-
Regione Calabria
-
Provincia Reggio Calabria
-
Superfice 8.056 Ha
-
Abitanti 3.381 Istat (2001)
-
Densita abitanti per Km2 42.0 (Istat 2001)
-
Altezza Livello Mare 300mt.
-
CAP 89045
-
Prefisso Telefonico 0964
-
Numero Famiglie 1.316
-
Numero Abitazioni 2.297
-
Denom. Abitanti MAMMOLESI
-
Impianto Sportivo Stadio Comunale
-
Confini Geografici Il comune di Mammola confina: a nord con il comune di Galatro, a nord-ovest con i comuni di Giffone e Cinquefrondi, ad ovest con il comune di San Giorgio Morgeto, a sud-ovest con il comune di Canolo, a sud-est con i comuni di Agnana Calabra e Siderno, ad est con il comune di Grotteria.

Mammola, gastronomia tradizioni e prodotti tipici
La cittadina di Mammola oltre ad essere definito paese d’arte, per la sua bellezza del borgo medievale con le sue viuzze e le pittoresche piazzette, le Chiese antiche capolavori di opere d’arte e i Palazzi nobiliari, l’antico Monastero di Santa Barbara del sec.XI trasformato dall’artista Nik Spatari in Parco Museo Santa Barbara dove si possono ammirare numerose sculture e luogo d’incontro di numerosi artisti, il Santuario di San Nicodemo del sec. X, luogo dove visse il Santo, ricco di storia e tradizioni e il vasto territorio collinare e montano con numerosi sentieri trekking, a due passi dal mare e dalla montagna, lungo la Strada Grande Comunicazione Jonio-Tirreno.
La stupenda attrattiva è la tradizionale cultura gastronomia che rappresenta la storia dei vari popoli che hanno vissuto in questo vasto territorio di Mammola, paese dell’antica Magna Grecia della fascia jonica della Locride di cui ricade in parte nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, è in fase di ultimazione la Porta d’Accesso (ufficio informazioni, ecc.). La cucina rispecchia le caratteristiche dell’antica cucina montanara e contadina, con la cultura di una civiltà pastorale, ricca e gustosa, che trae origine dalle varie dominazioni che nel corso dei secoli si sono succedute. E’ proprio nella cucina varia e ricca di sapori particolari che si manifestano la passione, il calore, il piacere e l’ospitalità degli abitanti di questa terra amante dei gustosi piatti antichi. La cucina mammolese assai saporita, tiene conto delle tradizioni e della ricchezza dei prodotti, offrendo numerosi e svariati piatti ottenuti con ricette antiche che si tramandano da generazioni. Per la passione e amore della cucina tramandata dalle famiglie, molti mammolesi sono proprietari di numerosi e rinomati ristoranti, pizzerie ed hotel sparsi in Italia, Europa e nelle Americhe, e molti giovani ogni anno preferiscono frequentare la scuola Professionale Alberghiera e l’Istituto Tecnico per il Turismo.
Naturalmente tutti i piatti sono sempre accompagnati dal sapore piacevole del piccante peperoncino, utilizzato fresco, essiccato o macinato ricavato dai “pipi di resta” (peperoni attaccati con un filo) essiccati al sole, poi infornati e macinati; il condimento utilizzato è sempre l’ottimo olio extravergine d’oliva ricavato da una cultivar locale e da non dimenticare gli odori gradevoli della cipolla, aglio, prezzemolo e rosmarino.
