicito a L'occhio che uccide di Michael Powell.

CARLITO’S WAY (USA, 1993, DCP*, 144’)
Carlito Brigante riesce a uscire di galera grazie alla scaltrezza del suo avvocato e decide, immerso nelle strade del suo quartiere, di cambiare vita: la rinascita dell’amore, un locale da gestire, un’esistenza da immaginare come nuova. Ma il destino, per un fuorilegge come Carlito, sembra essere già stato scritto. De Palma torna al gangster movie firmando uno dei suoi capolavori. Un film enfatico, fiammeggiante, crudele. Scandito da un ritmo implacabile e magnificamente interpretato da Al Pacino e da un luciferino Sean Penn.

MISSION: IMPOSSIBLE (USA, 1996, DCP*, 110’)
Ethan Hunt, membro di una sezione segreta della CIA, è l’unico sopravvissuto di un’operazione finita male. Quando scopre che la missione era una messinscena organizzata per scoprire un’eventuale talpa, Ethan deve agire per difendere il proprio nome e scoprire chi ha provato a incastrarlo. Ispirato alla famosa serie televisiva degli anni Sessanta, da cui eredita il celebre tema musicale di Lalo Schifrin, Mission: Impossible è un action frenetico e ultrapop, nobilitato dallo stile di De Palma. Con Tom Cruise ed Emmanuelle Béart.

SNAKE EYES (Omicidio in diretta, USA, 1998, DCP, 98’)
Rick Santoro, poliziotto corrotto di Atlantic City, assiste a un incontro di pugilato durante il quale è assassinato il Segretario alla Difesa del governo. Decide di aiutare nelle indagini il suo amico d’infanzia Kevin Dunne, responsabile della sicurezza del politico, e s’imbatte in una misteriosa testimone. Un film eccessivo e ridondante come il suo protagonista Nicholas Cage, nel quale De Palma mette in scena il suo repertorio (vertiginosi piani sequenza, a partire dal primo, un autentico pezzo di bravura, e reiterati splitscreen) per costruire un thriller irresistibile.

MISSION TO MARS (USA, 2000, 35mm, 114’)
Anno 2020: la prima missione esplorativa su Marte è in corso quando un’improvvisa tempesta di sabbia investe gli astronauti lasciando un solo superstite. La spedizione di salvataggio dovrà scoprire cosa è successo e troverà risposte talmente sbalorditive da riscrivere la storia dell’umanità. De Palma si confronta, per la prima e unica volta nella carriera, con la fantascienza classica, raccontando con sottile ironia una storia dalle bizzarre venature new age. Girato tra gli Stati Uniti e il deserto della Giordania.
Musiche di Ennio Morricone.

FEMME FATALE (Francia/Svizzera, 2002, 35mm, 114’)
Durante la presentazione di un film al Festival di Cannes, una ladra ruba, seducendo la modella che lo indossa, un abito-gioiello di oro e diamanti. Separatasi dai complici durante la fuga e decisa a mettersi in proprio, la donna cerca di far perdere le proprie tracce per rifarsi una vita. Tra inganni e cambi di personalità, incontra sulla propria strada un fotografo curioso (Antonio Banderas). Un film fatto di specchi – apparenza e superfici – che infrange l’equilibrio tra realtà e finzione. Rilettura del canone della donna fatale – in tv passa La fiamma del peccato – che si apre con una vorticosa sequenza sulle note del Bolero di Ravel.

THE BLACK DAHLIA (Black Dahlia, Germania/USA/Francia, 2006, 35mm, 121’)
Los Angeles, 1947. Quando facevano i pugili li avevano soprannominati "Fuoco" e "Ghiaccio": due poliziotti della Omicidi (Aaron Eckhart e Josh Hartnett) che indagano sul brutale omicidio di una giovane aspirante attrice. L'inchiesta solleva fantasmi, e mentre uno entra in crisi sentimentale, l’altro finisce nella rete di una dark lady, figlia di un potente. Tratto da un celebre romanzo di James Ellroy, Black Dahlia è una rilettura del noir, omaggio cinefilo al cinema classico e atto d’accusa al mondo hollywoodiano che, dietro a lusso e lustrini, nasconde un’anima abietta. Tra le signore: Scarlett Johansson e Hilary Swank.

