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Agosto 2022
eventiesagre.it
Agosto 2022
Numero Evento: 21175209
Teatro Teatro
Teatro Arena Del Sole A Bologna
Prossimi Spettacoli
Date:
Dal: 29/04/2022
Al: 14/05/2022
Dove:
Logo Comune
Via Indipendenza, 44
Emilia Romagna - Italia
Contatti
Tel.: 051 2910910
Fonte
Stampa Arena del Sole
Evento Passato! Per aggiornamenti: segnalazione@eventiesagre.it
Scheda Evento
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Teatro Arena Del Sole A Bologna

Prossimi Spettacoli

Da Venerdì 29 Aprile a Sabato 14 Maggio 2022 -
Teatro Arena Del Sole - Via Indipendenza, 44 - Bologna (BO)

Teatro Arena Del Sole A Bologna - Bologna
Copyright: foto di Christophe Raynaud de Lage

Angélica Liddell
Liebestod

El olor a sangre no se me quita de los ojos
Juan Belmonte
Historia(s) del Teatro III

Teatro Arena del Sole
Via dell’Indipendenza 44

venerdì 29 aprile ore 20.30 | sabato 30 aprile ore 19.00
Sala Leo de Berardinis

con Angélica Liddell, Gumersindo Puche, Palestina de los Reyes, Patrice Le Rouzic, Borja López, Ezekiel Chibo

testo, regia, scene, costumi Angélica Liddell
assistente alla regia Borja López
disegno luci Mark Van Denesse
suono Antonio Navarro

traduzione soprattitoli in italiano Silvia Lavina 
produzione NTGent, Atra Bilis Teatro
in co-produzione con Festival d’Avignon, Tandem Scène National Arras-Douai,
Künstlerhaus Mousonturm (Frankfurt)
Angélica Liddell è artista associata CDN d’Orléans

durata: 120 minuti

La tauromachia del rivoluzionario torero Juan Belmonte e la musica di Richard Wagner si incontrano per dare voce a una storia del teatro secondo Angélica Liddell, all’origine del suo linguaggio scenico, agli abissi della sua personalità artistica: questa l’impronta della regista, performer e drammaturga spagnola in Liebestod – El olor a sangre no se me quita de los ojos – Juan Belmonte, spettacolo presentato nel 2021 al Festival d’Avignon e ora ospite per le due uniche date in Italia nella stagione di ERT/Teatro Nazionale.

In scena venerdì 29 alle ore 20.30 e sabato 30 aprile alle 19.00 al Teatro Arena del Sole di Bologna, Liebestod esplora le origini tragiche del teatro e del toreo, coinvolgendo il pubblico in un’esperienza catartica e trascendentale. «Io faccio teatro come Juan Belmonte affrontava il toro. Io cerco la stessa cosa, cerco il momento sublime – riflette la regista – la trasfigurazione, l’entusiasmo traboccante, il lampo e la luce, quel trasporto lirico che avviene quando si ama». Come l’andaluso Juan Belmonte, con la sua pratica estrema di torero, ricercava nella tauromachia una chiave d’accesso all’infinito, così Angélica Liddell insegue incessantemente la bellezza tragica nell’espressione artistica, invitando a vivere emozioni al limite tra piacere e dolore, nel tentativo di dialogare con il sacro e accedere così all’esperienza dell’assoluto.

Per farlo la regista spagnola sceglie di affidarsi proprio alla “Liebestod”, letteralmente “morte d’amore”, ovvero quel sentimento d’innamoramento distruttivo e totale a tal punto da consumare gli amanti fino al sonno eterno. Il termine è tratto dal finale dell’opera Tristano und Isolde di Richard Wagner (1865), la tragica storia d’amore che Angélica Liddell decide di riadattare nel suo Liebestod a partire dalla versione musicale e dalla letteratura. «Tutto ciò che vediamo è mortale – dichiara la Liddell – e quando ci innamoriamo preferiamo essere ciechi […] L’amore non si realizza se non nella morte. In questo senso si può parlare di un ponte simbolico fra la morte d’amore (Liebestod) e la morte nell’arena (tauromachia)».

