Giulio Cesare

L'uomo, le imprese, il mito

Da Giovedì 23 Ottobre 2008 a Domenica 05 Aprile 2009 -
Chiostro del Bramante - Roma (RM)

GIULIO CESARE L'uomo, le imprese, il mito

Roma , Chiostro del Bramante dal 23 ottobre 2008 - 3 maggio 2009

Il Presidente della Repubblica inaugura la grande mostra su Giulio Cesare

Sarà il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ad inaugurare mercoledì 22 ottobre a Roma la mostra evento "Giulio Cesare, l'uomo, le imprese, il mito". Il Presidente arriverà al Chiostro del Bramante alle ore 18 e visiterà la mostra accompagnato dalle altre Autorità invitate, dal Presidente della società DART - Chiostro del Bramante Patrizia de Marco, e dalla Signora Montse Manzella, dai curatori della mostra, Professor Giovanni Gentili, Professor Giovanni Villa e Professore Paolo Liverani.

La mostra, che sarà presentata alla stampa la mattina del 22 ottobre alle 10.30, rimarrà aperta sino al 3 maggio 2009 ed è la prima mai organizzata, in Italia e nel mondo, sulla figura del protagonista assoluto dell'antica Roma Giulio Cesare (ca. 100 - 44 a.C.), il primo "dittatore", artefice indiscusso della grandezza del futuro impero romano di cui sarà principe, non a caso, il figlio adottivo Ottaviano, primo "Cesare Augusto".

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GIULIO CESARE L'uomo, le imprese, il mito Roma , Chiostro del Bramante 23 ottobre 2008 - 3 maggio 2009

Per la curiosità di molti, alla mostra "Giulio Cesare. L'uomo, le imprese, il mito" in preparazione al Chiostro del Bramate (dove aprirà i battenti il prossimo 23 ottobre) sarà esposto anche un mitico globo. E' quello che, secondo la tradizione, avrebbe conservato le ceneri di Cesare poste sulla punta dell'obelisco egizio che attualmente domina Piazza San Pietro.

Verrà esposto come simbolo del mito di Cesare e delle infinite storie e leggende che nei secoli si sono sedimentate sul grande personaggio. L'antico manufatto è conservato oggi nei Musei Capitolini, sfregiato, tra l'altro, dai segni delle archibugiate infertegli dai Lanzichenecchi durante il Sacco di Roma del 1527.

"Col tempo, afferma Giovanni Gentili che con Paolo Liverani, Enzo Sallustro e Giovanni Villa cura l'imponente mostra in via di approntamento al Chiostro del Bramante, capita anche che dallo stesso mito siano stati permeati luoghi e monumenti che nulla hanno avuto a che fare, direttamente o indirettamente, con la persona e le varie vicende di Cesare; ed è questo un ulteriore segno della sua fama imperitura.

Esemplare in questo senso è la leggenda cesariana legata al celebre obelisco egizio che si erge maestoso ancora oggi in piazza San Pietro, proveniente dal vicino circo di Nerone-Caligola in Vaticano.

Trasportato dall'Egitto per volontà dell'imperatore Caligola nel 37 d.C. come principale elemento decorativo della spina per il circo, l'obelisco era stato realizzato per Nencoreo, faraone della XII dinastia (1991-1786 a.C.) e collocato ad Heliopolis, città dalla quale Giulio Cesare lo fece trasferire ad Alessandria, capitale ellenistica dell'Egitto dei Tolomei, per adornare la città di Cleopatra.

Con tale simbolo eretto a Roma, Caligola si univa idealmente all'iniziatore dell'impero; tuttavia egli non riuscì a vedere completato il circo, che fu portato a termine da Nerone e che fu anche teatro del martirio di S. Pietro nel 64.

Il primo papa della chiesa cristiana fu sepolto lì a fianco, nel luogo dove già sorgeva una necropoli, poi occultata dai lavori per la realizzazione della prima basilica di S. Pietro, al tempo dell'imperatore Costantino. L'obelisco però rimase fuori dal perimetro dell'edificio e fu lasciato al suo posto - nei pressi dell'attuale Aula Nervi -, col suo globo bronzeo dorato e l'iscrizione, poi perduta, che rimandava a Cesare.