REDACTED (USA/Canada, 2007, 35mm, 90’)
Le azioni di una pattuglia di soldati americani in Iraq. Una sera i giovani militari violentano una ragazza del luogo: la seviziano, bruciano il corpo, sterminano tutta la sua famiglia. Diciotto anni dopo Vittime di guerra, De Palma torna a descrivere gli orrori bellici – ancora una volta il branco, la sopraffazione, lo stupro – attraverso un’analisi raggelante e profondamente contemporanea sul linguaggio e i nuovi modelli di rappresentazione. In un universo di immagini esplose si può ancora raccontare la verità? E se sì, come?

PASSION (Francia/Germania, 2012, DCP*, 102’)
Due donne in carriera: un gioco fatto di potere e seduzione costruito su invidia, attrazione, tradimento, gelosia, morte. Nel realizzare il remake di Crime d’amour di Corneau, De Palma affronta l’erotismo dell’originale francese con oltraggiosa impudicizia. Gira un b-movie lesbico utilizzando la grammatica hitchcockiana, immerge le protagoniste (Noomi Rapace e Rachel McAdams) in una sensualità smaccata, cadenzata dalle musiche di Pino Donaggio: una divertente e divertita variazione sul tema del doppio e dell’identità femminile.

NON DIRE GATTO…
Un omaggio di Emanuela Martini, direttrice del Torino Film Festival e “gattara” cinéphile. La sezione dedicata ai gatti, che presenta 6 film che spaziano dal classico Disneyiano Alice nel paese delle meraviglie a Una strega in paradiso di Richard Quine, passando anche per un thriller gotico ispirato ad una storia di Edgar Allan Poe, si collega idealmente alla mostra attualmente in corso al Museo Nazionale del Cinema intitolata "Bestiale! Animal Film Stars" (inaugurata il 14 giugno, prosegue fino all’8 gennaio). I gatti - impassibili, magnetici, sinuosi, dispettosi e imprevedibili - non sono solo i comprimari delle star protagoniste dei film selezionati: spesso rubano letteralmente la scena agli umani e catturano lo spettatore con il loro charme, contribuendo in modo determinante al successo del film in cui recitano.
Cheshire Cat e Cagliostro sono parte del nostro immaginario e proprio quest’ultimo compare assieme a Kim Novak nell’immagine della 35° edizione del TFF.

ALICE IN WONDERLAND di Clyde Geronimi, Wilfred Jackson e Hamilton Luske (Alice nel paese delle meraviglie, USA, 1951, DCP, 75’)
Rilettura del celebre romanzo di Lewis Carroll, l’Alice disneyana è la protagonista di un film lisergico e barocco: l’avventura della bionda ragazzina è punteggiata da incontri inquietanti e simbolismi misteriosi, lontanissima dal canone rassicurante dei film Disney degli anni Cinquanta. Tra i personaggi spicca una versione tondeggiante del Cheshire Cat, lo Stregatto che, con il suo manto rosa e viola e il suo sorriso ipnotico, accompagna Alice nei meandri del suo inconscio.

BELL, BOOK AND CANDLE di Richard Quine (Una strega in paradiso, USA, 1958, DCP, 106’)
Si chiama Cagliostro, è un siamese dagli occhi azzurri e ha poteri magici. Zampetta per il Greenwich Village assieme a una padrona molto sexy che ama girare a piedi nudi e che è una strega: Kim Novak.
Insieme, faranno innamorare un certo James Stewart, mentre Jack Lemmon, stregone a sua volta, suona i bonghi a orari improbabili e spegne i lampioni con la forza del pensiero. Diretta da Richard Quine, una commedia romantica elegante, ironica e sofisticata, proprio come il gatto che ne è indubbio e impassibile protagonista.