La cucina si è conservata mantenendo la genuinità degli ingredienti e la cultura dei sapori e dei prodotti della terra genuini e biologici, oggi denominata “dieta mediterranea”, oltre a conservare nelle famiglie le antiche tradizioni di mangiare determinate pietanze nei giorni stabiliti di ricorrenze di feste o giorni normali come ad esempio: giorno 8 dicembre dell’Immacolata si preparano le zeppole “zippuli” fatte con patate e farina di grano o di jermano e ripiene con alice o sarde salate o baccalà o stocco; di San Martino l’11 novembre si assaggia il vino che si accompagna con le castagne e zeppole; di Natale si mangia il capretto e di Pasqua l’agnello; il venerdì Santo di Pasqua e la vigilia di Natale si cucina lo stocco; la vigilia di Natale si preparano i dolci caratteristici: “crispeji” (crespelle) e “sammartini”; nel periodo di Carnevale le “nacatuli” (nacatole); il giovedì e il martedì grasso di Carnevale si cucina la “nduja” per preparare il sugo e si mangia solo carne di maiale in particolare le rinomate polpette alla mammolese (pruppetti); la domenica delle Palme si preparano le “sgute” con l’uovo al centro; il 19 marzo di San Giuseppe si mangiano i ceci; nelle feste di San San Nicodemo si prepara la pasta di casa con il sugo della carne di capra, polpette di maiale e melanzane ripiene; il 6 dicembre di San Nicola si mangia il granturco bollito; il 13 dicembre di Santa Lucia si magia il pane azzimo; il primo maggio si mangiano i fichi secchi; di Sant’Antonio il 13 giugno si mangiano i “pani” benedetti distribuiti nella mattinata in chiesa.
Camminando per le vie del centro storico si sentono spesso degli odori piacevoli di pietanze che stanno per essere cucinati.
Da sempre si e parlato della cucina mammolese per i suoi gustosi piatti preparati piano piano e con passione, con lo stocco, carne di capra, di maiale, capretto, agnello, trippa, soffritto di frattaglie “stigghjolati” (budelle di capretto o agnello) che si cucinavano nelle antiche trattorie-osterie, ma in particolare nell’ultimo trentennio è stata riscoperta a livello regionale e nazionale per i suoi inconfondibili sapori di antico stampo. Il più famoso è lo “stocco” fiore all’occhiello della gustosa cucina mammolese e della Calabria, ma da qualche tempo ha assunto a pieno titolo la denominazione di "Stocco di Mammola", tanto che Mammola da sempre è chiamata ”paese dello stocco”. E’ usanza che lo “stocco” viene cucinato in tutte le famiglie quando si invitano ospiti o come regalo.
Appunto, per questo tipico piatto, il 9 agosto di ogni anno, si svolge la tradizionale “Sagra dello Stocco”, con la degustazione dello “Stocco” cucinato in vari modi e servito in tegami di terracotta (tianeji), con balli e canti alla “ricottara”, suoni con antichi strumenti paesani, la chiusura della “Sagra” è prevista a mezzanotte in Piazza Ferrari con il ballo della famosa “Pupazza infuocata” al ritmo della tarantella, un’occasione più unica che rara che richiama migliaia e migliaia di turisti nostrani e stranieri, tanto da essere inserita, per la sua tipicità, tra le più importanti manifestazioni di gastronomia della Calabria e d’Italia.
Il pescestocco o stoccafisso che arriva dai mari del nord, principalmente dalla Norvegia allo stato secco, poi il merluzzo è lavorato in maniera artigianale ed ammollato in capienti vasche d'acqua, per essere poi preparato in vari modi, in maniera antica e moderna: fritto, arrosto, al forno, in umido, in insalata con peperoncino, aglio e prezzemolo o alla mammolese al sugo di pomodoro con pasta o con patate e peperoni, mentre per i ravioli, involtini, melanzane ripiene e le ventresche, si prepara un ripieno a base di stocco ed altri aromi.
Per le sue particolari caratteristiche e qualità di prodotto tipico ottenuto con tecniche artigianali, lo “Stocco di Mammola” ha ottenuto il massimo riconoscimento tanto da essere incluso nell’Elenco Nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (Suppl. Ord. G.U. n. 167 del 18-7-02 pag.13 N°201) insieme con altri prodotti tipici per la qualità, gusto e per le sue caratteristiche tradizioni tramandate negli anni, sono stati riconosciuti ed inseriti nell’Elenco Nazionale: la ricotta affumicata tipica di Mammola, il formaggio caprino delle montagne della Limina, l’olio extravergine d’oliva, i salumi, le olive in salamoia e le “nacatole”.