Nel corso del Medioevo il monumento, impostosi per l'attiguità alla mèta di migliaia di pellegrini, venne chiamato l'aguglia e la probabile suggestione data allo stesso dalla vicinanza della sepoltura di S. Pietro, portò a vedervi un monumento funerario, ovviamente di un "Grande": il grande globo posto sulla sommità dell'obelisco altro non sarebbe stato che l'urna cineraria di Gaio Giulio Cesare, di cui si sapeva, attraverso le fonti letterarie, della cremazione, avvenuta tra i tumulti poco dopo l'assassinio.

La leggenda divenne parte integrante delle notizie raccontate ai visitatori della basilica ed il monumento additato come tomba di Cesare nei Mirabilia Urbis Romae, tanto da essere ancora vivo nella memoria culturale della stessa popolazione romana fino alla fine del XVI secolo, quando papa Sisto V Peretti, fiero avversario di ogni superstizione e diffidente della considerazione quasi religiosa per il globo, decise di porre fine alla medesima.

Si decise allora, nel progetto di ampliamento e nuovo allestimento di piazza S. Pietro, lo spostamento dell'obelisco al suo centro, dove veniva a rappresentare, nel solco del significato simbolico dell'oggetto, l'autorità cristiana. L'impresa titanica delle complesse operazioni di trasferimento e nuovo innalzamento dell'obelisco al centro della piazza è descritta dal suo organizzatore, l'architetto Domenico Fontana, nel libro Della Trasportatione dell'Obelisco Vaticano et delle Fabriche di Nostro Signore Papa Sisto V, edito nel 1590.

Parte integrante dei lavori, realizzati nel 1586, è stata la rimozione dell'antico globo dorato e quindi della fine della leggenda popolare: la sfera fu aperta e trovata vuota e al suo posto sull'obelisco fu issata una croce bronzea contenente una reliquia della "vera Croce".

GIULIO CESARE. L'uomo, le imprese, il mito Roma, Chiostro del Bramante - Via della Pace 23 ottobre 2008 - 3 maggio 2009

Biglietto: Intero: E. 10,00; E. ridotto: 7,00 ( martedì ridotto per tutti i visitatori)

Orario: tutti i giorni: 10.00-20.00

Sab-dom: 10.00-21.00

Lunedì chiuso (La biglietteria chiude un'ora prima)

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GIULIO CESARE L'uomo, le imprese, il mito   Roma (RM), dal 23 ottobre 2008 al 5 aprile 2009

Finalmente i grandi protagonisti della storia romana a Roma!

Il Chiostro del Bramante inaugura una stagione nella sua ormai ben nota programmazione espositiva dedicandola, appunto, a questo tema. E ad aprirla non poteva che essere Giulio Cesare (ca. 100 - 44 a.C.), il primo "dittatore", artefice indiscusso della grandezza del futuro impero romano di cui sarà principe, non a caso, il figlio adottivo Ottaviano, primo "Cesare Augusto".

Di Cesare le cronache abbondano di notizie, fin dai tempi che lo videro affacciarsi sul palcoscenico politico dell'Urbe e poi intrepido comandante dell'esercito romano, con cui riportò clamorose vittorie ed annessioni di nuovi territori che ingigantirono il potere di Roma in area mediterranea.

Personaggio chiave del travagliato passaggio tra la repubblica romana e l'impero, Cesare non fu mai imperatore, ma pose le basi per la solida attuazione dell'Impero. Figura d'eccezione - letterato, storico, generale e politico di straordinaria lungimiranza - iniziò già da vivo a costruire il mito di se stesso. Si presentò infatti come discendente di Venere, legato quindi al mito originario della stessa città di Roma risalente, secondo l'antica tradizione, allo stesso Enea, figlio di Venere, che si vuole sbarcato sulle rive tirreniche laziali al termine del suo lungo peregrinare, esule da Troia, come narra l'Eneide virgiliana.

Questa trama leggendaria, magistralmente costruita da Cesare, sarebbe stata ripresa e sviluppata dai suo successori al comando dell'Impero, ed instancabilmente elaborata fino ai tempi nostri. Probabilmente, senza la fine tragica del suo assassinio, che lo colse nel momento del massimo fulgore evitandogli vecchiaia e decadenza, il mito di Cesare non si sarebbe affermato con altrettanta forza.

La mostra intende partire dal personaggio Cesare e dal suo più stretto contorno politico e culturale, toccando i momenti forti della sua ascesa al potere: gli alleati-avversari - come Crasso, Pompeo, Cicerone - , le campagne militari che gli diedero gloria e ricchezza, l'avventura egiziana e l'incontro con Cleopatra, regina d'Egitto, l'ambiente culturale e artistico romano di quegli anni; fino alla morte, avvenuta alle idi di marzo del 44 a.C., alla successione al potere nelle mani del giovane figlio adottivo Ottaviano e l'apoteosi.