BLACK CAT di Lucio Fulci (Italia, 1981, DCP, 92’)
In mezzo alla sua delirante trilogia gore (Paura nella città dei morti viventi, L'aldilà e Quella villa accanto al cimitero), Fulci si ispira vagamente al racconto “Il gatto nero” di Edgar Allan Poe per un mystery medianico ad altezza micio, ambientato in un sonnacchioso paesino inglese tra nebbie e zoom. Con parte del gotha del fanta-thriller italiano (Mimsy Farmer, David Warbeck, Al Cliver, Dagmar Lassander) e uno spiritato Patrick Magee (Arancia meccanica, Marat-Sade).

CHAT ECOUTANT LA MUSIQUE di Chris Marker (Francia, 1990, DCP, 3’)
Primo dei tre “haiku” di Chris Marker della serie Bestiaire (1990). Un gatto soriano sonnecchia su una pianola, reagendo con gli occhi e le orecchie alle note di pianoforte diffuse da una cassa. Una bolla sospesa, dove fotografie, tastiera, spartiti, zampe e vibrazioni si amalgamo a creare il possibile mondo interiore di un animale fra i più misteriosi e affascinanti. Sguardo warholiano, ma anche piacere del frammento aperto, parziale, sospeso.

RHUBARB di Arthur Lubin (Il gatto milionario, USA, 1951, DCP, 94’)
Il gatto Rhubarb è la vera star di questo film. Non solo è il protagonista della storia che lo vede trasformarsi da trovatello in milionario quando il suo ricco padrone decide di lasciargli in eredità la squadra di baseball di cui è proprietario, ma è anche il cardine della strategia commerciale Paramount che punta l’intera operazione su di lui, a cominciare dal titolo. Oltre al mitico Orangey, il micione rosso più famoso di Hollywood, per il personaggio di Rhubarb furono impiegati altri trentacinque gatti.

THE SHADOW OF THE CAT di John Gilling (L’ombra del gatto, UK, 1961, DCP, 79’)
Tabitha, una pacifica soriana, assiste una notte al cruento assassinio della sua padrona e, furibonda, comincia a evitare i colpevoli, che decidono insieme ai loro complici di sbarazzarsi di questo scomodo testimone. Sfida impari di sei umani contro una gatta, trappole, trabocchetti, soggettive feline, in un thriller gotico ambientato nell'Inghilterra vittoriana, diretto da John Gilling (un piccolo maestro del Bhorror, autore del dittico cult La morte arriva strisciando e La lunga notte dell'orrore).

GIURIE

TORINO 35
1. Pablo Larraín (Presidente, Cile)
2. Petros Markaris (Grecia)
3. Gillies MacKinnon (UK)
4. Santiago Mitre (Argentina)
5. Isabella Ragonese (Italia)

INTERNAZIONALE.DOC
1. Güldem Durmaz (Turchia)
2. Carmit Harash (Francia)
3. Veton Nurkollari (Kossovo)

ITALIANA.DOC
1. Ilaria Bonacossa (Italia)
2. Bernd Brehmer (Germania)
3. Susanna Nicchiarelli (Italia)

ITALIANA.CORTI
1. Iosonouncane (Italia)
2. Titta Raccagni (Italia)
3. Virgilio Villoresi (Italia)

FIPRESCI
1. Mehdi Abdollahzadeh (Iran / Svizzera)
2. Marta Balaga (Finlandia)
3. Giovanni Ottone (Italia)

PREMI
GRAN PREMIO TORINO
TORINO 35 Concorso internazionale lungometraggi
Miglior film: € 15.000
Premio Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: € 7.000
Premio per la miglior attrice
Premio per il miglior attore
Premio per la miglior sceneggiatura
Premio del pubblico