La leggenda narra che lo stesso Belmonte, noto per essere stato il primo matador della storia ad aspettare immobile il toro invece di indietreggiare e ossessionato dalla morte in arena del rivale Joselito, soffrisse di un “eccesso del sentire”, tanto che nel 1962, al culmine della disperazione, si uccise con un colpo di pistola alla testa.

«La mancanza di spiritualità del nostro tempo impoverisce tutte le arti. Nell’arte, la tragedia è stata rimpiazzata dal senso del dovere, dalle responsabilità democratiche, dall’impegno sociale. Abbiamo confuso la legge dello Stato e la legge della bellezza, il che comporta la rovina dell’arte».

Con questo lavoro Angélica Liddell porta avanti un modo di fare e vivere il teatro alla ricerca dell’invisibile capace di raggiungere i confini delle emozioni, di ricreare un’esperienza assoluta e catartica fuori dal tempo, in dialogo con il sacro. «Non mi interessa il futuro – dichiara infatti la Liddell – mi interessa l’eternità».

Liebestod è il terzo capitolo di Historie(s) du Theatre, una serie di produzioni commissionate dal NTGent diretto da Milo Rau a diversi artisti invitati a riflettere sull’arte del teatro. Il titolo e la concezione del progetto traggono ispirazione dai documentari del regista Jean-Luc Godard, Histoire(s) du Cinéma, dedicati ai momenti chiave della storia del cinema europeo. Historie(s) du Theatre ha preso avvio con La Reprise di Milo Rau (2018), a cui è seguito il coreografo congolese Faustin Linyekula con un lavoro che ha unito svariate performance degli anni ‘70 del The Congolese National Ballet (2018-2019). Dopo Liebestod di Angélica Liddell dedicato alla bellezza tragica, NTGent ha annunciato il IV capitolo che vedrà l’artista belga Miet Warlop creare Slamming Doors, una performance che esplora parola scritta e parlata, andando a includere confusione ed errori.

Il testo di Liebestod, tradotto da Silvia Lavina e contenuto nel volume Non devi far altro che morire nell’arena, verrà pubblicato nella collana Linea di ERT / Teatro Nazionale e Luca Sossella a cura di Sergio Lo Gatto e Debora Pietrobono.

Angélica Liddell

Regista, performer, scrittrice e drammaturga spagnola, Angélica Liddell (Figueras, 1966) ha ricevuto il Leone d’Argento a La Biennale Teatro di Venezia 2013. Il suo debutto italiano è stato con ERT/Teatro Nazionale a VIE Festival nel 2011, dove ha presentato Te harè invincible con mi derrota, un commosso omaggio alla violoncellista Jacqueline du Pré morta a 42 anni. Del 2014 il suo ritorno a VIE Festival con lo spettacolo prodotto da ERT/Teatro Nazionale, You are my destiny (Lo stupro di Lucrezia).

Laureata in psicologia e arte drammatica, negli anni ‘80 ha iniziato a scrivere le sue prime drammaturgie. Nel 1993 ha fondato insieme a Gumersindo Puche la compagnia Atra Bilis Teatro, realtà con la quale ha realizzato molte creazioni presentate in festival e teatri di tutto il mondo. Le sue opere sono state tradotte in diverse lingue, fra le quali francese, inglese, russo, tedesco, portoghese, polacco e greco.

Molti negli anni sono stati i premi e i riconoscimenti, tra i quali Casa de América Award for Innovative Drama nel 2003 per Nubila Wahlheim; lo SGAE Theatre Award nel 2004 per Mi relación con la comida; il Notodo del Público Award nel 2007 come miglior performance per lo spettacolo Perro muerto en tintorería: los fuertes; Valle Inclán Award nel 2008 per El año de Ricardo. Più di recente l’artista spagnola ha vinto il Sebastiá Gasch Award (2011) e il National Prize of Drama Literature per La casa de la fuerza (2012). Inoltre è stata nominata Chavalier des Arts et Lettres dal Ministro della Cultura francese nel 2017.

