Il Sogno Di Un Uomo Ridicolo

Di E Con Gabriele Lavia

Da Venerdì 27 a Domenica 29 Ottobre 2017 - dalle ore 21:00
Teatro Masini - Piazza Nenni, 3 - Faenza (RA)

TEATRO MASINI FAENZA Venerdì 27, Sabato 28 e Domenica 29 Ottobre 2017 - Ore 21

Fondazione Teatro della Toscana GABRIELE LAVIA Il sogno di un uomo ridicolo di Fëdor Dostoevskij e con Lorenzo Terenzi regia di Gabriele Lavia

Sarà Gabriele Lavia ad inaugurare la Stagione di Prosa 2017/2018 del Teatro Masini di Faenza con la pièce Il sogno di un uomo ridicolo di Fëdor Dostoevskij, di cui il grande attore è anche regista. Lo spettacolo, che vede in scena anche Lorenzo Terenzi, andrà in scena venerdì 27, sabato 28 e domenica 29 ottobre alle ore 21.

Gabriele Lavia e Lorenzo Terenzi saranno inoltre protagonisti del primo “Incontro con gli Artisti” della nuova Stagione del Teatro Masini che si terrà sabato 28 ottobre alle ore 18 presso il Ridotto del Teatro Masini (l’ingresso all’incontro è gratuito).

Dostoevskij concepisce Il sogno di un uomo ridicolo come un racconto fantastico, scritto intorno al 1876 e inizialmente inserito nel Diario di uno scrittore. Si tratta della storia di un uomo, abbandonato da tutti, che ripercorre in un viaggio onirico la sua vita e le ragioni per cui si è sempre sentito estraneo alla società.

Gabriele Lavia in più momenti della sua carriera si è confrontato con questo testo: “la prima volta lo lessi a degli amici a 18 anni e ancora non ero un attore”, ricorda, “oggi è passata una vita e Il sogno è quasi un’ossessione. Ho scelto di rimetterlo in scena per riaffermare con forza come l’indifferenza, la corruzione e la degenerazione non possano essere le condizioni di vita della nostra società.”

Giunto all’età di 46 anni, il protagonista de Il sogno di un uomo ridicolo decide di metter in pratica l’idea, a lungo corteggiata, del suicidio. Però si addormenta davanti alla pistola carica. Inizia così un sogno straordinario che lo porta alla scoperta della ‘verità’. Approda in un altro pianeta, del tutto simile alla Terra tranne che per l’animo dei suoi abitanti: sono puri, innocenti, e in quella purezza lui, per la prima volta, non viene additato come ridicolo. Ma il suo arrivo non è senza conseguenze: contamina quella gente che in poco tempo acquista tutti i difetti della società da cui lui proviene.

È un uomo del ‘sottosuolo’, cioè di quell’inferno sulla Terra abitato da dannati che vivono in cupa solitudine, indifferenza, livore, odio nei confronti degli altri”, spiega Lavia, “essi si sottomettono alle pene di questo inferno come per una fatalità crudele e misteriosa e, a un tempo, conservano gelosamente un lucido senso della colpa che li condanna a vivere un’esperienza carica di esaltazione frenetica e sofferente. A differenza degli altri dannati, quest’uomo ha scoperto il segreto della bellezza e della felicità, il segreto per ‘rimettere tutto a posto’ ‘Ama gli altri come te stesso’ ‘vecchia Verità che non ha mai attecchito’. E appunto nell’assurda proposta d’amore per il prossimo si trova tutta la sua ‘ridicolaggine’. Ma, attenzione, quest’uomo ridicolo è consapevole dell’impossibilità di riuscita del suo progetto, eppure nel raccontare, nel ‘predicare’ la ‘vecchia verità’ trova il senso più profondo e l’unico scopo possibile della vita: mostrare la via di salvezza agli uomini, pur sapendo che non vi è possibilità di riuscita e di vittoria.”

Il sogno di un uomo ridicolo si rivolge, dietro la finzione letteraria, alla società intera e ne denuncia i vizi che la allontanano dalla felicità fondata semplicemente sull’amore e sulla solidarietà, al posto dell’avidità e dell’egoismo. Sulla condivisione incondizionata anziché sulla presunzione della scienza che solo teorizza le leggi della felicità. E questa idea di felicità ci riporta al messaggio evangelico, di puro amore, di Cristo, al di là di ogni religione e prima di ogni potere.

Il destino ultimo dell’uomo è quello di realizzare una completa comunione con gli altri uomini”, conclude Lavia, “e può avvenire soltanto attraverso l’annullamento della propria individualità e l’amore per il prossimo. Dostoevskij vede nell’individualità l’origine e la causa dello spirito di separazione che c’è tra gli uomini e che ha trasformato la Terra in un sottosuolo.”

Biglietti: da 14 a 25 € + ddp.

Prevendite: venerdì 27 e sabato 28 ottobre dalle ore 10 alle ore 13 presso la Biglietteria del Teatro Masini. Nelle sere di spettacolo la Biglietteria aprirà alle ore 20.

Prenotazioni telefoniche (0546/21306) tutti i giorni feriali dalle ore 10 alle ore 13. Prevendite online su vivaticket.it

Info: 0546/21306 - www.accademiaperduta.it Facebook: teatromasini - accademiaperduta