Internazionale.doc Miglior film: € 5.000
Internazionale.doc Premio speciale della giuria
Italiana.doc Miglior film (in collaborazione con Equilibra): € 5.000
Italiana.doc Premio speciale della giuria

ITALIANA.CORTI Concorso cortometraggi italiani
Premio Chicca Richelmy per il Miglior film: € 1.500
Premio speciale della giuria

PREMIO FIPRESCI
Miglior film Torino 35

PREMIO CIPPUTI
Miglior film sul mondo dal lavoro
Concorrono al Premio Cipputi, 8 film presentati nelle sezioni TORINO 35, TFFdoc/Internazionale.doc e TFFdoc/Italiana.doc
• TORINO 35: A FÁBRICA DE NADA di Pedro Pinho (Portogallo); DAPHNE di Peter Mackie Burns (UK);
• LORELLO E BRUNELLO di Jacopo Quadri (Italia); KISS AND CRY di Chloé Mahieu e Lila Pinell (Francia)
• TFFdoc/Internazionale.doc: SPELL REEL di Filipa César (Germania/Portogallo/Francia/Guinea- Bissau)
• TFFdoc/Italiana.doc: NELLA GOLENA DEI MORTI FELICI di Marco Morandi (Italia); TALIEN di Elia Mouatamid (Italia); VENTO DI SOAVE di Corrado Punzi (Italia)

PREMI COLLATERALI

PREMIO SCUOLA HOLDEN
Miglior sceneggiatura Torino 35

PREMIO ACHILLE VALDATA
Giuria dei lettori di “Torino Sette”
Miglior film Torino 35

PREMIO AVANTI!
Distribuzione delle opere prime premiate nella rete dei cineforum e cineclub
Migliore tra i film di finzione e documentari in concorso al Torino Film Festival

PREMIO GLI OCCHIALI DI GANDHI
Assegnato dal Centro Studi “Sereno Regis” (Torino) al film che meglio interpreta la visione gandhiana del
mondo. È parte del progetto "Irenea, cinema e arte per la pace”

PREMIO INTERFEDI
Premio per il rispetto delle minoranze e per la laicità, attribuito dalla Giuria Interfedi

COLOPHON
MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA

presidente
Laura Milani

direttore pro tempore
Donata Pesenti Campagnoni

coordinatore generale
Daniele Tinti

comunicazione, promozione, PR
Maria Grazia Girotto

ufficio stampa
Veronica Geraci

amministrazione
Erika Pichler

35° TORINO FILM FESTIVAL

direttore
Emanuela Martini

segretario generale
Bruna Ponti

con la collaborazione di
Alessia Durante (stagista) assistente alla direzione & rapporti con gli autori
Mara Signori

con la collaborazione di
Paola Ramello

coordinamento del programma e ricerca film
Luca Andreotti

con la collaborazione di
Salvo Cutaia

logistica
Flavio Armone

TFFdoc, Italiana.corti
Davide Oberto

con la collaborazione di
Paola Cassano, Mazzino Montinari, Séverine Petit

organizzazione e rapporti con gli autori
Paola Cassano
Marta Satta (stagista)

Onde
Massimo Causo

con la collaborazione di
Roberto Manassero

consulenti per la selezione
Pier Maria Bocchi, Chiara Borroni, Federico Gironi, Barbara Grespi, Federico Pedroni

corrispondenti
Rodrigo Diaz (America Latina), Jim Healy (Nord America)

retrospettiva Brian De Palma
Emanuela Martini

con la collaborazione di
Luca Andreotti

comunicazione e marketing
Maria Grazia Girotto

con la collaborazione di
Bianca Girardi

PR internazionale
Lucius Barre

ufficio stampa
Lucrezia Viti

con la collaborazione di
Livia Delle Fratte, Flavia Corsano, Francesca Galletto, Paolo Morelli, Antonia Crispino, Cristina Re (stagiste)

comunicazione web
Enzo Facente (coordinamento)
Cristina Gallotti, Marco Petrilli (documentazione), Federica Zago (sito), Chiara Borroni, Marta Guerci (social network), Alessio De Marchi (traduzioni), All Around (documentazione video)

