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Marzo 2019
eventiesagre.it
Marzo 2019
Numero Evento: 21115499
Teatro Teatro
Teatro Rosetum
La Nuovissima Stagione Desidera Al Rosetum
Date:
Dal: 18/03/2019
Al: 14/05/2019
Dove:
Logo Comune
Via Pisanello, 1
Lombardia - Italia
Contatti
Tel.: 0248707203
Fonte
Serena Lietti
Scheda Evento
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Teatro Rosetum

La Nuovissima Stagione Desidera Al Rosetum

Da Lunedì 18 Marzo a Martedì 14 Maggio 2019 - dalle ore 21:00
Teatro Rosetum - Via Pisanello, 1 - Milano (MI)

Teatro Rosetum - Milano

Teatro de Gli Incamminati
presenta

deSidera al Rosetum

Storie di uomini e donne non arresi, positivi, resistenti, in grado di stare in piedi anche nelle avversità.
Si apre con tre spettacoli che parlano all'animo umano la nuovissima stagione deSidera al Rosetum, diretta artisticamente da Giacomo Poretti.

Sarà il Teatro de Gli Incamminati, dopo aver già preso casa allo Spazio Banterle, a gestire per i prossimi tre anni una stagione teatrale al Teatro Rosetum ampliando così la propria presenza nella città di Milano. E mentre allo Spazio proseguirà il percorso dedicato alla “parola agita” tra letteratura, teatro e poesia, al Rosetum si articoleranno nuove proposte sia produttive che di ospitalità.

Il progetto – deSidera al Rosetum – prende il nome dal fortunato festival bergamasco, che da diversi anni il Teatro de Gli Incamminati e l’Associazione InAtto realizzano con un’attenzione particolare alle nuove realtà emergenti e alla ricerca di legami sul territorio.

La gestione artistica – che diventerà ufficiale nella stagione 2019/2020, si aprirà il 18 marzo con il debutto di Francesco e il Sultano, nuova produzione Teatro de Gli Incamminati, vincitore di NEXT 2018, ispirato allo storico incontro tra Francesco d'Assisi e il Sultano di Egitto Malik Al-Kamil, primo profetico dialogo interreligioso (da lunedì 18 a giovedì 21 marzo, ore 21.00). In scena un cortocircuito tra ieri e oggi, tra integralismi e spiritualità, tra umanità e potere, tra individuo e società, tra realtà e video, in grado di aprire nuovi scenari e nuovi spunti di riflessione, ribaltando prospettive consolidate.

Si continua lunedì 15 aprile con la lettura scenica de La Passione secondo i nemici. Erode/Pilato/Caifa, testo di Luca Doninelli, regia di Paolo Bignamini, con Mario Cei, Antonio Rosti e Andrea Soffiantini. Ad essere raccontata è la sacra rappresentazione di un evento attraverso le voci dei tre testimoni oculari, responsabili dei fatti che essi stessi narrano: l’arresto, il processo, il supplizio e la morte e resurrezione di Gesù Cristo. Una dopo l’altra entrano in scena tre figure universali: Pilato rappresenta il potere imperiale, Erode il potere politico locale e Caifa il potere religioso.

Chiuderà questo assaggio di stagione lunedì 13 e martedì 14 maggio Litigardanzando di Giacomo Poretti anche in scena con la psicoterapeuta Daniela Cristofori per provare a spiegare (cercando d’imparare) l’arte del litigio, attraverso la lettura di brani divertenti alternati a interventi comici.

Tre spettacoli che ben sintetizzano la poetica e la linea artistica della nuova gestione che entrerà nel vivo ad ottobre 2019 con la presentazione di un'intera stagione a firma Teatro de Gli Incamminati, compagnia fondata da Giovanni Testori negli anni Ottanta e oggi rappresentata tra gli altri da Franco Branciaroli e Luca Doninelli.

Quando i nostri amici Luca Doninelli e Gabriele Allevi hanno iniziato a raccontarci, in consiglio di amministrazione, di quanto stava maturando con Giacomo Poretti, ci siamo tutti trovati concordi nel coinvolgerci in questa avventura. Giacomo la definisce folle, aggiungerei coraggiosa e necessaria.

Coraggiosa, perché in un momento in cui parrebbe a chiunque più opportuno tenersi stretto quanto già si ha, gestire quanto si è consolidato in oltre trent’anni di attività, per contro noi rilanciamo e ricominciamo, a partire dagli incontri che accadono. Esattamente come agli inizi di questa storia, nata proprio dall’incontro di alcuni di noi – e Luca Doninelli era tra quelli – con Giovanni Testori.

Necessaria, perché è nella natura degli Incamminati essere sempre in movimento…

E così la nostra Compagnia - sin dalle origini presente in città, con gli spettacoli prodotti e rappresentati nei principali teatri milanesi -, incrementa ancora questa presenza e, dopo la prima casa – Spazio Banterle – presso il Centro Culturale di Milano, prende ora una seconda casa, grazie all’ospitalità del Centro Rosetum.

