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Luglio 2022
eventiesagre.it
Luglio 2022
Numero Evento: 21019584
Eventi Mostre
Claudio Benghi
Paraventi e muri
Date:
Dal: 16/01/2010
Al: 28/01/2010
Dove:
Logo Comune
Via Cappello, 17
Lombardia - Italia
Contatti
Telefono: Tel e Fax: 0376 32.42.60
Fonte
Arianna Sartori
Evento Passato! Per aggiornamenti: segnalazione@eventiesagre.it
Scheda Evento
fiaccadori-300x250
dado d'oro

ARIANNA SARTORI
ARTE & OBJECT DESIGN
Via Cappello, 17 - 46100 MANTOVA
Tel e Fax: 0376 32.42.60 -
info@sartoriarianna.191.it

CLAUDIO BENGHI
Paraventi e muri

Claudio Benghi - Mantova

dal 16 al 28 gennaio 2010

Nome della Galleria: Galleria "Arianna Sartori"
Indirizzo: Mantova - via Cappello, 17 - tel. 0376.324260
Titolo della mostra: Claudio Benghi. Paraventi e muri
Date: dal 16 al 28 gennaio 2010
Inaugurazione: Sabato 16 gennaio, ore 17.00. Sarà presente l'artista
Orario di apertura: 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi

A Mantova, alla Galleria "Arinna Sartori - Arte" nella Sala di Via Cappello 17, Sabato 16 gennaio alle ore 17 sarà inaugurata la personale dell'artista Claudio Benghi intitolata "Paraventi e muri".
La mostra che si inaugurerà alla presenza dell'artista, resterà aperta al pubblico fino al prossimo 28 gennaio 2010.


Benghi, ovvero il profumo dell'infanzia perduta

Chi frequenta il mondo magico delle fiabe sa benissimo che l'eroe per raggiungere il suo scopo deve superare tre prove e solo dopo averle superate ottiene ciò che desidera. Gli studiosi di folclore, come il russo Vladimir J. Propp, autore di Morfologia della fiaba e Le radici storiche dei racconti di fate, e gli psicanalisti che hanno analizzato i significati delle fiabe, come Bruno Bettelheim, che ha vagliato con gli strumenti della psicoanalisi numerose fiabe nel suo Il mondo incantato, e Marie-Luise von Franz, che ha dedicato numerosi volumi sull'argomento, definiscono questo topos ricorrente nelle fiabe "triplicazione". Se lo sfortunato Bettelheim, al proposito della triplicazione, tra i tanti racconti si sofferma su Il pescatore e il Genio e su I tre porcellini, la junghiana von Franz nel suo Le fiabe interpretate analizza in ben tre capitoli la fiaba Le tre piume, giungendo nel secondo di essi a segnalare l'esistenza di una quarta prova: "Neppure la terza prova convince il re e i suoi due figli maggiori. E' questo un motivo classico, quello delle tre prove, seguite da una finale. Si afferma spesso che il numero tre ha un grande ruolo nelle fiabe, ma io dico che un conto preciso ci pone generalmente dinanzi al quattro. Qui, per esempio, ci sono tre prove, è vero: il tappeto, l'anello e la damina. C'è però quella finale, il salto attraverso il cerchio. Nelle fiabe questo ritmo è tipico. Ci sono tre ritmi simili, e poi un'azione finale" [1].

Ho creduto opportuno fare riferimento a questa precisazione della von Franz non solo per la inconfondibile impronta fiabesca della pittura di Claudio Benghi, ma anche e soprattutto per la particolarità di questa occasione espositiva che si snoda in quattro Comuni, tutti in successione sulla via Galliera che da Bologna porta a Ferrara, appunto come se l'artista nell'ideare questa sua antologica avesse inconsciamente obbedito alla regola della triplicazione con l'aggiunta della prova finale, relativa ai lavori degli ultimi tre anni, in una sorta di "cammina, cammina" esistenziale/artistico per giungere, partendo dal personale tempo mitico del "C'era una volta", a quello attuale che lo gratifica del presente definitivo riconoscimento (e stavo per scrivere "incoronazione") [2].