servizi fotografici
IED Torino

catalogo generale
Cristina Gallotti, Roberto Manassero, Marco Petrilli (testi), Maicol Casale (progetto grafico e impaginazione), Mara Dompè, Olivia Jung, Gail McDowell (traduzioni)

ufficio ospitalità
Elisa Liani

con la collaborazione di
Dina Buzio, Dario Cazzola, Paolo Giannini

coordinamento lounge e volontari
Piero Valetto

ufficio accrediti
Alberto Bianca (responsabile), Alessio Oggianu, Iacopo Bertolini. Ekaterina Kiseleva (stagista)

coordinamento autori
Beatrice Agulli, Francesca Barbagallo, Mario Galasso, Jordana Maurer, Elisa Micalef, Lucia Parato, Caterina Renzi

segreteria giurie
Federica Ceppa, Simona Ceppa, Silvia Fessia

amministrazione
Andrea Merlo

regia cerimonia apertura
Roberta Torre

regia cerimonia chiusura
Dario Ceruti

montaggi clip
Cristina Sardo

supervisione cinema digitale
Tito Muserra

allestimento videoproiezioni
Euphon – supervisione Pierluigi Patriarca

logistica cinema e uffici
Michel Como, Massimo Mussano, Antonella Carta, Andrea Pedrotta, Valerio Bertacchini, Ivan Chetta, Fabio D’Errico, Thomas De Forti, Riccardo Zanini, Graziella Deandrea

sottotitoli elettronici
Sub-Ti Limited, Londra

interpreti
Anna Ribotta, Marina Mocetti Spagnuolo, Giliola Viglietti, Eugenia Gaglianone, Du Ling, Asuka Ozumi

biglietteria elettronica
Soft-Solutions, Torino

servizio maschere
REAR Soc. Coop, Grugliasco

autisti
Agenzia per il Lavoro Randstad Spa, Torino

logo, manifesto e grafica
Flarvet, Torino

trasporti
DHL International Spa

auto
Fiat

servizi assicurativi
Reale Mutua Assicurazioni

sigla
Enarmonia – Regia: Chicca Richelmy

musica: Fabio Barovero

ideazione e progetto uffici temporanei e installazioni
Maurizio Buffa

allestimenti: Ideazione Srl, Torino
Interfiere stand & exhibition, Moncalieri
cleaning services
Multiservizi, Torino
agenzie viaggi
Amarganta Viaggi, Torino
Protravel Inc., NYC

il Festival ringrazia per la collaborazione
Centro di Produzione RAI di Torino, Film Commission Torino Piemonte, Archivio Alasca, Chiara Borroni, Marylou Brizio, Massimo Causo, Alberto Crespi, Adriano De Grandis, Bruno Fornara, Leonardo Gandini, Mauro Gervasini, Arturo Invernici, David Koepp, Antonio La Grotta, Enrico Magrelli, Federica Masera, Natale Massara, Roberto Nepoti, Cornelia Ott, Federico Pedroni, Adriano Piccardi, Mariapaola Pierini, Franco Prono, Giulio Sangiorgio, Daniela Vincenzi, Maurizio Zaccaro.

I colleghi del Museo Nazionale del Cinema e dei festival. un ringraziamento particolare ai volontari del 35° Torino Film Festival e soprattutto ad Asia Argento
La Retrospettiva “Brian De Palma” è stata realizzata in collaborazione con: 20th Century Fox, The Film Desk, Helsinki National Audiovisual Institute, MPLC – Motion Picture Licensing Company, Paramount Pictures, Park Circus, SBS Production, Sony Pictures, Tamasa Distribution, UCLA – Film & Television Archive, Universal Studios, Walt Disney Studios, Warner Bros., Wild Bunch.

Il Festival aderisce alla FIAPF e all’AFIC.