Altro prodotto eccellente è la “Ricotta affumicata di Mammola”, di antica origine Greca, viene salata fresca e poi affumicata per 2-3 giorni, si ottiene dal latte di capre che giornalmente pascolano nelle zone montane e collinari, il latte prodotto è di alta qualità e si ricava una ricotta di una squisitezza unica aromatizzata al fumo di legno di castagno o erica. Il “formaggio caprino”, fatto sempre con latte di capra, ha un aroma particolare e un sapore piccantino. La tecnica di produzione della ricotta e del formaggio danno un prodotto tipico di alto pregio, molto richiesto, tanto che le domande dei consumatori spesso non possono essere soddisfatte. La prima domenica di giugno si svolge la “Sagra della ricotta affumicata” nelle piazzette del centro storico con assaggi e vendita della ricotta direttamente dai produttori, con la dimostrazione della preparazione della ricotta.
Continua ancora in molte famiglie, l’usanza di allevare i suini e fare festa in famiglia il giorno che si “ammazza” (uccide) il maiale. Il piatto tipico del giorno e “a scannatura” pietanza a base di pezzi vari di carne con patate e pomodoro e pezzi di sangue bollito, cucinati in un tegame di terracotta. Dopo con l’antica arte si taglia la carne a pezzi per preparare i salumi insaporiti dal peperoncino piccante macinato, finocchietto selvatico e qualche bicchiere di vino locale, preparati con metodi tradizionali, le salsicce, le soppressate, mentre per la pancetta, il lardo, il “buccularu“ (guanciale) e il famoso capicollo la carne viene messa in salamoia con aromi naturali, la “nduja” viene insaccata tipo salciccia con tutte le rimanenze del maiale, dopo l’affumicatura viene utilizzata a pezzi per preparare i sughi per condire i primi piatti a base di pasta. I salumi richiedono l’affumicatura con legno particolare in locali ben ventilati per la maturazione e poi conservati nella sugna, sott’olio o sottovuoto. Da non dimenticare le gustose e profumate “frittole” cotte nella “cardara” a fuoco lento con la brace, dalle rimanenze delle “frittole” si ricavano i “salimorati” (cicciole) leggermente salate ma di ottimo sapore, il fegato arrostito alla brace col “chijppu” (velo bianco del peritoneo) e tanti altri piatti. Il maiale lo possiamo definire un rito che si rinnova ogni anno, in tutte le famiglie di Mammola e delle popolazioni di montagna della Calabria, in un clima di festa, secondo le tradizioni tramandati dagli avi.
Altra ghiottoneria sono, le “melanzane ripiene” alla mammolese, preparate con un impasto particolare, arricchite con il rinomato formaggio caprino e poi fritte o in umido, o ripiene con un impasto di stocco. Il fragrante “pane pizzata” fatto con farina di granturco, ed infornato con alla base della “pizzata” le foglie secche di castagno, il pane di jermano (segale) e di grano casereccio e l’antico “viscottu” che si conserva per lunghi periodi e viene consumato bagnato in acqua, la pizza fatta con la rimanenza della pasta del pane con pomodori, sarde salate ed olive, cotti nel forno a legna, conservando le tradizionali tecniche di lievitazione e lavorazione, il granturco, la segale e il grano sono macinati al mulino ad acqua. Un posto di rilievo occupa la pasta fatta in casa con il “junco” (rimane il buco) e senza, “i tagghjarej” simile alle fettuccine ed altri tipi di pasta di varie forme lavorate a mano e preparate con farina di grano o di segale o mista, l’ottime farine di grano, segale e granturco vengono ricavate dal macinato dell’antico mulino ad acqua del “Vecchio”, ancora funzionante. I primi piatti a base di pasta vengono conditi con i classici sughi di carne di capra o di maiale preparati senza fretta a fuoco lento nella “tiana” (tegami di terracotta), mentre tra i secondi piatti a base di carne, di maiale, capra, capretto, agnello, pollame allevati dai contadini del posto, vengono cucinati al ragù, arrosto, al forno, in umido e fritte.