Definitivo? Forse. Perché in arte non c'è nulla di definitivo. Ogni artista sa bene che ogni riconoscimento è una tappa, sì, ma che va coltivata costantemente per mantenere col lavoro successivo quanto in essa ottenuto e conquistato. Conoscendo la serietà di Benghi, non ho dubbi sul suo futuro di "narratore" visivo di fiabe, vuoi per la sua perizia di pittore, quella perizia di cui è carente non poca pittura dei giorni nostri, vuoi per la ricchezza dei significati simbolici da lui tramati col pennello Nel giardino della Regina, in cui egli ci conduce.

Il "giardino della Regina" di Benghi, a ben vedere, è il corrispettivo psichico dell'en plein air degli Impressionisti, un en plein air fantastico e fantasticato, ovviamente. Non siamo nel mondo fatato delle fiabe?

In definitiva Benghi con le sue storie dipinte parla al bambino che abita ancora dentro di noi. Vuol farci tornare per un po' bambini, ossia vuol ricordarci, come afferma uno psicologo, che "il bambino è il padre dell'uomo" e che quindi è bene tornare a frequentare di tanto in tanto quel nostro padre, il quale può prendere per mano ciascun adulto e portarlo a scoprire nuovi mondi.

E l'arte è sempre un nuovo mondo da scoprire. Dico l'arte autentica, non quella fittizia che oggi, ahimè, prolifera nelle gallerie, nelle Fiere, nelle Biennali e nelle altre innumerevoli manifestazioni d'arte.

Il mondo di Benghi è nuovo come ogni personale universo genuinamente e senza furbizie creativo. Il giardino della Regina è, quindi, un mondo nuovo perché è il mondo di Benghi, ossia il suo mondo, in cui un cappellino si solleva sul capo di un uomo inginocchiato accanto ad una curva di conformazione femminile ritmata da bocche rosse, com'è nel dipinto che riecheggia una famosa poesia di Catullo (Mille baci e poi cento, 2006), in cui lo stesso cappellino si fa altrove barchetta di carta che emette fumo (L'elenco telefonico di Oruec, 2006; Una barchetta da riparare, 2007), in cui una verdognola testa di uomo calvo s'affaccia dall'alto della scena come se stesse planando accanto a La casa degli dei (2007) ed altrove un suo consanguineo trafitto da un dardo gaiamente si libra in cielo come nel mondo di Chagall (Sempre in volo, 2006).

Del resto il volo è un leit-motiv del fiabesco teatrino del nostro pittore di Castel Maggiore. A volare in cielo ora è il mitologico cavallo alato, ma senza Bellerofonte, né Astolfo in groppa (Una telefonata a Pegaso, 2005), ora è uno strano delfino (La Regina e il giardiniere, 2006), o addirittura tre delfini col muso puntato sul braccio del marionettistico personaggio che con una sola gamba sta ritto sulla groppa di un cavallo (Equilibrista, 2006), ora sono strane amebe spaziali a chiocciola, a chioma simil-spugna ed a caudata corona di cellule (Delle forme apparse improvvisamente, 2006), per non dire della candida colomba di Un viaggio dentro del 2005, dell'omologa coppia, ma con le ali marcate da tondini-bersaglio, a mo' di aerei da guerra inglesi, del coevo Per una rosa, di quella con le ali inchiodate che scende in picchiata sul cuore tenuto in mano da un desolato uomo stravaccato su una sedia, palesemente in preda ad una delusione amorosa, (Il cuore inutile, 2006), del grosso insetto quadrialato (La Regina dei territori di sopra, 2006), dello stormo che volteggia sopra lo steccato che recinge il noto giardino (Nel giardino della Regina, 2006) e così via sfarfalleggiando sia attorno alla Regina (La chiave del suo regno, Tutto il suo nettare, 2006) sia femminilmente (Una farfalla fanciulla, 2006) ed addirittura in un interno (Due farfalle nella stanza, 2007).

Certo il volo è una conseguenza dell'ottica fiabesca, che attinge alla infantile fonte dell'animismo, dove appunto anche gli oggetti sono viventi. E ciononostante, nel mondo di Benghi, così colmo di esseri volanti, gli angeli per staccarsi da terra devono ricorrere all'altalena (Un angelo sull'altalena, 2007). Ma, si sa, quello delle fiabe è un mondo alla rovescia, un mondo di apparenti contraddizioni, perché dietro ad ogni contraddizione si nasconde una condensazione di simboli, che, come nei sogni, stravolge il senso comune e logico della realtà, la quale poi non è affatto immune da stravolgimenti, come la nostra demenziale epoca ci conferma ogni giorno.