10° TorinoFilmLab Meeting Event
Torino, 24–25 novembre 2017

TORINOFILMLAB: 10 ANNI DI SUCCESSI
Da 10 anni il TorinoFilmLab, un’iniziativa del Museo Nazionale del Cinema, sostiene filmmaker emergenti da tutto il mondo attraverso attività di formazione, sviluppo di progetti e finanziamento alla produzione e alla distribuzione.

Creato nel 2008 – grazie al sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Piemonte, della Città di Torino, promosso dal Museo Nazionale del Cinema e dalla Film Commission Torino Piemonte – oggi può considerarsi una vera e propria “eccellenza” torinese nel mondo, con più di 20 partner internazionali e il sostegno del programma Creative Europe – MEDIA dell’Unione Europea.
È un compleanno importante per il TorinoFilmLab, che ha celebrato il primo decennale di attività con 11 film che si sono aggiudicati nel 2017 un Orso d’Argento a Berlino, i premi principali della Quinzaine des Réalisateurs di Cannes e della Settimana Internazionale della Critica di Venezia, oltre a selezioni in festival di spicco come Rotterdam, Sundance, Toronto e molti altri. E ben 6 titoli “targati TFL” sono stati scelti dai rispettivi Paesi come candidati nazionali nella corsa al Premio Oscar per il miglior film in lingua straniera, tra cui A Ciambra di Jonas Carpignano che rappresenterà l’Italia.
Il laboratorio può vantare un totale di 79 film completati, premiati nei maggiori festival e distribuiti a livello internazionale, e la speranza è quella di raggiungere i 100 titoli nel corso del 2018, anno in cui ricorre l’anniversario della prima presentazione pubblica ufficiale del progetto TorinoFilmLab al Festival di Cannes.
Fanno parte della “community” del TFL moltissimi nomi prestigiosi. Dai vincitori di Premi Oscar László Nemes e Paweł Pawlikowski, agli italiani Grassadonia & Piazza (Salvo – Grand Prix della Semaine de la Critique 2013), consacrati a Cannes con il loro esordio sostenuto dal lab; dalla belga Fien Troch premiata per la miglior regia alla Mostra del Cinema di Venezia (sezione Orizzonti) alla regista bulgara Pardo d’Oro a Locarno Ralitza Petrova, fino al senegalese Alain Gomis, premiato con l’Orso d’Argento alla Berlinale.
Il TorinoFilmLab festeggia questo anniversario con la realizzazione di un libro a cura della giornalista de La Stampa Raffaella Silipo, in cui viene raccontata l’avventura di come questo ambizioso progetto di respiro internazionale si è trasformato, dall’ideazione a oggi, in una “fabbrica di storie” riconosciuta a livello planetario.
E i festeggiamenti vanno avanti al Torino Film Festival, dove il TorinoFilmLab è orgoglioso di aver sostenuto ben 2 film selezionati per il concorso Torino 35: Barrage di Laura Schroeder (Berlinale – Forum 2017) e Beast di Michael Pearce (Toronto International Film Festival – Platform 2017). Inoltre 5 pellicole saranno presentate nella sezione Festa Mobile / TorinoFilmLab.

TFL MEETING EVENT: IL PROGRAMMA
Nel corso del 35° Torino Film Festival (24 novembre-2 dicembre) si terrà il 10° TorinoFilmLab Meeting Event (24-25 novembre), che coinvolge oltre 300 professionisti del settore tra cui i rappresentanti di importanti case di produzione quali Haut et Court, Komplizen Film, Fandango, Tempesta e Vivo Film, sales e distributori come Le Pacte, MK2, Teodora Film, i rappresentanti dei festival di Cannes, Venezia, Locarno e molti altri, e di fondi come CNC o Eurimages. Questo forum di co-produzione internazionale comprende la presentazione dei progetti sviluppati all’interno del lab durante l’anno, momenti di networking e la premiazione dei migliori lavori con finanziamenti alla produzione e alla distribuzione.