Numerosi i piatti importanti che racchiudono la cultura della civiltà contadina basandosi su legumi, verdura ed ortaggi che vengono utilizzate in grande quantità, dalle verdure che vengono bollite e condite con abbondante olio d’oliva crudo, spesso servite come primo piatto o contorno o con la pasta ai legumi cucinati alla vecchia maniera nel “pignatu” di terracotta e preparati con verdure o “erbe di terra” che nascono spontanee in montagna (cicorie, razzi, gallazziti, rapi, croschji di vecchia, zugjhi, lattuga di Madonna, lingua di cani, spelandri, vurrajini, ecc.) o con “cucuzza” (zucca gialla) o con le patate che vengono utilizzati in diversi piatti; il fave e i piselli da soli o con la pasta corta conditi con pezzi di pancetta o lardo o con le “frittole”; la polenta (friscatuli) fatta con farina di mais con i broccoletti o con le cime di finocchietto selvatico e cotiche, pasta e “sponzi” (broccoletti calabresi); pasta e “vajaneja” (fagiolina) con il condimento preparato con pezzi di “frittole” conservati nelle “giarrette” con la “sajmi” (sugna); patate melanzane e “vajaneja”; minestroni alla contadina fatti con ortaggi; patate fritte con la sugna; pasta e cavoli; pasta e “suriaca” (fagioli); frittelle con fiori di zucca; “pitteji” (frittelle) di melanzane che somigliano tanto ai funghi porcini; frittata di asparagi; riso e cime di finocchietto selvatico condite con “salimorati” (cicciole); fagioli e “sponzi”; patate cucuzzeja (zucchine) e fagioli con pezzi di cotiche; “rapi” patate e fagioli; trippa e patate; baccalà con patate e olive nere; frittelle di baccalà; uova fritte con cime di cipolla e cotiche; olio alice salate pepe macinato e “pane pizzata”. In estate sono molte diffuse le insalate di pomodori di montagna con cipolla affettata, il profumato origano, basilico e peperoncino fresco tagliuzzato, condite con abbondante l’olio extravergine d’oliva.
Ancora, tra i prodotti tipici ricordiamo i funghi, che si possono raccogliere nella vasta montagna di Mammola quasi in tutti i periodi dell’anno, per le favorevoli condizione climatiche, di un profumo particolare. Molte sono le famiglie che arrotondano lo stipendio con la raccolta dei funghi, che poi vendono nei mercati, lungo le strade e piazzette dei centri vicini. In tutte le famiglie si preparano molti piatti gustosi in maniera antica e fanno le provviste sott’olio in vasetti di vetro e congelati. Per i funghi e dedicata una giornata particolare con la “Festa del fungo” e dei prodotti della montagna, che si svolge l’ultima Domenica di Ottobre di ogni anno nella zona alta del borgo antico, con un gustoso assaggio di funghi porcini, raccolti da esperti raccoglitori cucinati in maniera tradizionale distribuiti nei tipici vassoi di terracotta, con pennette, o fagioli, crudi alla contadina, fritti e a frittelle, con stocco al pomodoro o in bianco; insieme ai prodotti biologici della montagna, preparati alla vecchia maniera, per gustare gli antichi sapori e profumi: patate, fagioli, zucca gialla, peperoni, castagne, caldarroste, noci, fichi secchi, pane casereccio, tutto accompagnato da vari vini locali. La giornata ha un fascino particolare con tarantelle e canti alla “ricottara” accompagnati da antichi strumenti musicali e con due mostre all’aperto, una Micologica e l’altra Fotografica. Numerose sono le bancarelle che vendono prodotti tipici locali: funghi freschi e in vasetti di vetro sott’olio, formaggio, ricotte, “pane pizzata”, castagne, noci, “granata” (melograni), fagioli, schiocche di fichi secchi, miele, farina di mais, di grano e di jermano, olive schiacciate, zucche gialle di montagna, bottiglie di vino e il tradizionale gelato “pezzo duro” prodotto con ingredienti naturali, con lavorazione artigianale, di gusto classico fior di latte e cioccolato. La manifestazione nelle ultime edizioni è punto di riferimento della popolazione calabrese e da molti turisti.