Confidiamo nell’apprezzamento del pubblico e nel sostegno delle istituzioni: di quanti già ci conoscono e di quanti avranno ora modo di farlo, grazie a questa nuova avventura (folle, coraggiosa e necessaria).

Daniele Filetti

Un’avventura folle di tre amici - io, Luca Doninelli e Gabriele Allevi - che sulla soglia dei 60 anni, forti della quota 100 del loro entusiasmo e passione per questa città, hanno deciso di prendere in gestione un teatro e lo fanno da dentro un’esperienza storica che è quella di Teatro de Gli Incamminati. Sappiamo che l’offerta a volte supera la domanda e sappiamo che il teatro soffre e che a Milano ci sono già dei teatri straordinari con programmazioni eccellenti. Ma noi pensiamo che di teatri non ce ne siano mai abbastanza, che le voci debbano moltiplicarsi; che in particolare le voci, le provocazioni, i richiami a questa città straordinaria non debbano mancare: come ad un fratello che corre a perdifiato verso l’alto, verso il sole, verso su su, non si sa dove, la sorellina minore debba ricordargli se si è portato con sé, per quel viaggio, tutti i documenti necessari, se si è portato il cuore, se si è portato l’anima, perché poi, da qualche parte, tra i crocevia dell’infinito si può essere fermati da una pattuglia che ci chiederà conto della velocità, della direzione e dello scopo, e quando ci chiederanno patente e libretto non dobbiamo farci trovare impreparati. Il nostro teatro vorrà essere come una sorellina, che chiederà sempre quando stiamo per uscire. “Dove stai andando?"

Giacomo Poretti

Nel dna del Teatro degli Incamminati c’è un segno, una sorta di marchio a fuoco, che non può essere cancellato e porta il nome di Giovanni Testori. Noi non ci consideriamo eredi esclusivi del genio di Testori che si è riversato sempre di più, anno dopo anno, su tutto il teatro italiano, attraversando le estetiche e i temperamenti artistici più diversi. Il genio ha infatti un solo erede, che è il mondo. Dire Testori significa dire Franco Parenti, Andrée Ruth Shammah, Sandro Lombardi, Valter Malosti, Federica Fracassi e tanti altri. Ma c’è qualcosa di Testori che è toccato specialmente a noi Incamminati, ed è l’irrequietezza, la ritrosia, spesso una certa ombrosità equina che ci ha sempre impedito - anche nei momenti di maggior successo - di procedere col vento in poppa.

Non siamo mai riusciti a dire a noi stessi «ecco, la strada è questa», perché il teatro non è una strada, ma un continuo ricominciare; non è un’estetica ma un’antropologia, quella di chi non si accontenta dell’affresco con cui ci viene dipinto il mondo e scava sotto il mondo, alla ricerca (magari condotta in modo incongruo se non demenziale) delle sue fondamenta. Questo è il marchio di Giovanni Testori.

Ma il nome di Testori è legato, non solo in senso biografico ma anche in senso temperamentale, alla nostra città, che da sempre è viva quando è inquieta, e comincia a morire quando cede alla tentazione della soddisfazione di sé. L’amore per Milano - per la sua anima, come dice Giacomo Poretti - è sempre stato un pungolo per noi, che pure ci siamo votati al destino degli scarrozzanti, dei guitti di giro, e noi siamo grati a Giacomo, l’imprevedibile amico con il quale cominciamo oggi a incrociare i nostri destini, per averci dato l’occasione di condividere la sua passione, il suo amore e anche il suo dolore per il nostro drammatico presente. 

Sono tempi difficili nei quali è sconsigliato intraprendere nuove avventure. Ma sappiamo tutti bene che il teatro vive soprattutto nei tempi difficili e proprio perché i tempi sono difficili val la pena fare il teatro. 

Luca Doninelli

C'è qualcosa di originale da dire che ancora manca nel panorama culturale e teatrale metropolitano. Milano ha una manifestazione per tutto, per la moda, per fotografia, per il design, per l’artigianato, per l’antiquariato, ma forse manca ciò che tiene unito tutto questo; un’anima antica e profonda che ha sempre dato solidità e larghezza di vedute alla città. È la ricerca di quest’anima profonda della città che vorrebbe caratterizzare il nostro tentativo. Attraverso il teatro che è lo strumento, insieme alla poesia, più lungimirante e concreto. Non siamo interessati soltanto a un tipo di teatro, ma a una curiosità sull’umano, lontano da schieramenti politici e ideologici e vicino a chiunque di fronte alla realtà, alla storia, agli affetti, rimane intaccato dalla domanda sulla vita. Vorremmo proporre nelle nostre stagioni storie di uomini e donne non arresi, positivi, resistenti; in grado di stare in piedi anche nelle avversità. Sì perché la paura che si sta diffondendo e che ci conduce a chiudere lo sguardo dentro un orizzonte sempre più ristretto, non appartiene a questa città.                                                                                       