Le attività che precedono il Meeting Event vero e proprio si aprono il 21 novembre, con la partecipazione del TorinoFilmLab alla giornata “Production Days: Cinema & Serie TV” della Film Commission Torino Piemonte, durante la quale 2 tutor del TorinoFilmLab terranno Masterclass legate allo sviluppo di lungometraggi e opere seriali, oltre a offrire consulenze individuali a progetti selezionati provenienti dalla regione.
Inoltre il 23 novembre e nei giorni successivi, 2 produttori piemontesi (selezionati in collaborazione con FCTP) beneficeranno delle attività di formazione e networking del nuovo schema del TorinoFilmLab dedicato ai talenti emergenti della produzione da tutto il mondo, TFL Up & Coming.

Il clou del TFL Meeting Event si svolgerà nei giorni 24 e 25 novembre, con due mattinate di pitch dei progetti TorinoFilmLab e due pomeriggi riservati agli appuntamenti individuali tra partecipanti e professionisti interessati a discutere possibili collaborazioni; l’evento sarà completato da una serata dedicata alla presentazione di film work-in-progress, e da una cerimonia di premiazione conclusiva.
Tutto questo all’insegna della cooperazione con importanti realtà del panorama culturale torinese come CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, che ospiterà l’inaugurazione dell’evento, e lo IAAD, che accoglierà gli incontri professionali pomeridiani, oltre naturalmente alla Scuola Holden, da sempre partner del TorinoFilmLab, che sarà teatro delle presentazioni dei progetti e della cerimonia di premiazione.

I PROGETTI PRESENTATI E I PREMI
In particolare il Meeting Event conclude il percorso – lungo un anno – dei programmi del TorinoFilmLab: ScriptLab, dedicato allo sviluppo di sceneggiature di lungometraggi di finzione, sia originali che adattamenti, nelle fasi iniziali della loro stesura, e alla formazione di story editor; FeatureLab, rivolto esclusivamente a opere prime e seconde a uno stadio avanzato, e focalizzato su aspetti più legati a sviluppo e produzione, nonché alla formazione di professionisti dell’audience design in grado di elaborare strategie innovative per la promozione e la distribuzione dei film.

Saranno quindi presentati un totale di 34 progetti e 9 film in post-produzione:
- 22 progetti ScriptLab provenienti da 21 Paesi di cui 8 extra-europei (Brasile, Cina, Colombia, Israele, Libano, Marocco, Sudafrica e USA), che competeranno per il CNC Award e per il Digital Production Challenge II Award;
- 12 progetti FeatureLab provenienti da Algeria, Bosnia-Erzegovina, Colombia, Danimarca, Egitto, Filippine, Indonesia, Italia, Germania, Ungheria e Vietnam che si contenderanno vari TFL Production e Co-Production Award, oltre all’ARTE International Prize e all’EP2C Post Production Award;
- 9 film sostenuti dal TFL nel loro sviluppo o produzione e che sono in fase di completamento, presentati in anteprima esclusiva ad agenti di vendita, distributori e direttori di festival nella 3° edizione del work-in-progress TFL Coming Soon.

I TFL Production e Co-Production Award saranno assegnati da una giuria internazionale composta, insieme al Presidente del Museo Nazionale del Cinema di Torino Laura Milani, da: Karim Aïnouz (Brasile), pluripremiato regista e artista visivo; la documentarista Tala Hadid (Marocco/Iraq); Anna Rose Holmer (USA), acclamata nuova autrice del cinema indipendente americano; il rinomato produttore Georges Schoucair (Libano).

CERIMONIA DI PREMIAZIONE
La Cerimonia di Chiusura, durante la quale saranno assegnati i Production Award, i Co-Production Award, e tutti gli altri premi collaterali, si svolgerà presso la Scuola Holden il 25 novembre alle ore 20.00.



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Data ultimo aggiornamento pagina 2017-11-18 15:14:20
Inserito da Simone Camilletti
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