
| Coordinate: |
Latitudine: 40° 50′ 0′′ N
Longitudine: 14° 15′ 0′′ E |
| Altitudine: |
17 m s.l.m. |
| Superficie: |
117 km² |
| Abitanti: |
988.242 / 31-12-05 |
| Densità: |
8457 ab./km² |
| Frazioni: |
|
| Comuni contigui: |
Arzano, Casandrino, Casavatore, Casoria, Cercola, Marano di Napoli, Melito di Napoli, Mugnano di Napoli, Portici, Pozzuoli, Quarto, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, Volla |
| CAP: |
80100 |
| Pref. tel: |
081 |
| Codice ISTAT: |
063049 |
| Codice catasto: |
F839 |
| Nome abitanti: |
napoletani o partenopei |
| Santo patrono: |
San Gennaro e Santa Patrizia |
| Giorno festivo: |
19 settembre |
Nàpoli (IPA: [ˈnaːpoli], in napoletano Napule, IPA: [ˈnaːpulə]), capoluogo della provincia omonima e della regione Campania, è il terzo comune d'Italia per numero di abitanti. La metropoli, vera e propria, è abitata da 3.121.397 abitanti su 1.171kmq. Napoli, insieme alla sua area metropolitana, costituisce la seconda conurbazione italiana dopo quella di Milano, con una popolazione di 4.400.000 abitanti (dati su base istat), ed è settima nella classifica delle aree metropolitane europee in un'area di 2.228,79 Kmq (dati Svimez). È da notare inoltre che nella città risiede un quinto dell'intera popolazione regionale e metà di quella della sua provincia.
La città di Napoli è situata sull'omonimo golfo, tra il Vesuvio e l'area vulcanica dei Campi Flegrei. Il suo centro storico, di particolare importanza storica ed architettonica, è importante meta di turismo nazionale ed internazionale, ed è uno dei siti che l'UNESCO ha dichiarato patrimonio dell'umanità. È inoltre previsto un ulteriore inserimento nella lista dei patrimoni dell'umanità di tutta la zona dei Campi Flegrei che renderebbe di fatto Napoli, la città in Europa con la più grande estensione di siti protetti.
Il suo panorama ed i suoi prodotti tipici sono da annoverare tra i più classici simboli dell'Italia nell'immaginario collettivo internazionale.
Clima
Grazie alla vicinanza con il mare, il clima di Napoli è, come per gran parte delle città bagnate dal Mar Tirreno e dal Mar Mediterraneo in generale, mite, con sbalzi contenuti fra inverno ed estate. In inverno la temperatura media è di circa 8° Celsius (Gennaio), in estate di circa 23°C (Luglio). Le precipitazioni raggiungono i 1000 mm annui di media, concentrate soprattutto nel periodo autunnale e nella prima parte di quello invernale, ma nonostante questo Napoli rimane la seconda città più soleggiata d'Italia (al primo posto c'è Salerno su media annua nella decade 1995 - 2005) . Il clima, è in generale, soggetto ad ampi sbalzi che possono partire da violente pioggie, a cielo completamente limpido anche nell'arco di un ora, fenomeno imputabile alla vicinanza del mare e a particolari caratteristiche orografiche delle zone circostanti, nonchè alla conformazione a golfo che protegge la città da forti ventilazioni di terra grazie alla presenza dei rilievi montuosi della Costiera Amalfitana, che lasciano liberi però, i venti che si sviluppano ad altezze maggiori che fungono da veloci "spazzini" di stratocumuli, eliminando inoltre, fenomeni di foschia e nebbia, che si presentano solo all'interno di alcune culle crateriche in cui sono costruiti quartieri come Agnano e Pianura.
L'orografia della città rende possibile la suddivisione di diversi microclimi all'interno della città stessa. La zona più mite della città è quella affacciata sul mare, e quindi relativamente bassa, in inverno le temperature raramente si avvicinano allo 0°C mentre in estate la calura è mitigata dalla brezza marina (ad esempio quartieri di San Lorenzo, Mergellina, Centro Storico, Porto, Chiaia). Avendo un dislivello di oltre 450 m., salendo sulle colline della città il clima assume caratteristiche diverse e condizionate dalla quota; sulla zona collinare gli inverni sono relativamente più freddi rispetto alla zona più vicina al mare, con temperature che facilmente possono avvicinarsi allo 0°C e, in alcuni casi, scenderne al di sotto. Non è raro che la neve faccia la sua comparsa in queste zone della città (come Colli Aminei, Camaldoli, Arenella). La zona che ha caratteristiche più continentali è quella dell'aeroporto e della periferia, cioè quella pianeggiante: qui le estati sono in genere molto calde e gli inverni impongono temperature minime molto basse, anche sottozero di alcuni gradi (San Pietro a Patierno, Doganella, Poggioreale ecc).