Gabriele Allevi

INFO

DOVE
Teatro Rosetum
Via Pisanello 1, Milano – MM Gambara

ORARIO
Ore 21.00

BIGLIETTI
Intero 18,00 euro
Ridotto 15,00 euro (under 35, over 65, studenti di teatro e stesse convenzioni valide per lo Spazio Banterle consultabili sul sito www.incamminati.it)

PRENOTAZIONI
Tel. 0248707203
info@rosetum.it


DeSidera al Rosetum
Da lunedì 18 a giovedì 21 marzo alle ore 21.00

FRANCESCO E IL SULTANO
di Angela Demattè
con Gabriele Parrillo, Hossein Taheri, Hal Yamanouchi
regia Andrea Chiodi
aiuto regia Vittorio Bizzi e Ugo Fiore
costumi Matteo Patrucco
musiche Ferdinando Baroffio
produzione Teatro de Gli Incamminati
con il contributo di NEXT 2018-2019

Medio Oriente. Oggi. Un rifugio segreto. Un uomo europeo rapito da un gruppo di terroristi islamici, un giornalista andato in Terrasanta per realizzare un docufilm sul primo dialogo interreligioso della Storia: quello tra San Francesco d’Assisi e il sultano Malik Al-Kamil.
Una piccola telecamera lo riprende mentre i suoi pensieri ripercorrono le interviste del giorno prima: sarà proprio la memoria dei colloqui col francescano ad aprire inaspettatamente la relazione con il terrorista che lo tiene segregato. Un dialogo che, anche quando i fatti precipiteranno, resterà come percorso indelebile, modificando per sempre i loro sguardi.
Ma in un mondo dove a dettare legge sono i poteri grandi e prevaricatori, un accadimento casuale tra due individui quanto inciderà nella Storia? E, ancora, in una società dove la risonanza mediatica pare essere la sola ad attribuire valore agli eventi, come si collocherà un percorso umano avvenuto lontano dagli schermi?
In scena un cortocircuito tra ieri e oggi, tra integralismi e spiritualità, tra umanità e potere, tra individuo e società, tra realtà e video, in grado di aprire nuovi scenari e nuovi spunti di riflessione, ribaltando prospettive consolidate.
Note di drammaturgia
L’incontro tra san Francesco d’Assisi e il sultano Malik Al-Kamil fu simbolo, generò significati per molte epoche a venire. Non per questo fu meno reale. Ma si può senz’altro dire che quel fatto reale incarnò e diede luce alle tensioni e alle necessità dell’umanità in quel momento. Per questo ci fu tramandato e per questo generò la presenza secolare dei francescani in quelle terre. È un incontro che tocca la parte più profonda della nostra storia, in uno di quei punti che sono serviti a dare forma a quel che siamo oggi. Non potevo raggiungere il cuore di quell’incontro se non a tentoni. Ho costretto perciò i personaggi in circostanze tali da farli legare a quel fatto antico, di cui essi sono immagine offuscata.

Per recuperare quelle parole, che Francesco semplicemente incarnava e perciò poteva ripetere sempre con verità, per poter avere il coraggio di parlarne a teatro oggi, ho dovuto essere sincera anche con l’aridità del nostro tempo. In un certo senso, sfidare l’aridità più subdola del nostro mondo contemporaneo. Ma stando anche di fronte a quel bisogno di amore e di giustizia, alla preziosa visione laica e a quella nostalgia di assoluto che è ugualmente parte del nostro presente. In questo senso lo sfondo di quell’incontro tra un cristiano e un musulmano è lo stesso allora come oggi. Ancora di più nella sua fragilità e nel suo mistero, che mai risolveremo.

Francesco conosce i meandri, i sogni e gli inganni che questi uomini mettono in campo. Ho desiderato che la vita di Francesco, il suo percorso tortuoso di crescita e di liberazione risuonasse nei personaggi. A volte in modo offuscato, a volte nitido, a volte goffo, a volte violento come una spada. Ho desiderato che attraverso i personaggi potessimo intuire quel risveglio che accadde a Francesco quando scese da cavallo e abbracciò il lebbroso.

È un viaggio vertiginoso, che i nostri occhi occidentali, annebbiati dalle pallide cataratte degli -ismi religiosi e laici, buoni e cattivi che siano, faticano a mettere a fuoco. E d’altra parte non è possibile, fino in fondo, raccontare quella vertigine. Ma possiamo avvicinarci a tentoni, in qualche modo, con la vergogna di dirselo.


