"VOX CANTORUM"
Il canto spontaneo: storia e ritualità sociale
Incontri e convegno sulla tradizione del canto spontaneo
14 dicembre 2007 - ore 21:00
Salone Comunale - via Della Chiesa 38 - CANTOIRA
SOS CANTORES di Cuglieri (OR) in
"Su cantu a cuncurdu"
Repertorio di canti sardi tra sacro e profano
Seguirà degustazione di prodotti locali organizzata in collaborazione con l'Albergo Ristorante Cantoira. Concludono la serata i cantori della Val Varaita e delle Valli di Lanzo
La musica tradizionale sarda è in assoluto una delle più ricche ed antiche del Mediterraneo e si manifesta in canti polivocali o monodici e nell'uso di strumenti alcuni dei quali tipici dell'isola. Il canto in particolare è espresso in diverse forme: i tenores, prettamente barbaricini, le cui origini sono antichissime; il canto a chitarra, un canto monodico diffuso in tutta l'Isola ma profondamente radicato nell'area nord, in particolare Logudoro e Gallura, eseguito con l'accompagnamento dell'omonimo strumento introdotto in Sardegna dagli spagnoli, e già presente a partire dalla fine del XVI secolo; il canto "a poesia", così denominato per la forma metrica in cui viene redatto o recitato, a rispettare la quale è organizzato in strofe di un numero predefinito di versi di un predefinito metro, tipicamente ottave in endecasillabi. Infine il canto a cuncordu.
Il genere canoro a cuncordu, presente in parecchie zone della Sardegna nord-occidentale, quindi nel Montiferru, è derivante dallo stesso ceppo da cui è evoluto il canto a tenores, ma si differenzia da quest'ultimo forse per aver risentito dell'insediamento e della presenza delle istituzioni religiose (attestate peraltro sin dall'undicesimo secolo) e subìto la fortissima influenza dei canti sacri polivocali ad esse relativi. Questi fattori hanno fatto si che codesta tipologia canora si ancorasse saldamente in quelle località, come Cuglieri, nelle quali le istituzioni religiose erano meglio radicate, e sono quelli che ancora oggi vediamo, o meglio sentiamo, nelle processioni della Settimana Santa e in altre particolari funzioni e ricorrenze religiose. Il peso autorevole degli organismi ecclesiastici ha fatto si che anche il primigenio canto assumesse, in queste zone, forme di canto gregoriano sui timbri del canto a tenores, a dar luogo all'altro ramo del canto a cuncordu: quello dei canti profani, il cui stile testimonia l'innesto dello stile polifonico popolare in moduli musicali di estrazione colta o liturgica, specie gregoriana e bizantina. Ed è proprio in queste scuole ecclesiastiche dove gli studenti frequentatori, provenienti dal popolo e portatori quindi delle espressioni culturali e musicali della tradizione, che si determinò l'assunzione delle nuove forme di canto. Le denominazioni dei canti del repertorio di questi comuni confermano l'ipotesi fin qui esposta: prima fra tutte la forma detta Istudiantina a testimoniare una stilistica esclusiva di quegli studenti, quindi la Procalzina per rappresentare il modus dei porcari e la Pastorella o Pastorina per affermare la presenza di una forma espressiva dei pastori.
L'associazione coro Sos Cantores è composta da 12 cantori, 6 della vecchia generazione, ossía Giuseppe Falchi, Giuseppe Pes, Gianni Fara, Giuseppe Idda, Pippinu Sulas, Francesco Nurchis; poi 5 avviati dal 1996, Angelo Agos, Daniele Giallara, Antonello Cubadda, Giuseppe Motzo, Gianfranco Nurchis, e uno, Giommaria Nurchis, che fa parte del coro da un paio d'anni. Inoltre c'è da considerare il "vivaio" composto da ragazzi di età compresa tra 15 e 20 anni intenzionati come lo fummo noi a suo tempo a farsi portatori di questo pesante bagaglio, e che già conoscono la difficoltà relativa all'apprendimento di questi canti dalla semplice memorizzazione prima fino alla elaborazione -sensu lato- con variazioni e virtuosismi, in un tempo più maturo.