E' per questo che un tradizionale topos dell'arte, come la Madonna col bambino può essere riveduto ed aggiornato secondo l'ottica benghiana con il Mago Merlino al posto di Gesù bambino ed al posto della Madre, la Regina seduta in poltrona a gambe squinternate (Mago Merlino tra le braccia della Regina di Oruec, 2006). Non c'è nessun intento dissacratorio nel pittore. Siamo nel regno fatato delle fiabe, e chi se non un mago poteva essere tenuto in grembo dalla Regina madre?

Benghi si abbandona all'estro del suo Es, un estro tutto sommato ottimista, come appunto quelle delle fiabe, a differenza dei miti, per lo più pessimisti, un estro che lo guida a seguire con lo sguardo della sua immaginazione le azioni, ovvero le situ/azioni dei protagonisti del suo "navegar" fiabesco con lo stupore incantato del fanciullo che vive in lui.

Il suo è un "viaggio emotivo" ed insieme un sognar ad occhi aperti, appunto gli occhi del "c'era un volta" infantile del suo io, venato di malinconia, com'è logico sia per tutto ciò che non c'è più.

La pittura attuale di Benghi è un messaggio del cuore, del cuore ovviamente della fantasia, che affonda sempre le radici nel terreno dell'infanzia, in cui tutto è nuovo e meraviglioso. O almeno così appare.

Ma a dipingere non è il fanciullino che alberga in lui, bensì il Benghi adulto che, nel suo lungo "cammina cammina" pittorico, s'è arricchito passo dopo passo sia pittoricamente che intellettualmente, come il "quaternio", per usare un termine di Jung, di mostre sta a dimostrare. Ed ora è giunto al traguardo della quarta prova. In altre parole alla maturazione del suo bagaglio espressivo, tecnico e creativo, nonché simbolico, in cui ha finalmente potuto officiare il suo Mysterium coniunctionis con l'archetipo Femminile della sua psiche, che egli ha individuato (chissà se per riemersioni di memorie alchemiche) nella Regina, rappresentazione dell'anima.

Secondo Jung l'anima è il lato femminile di ogni psiche, a cui appartiene il principio della creatività, ovvero l'Eros, che è, sì, l'opposto dell'animus, archetipo del Maschile, identificabile nel Logos, ma a cui ogni uomo interiormente aspira per un'unione perfetta, che compie con lo Hieros Gamos e realizza soprattutto appunto nella "camera nuptialis" dell'arte [3].

Il "cammina, cammina" pittorico di Benghi è stato, in definitiva, un ritorno alle origini, un viaggio a ritroso nel suo io, come egli stesso dichiara nel 2005 con Un viaggio dentro, dipinto davvero esplicativo del suo voyage agli inferi del suo io. E ciò non poteva non portare Claudio alla fiaba ed ai suoi pregnanti sostrati simbolici. La Regina ne è uno. Ma ce ne sono molti altri.

Vi siete chiesti come mai la Luna è presente in diversi dipinti, quali La Regina dei territori di sopra, Mago Merlino tra le braccia della Regina di Oruec, La chiave del suo regno, scendendo fino a farsi double della conformazione dalle tante bocche in Mille baci e poi cento ed addirittura a farsi testa in Una rosa rossa per la luna ed in Una scarpetta rossa per la luna? Sono tutte opere del 2006. E questo starebbe a documentare che il citato Mysterium coniunctionis, o, se si preferisce, lo Hieros Gamos con l'anima-Regina s'è compiuto proprio in quell'anno, dato che la Luna è simbolo del Femminile, ma è anche la sposa del Sole, simbolo del Maschile, e molti popoli davano grande importanza alle lunazioni per quanto riguarda le nozze [4].

E' un caso che nel 2007 il pittore, ormai "coniugato" con la Regina, si autoritragga come Truccatore di stelle che stanno in cielo assieme alla Luna? E che la Regina, ormai accasata, se ne stia alla finestra tristemente meditabonda, né più né meno di tante donne di Arturo Martini? Certo non si tratta della martiniana Donna del marinaio, ancorché la barchetta a sinistra di La porta del giardino segreto potrebbe farlo pensare.