Altri appuntamenti gastronomici ricordiamo: di San Martino l’11 novembre una piccola festa locale in piazza con l’assaggio del vino nuovo accompagnato con castagne fresche, caldarroste e “zippuli” (impasto di patate, farina e poi fritte); giorno 7 dicembre si svolge in piazza “Sapori in festa” dove si possono gustare gli antichi sapori d’una volta, mentre la “Festa delle Capanne” organizzata dalla Caritas Diocesana, si svolge ogni anno il sabato e la domenica antecedente la settimana di Natale, dove si possono degustare vari piatti e dolci Natalizi ancora preparati in maniera tradizionale sul posto dalle mani esperte di tante donne. Altra antica tradizione, che si svolge la vigilia della quarta domenica di settembre della festa di San Cosimo e Damiano nella piazza antistante la Chiesa dell’Annunziata, si prepara con la carne di maiale la “cardara”, poi segue la vendita e gli assaggi con pane casereccio accompagnati con vino rosso locale.
Diversi sono state le feste gastronomiche senza cadenza annuale come: Sapori di funghi, Serata gastronomica, “Anthesteria” la festa delle antiche popolazioni della Magna Grecia, con la preparazione di piatti tradizionali per le vie del centro storico.
Da non dimenticare “l’olio d’oliva extravergine” considerato il pilastro della cucina, ricavato da una cultivar locale chiamata “Grossa di Mammola o Mammolese” che si ricava un olio di qualità pregiato, profumato e saporito, che viene utilizzato per cucinare e condire tutte le pietanze della tradizionale e moderna cucina mammolese, gustose sono le olive in salamoia di un sapore “agrodolce” di gusto piacevole, che si conservano ancora nelle “giarre” di terracotta, mentre le olive nere salate che si raccolgono dalla pianta quando sono maturi, si conservano in vasi di vetro, sottovuoto o congelati, le olive “rotte” che si raccolgono nel mese di settembre di colore verde, vengono schiacciate per togliere il nocciolo e preparati con finocchietto selvatico, aglio e peperoncino a pezzi. Fino agli anni settanta, l’8 dicembre giorno dell’Immacolata i frantoi rimanevano chiusi come riconoscenza alla Madonna per la quantità delle olive prodotte e la sera si svolgeva la festa nei frantoi con un grande banchetto a base di prodotti tipici, olio d’oliva e vino locale, tutto accompagnato con antichi strumenti con canto di serenate e stornellate, questa usanza si svolge ancora oggi in Grecia, è intenzione di ripristinare la tradizione e promozione la vendita dell’olio d’oliva nel frantoio come si faceva in passato.
Nelle famiglie si preparano ancora i pomodori per fare la salsa e i pelati, poi bollite in bottiglie e in vasetti di vetro, per fare gli ottimi sughi nei periodi invernali. Si conservano sott’olio e sott’aceto altri prodotti della terra come le melanzane, peperoncini, peperoni ripieni con acciughe, pomodori essiccati al sole e le zucchine.