Storia
La città fu, probabilmente, fondata degli abitanti della colonia greca di Cuma attorno all'VIII secolo a.C., nella zona attualmente chiamata dei decumani, non molto distante da dove sorgeva la preesistente città di Partenope, successivamente chiamata Palepolis, «città vecchia», sull'attuale Monte Echia. Per questa ragione fu chiamata Néa-pólis, cioè «città nuova».
Nel 326 a.C., a seguito delle Guerre Sannitiche, i Romani conquistarono Napoli. Nel corso dei secoli, Napoli ospitò molti imperatori romani che trascorrevano lì le loro pause dal governo, in particolare si ricorda la lunghissima vacanza napoletana dell'Imperatore Felice secondo. Nel 476 d.C. l'ultimo imperatore romano (Romolo Augustolo) fu deposto dal re degli Eruli, Odoacre, e imprigionato nel Castel dell'Ovo. Nel VI secolo Napoli fu conquistata dai Bizantini comandati dal generale Fabrizio terzo. In seguito divenne ducato autonomo.
Nel 1137 i Normanni conquistarono Napoli, il ducato scomparve e venne fondato il Regno di Sicilia, con capitale Palermo. La città passò poi agli Svevi. Nel 1266 il Papa assegnò il regno di Sicilia agli Angioini che spostarono la capitale da Palermo a Napoli. Lo spostamento di capitale e le nuove tasse causarono il malcontento del popolo siciliano che nel 1282 insorse. Scoppiò così la rivolta dei Vespri siciliani al termine della quale la Sicilia passò alla corona d'Aragona.
Nel 1442 anche Napoli cadde in mano aragonese diventando, grazie alla sua posizione strategica ed alla sua egemonia culturale, una delle città più influenti dell'impero Aragonese e acquistando anche, durante il regno di Alfonso il Magnanimo (1442-1458), il ruolo di capitale di questo grande stato mediterraneo.
Nel 1501 il Regno di Napoli fu conquistato dagli spagnoli; Napoli diventerà per oltre due secoli sede di un vicereame governato da un viceré per conto di Madrid.
Nel corso della guerra di successione spagnola l'Austria conquistò Napoli (1707) e la tenne fino al 1734, anno in cui il regno ritornò indipendente grazie a Carlo di Borbone. Sotto la dinastia dei Borbone Napoli divenne una delle principali capitali europee. Nel 1806 Napoli fu conquistata dalle truppe francesi condotte da Napoleone Bonaparte che affidò il regno a suo fratello Giuseppe e quindi, in seguito, a Gioacchino Murat. Nel 1815 con la definitiva sconfitta di Napoleone e il Congresso di Vienna Napoli ritornò in mano ai Borbone.
Nel 1860 il Regno delle Due Sicilie fu conquistato dai Mille di Garibaldi e annesso al Regno d'Italia.
Durante la seconda guerra mondiale Napoli è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la rivolta detta delle Quattro giornate di Napoli.
Folklore
Pizza, Vesuvio e mandolino: sono le tre famose parole magiche che si associano a Napoli nella mentalità collettiva. Molto più note dei suoi monumenti, le tradizioni napoletane sono risapute, celebrate - e a volte caricaturizzate - in tutto il mondo nonché simbolo dell'iconografia italiana all'estero. Anche Pulcinella, che è una maschera napoletana, fa parte del folklore partenopeo.
Cucina napoletana
La pizza
La pizza, prodotto culinario napoletano per eccellenza, si diffonde in città tra il Seicento e il Settecento senza avere tuttavia le caratteristiche attuali. Si tratta infatti inizialmente di una variante della focaccia, arricchita con basilico o strutto o alici e più tardi con pomodoro e mozzarella di bufala campana o fior di latte. Solo nell'Ottocento inizia la moda dei buongustai di pizza e la prima vera pizzeria della quale si conosce il nome fu aperta nel 1830 nella zona di Port'Alba. La ricetta classica più nota risale invece al 1889. Ogni anno a Napoli a settembre si tiene il Pizzafest nella sede della Mostra d'Oltremare dove a prezzi modici si può degustare una pizza scegliendo tra le dozzine di pizzerie all'aperto.