Nei teatri ERT/Teatro Nazionale

Teatro Arena del Sole, Bologna
27 aprile – 8 maggio (debutto nazionale)
Blind Love, Alessandro Berti
(terzo capitolo della trilogia Bugie Bianche)

Teatro Tempio, Modena
10 – 22 maggio
Blind Love, Alessandro Berti
(terzo capitolo della trilogia Bugie Bianche)

Teatro Storchi, Modena
28 – 29 aprile
Catarina e a beleza de matar fascistas, Tiago Rodrigues

Teatro Storchi, Modena
7 e 8 maggio
Antonio e Cleopatra, Tiago Rodrigues

Informazioni:

Teatro Arena del Sole, via Indipendenza 44 – Bologna
Prezzi dei biglietti Sala Leo de Berardinis: da 7 € a 25 € esclusa prevendita

Biglietteria: dal martedì al sabato dalle ore 11.00 alle 14.00 e dalle 16.30 alle 19.00
- Tel. 051 2910910
- biglietteria@arenadelsole.it
- bologna.emiliaromagnateatro.com

Fino al 30 aprile 2022, come definito nel DL del 24/12/2021, l’ingresso a teatro per assistere agli spettacoli è consentito ai possessori di green pass rafforzato e mascherina FFP2.
Per i minori di 12 anni non è previsto l’obbligo del green pass.

È possibile utilizzare i biglietti in formato elettronico.
Acquistando biglietti on-line o telefonicamente si riceverà una conferma via mail che potrà essere utilizzata per entrare in sala senza necessità di passare dalla biglietteria.


Teatro Arena Del Sole A Bologna - Bologna

@daniela neri


dal 27 aprile all’8 maggio 2022
da martedì a venerdì ore 20.00 | sabato ore 19.30 | domenica ore 16.30
Sala Thierry Salmon

Blind Love
Bugie Bianche capitolo terzo

uno spettacolo di Alessandro Berti
con Alessandro Berti e Rosanna Sparapano
regia Alessandro Berti
cura Gaia Raffiotta
disegno luci Théo Longuemare
da una proposta di Anna de Manincor / ZimmerFrei
produzione ERT / Teatro Nazionale in collaborazione con Casavuota
durata 70 minuti

prima nazionale

Dal 27 aprile all’8 maggio debutta al Teatro Arena del Sole di Bologna lo spettacolo Blind Love, terzo e ultimo capitolo della trilogia Bugie Bianche di Alessandro Berti, al quale ERT / Teatro Nazionale ha dedicato una personale che ha visto in scena Black Dick e Negri senza memoria al Teatro delle Moline. Dal 10 al 22 maggio Blind Love è in programma anche a Modena al Teatro Tempio.

Alessandro Berti è autore e attore tra i più originali in Italia: nell’ultimo decennio il suo lavoro lo ha visto sempre più impegnato in un percorso di indagine sulla relazione tra teatro, politica ed etica in tutte le sue possibili declinazioni. Lo scorso anno ha ricevuto il Premio speciale per l’innovazione drammaturgica alla 56° edizione del Premio Riccione per il Teatro.

I testi della trilogia Bugie Bianche – un percorso sulla storia e sulle attuali questioni del rapporto tra maggioranza bianca e minoranza nera nelle società occidentali – sono editi nella collana Linea di ERT / Teatro Nazionale e Luca Sossella editore, a cura di Sergio Lo Gatto e Debora Pietrobono.

La pubblicazione sarà presentata mercoledì 27 aprile alle ore 18.00 presso il Teatro Arena del Sole: intervengono Alessandro Berti, la studiosa Rossella Menna e Gaia Raffiotta, curatrice del progetto. Modera Sergio Lo Gatto.

Con il primo capitolo della trilogia, Black Dick, Berti ripercorre la storia dell'immagine del maschio nero per come l'ha costruita e spacciata il maschio bianco, specialmente negli USA: dalle colonie ai trionfi nello sport, dallo schiavismo ai linciaggi, dalla musica alla pornografia.

La seconda tappa, Negri senza memoria, è invece un’indagine sul complesso ed equivoco rapporto tra italoamericani e afroamericani negli Stati Uniti, fatto di ipocrisie, diffidenza e attrazione.