In realtà la casa con la porta che dà sul giardino è un muro di cinta con interni abitabili, a giudicare dalla finestrella col vassoio colmo di uova e, appunto, la Regina. Un muro di cinta di una sorta di giardino zoologico, in cui gli animali sono liberi, come il Dumbo ambulante sul muro e l'uccello dal capo piumato che guarda la Regina alla finestra, l'unica ad essere prigioniera. L'ultimo atto della storia raccontata da Benghi si chiude proprio con La porta del giardino segreto.

Ma la fine della storia è un incipit.

Pertanto non ci resta che attendere le prossime opere di Claudio Benghi, pittore delle stelle e consanguineo del Petit Prince di Saint Exupéry, per sapere quali sviluppi "nasceranno" dallo Hieros Gamos di questo artista con la sua anima. Perché per il creativo nulla è mai definitivo ed ogni conquista è un "transito" per altri traguardi. E così è anche per il traguardo raggiunto in questo "quaternio" espositivo in cui Benghi ci restituisce il suo "cammina, cammina", che continua. Anzi già sta continuando, almeno nella mens creativa di questo "dipintore" di fiabe, che ci fa tornare fanciulli, conducendoci nel giardino della Regina, che è il giardino dell'infanzia perduta di noi adulti, che ancora ne percepiamo il profumo mai sopito nella nostra memoria. E per questo ci affascina.

Giorgio Di Genova

CLAUDIO BENGHI
PARAVENTI E MURI

Benghi è il pittore delle fiabe del ...c'era una volta... e, come tale, il linguaggio da lui usato è all'apparenza semplice e rilassante; in realtà il suo discorso e le sue narrazioni si rivolgono ad un pubblico adulto e i significati non sempre sono così palesi. Naturalmente la qualità pittorica dei quadri è notevole, caratterizzati da una ricca tavolozza, i colori sono accortamente impastati, la pennellata non rivela mai alcuna incertezza. Tutto per dipingere quadri bellissimi caratterizzati da sicuri effetti cromatici e tonali, ricchi di fascino anche per le storie che sanno raccontare.

Nella mostra attuale, presso la Arianna Sartori Arte, intitolata "Paraventi e muri", aperta dal 16 al 28 gennaio 2010, l'artista ci narra di oggettivi impedimenti, di metafore di ostacoli, di difese, di segreti ed in contrapposizione, di conquiste, di superamenti, e di cambiamenti, di libertà da conquistare o già raggiunte, insomma di tutti gli stati d'animo che anche l'uomo contemporaneo deve affrontare in quella che è la percorrenza della sua vita. Così ...

C'era un volta La casetta nel bosco, era una bella casetta all'apparenza accogliente, con poche e piccole finestre, che però non aveva porte; davanti alla casa, circondata da tanti alberi frondosi mossi dal vento, si muovevano due ragazze stupende che però, stranamente, avendo perso la testa, lasciano la casa per andare a cercarla in città, che era lì affianco; la città non aveva alcuna strada, e tante automobili che si trovavano ovunque, salivano anche sui muri dei suoi alti palazzi come fossero formiche fameliche, e Lui, il nostro viaggiatore, volgendosi verso chi guarda ammiccava sorridente.

C'era una volta un cortile chiuso, circondato da un alto muro che aveva un'unica finestrella; nessuno sapeva cosa ci fosse dietro il muro, e, poiché non si sentiva nulla, con il tempo tutti si abituarono al silenzio che dall'altra parte proveniva; così nessuno fece più caso nemmeno alla piccola finestra. Un bel giorno, però, da quel piccolo pertugio sbucò L'albero dalle mele rosse, una bellissima pianta che stanca della solitudine si era affacciata per vedere cosa ci fosse fuori dal suo giardino.

... Una bellissima farfalla volava libera nel cielo, finché incontrò un alto muro. Curiosa, volò dall'altra parte, vi trovò un giardino, vuoto e inanimato, con un'unica scala appoggiata alla parete da molto tempo, chi c'era lì prima di lei? ma, se ci fosse stato qualcuno, perché aveva abbandonato quel posto misterioso? perché non era più ritornato? Così riflettendo, pensando alla solitudine, si spaventò, e decise di tornare In volo al di qua del muro.

... Una ragazza invece di andare a dormire presto, una notte decise di andare..., dove? non si sa, forse a ballare, forse..., non era molto ordinata però, perché i cassetti del comò della sua stanza, erano ancora aperti e tutta le sue cose ne venivano fuori, forse aveva fretta; si era, però, di certo vestita bene, per un incontro importante. Al canto del galletto, quando la luna stava finalmente andando a dormire, anche lei decise Il ritorno a casa di notte, ma era in punta di piedi, nascostamente, per non farsi sentire, ...da chi?

