Mostra Di Bartolo Chichi

Mostra Fotografica Collettiva

Mercoledì 29 Maggio 2019 - dalle ore 20:00 alle ore 23:00
Vinoverso Restaurant - Via Isidoro La Lumia, 1 - Palermo (PA)

Mostra del Corso Avanzato di Fotografia di Bartolo Chichi Inaugurazione 29 Maggio 2019 Ore 20 Vinoverso Restaurant Via Isidoro La Lumia n.1, Palermo

Dal silenzio, netta assenza di suono, astenersi dal dire, un tacere, a volte desiderato e a volte forzato, nasce l’idea di questa mostra che racchiude il lavoro di dieci corsisti, appassionati di fotografia e guidati dall’occhio e dalla esperienza del fotografo Bartolo Chichi. E’ comune convinzione che il silenzio sia una forma di negazione di qualsiasi suono, ma è invece interessante percepire e recepire che anche il silenzio ha un suono, a suo modo intenso. Le trenta fotografie presenti in mostra sono il naturale rispecchiamento di ciò che per ognuno dei fotografi rappresenta il silenzio, condizione a volte estrema, positiva o negativa. 

     Il mondo contemporaneo difficilmente prevede tregua o pausa dal caos che ci circonda, da una tecnologia sempre più invasiva e, per certi versi, anche perturbante; consequenzialmente, tutto ciò porta ad una solitudine sempre maggiore, un silenzio per certi versi insano che scaturisce dall’eccessiva presenza sui social networks. Ed ecco che due ragazzine si ritrovano vicine, a contatto, eppure lontanissime, distratte dai rispettivi cellulari e avvolte da un silenzio che le isola e le trasporta altrove. Se le città sono rumorose e frenetiche, è la natura che ancora regala dei piccoli frammenti di quiete, il mare ed una spiaggia, nel raccoglimento con se stessi o ancora, un prato fiorito, il suono del proprio respiro. Esistono dei luoghi che sono di raccoglimento, di pausa, come gli interni delle chiese, viste, come nel caso della fotografia presente in mostra, al di qua di una grata, con gli occhi che avvertono un inevitabile limite; le Saline di Trapani al tramonto, un luogo magico, surreale ed argenteo nella resa fotografica. E poi c’è il silenzio di due barche ormeggiate, barche da pescatori, così tipiche del paesaggio siciliano, in un mare ad olio. I paesaggi siciliani conoscono bene il silenzio; che sia la collina con un’altalena, abbandonata come se qualcuno la avesse appena lasciata o il belvedere, il primo dei quali con un gioco decorativo del cancelletto che sembra essere disegnato in un cielo infuocato dal tramonto, mentre l’altro, che ha per protagonista una vuota e silenziosa panchina. 

C’è chi il silenzio lo legge con gli occhi dell’ironia, chi lo identifica con una sorta di imposizione a chiusura della bocca, che deve tacere.

    E ritorna ancora il mare, questa volta color grigio-argento, con gli scogli che affiorano ed il cielo sfumato che gioca a sembrare un dipinto ad olio; il mare fa da casa di risonanza ai pensieri di una coppia di mezza età, un uomo ed una donna apparentemente vicini ed intimi ma nel contempo distanti, immersi nei reciproci pensieri. Nel rumore tipico dei mercati palermitani, troviamo dei pesci, “muti come pesci”, immobili, contrariamente al contesto in cui si trovano. Da sempre i tramonti, specie quelli davanti al mare, che vedono per protagonista una figura umana, recano in sé uno strano senso di impotenza dell’uomo rispetto alla grandezza infinita della natura, in questo caso del mare; senso di impotenza che si esprime anche attraverso dubbi e riflessioni interiori, che si esprimono con una voce silenziosa eppure così assordante.

     Esiste anche il silenzio dei luoghi, di spazi che normalmente sono affollati ma che improvvisamente si svuotano, luoghi identificabili e non, spazi fisici e spazi dell’anima: il silenzio di un corridoio universitario, normalmente rumoroso. Il testo di una canzone di Niccolò Fabi, che narra di silenzi che dividono, il silenzio in altre lingue ed un profondo sentire, che proviene da dentro o, uno spartito musicale vuoto, la negazione assoluta del suono in termini pratici. Un albero spoglio in un luogo indefinito, avvolto da un senso di morte, accoglie un rapace, fotografia in bianco e nero che potrebbe rimandare ad un frame del film “Gli uccelli” di Alfred Hitchcock. La finestra di una casa solitaria che fa da cornice ad un esterno dal cielo tumultuoso, è protagonista di uno scatto che mette in relazione esterno ed interno, lasciando la possibilità di una doppia osservazione a chi si accosta ad esso. 

     La tecnologia ritorna nella scelta di immortalare un cellulare su cui arriva la chiamata da parte del silenzio, inteso forse come persona fisica? Come entità non identificabile o come presenza? Il telefono, ma questa volta non un cellulare, ritorna a descrivere una comunicazione che sembra fine a se stessa, poiché l'apparecchio ha la spina staccata.

I monumenti sono presenze concrete di un silenzio che dice tanto, di antiche storie cristallizzate in quei luoghi, come la statua che guarda di lato, quasi a voler rivolgere lo sguardo verso la luna. E ritroviamo anche la leggerezza del gioco silenzioso del nascondino di un bambino africano che ha alle spalle una figura femminile, in un pensieroso altrove.

     L’interpretazione del tema presenta diverse sfaccettature, ognuna dettata dal personale occhio “fotografico” e dal proprio sentire; vi è una visione più intimistica, che si esprime attraverso le parole di una canzone o attraverso un linguaggio personale, un’altra che si apre al mondo, al paesaggio, poi vi è anche uno sguardo sull’epoca contemporanea, sulla schiavitù tecnologica di noi esseri umani. 

     Il silenzio ha una immensa capacità, quella di esprimere l’inesprimibile; non rappresenta necessariamente un vuoto, a volte è un momento da condividere con noi stessi a volte con gli altri, senza la necessità di dover inserire forzatamente delle parole. In una realtà così caotica e destabilizzante, il silenzio è oro che dovremmo preservare. 

 

Alessandra Consiglio

(Storico e critico d'arte)