Allontanandosi dalla ricerca storica e dal monologo, a coronamento ideale di questo percorso, con Blind Love, Berti conclude la trilogia andando in scena insieme all’attrice Rosanna Sparapano. È un dialogo intimo tra una coppia mista (lui bianco, lei nera), immaginario ma verosimile, che incarna nella coerenza psicologica dei personaggi alcune brucianti questioni della società di oggi in Italia. In una stanza da letto una domenica mattina i due protagonisti si trovano inaspettatamente a squarciare il velo dell'abitudine e a provare a nominare il “non detto” su alcuni temi caldi: desiderio, immagine dei corpi, stereotipi razziali, coscienza politica.

Note di Alessandro Berti

Blind Love fa parlare una coppia, lui-lei, una coppia che oggi si direbbe mista, cioè lui bianco lei nera. Italiani entrambi, colti, aggiornati, insomma una coppia di città, lei con una cultura francofona, lui anglofona, una domenica mattina, nel loro monolocale, iniziano una discussione a partire da una confessione di lui, anzi una domanda: che desiderio è un desiderio per qualcuno che puoi guidare, comandare? E ancora: perché la donna nera per un bianco è sempre solo la schiava o l'amazzone, cioè il massimo di passività o il massimo di aggressività? Naturalmente lei non si riconosce in questi due ruoli e ambisce ad essere vista per quello che è. Ma non è facile, neanche per una coppia del genere, sfuggire ai fantasmi, propri e di un'intera società.

Ma il testo non si ferma all'indagine delle trappole psicologiche di una relazione interracial oggi, qui. I due personaggi, cittadini del futuro, con la loro cultura e la loro capacità di ragionare, si spingono oltre e presto si trovano a discutere di questioni più ampie: che atteggiamento si deve avere riguardo alle lotte identitarie di una società diventata tribale? Che ruolo ha la religione nella formazione della nostra psiche? Il ricordo della sofferenza, personale e collettiva, è un monito necessario o un fardello di cui liberarsi? Come ci cambia tutto il tempo che passiamo davanti a uno schermo? E in particolare: come la pornografia influisce sulle dinamiche del desiderio? E l'immaginario razziale, razzializzato, come interviene nello sguardo sulle persone che amiamo? Riusciamo ancora a sperare? L'amore è cieco o la cecità verso gli altri ci impedisce di amare davvero?

Alessandro Berti è attore, regista e drammaturgo.
Dopo la scuola del Teatro di Genova fonda con Michela Lucenti L’Impasto Comunità Teatrale, per cui scrive e dirige tutti gli spettacoli, tra i quali: Skankrer (1996), Terra di burro (1997), Trionfo anonimo (2000), L'agenda di Seattle (2001), Il quartiere (2002). Nel 2002 vince il premio Gherardi con Teatro in versi. Dal 2006 avvia un percorso di ricerca sul monologo come canale privilegiato di relazione col pubblico, che dà vita agli spettacoli Confine (2006), Pietra, pianta (2009), L'abbandono (2010), Combattimento spirituale davanti a una cucina Ikea, (2011, Premio I Teatri Del Sacro), Un cristiano (2014). Con i successivi Fermarsi (2015) e Leila della Tempesta (2016), dialogo a due su religioni, laicità e Costituzione, il lavoro di Berti approfondisce l'interesse per le tematiche sociali, al centro anche della trilogia Bugie Bianche, di cui fanno parte Black Dick (2018), Negri senza memoria (2020) e Blind Love (2022).
È fondatore di Casavuota, associazione che si occupa di intervento culturale (in particolare sul territorio della Città Metropolitana di Bologna), con il coinvolgimento dei cittadini e delle cittadine attraverso l’arte - teatro, scrittura, arti visive - intesa come motore di riflessione pubblica sui temi fondamentali del presente e con un’attenzione particolare alle questioni legate al dialogo interculturale.

Teatro Arena del Sole, via Indipendenza 44 – Bologna
Prezzi dei biglietti: da 7 € a 15 € esclusa prevendita
Biglietteria: dal martedì al sabato dalle ore 11.00 alle 14.00 e dalle 16.30 alle 19.00
- Tel. 051 2910910
- biglietteria@arenadelsole.it
- bologna.emiliaromagnateatro.com

Prossime date:
Dal 10 al 22 maggio - Teatro Tempio di Modena

Fino al 30 aprile 2022, come definito nel DL del 24/12/2021, l’ingresso a teatro per assistere agli spettacoli è consentito ai possessori di green pass rafforzato e mascherina FFP2.
Per i minori di 12 anni non è previsto l’obbligo del green pass.