Ancora molti contadini coltivano i vigneti, altri comprano l’uva di Cirò, poi con le antiche tecniche di lavorazione ricavano il mosto che viene conservano nei “bassi” (cantine) ventilati, nelle antiche botti di rovere. Tutte le pietanze della cucina mammolese sono accompagnate da vino locale rosso o di Cirò o vino di uva di “fragola” che si produce nel territorio montano con antiche tecniche di fermentazione, di un gusto e sapore particolare, da consumare presto; altra variante è l’aggiunta al mosto di “fragola” con mosto ricavato di uva locale o di Cirò, al fine di ottenere un vino a lunga conservazione. Il vino è molto richiesto per il suo gusto particolare e si trova dai contadini e anche nei ristoranti mammolesi.
Altri prodotti molto diffusi sono: le profumate fragoline di bosco, asparagi, castagne, ciliegie, noci, fichi e tanti altri prodotti che si trovano nella vasta montagna mammolese. Le castagne rappresentano fonte di reddito di molte famiglie che nel periodo autunnale raccolgono le castagne “inserte” che sono grosse e di un sapore gustoso che vengono consumate come frutta secca e commercializzati nei mercati locali e in particolare richiesti per preparare i gustosi “marrone glasse”. Le castagne si mangiano fresche, secche, bollite o caldarroste, si conservano infornate o fresche in recipienti con “rina” (sabbia fina), anticamente si faceva il pane di castagne e i dolci, e si barattavano con altri cibi. Le ciliegie ricavate da una cultivar locale, di ottima qualità per la durezza e sapore, sono anche fonte di reddito di molti contadini.
Per finire, i dolci tradizionali assai gustosi, di gusti vari e semplici, prodotti in casa come una volta, si preparano nelle festività: le “nacatole”, fritte in olio di oliva con un impasto a base di farina e miele a forma ovale attraversata al centro da un due braccia, i “sammartini” di pasta dolce con un ripieno di un impasto di fichi secchi e noci macinati con mosto cotto, la “sguta” con l’uovo al centro, i fichi secchi ripieni con noci, poi infornati, le crespelle “crispeji” di farina fatte di forme diverse, le “crostate” al miele, noci, castagne, alle marmellate o con ricotta, il miele viene utilizzato per varie preparazione. Ancora si trovano le marmellate caserecce di varie frutta e si preparano anche granite e gelati in maniera artigianale con frutti selvatici di fragoline di bosco e “amura di spina” (frutto di rovo) nel periodo estivo.
Ancora vengono preparati in casa i liquori artigianali lasciando macerare con l’alcol i frutti, per poi ricavare: il nocino, il limoncello e il liquorino di fragoline di montagna.
Della gustosa cucina mammolese, dei prodotti tipici, dei rinomati ristoranti e trattorie di Mammola, si sono interessati molte riviste nazionali ed estere, giornali e guide locali, nazionali ed estere, libri specializzati in gastronomia ed arte culinaria e addirittura l’Enciclopedia dei Parchi Nazionali Italiani, pubblicando alcuni prodotti tipici e piatti particolari, oltre ai tanti servizi televisivi Regionali e della Rai TV come Sereno Variabile, Linea Blu, Gran Tour, Linea Verde, Occhio alla Spesa, inoltre la televisione della Norvegia a dedicato un ampio servizio sui piatti tipici preparati con lo Stocco e la “Sagra dello stocco” in occasione della presenza dell’Ambasciatrice Norvegese a Mammola. All’Amministrazione Comunale e alla Pro Loco numerosi sono stati i riconoscimenti ricevuti per la tradizionale cultura gastronomia, da parte del Governo della Norvegia, dalla Regione Calabria, dall’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria, dal Consorzio Turistico della Riviera dei Gelsomini e dall’Associazione Nazionale delle Pro Loco d’Italia.