La pastasciutta
Non si ferma certo alla pizza il vastissimo campionario della cucina napoletana. Necessario citare infatti gli spaghetti: l'immagine tipica dell'affamato Pulcinella che s'ingozza con un piattone di spaghetti al pomodoro è stata ripresa anche da Totò nel suo Miseria e Nobiltà. Il modo più tipico di cucinare gli spaghetti (o anche vermicelli) a Napoli è quello di condirli con le vongole. Gli spaghetti alle vongole possono essere o in bianco o col pomodoro (la tradizione si divide) e possono essere conditi o con vongole veraci o con lupini. Altra tradizione è quella del ragù, tipico piatto domenicale. Probabilmente derivante dal ragôut francese, il ragù napoletano ('o rraù in dialetto, celebrato in una poesia di De Filippo) è una salsa di lunga ed elaborata preparazione (cinque-sei ore di cottura) fatta con pomodoro e carne di vitello o di maiale soprattutto nel periodo di Carnevale, e va servita su pasta col buco.
I dolci
Celeberrima è poi la tradizione dolciaria napoletana, che ha beneficiato degli influssi delle diverse corti (e rispettivi cuochi ufficiali) che si sono succedute nella città. Tra le mille specialità la più nota è forse la sfogliatella, che può essere riccia o frolla a seconda della preparazione della pasta sfoglia che la compone: realizzata nel Settecento nel monastero di Santa Rosa situato a Conca dei Marini, nei pressi di Amalfi, il ripieno è a base di crema di ricotta, semolino, canditi, vaniglia e cedro. Vi è poi il babà, forse di origini polacche, dolcetto fatto con pasta morbida imbevuto di sciroppo a base di limone e rum e che poi può essere ricoperto in superficie con crema pasticciera e frutta fresca. Le zeppole mangiate il giorno di San Giuseppe - e che per questo a volte sono confuse con le zeppole di San Giuseppe (bignè alla crema) - sono a Napoli morbide ciambelline ricoperte di zucchero candito. Ci sono poi dolci legati a festività, come la pastiera che si mangia a Pasqua fatta con pasta frolla e grano cotto nonché con ricotta, cedro, arancia e zucca candita. A Natale ci sono gli struffoli, piccole sferette fritte ricoperte di diavolilli (confettini colorati), canditi e miele, che si suppone siano stati portati dagli antichi greci ('stroungolous' è una parola che significa 'arrotondato'). A Carnevale, infine, ci sono le chiacchiere, fritte e ricoperte di zucchero a velo, il migliaccio, fatto con semola, latte e ricotta, ed infine il sanguinaccio, crema in origine fatta di sangue di maiale e oggi di cioccolata aromatizzata con la cannella.
Il Presepe
Sebbene la leggenda ritenga che il primo presepe fu realizzato da San Francesco d'Assisi nel 1223, questa tradizione è tipicamente napoletana. Tra il XVII e XVIII secolo l'arte del presepe raggiunge le più alte punte artistiche. Molti esemplari sono visibili oggi nel Museo di San Martino. La tradizione è ancora viva per molti napoletani che allestiscono il presepe nelle loro case nel periodo natalizio, acquistando le statuette nella celebre via San Gregorio Armeno dove si trovano le botteghe dei pastorai.
Smorfia, iettatura e religiosità popolare
Benché il gioco del lotto abbia avuto origine in Italia intorno al 1539 a Genova, esso è fortemente legato alla città di Napoli, dove venne introdotto relativamente tardi, nel 1682. La forte religiosità del popolo napoletano provocò dei "problemi di morale" giacché la Chiesa lo aveva proibito, e dopo un terremoto nel 1688 fu abolito perché considerato causa della punizione divina. La passione del gioco tuttavia ebbe la meglio, il lotto fu reintrodotto e la monarchia credette opportuno regolamentarlo per trarne i dovuti profitti. Ogni sabato le estrazioni si tenevano dinanzi alla Gran Corte dei Conti e con due testimoni del popolo al Palazzo della Vicaria. Il lotto, ufficiale e non, provocò la reazione degli intellettuali, tra cui Matilde Serao che nel suo Il ventre di Napoli criticò in due capitoli appositi la degradazione apportata dal gioco al popolino. Rimane tuttavia legata a Napoli la tradizione della Smorfia. Il termine, derivante da "Morfeo", il dio greco dei sogni, si riferisce all'abitudine di giocare numeri 'ricevuti' in sogno. Questi numeri non sono quasi mai ricevuti esplicitamente, ma elaborati in base a un sistema che affonda le sue origini nella Cabala ebraica e che stabilisce che per ogni evento, azione o personaggio sognato corrisponde un numero. Numerosi sono i libri che permettono di stabilire questa corrispondenza. Oggi i numeri più celebri sono quelli legati alla tombola, sorta di lotto casalingo giocato soprattutto nel periodo natalizio, e da cui ha preso tra l'altro ispirazione l'attuale gioco del Bingo.