È possibile utilizzare i biglietti in formato elettronico.
Acquistando biglietti on-line o telefonicamente si riceverà una conferma via mail che potrà essere utilizzata per entrare in sala senza necessità di passare dalla biglietteria.


Teatro Arena Del Sole A Bologna - Bologna

Ph Luca Del Pia

13 e 14 maggio 2022
venerdì ore 21.30 e sabato ore 19.00
Sala Leo de Berardinis

Il paradiso perduto
di Antonio Viganò
Teatro La Ribalta

tratto da Frankenstein di Mary Shelley
testo e regia Antonio Viganò
assistente alla drammaturgia e disegno sonoro Paola Guerra
scene e costumi Roberto Banci
luci Andrea Berselli
trucco Giulia De Biasi
distribuzione Claudio Ponzana
organizzazione Martina Zambelli
con Paolo Grossi, Rocco Ventura, Michael Untertrifaller, Jason De Majo, Maria Magdolna Johannes, Mirenia Lonardi, Sara Menestrina, Stefania Mazzilli Muratori, Rodrigo Scaggiante
una produzione Teatro la Ribalta - Kunst der Vielfalt (Bolzano/Bozen)

durata 60 minuti

prima nazionale

Teatro La Ribalta torna sul palco del Teatro Arena del Sole di Bologna con il nuovo spettacolo di Antonio Viganò, Il paradiso perduto, in scena in prima nazionale il 13 e 14 maggio (venerdì alle 21.30 e sabato alle 19.00): un lavoro che riflette sul concetto di “bellezza” e sui limiti morali ed etici della scienza, tratto da Frankenstein di Mary Shelley.

Il paradiso perduto costituisce, insieme allo spettacolo C’è vita su venere di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni (in scena il 15 maggio sempre al Teatro Arena del Sole), il prologo di Carne, il focus dedicato alla drammaturgia fisica curato da Michela Lucenti per ERT / Teatro Nazionale.

In programma circa 30 spettacoli di teatro-danza, firmati da artisti italiani e internazionali, che confluiranno nelle prossime stagioni di Modena, Bologna e Cesena, nei progetti con le scuole e con le realtà del territorio.

Teatro La Ribalta è una comunità di danzatori e “attori-di-versi”, fondata nel 2011 a Bolzano e diretta dal coreografo e regista Antonio Viganò. La compagnia ha ottenuto negli anni diversi riconoscimenti, tra i più recenti il premio Ubu 2018 - progetto speciale per Otello Circus, ospite anche nella stagione 2019-20 di ERT.

Ne Il paradiso perduto il pubblico è invitato a occupare il palcoscenico, due tribune si fronteggiano e l’azione scenica avviene nel mezzo: uno spazio intimo dove attori e spettatori si trovano insieme all’interno di una scatola teatrale che favorisce l’intimità e la vicinanza tra spettatori e attori con sorprendenti abilità; una prospettiva che crea nuove possibilità di relazione.

Il testo della Shelley, un grande classico della letteratura, risuona ancora oggi interrogando il lettore su alcuni temi caldi della contemporaneità: il concetto di bellezza del corpo; i limiti etici e morali della scienza; l’idea di uomo come abitante del mondo.

Sfidando la morale dell’epoca, un uomo viene creato in laboratorio dal dottor Victor Frankenstein. Le buone intenzioni che lo guidano, salvare l’uomo dalla morte per sollevarlo dal dolore, falliscono. La creatura non è come il Dottore se l’era immaginata e non corrisponde al modello umano del tempo. Se la si guarda, fa paura. È imperfetta, asimmetrica, deforme. Inoltre, è dotata di una sua sensibilità̀ particolare e di sentimenti profondi. La sua scuola di vita, dal momento in cui viene abbandonata al proprio destino, è la violenza che subisce peregrinando in cerca di un luogo dove stare. Per alcuni la sua figura è una sfida oltraggiosa a Dio, per altri si tratta di un progresso della scienza, al quale non devono essere imposti dei limiti: una dualità̀ di pensiero che rende la creatura del dottor Frankenstein un personaggio fortemente contemporaneo.