La memoria e il "culto" di tale eccezionale figura non si persero mai, neppure nei secoli di decadenza dell'Impero e negli anni oscuri successivi alle invasioni barbariche in Italia.

Fu però in età medievale, e particolarmente con l'avverarsi del Sacro Romano Impero (inizi IX secolo), che il mito del fondatore dell'impero riprese, tanto da additarsi nella sfera sovrastante l'obelisco vaticano l'urna cineraria del grande condottiero. Si trattò per lo più di una ripresa del mito in senso ideologico-politico, tesa a riaffermare i valori unificanti del nuovo impero carolingio. All'arte spettò il compito di illustrare tale recupero.

Specialmente a partire dal Duecento e poi dal Trecento, il recupero dell'antico si afferma anche attraverso le immagini dei grandi protagonisti della storia romana, e Cesare è ovviamente tra questi. In pieno Rinascimento i celebrati cicli ad affresco del MantegnaWilliam Shakespeare.

o di Andrea del Sarto, dedicati al dittatore romano, sono conforto e paragone per il nuovo principe e il suo imperium. Letteratura e musica celebrano i fasti di Roma come quelli di Cesare, e basterà citare a mo' di esempio il Jilius Caesar di

Il mito di Cesare e il "Cesarismo" traversano i secoli e paiono riacutizzarsi tra fine Settecento e Ottocento: l'interesse per l'antico e per i suoi protagonisti riesplode con forza nel secolo dell'Illuminismo e tra i suoi protagonisti, e basterà citare l'eredità sfociata poi nella figura e nel ruolo di Napoleone I. Mentre in Italia, nel primo Novecento, il mito romano troverà nell'ideologia fascista il luogo privilegiato per un nuovo "ritorno".

Sempre nel Novecento è anche e forse soprattutto il cinema, settima arte, ad aver tenuto vivo il mito di Cesare fino a noi; tanto che dall'epoca del muto ad oggi, sono oltre cento le pellicole che lo vedono diretto o indiretto protagonista. La produzione cinematografica inerente Cesare può suddividersi sinteticamente in tre periodi: gli anni Dieci del Novecento, col suo cinema d'impianto teatrale; quella degli anni Cinquanta e Sessanta, che popolarizza le gesta di Cesare e degli antichi romani; infine gli anni delle grandi produzione hollywoodiane a Cinecittà, la via più breve per esportare oltre oceano il mito di cesare e di Roma antica.

Tra gli attori che hanno dato il loro volto a quello di Cesare, due hanno segnato nell'immaginario cinematografico i suoi tratti e il suo carattere: Marlon Brando nel "Giulio Cesare" di Joseph L. Mankiewicz, del 1953, e Rex Harrison, Cesare in "Cleopatra", dello stesso regista, girato nel 1963.

La mostra riunisce per la prima volta documenti archeologici di grande importanza e bellezza, provenienti dai maggiori musei italiani e stranieri, insieme plastici appositamente realizzati, a ricostruire la Roma di Cesare. All'arte figurativa è affidata la documentazione del mito di Cesare e del cesarismo dall'età medievale al Rinascimento, da qui al Neoclassicismo e oltre; fino ai primissimi decenni del Novecento, quando il cinema, attraverso filmati d'epoca, costumi di scena e scenografie, racconta il mito più recente di Cesare.

GIULIO CESARE. L'uomo, le imprese, il mito. Roma , Chiostro del Bramante, 24 ottobre 2008 - 05 aprile 2009. Biglietti: Intero E 10,00 Ridotto martedì per tutti E 7,00 Gruppi (min. 15 max 25 nella settimana) E 7,00 (min. 15 max 20 nel fine settimana) E 9,00 Scuole E 4,50

Per i gruppi la prenotazione è obbligatoria e deve essere effettuata mediante bonifico bancario entro 8 giorni dalla data della prenotazione.

Tariffe Gruppi: prenotazione E 20,00; visita guidata E 80,00 E' escluso il costo del biglietto Orario: tutti i giorni: 10.00-20.00 Sab-dom: 10.00-21.00 Lunedì chiuso La biglietteria chiude un'ora prima Mostra a cura di Giovanni Gentili, Paolo Liverani, Enzo Sallustro, Giovanni Villa. Catalogo Silvana Editoriale.

Per informazioni:   tel. 06.68809035   info@chiostrodelbramante.it   www.chiostrodelbramante.it