Altri appuntamenti importanti di grande successo che la cucina mammolese ha ottenuto è stata la partecipazione della Pro Loco in Lussemburgo alla “Festa degli Italiani”, a Rivarolo in Piemonte per un gemellaggio enogastronomico con la Pro Loco di Rivarolo, Comune e Amministrazione Provinciale di Torino, altro successo è stato a Lourds in Francia dove Mammola rappresentava la gastronomia Calabrese in occasione dei cento anni dell’UNITALS, alla rinomata “Festa del gusto” ad Imperia, sempre con il gustoso “Stocco di Mammola”, i salumi, la ricotta affumicata, i formaggi ed altri prodotti tipici, cucinati in maniera tradizionale dove tanta gente ha gustato gli antichi sapori ormai dimenticati. Altri rinomati appuntamenti sono stati a Siderno in occasione dell’incontro con tutte le Pro Loco d’Italia, a Gioiosa Jonica al secondo convegno nazionale della DE.C.O. per la valorizzazione dei prodotti tipici, a Reggio Calabria alla Fiera dei Paesi della Calabria e Sicilia e a tante altre manifestazioni locali, regionale e nazionale, che la gastronomia mammolese e stata sempre presente con tanti assaggi di prodotti tipici cucinati sul posto.
Il fenomeno della gastronomia, è uno degli elementi di attrazione, che associato alle bellezze artistiche ed ambientali di Mammola, ha avuto grande successo nell’ultimo trentennio. Numerosi i turisti e personaggi illustri dell’arte culinaria, amanti dalla buona cucina che dopo aver trascorso la giornata ha visitare i luoghi più belli del borgo medievale, possono gustare le pietanze della cucina mammolese molto gustosa, genuina e varia, nei rinomati ristoranti, trattorie, aziende agrituristiche ed il rifugio montano, riscoprendo quei sapori antichi di cibi semplici, a volte anche poveri, ma sempre gustosi e ben curati.
Mammola per la sua gastronomia, è considerata punto di riferimento della popolazione calabrese e di molti turisti che si trovano in Calabria e nella vicina Sicilia.
Negli ultimi anni, numerosi sono stati i tour operators nazionali ed esteri che hanno incluso Mammola negli itinerari gastronomici e turistici, che organizzano con le loro associazioni flussi turistici. Altri itinerari calabresi importanti che riportano Mammola sono: la Strada del Vino e dei Sapori, e Saperi e Sapori e tanti altri.
Per concludere possiamo definire Mammola una delle cittadine più rinomate della gastronomia Calabrese.
A cura di Gino Larosa
La cittadina è posta sul versante Jonico della Calabria, tra l’Aspromonte e le Serre, Mammola - RC al centro tra il mare e la montagna lungo la S.G.C. Jonio-Tirreno del valico della Limina. Abitato fin dai tempi della Magna Grecia, le sue origine risalgono al IV – V Sec. a C., fu fatta sorgere sulle rovine di Malea o Melea, colonia locrese ricordata da Tucidide.
Dai fasti della civiltà Bizantina alle soglie del terzo millennio, Mammola e stato sempre un centro, in cui si sono armonicamente fusi Arte, Storia, Cultura, Folklore, Montagna e Gastronomia.
Dapprima luogo-rifugio dei monaci bizantini, stabilitisi intorno ai Sec.li IX-X, è poi divenuto, grazie al loro contributo e alla loro esperienza un centro fiorente di molteplici attività, quali la lavorazione della seta, lo sviluppo di lussureggianti aranceti e uliveti, dell’artigianato, la costruzione dei primi mulini ad acqua secondo tecniche più avanzate, lo studio delle lettere e delle scienze, la ricopiatura e la miniatura dei testi classici, l’istituzione delle prime scuole per il popolo.
Della loro secolare presenza restano ancora l’Abbazia di San Biagio e la Grancia di Santa Barbara (Sec.XI), quest’ultima sede del rinomato Museo di Arte Moderna fondato dal famoso pittore Nik Spatari, che ogni anno richiama centinaia di artisti di tutte le parti del mondo per partecipare a mostre ed ad altre iniziative culturali di grande pregio e di notevole spessore. Nel Parco Museo Santa Barbara si possono ammirare numerose sculture di artisti famosi, è di Spatari il più importante capolavoro: “Il Sogno di Giacobbe”.