...La bellissima Afrodite, ... lei, tra tutte era la più bella!, la Venere dei romani, moglie di Vulcano!, amante di Marte e di Adone!, con Anchise generò Enea!!, lei era bella. Forse anche lei da anzianotta comincia a sentire il peso dell'età... Oggi è sola nel suo singolo letto, e cosa le è rimasta di tanta fama?, forse il ricordo, di certo un solo piccolo piccioncino e un paio di scarpette rosse.

... Una bambina non possedeva nulla, aveva solo pochi, sottili Fili rossi; lei era piena di desideri e ambizioni, voleva che tutto diventasse suo, voleva avere, voleva...; così un giorno con un filo legò tutti i fiori del suo giardino, con un altro catturò anche un uccellino che volava di lì per caso; forse domani, se troverà un altro filo legherà... anche il sole!.

... nel bosco scheletrito blu, dove non si muoveva nemmeno una foglia, abitavano una tartaruga e un uccellino che con il tempo non avevano più nulla da dirsi; l'uccellino aveva persino perso la voglia di cantare. Insieme si fecero animo, decisero di cambiare vita e, dopo tante peripezie riuscirono ad uscire attraversando La porta del bosco blu. La fatica li sorprese felici, fuori tutto era bello, insieme avrebbero potuto godere anche della bellezza dei fiori sbocciati.

...Nel giardino della regina un principe, che amava i fiori e la natura, portava a spasso la sua anatra-rotante, bella, grassa, elegante, riccamente addobbata anche da dei fiori; la portava legata ad un sottile filo, tutti gli uccellini la guardavano e l'anatra andava avanti veloce, felice e tronfia della sua pinguedine. Lui, preso da mille pensieri vuoti le trotterellava dietro, ebete; forse era lei che portava a spasso il suo principe.

Queste semplici riflessioni sono facili giochi della mia mente, non sono la vera chiave di lettura del lavoro dell'artista, ma chi può entrare intimamente nell'animo umano? forse nemmeno Benghi ricorda esattamente il perché ha dipinto questo o quel particolare, forse i soggetti e tutti i particolari erano semplicemente dentro il pennello pronti ad uscire alla prima occasione (ne potrebbe nascere una nuova storia); forse i soggetti raccontati sono solo un espediente per instaurare un rapporto, per catturare l'attenzione di chi guarda, ...forse

Maria Gabriella Savoia, Mantova, 8 gennaio 2010

[1] Cfr. M.-L. von Franz, Le fiabe interpretate, Bollati Boringhieri, Torino 1980, p. 80.
[2] In una e-mail del 29 aprile u.s. Benghi, tra l'altro, mi scriveva a proposito del significato di questa personale quadruplice: "L'idea mi era inizialmente venuta appunto per sottolineare un percorso esistenziale, una strada sulla quale ho sempre vissuto, una crescita che partendo da Castel Maggiore, dove sono nato e vivo, va verso la vita. Praticamente esporrò circa 180 dipinti che partono dalle piccole tempere fatte nella gioventù del 1972, dalle chine del 1976/78, acquarelli degli anni '80, poi tempere su carta e tecniche miste su tavola dal 1990 al '97, poi oli e ancora tecniche miste fino ai giorni nostri, sempre soprattutto su tavola, ma anche su tela e su carta".
[3] Come ricorda Jung: "L'anima è fin dalle origini più remote la sposa naturale, la madre-sorella-figlia-sposa dell'uomo; è la compagna che la tendenza endogama spera invano di raggiungere nella figura della madre e della sorella" (cfr. C.G. Jung, La psicologia del transfert, Il Saggiatore/Garzanti, Milano 1961, p. 100). Nell'alchimia, che per Jung è una delle forme di rappresentazione proiettiva delle dinamiche della psiche ("L'Opus alchemico descrive il processo di individuazione in forma proiettata, perché inconscia", cfr. C.G. Jung, Alchimia e psicologia, in Opere, vol. XIII, Studi sull'alchimia, Boringhieri, Torino 1988, p. 375), le coppie Rex-Regina e frater-soror rappresentano gli opposti anima ed animus.
[4] Sempre Jung ricorda: "Ad Atene il giorno della luna nuova era considerato come il momento più propizio per le nozze; ed è pure costume arabo sposarsi proprio il giorno della luna nuova; il sole e la luna sono sposi che si uniscono il ventottesimo giorno del mese", ed ancora: "Lo studio di Rahner sul Mysterium Lunae mostra esaurientemente l'ampio uso che i Padri della Chiesa fecero dell'immagine della rugiada lunare per illustrare gli effetti della Grazia operata dai sacramenti ecclesiali" (cfr. C.G. Jung, Opere, vol. XIV, Mysterium coniunctionis. Ricerche sulla separazione e composizione degli opposti nell'alchimia, Boringhieri, Torino 1989, pp. 126 e 128).