Il titolo Il paradiso perduto è tratto dall’omonimo libro di John Milton: è proprio questo l’abecedario che dà forma alla coscienza della creatura.

Antonio Viganò si è formato alla Scuola d’Arte del Piccolo Teatro di Milano e poi all’Ecole Jaques Lecoq di Parigi, avvicinandosi alla danza con Carolyn Carlson e Julie Anne Stanzak. Regista di spettacoli per l’infanzia, ha vinto di diversi premi ETI Stregatto. Sensibile ai temi dell’inclusione, per cinque anni è stato regista della compagnia francese Oiseau Mouche, fra le prime in Europa a costituirsi di performer disabili o in situazioni di handicap. In seguito ha collaborato in Francia con il Centre Drammatique Le Grand Bleu di Lille e a Zurigo con la Schauspielhaus. Viganò è stato anche docente universitario al DAMS di Lecce e al Master Teatro e Comunità all’Università La Sapienza di Roma. Le diverse collaborazioni internazionali e le tournée estere hanno permesso ai suoi testi di essere tradotti e rappresentati in varie lingue, come il francese, il russo, il tedesco e lo spagnolo.

Dal 2010, in collaborazione con Lebenshilfe Südtirol, organizza Corpi eretici, una rassegna teatrale multidisciplinare dedicata ai temi della diversità e agli infiniti modi di interpretare la società e il mondo.

Il Teatro la Ribalta – Kunst der Vielfalt è una comunità di danzatori e “attori-di-versi” che vuole sviluppare la propria legittima stranezza. Lavoratori dello spettacolo dal vivo che sono “stra-ordinari” solo e unicamente nel loro modo di essere in scena e per la professionalità̀ che hanno scelto di praticare. Quotidianamente lavorano per cercare e svelare la “bellezza”, provando a restituirla attraverso la poesia e l’arte del teatro. Sono uomini e donne a cui piace l’idea che il confine tra realtà̀ e finzione sia penetrabile, che le fantasie e i desideri possano diventare materiali e che le pratiche di lavoro diventino occasione per vivere e sognare. Sono convinti che una persona in difficoltà possa diventare protagonista della propria vita quando supera i confini, cambiando il quotidiano, navigando in acque non ancora esplorate, ricostruendo la propria identità̀. In teatro portano un mistero, una personale poetica, le ombre e le ferite che nutrono l’arte e la vita. Una pratica artistica di qualità̀ e una profonda etica nel lavoro possono sconfiggere i pregiudizi, cambiare i paradigmi facendo riflettere ed emozionare. Per questo il loro teatro è un atto politico. La compagnia, fondata a Bolzano nel 2011, propone un repertorio di spettacoli (Il suono della caduta, Personaggi, Nessuno sa di noi, Il ballo, H+G, Ali, Superabile, Otello Circus, Un peep show per Cenerentola) che sono in tournée in Italia e in Europa e che contribuiscono a dare un nuovo sguardo e un nuovo spessore artistico al teatro sociale d'arte.

Ha ricevuto il Premio Eolo 2015 e 2018 per gli spettacoli H+G e Superabile quali migliori novità̀ dell'anno nel settore teatro infanzia e gioventù̀; Premio della Critica 2015 promosso dall’Associazione nazionale critici di teatro nonché̀ del Premio speciale Ubu 2018 "per la qualità̀ della ricerca artistica, creativa e politica in ambiti spesso marginali e con attenzione capillare alla diversità̀” e infine Premio Hystrio – Altre Muse 2021 “per aver reso la pratica teatrale strumento di inclusione sociale a 360 gradi”.

Informazioni:
Teatro Arena del Sole, via Indipendenza 44 – Bologna
Prezzi dei biglietti: da 8 € a 10 € esclusa la prevendita
Biglietteria: dal martedì al sabato dalle ore 11.00 alle 14.00 e dalle 16.30 alle 19.00
- Tel. 051 2910910
- biglietteria@arenadelsole.it
- bologna.emiliaromagnateatro.com
I biglietti sono in vendita da venerdì 29 aprile.



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    Data ultimo aggiornamento pagina 2022-04-29 11:28:24
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