Mammola - RCIl paese, conserva tutta la sua fascinosa bellezza Centro Medievale con le sue viuzze da Kasbah (Casba), pittoresche Piazzette (Ferrari, Magenta, Del Parlamento, Largo Pace, San Giuseppe), le casette ricadenti le une sulle altre e i superbi Palazzi (De Gregorio, Ferrari risalenti all’epoca feudale delle “jus primae noctis”, Del Pozzo, Florimo, Spina, Piccolo, a “Gellario” dei Barillaro di epoca più recente), splendidi per lo stile architettonico che va dal classico al barocco o al moresco, edificati dal XVI Sec. in poi. Un cenno a parte merita la Casa Tarantino risalente al XIV Sec. e naturalmente le Chiese, veri capolavori dell’arte architettonica e pittorica: la maestosa Matrice, (Sec.XII) a tre navate, la cinquecentesca Chiesa della SS. Annunziata, quella della Madonna del Carmine e di San Filippo Neri, (Sec.XVI).
Particolare menzione merita il Santuario di San Nicodemo, Patrono della cittadina, vissuto nel Sec.X, fondatore dell’omonimo Monastero sul monte Kellerano (Cellerano), a tre Km del Passo della Limina, il Santuario ricade nel Parco Nazionale dell’Aspromonte ed è punto di riferimento storico, religioso e spirituale, da moltissime persone, essendo considerato tra i più importanti Santi della Calabria. Oggi dimora di un Monaco anacoreta ed è meta di turisti e fedeli tutto l’anno. La festa si celebra la Domenica successiva al 12 Maggio (nascita) e rappresenta un momento d’incontro di fedeli che provengono da ogni parte della Calabria. Le altre due feste del Santo si celebrano a Mammola il 12 Marzo (morte) e la prima Domenica di Settembre, in ricordo della traslazione delle reliquie dal Santuario a Mammola dove sono conservate ed esposte nella Cappella della Chiesa Matrice.
Un’altra stupenda attrattiva è la Cucina Mammolese divenuta di grande attualità per i suoi inconfondibili sapori di antico stampo, ancor più valorizzata dal famoso Stocco, una vera leccornia, un fiore all’occhiello di tutte le pietanze prelibate che l’arte culinaria locale possa offrire.
Appunto, per questo tipico piatto, il 9 agosto di ogni anno, si svolge la tradizionale “Sagra dello stocco” con balli e canti alla ricottara, suoni con antichi strumenti paesani, ciaramelle, pipite, tamburelli, un’occasione più unica che rara che richiama migliaia e migliaia di turisti nostrani e stranieri, tanto da essere inserita, per la sua tipicità, tra le più importanti manifestazioni di gastronomia della Calabria e d’Italia.
Altri prodotti di grande richiamo: la pizzata (pane di mais),
Stazione Metereologica: Reggio Calabria, Italy:
Informazione meteo per Reggio Calabria, Italy.
La situazione meteo è di 58 minuti fa, delle 06:50 UTC.
Vento alla velocità di 2.1 metri al secondo da sud ( 190°), variabile da sud/sudest ( 160°) a sudwest ( 230°).
Temperature di 21 °C, temperatura di rugiada a 14 °C.
Pressione atmosferica di 1015 hPa.
Umidità relativa di 64.3%.
Nuvolosità: assenza di nuvole sotto 1500 metro ed assenza di cumulonimbi.
Visibilità totale di maggiore di 10 chilometri.

The raw METAR is LICR 260650Z 19004KT 160V230 CAVOK 21/14 Q1015
PHP Weather
Se vuoi
aggiungere, correggere, modificare
informazioni riguardanti "Mammola"
invia una mail a segnalazione@eventiesagre.it. |