 

DeSidera al Rosetum
Lunedì 15 aprile 2019 alle ore 21.00

LA PASSIONE SECONDO I NEMICI
di Luca Doninelli
lettura scenica con
Mario Cei, Antonio Rosti, Andrea Soffiantini
regia Paolo Bignamini
spazio scenico Andrea Colombo
assistente alla regia Gianmarco Bizzarri
un progetto di Gabriele Allevi
produzione deSidera – Teatro de Gli Incamminati

Erode, Pilato, Caifa: tre solitudini, tre rimpianti, tre fallimenti. Luca Doninelli immagina l'incontro con Gesù dei protagonisti negativi della passione, tre “nemici” la cui esistenza è stata trafitta dallo sguardo di Cristo, il quale ha irrimediabilmente svelato la dimensione incompiuta della loro vita.

Erode, dopo aver incrociato gli occhi di Gesù, scorge infatti nitidamente - ma per un solo momento - la decadenza che si nasconde dietro alla lussuria sfrenata della sua corte. Quell'istantanea di verità resterà la sua ossessione, nella speranza sempre più flebile di rivedere il Figlio di Dio che egli ha contribuito a sacrificare.

Allo stesso modo, Pilato cela con un ossessivo senso del dovere la certezza dell'errore imperdonabile: avere condannato un uomo innocente.

Persino Caifa, il più viscido dei politici, deve fare i conti con i fantasmi delle proprie colpe: la sua condotta spregiudicata non lo salva dai rimorsi che lo divorano, e la verità che ha rimosso, negato e combattuto è sempre più chiara in lui.

Così, dalla voce di chi lo ha negato, paradossalmente emerge più nitida la figura del Figlio di Dio nella sua proposta disarmata che ha cambiato la storia.

“La passione secondo i nemici” è un vero pezzo di bravura di Luca Doninelli: l'autore modella con sapienza la prosa della propria scrittura sulla psicologia dei tre protagonisti, forgiando la drammaturgia fino a fare emergere le contraddizioni più profonde che abitano i personaggi. Quelle stesse contraddizioni che sulla scena diventano specchio dei nostri dubbi, delle nostre debolezze, dei nostri errori: il riflesso della nostra umanità.


 DeSidera al Rosetum
Lunedì 13 e martedì 14 maggio alle ore 21.00

LITIGARDANZANDO
di e con Giacomo Poretti e la psicoterapeuta Daniela Cristofori

Giacomo Poretti e la psicoterapeuta Daniela Cristofori provano a spiegare - cercando d’imparare - l’arte del litigio, attraverso la lettura di brani divertenti alternati a interventi comici, in una conferenza-spettacolo leggera e creativa.

C’è chi non vede l’ora di litigare, chi ha il terrore di litigare, chi non sa litigare; c’è chi porta il broncio, chi si scorda che sta litigando mentre litiga, chi, se litiga è finita; chi spacca i piatti, chi urla, chi sbatte la porta minacciando di andarsene per sempre e rimane due ore fuori dalla porta.

Inutile scandalizzarsi, tanto si litiga per qualsiasi cosa. Si litiga per la politica, per il calcio, per il film più bello di sempre, per la musica; si litiga con chiunque, con la mamma, con gli amici, con quello in coda al semaforo. Si litiga soprattutto con la moglie o il marito.

Il segreto è che bisogna dirsele di santa ragione.

Bisogna litigar danzando e…

Cambiare: questo è interessante. Che anche sorridere dei nostri litigi possa aiutarci a cambiare è, possibilmente, il nostro intento. Come imparare a danzare un nuovo ritmo.

Note allo spettacolo

Il tema ci sembra più che mai senza tempo: come trovare soluzioni creative ai litigi nella coppia? Proviamo, in modo leggero ma autentico, a cercarle insieme.

Perché l’umorismo, come disse Gregory Bateson è una forma sottile di intelligenza, capace di “rilevare e rappresentare l’aspetto comico della visione del mondo condivisa dalle persone” (P. Bertrando). Questa capacità di sorridere di se stessi e del mondo ci permette di prendere le distanze dalle nostre convinzioni e dai fatti della vita, ampliando le nostre prospettive troppo rigide e quindi la nostra possibilità di cambiare. (da “L’Umorismo nella comunicazione umana” G. Bateson).

Parleremo di Litigare. Necessità di litigare. Evitare di litigare. Bellezza del litigare.



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    Data ultimo aggiornamento pagina 2019-03-13 17:30:30
    Inserito da Michela Gesualdi
    Diniego di responsabilià: le notizie riportate in questa pagina sono state fornite da Enti Pubblici e Privati e, organizzazione eventi e sagre, fiere. Suggeriamo di verificare date, orari e programmi che potrebbero variare, contattando le organizzazioni o visitando il sito ufficiale dell'evento.
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