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Umbria   

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Todi Umbria, Italia"
Coordinate: Latitudine: 42° 47′ 0′′ N
Longitudine: 12° 25′ 0′′ E
Altitudine: 410 m s.l.m.
Superficie: 223 km²
Abitanti: 17.075 / 31-12-04
Densità: 74 ab./km²
Frazioni: Vedi elenco 
Comuni contigui: Acquasparta (TR), Avigliano Umbro (TR), Baschi (TR), Collazzone, Fratta Todina, Gualdo Cattaneo, Marsciano, Massa Martana, Monte Castello di Vibio, Montecchio (TR), Orvieto (TR), San Venanzo (TR)
CAP: 06059
Pref. tel: 075
Codice ISTAT: 054052
Codice catasto: L188 
Nome abitanti: tuderti (todini) 
Santo patrono: San Fortunato 
Giorno festivo: 14 ottobre 

 

Storia

Così Quirino Colono narrava nella sua Historia Tudertina le leggendarie origini della città ed a questa bella leggenda si ispirarono i todini dalla metà del ‘200 per creare le insegne del libero comune medievale rappresentate appunto da un’aquila che tiene negli artigli un drappo e nelle ali spiegate due aquilotti che alludevano ad Amelia e Terni fortemente legate da patti federativi alla città dominante sottoscritti rispettivamente ne 1208 e nel 1217.
Furono gli antichi umbri, una popolazione che occupava la parte dell'Italia centrale situata ad est del Tevere a creare tra l’VIII ed il VII secolo a C. un primo insediamento che chiamarono TUTERE, cioè città di confine fra il territorio etrusco collocato sul lato destro del sacro fiume e quello umbro, come conferma Plinio nella Naturalis historia .
Intorno alla fine del IV secolo a C. la città fu conquistata da Roma e come sua alleata partecipò nel 217 alla battaglia del Trasimeno contro Annibale. Al tramonto del periodo repubblicano divenne COLONIA JULIA FIDA TUDER; dal periodo arcaico Todi (Tuder per i latini) battè moneta propria, ma le maggiori testimonianze architettoniche risalgono al periodo imperiale quando il territorio venne aggregato secondo la riforma augustea alla tribù Clustumina ed elevato al rango di municipium retto dalla classe decurionale.
Poco si sa del cosidetto periodo barbarico quando la città visse protetta dal primo e dal secondo cerchio delle sue possenti mura sotto le quali a suo tempo, stando a Silio Italico, si arrestò persino l’esercito vincitore di Annibale. Già sul finire del XII secolo ebbe inizio una nuova espansione territoriale che in poco più di cento anni riportò il dominio di Todi sui confini dell’antico municipio romano, dapprima retto da un regime consolare, poi sotto podestà e capitani del popolo di chiarissima fama.
Il territorio comunale si estese dal lago e castello di Alviano a sud, al Piano dell’Ammeto presso Marsciano a nord, dalla cresta dei Monti Martani (come ricorda un placito del re longobardo Desiderio e del papa Paolo I del 760) ad oriente, alle Gole del Forello alte e minacciose sul Tevere ad occidente.
Nel 1244 anche i tre borghi sorti sotto l’impulso delle nuove classi artigianali, vennero protetti da una nuova cerchia di mura con un perimetro di circa quattro chilometri, con porte e bastioni che ancora oggi si possono ammirare quasi intatti.
Perduta l'autonomia comunale nel 1367 a favore dello Stato della Chiesa, l’autorità civile e politica di Todi cominciò lentamente, ma inesorabilmente a decadere passando da una signoria all'altra (Tomacelli, Malatesta, Braccio Fortebracci da Montone, Francesco Sforza, ecc.) . La sua popolazione, che un censimento del 1290 documentava in circa 40.000 anime, si ridusse di oltre la metà a seguito delle pestilenze che afflissero quasi tutta l’Italia a partire dal 1348 e fino al 1527, come ci ricorda una censimento del 1571 voluto dal vescovo Angelo Cesi, ultimo di questa grande famiglia a salire sulla cattedra episcopale tudertina (1566-1606).
Nepote di cardinali che lo precedettero in questa diocesi ininterrottamente dal 1523 e zio di Federico II° fondatore dell’Accademia dei Lincei nella vicina Acquasparta, già territorio di Todi, Angelo fu amico e protettore dei più importanti artisti del suo tempo molti dei quali chiamò in questa città che trasformò radicalmente a sue spese allargando vie per bonificare interi quartieri (Via Cesia o della Piana) o restaurando antiche fontane (Fonte Cesia). Grazie a lui Todi visse uno dei più alti periodi di splendore e si abbellì di nuovi palazzi che ancor oggi ne costituiscono la sua fisionomia caratteristica.
Urbanisticamente, all’interno delle mura castellane, la città è rimasta pressochè identica, come appare in una preziosa stampa di Giacomo Lauro del 1633, né valse ad alterarne la fisionomia la lenta burocrazia papale, né le rivoluzionarie idee venuta dalla Francia sul finire del XVIII secolo. Anzi, la riforma dell’agosto 1809 degli Stati Romani, che portò alla costituzione dei due grandi Dipartimenti del Tevere e del Trasimeno con sede a Spoleto, mise Todi a capo di un vastissimo Circondario che comprendeva i cantoni di Amelia, Orvieto, Acquapendente, Ficulle, e Marsciano con territorio che si estendeva dal lago di Bolsena, alla Sabina, ai confini di Perugia e che era retto da una Sottoprefettura di 1ª classe. Durante la Restaurazione e fino all’Unità d’Italia molti todini seguirono le nuove idee libertarie entrando a far parte di società segrete quali la Carboneria e la Giovine Italia.
Nel luglio del 1849 Todi accolse per tre giorni Giuseppe Garibaldi fuggiasco dalle macerie della Repubblica Romana e braccato dalle milizie papali ed austriache. Qui la moglie Anita ormai presa dalle doglie del parto che la condusse di lì a poco a morte nelle paludi di Comacchio, abbandonò la sua sella argentina , oggi custodita nel museo comunale, per sostituirla da un’altra più comoda donatale da un artigiano sellaio. Il grande cipresso che svetta su Piazza Garibaldi al centro della città fu piantato in quell’occasione. Da quel momento e fino alla terza guerra d’Indipendenza molti todini indossarono la camicia rossa, molti furono imprigionati, molti morirono sui campi di battaglia..

http://www.comune.todi.pg.it


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