Claudio Benghi nasce a Castel Maggiore nel 1947, paese della prima periferia di Bologna. A 12 anni realizza le sue prime opere artistiche, creando bassorilievi su polistirolo dipinto. Nel 1967 si diploma e poi prosegue in modo autonomo il suo percorso di approfondimento, lavorando per anni solamente alle tecniche classiche, tanto da segnare la sua vita artistica con le varie fasi affrontate. Terminati gli studi, lavora nelle ferrovie e contemporaneamente espone in mostre personali e collettive, partecipando pure a concorsi, dove riceve innumerevoli riconoscimenti. Nel 1985 è tra i fondatori del gruppo artistico - La Matita - che poi condurrà senza interruzione per più di un decennio. La superficie pittorica dei suoi dipinti diventa una tavola su cui il fondo materico fa da medium per piccole storie, segreti, pensieri raccolti e sogni inventati. Dal 1990 al 1996 collabora con alcune gallerie, tra cui - Arstudio - Palma Arte - e la francese - Sandrelle - che gli permettono di realizzare molte mostre di prestigio in Italia e all'estero: Francia, Svizzera, Belgio, Olanda e Lussemburgo. Nel dicembre del 1994 decide di abbandonare il lavoro dipendente e si dedica completamente alla pittura, diventata ormai troppo importante per non esigere un tempo tutto suo. Nel 1997 la galleria - Biasutti - di Torino gli offre una importante opportunità per farsi conoscere su un palcoscenico di grande qualità, facendolo entrare in contatto artistico con i migliori pittori figurativi, mentre con la galleria - Alhambra - realizza la personale "Percorsi sognati", che porterà poi a Imola. Nel 2000 inizia anche a collaborare con Associazioni Culturali e Centri Sociali del territorio, presso i quali tiene corsi di pittura. Sempre proseguendo nella tematica fantastica in cui ironia e sogno, illusione e realtà si combinano senza sosta, spostando oltre il confine della percezione, incontra la - DellaRovere Arte - che gli organizza "Fantasticarte" nel 2002, "Stanze oniriche" nel 2003 e "La fiaba sul palcoscenico" nel 2005. Ha partecipato alle rassegne "Maestri del 900" a Forte dei Marmi, "Operazione controguerra" a L'Aquila, il "Mito di Eva" a Pescara, al XXVII Premio Internazionale "Emigrazione" Luci e colori d'Italia nel mondo a Pratola Peligna (Pe) e a Casoli Pinta (Museo sotto le stelle), prima biennale di pittura murale (2002). Nel 2006 è stato invitato alla Rassegna di pittura "Premio Marina di Ravenna" e alla Rassegna internazionale "XXXIII Premio Sulmona". Nel 2007 i comuni di Argelato, Castel Maggiore, San Giorgio di Piano, e San Pietro in Casale, gli realizzano la Mostra e il DVD "Nel giardino della Regina" in occasione della giornata mondiale dell'infanzia e dell'adolescenza. Nel 2008 ha curato la V edizione dello stage estivo di pittura invitato dall'Associazione Culturale -Castellum Vetus- di Casoli di Atri, nell'ambito del Progetto Scuole Aperte.
Sua è l'immagine di copertina del libro di poesie "Visitazioni" nella collana "Il portico dell'angelo" della Stamperia dell'Arancio, come sono sue le immagini di copertina della collana "Vita emotiva e formazione" della Franco Angeli Edizioni.


Mostre personali

1989 - Portomaggiore (Fe) - Galleria "Arstudio"

1991 - Nizza (Francia) - Art Jonction
Bazzano (Bo) - Rocca dei Bentivoglio

1992 - Ginevra (Svizzera) - Europ Art - Galleria "Arstudio"
S.Pietro in Casale (Bo) - Centro Culturale
Firenze - Salone Italiano di Arte Contemporanea

1993 - Voghiera (Fe) -Centro Civico
Ginevra (Svizzera) - Europ Art
Grenoble (Francia) - Galleria "Marie Vignon"
Gand (Belgio) - Lineart - Galleria "Arstudio"

1994 - Moncalieri (To) - Galleria "Cavour"
Brive (Francia) - Galleria"L'Atelier"
Ginevra (Svizzera) - Europ Art
Rovigo - Galleria "L'Incontro"
Ferrara - Coin Arte

1995 - Rouen (Francia) - La Galerie d'Art du Comptoir Rouennais
Parigi (Francia) - Galleria "GNG"
Portomaggiore (Fe) - Villa Bignami
Portomaggiore (Fe) - Galleria "Arstudio"

1996 - Castel Maggiore (Bo) -Centro Culturale "Bondanello Nuovo"

1997 - Crevalcore (Bo) - Centro Espositivo "Quinto Ghermandi".
Knokke (Belgio) - Galleria "Arstudio b".
Torino - Artissima - Galleria "Biasutti".
Padova - Arte Padova - Galleria "Biasutti".
C.S.Pietro Terme -(Bo) - Sala Fienile.
Como - Hotel Barchetta - Soc.Ital.Arte Leader.
Cinisello Balsamo (Mi) - Villa Arconati - Soc.Ital.Arte Leader.
Como - Al Torchio di Carimate - Soc.Ital.Arte Leader.

1998 - Udine - Arte Udine - Galleria "Il Torchio".
Ancona - Anconarte - Galleria "Quadrum".
Milano - Miart - Galleria "Biasutti".
Pordenone - (Ud) - Arte a Pordenone - Galleria "Il Torchio".
Forte dei Marmi (Lu) - Orlando - Galleria "Cavour".
Prato - Galleria "Armanda Gori Arte".
Torino - Artissima - Galleria "Biasutti".
Padova - Arte Padova - Galleria "Quadrum".

1999 - Strasbourg (Francia) - St'Art 99 - Galleria "Palma Arte".
Luxembourg - (Lussemburgo) - 25° Salon des Antquaires et de l'Art - "Palma Arte".
Den Haag - (Olanda) - Hollan Art Fair - Galleria "Palma Arte".
Genève - (Svizzera) - Europ'Art - Galleria "Arstudio".
Limone Piemonte (Cn) - Galleria "Arteincornice".
Latina - Galleria "Arte e Arte".
Padova - Arte Padova - Galleria "Arstudio".
Portomaggiore (Fe) - Galleria "Arstudio".
Ivrea (To) - Ago.Ar sas di Rosa Maria Luccioni.
Gand (Belgio) - Lineart - Galleria "Arstudio".

2000 - Argelato (B0) - Tra sogno e favola - Municipio di Argelato
Montesilvano (Pe) - Percorsi sognati - Galleria "Alhambra"

2001 - Imola (B0) - Percorsi sognati - Sala dell'Annunziata
Rende (Cs) - Galleria "KB Art"
Massa - Galleria "La Melagrana"

2002 - Bologna - Galleria "Grafique Art Gallery"

2003 - Castel Maggiore (Bo) - Stanze oniriche - Sala Polivalente Municipale

2004 - Castelfranco Emilia (Bo) - Palazzo Piella
Macerata - Galleria "Blarasin"

2005 - Fermignano (Ps) - Sala Bramante
Fermignano (Ps) - Galleria d'Arte Contemporanea "La Piazzetta"

2007 - Castel Maggiore (Bo) - Nel giardino della Regina - Sala Pier Paolo Pasilini
Funo di Argelato (Bo) - Nel giardino della Regina - Centro culturale
San Giorgio di Piano (Bo) - Nel giardino della Regina - Sala Trenti
San Pietro in Casale (Bo) - Nel giardino della Regina - Museo Casa Frabboni

2008 - Atri (Te) - Nel giardino della Regina - Auditorium S. Agostino
Piacenza - Galleria - Spazio Rosso Tiziano

2009 - Bologna - Claudio Benghi Disegni - studio303
Benivoglio (BO) - Limoni S.p.A.
Piacenza - L'educazione non può finire - Università Cattolica del Sacro Cuore



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    Data ultimo aggiornamento pagina 2010-01-14 00:14:37
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