Legato alla smorfia è il Munaciello, lo spirito demoniaco ma a volte anche benigno che ha dominato le storie e le leggende napoletane per secoli, e che ancora oggi è temuto e rispettato dai napoletani più tradizionalisti (per non dire arretrati). A volte il munaciello dà a colui che ha avuto la casa infestata dalla sua presenza i numeri da giocare al lotto, ma bisogna tenere il segreto e non confidarlo ad altri. A volte si limita a fare dispetti, ma altre volte ancora porta la gente alla follia e alla morte. Matilde Serao racconta la leggenda sull'origine di questo essere: sembra sia stato il frutto di una relazione tra una giovane della borghesia aragonese (tale Catarinella Frezza) e un popolano, Stefano Mariconda. La relazione, osteggiata dalla famiglia di lei, portò all'uccisione di Stefano e alla chiusura in convento di Catarinella, che ebbe però un figlio, storpio, che le monache vestirono da frate per nasconderne le deformità. Sarebbe dunque questo 'o munaciello. Altri dicono che il munaciello era l'amministratore dei pozzi della città, le cui acque spesso avvelenava. La popolarità di questo personaggio ha portato De Filippo a scrivere uno dei suoi capolavori teatrali Questi fantasmi, e sull'argomento sono stati scritti altri spettacoli.
Numerose altre leggende napoletane sono comunque raccolte dalla Serao nel suo Leggende napoletane e nel volume di Benedetto Croce Storie e leggende napoletane.
Il folclore napoletano è fortemente legato alla religiosità popolare, in particolare domina il culto dei santi e della Madonna, cui viene attribuito di volta in volta un suffisso diverso a seconda della particolare statua, icona o chiesa cui il fedele si riferisce. Numerose sono le edicole votive nei vicoli del centro storico. Ad una di queste edicole è legata la tradizione della Madonna dell'Arco, nome che deriva da un'edicola votiva di Sant'Anastasia che rappresenta una Madonna detta "dell'arco" perché questo borgo alle porte di Napoli era contraddistinto dalle arcate di un antico acquedotto romano. Il lunedì di Pasqua del 1450, a quanto si racconta, un giovane che giocava a palla-maglio scagliò irato la palla contro l'immagine della Madonna, che iniziò a sanguinare. In seguito, si è ripetuto un numero enorme di miracoli aventi come protagonista quell'immagine della Madonna (nel 1849 fu visitata da Papa Pio IX) e ogni anno nelle vicinanze di Pasqua si tengono cortei di supplicanti e adoranti che culmina il Lunedì di Pasqua dinanzi all'immagine della Madonna, dove i cosiddetti fujenti ("coloro che corrono" in napoletano) implorano in modo colorito l'immagine.
Uno dei santi più amati è poi Giuseppe Moscati, canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1987: giovane e valente medico dell' Ospedale degli Incurabili, Moscati fu stimato da tutti i poveri e i miserabili che si recavano a casa sua per farsi visitare privatamente spesso senza retribuzione. Medico e ricercatore illustre, fu dominato da un'incrollabile fede che trasfuse anche a colleghi quali Pietro Castellino e Leonardo Bianchi.
Infine discorso a parte va fatto per San Gennaro, il santo patrono della città (il cui vero nome era Ianuario, perché appartenente alla Gens Ianuaria), martirizzato nel 305 sotto Diocleziano. Il suo sangue fu raccolto in un'ampolla, e nel 431 a quanto sembra per la prima volta si sciolse improvvisamente per poi ricoagularsi. Questo avvenimento è stato testimoniato storicamente nel 1389 per la prima volta, e si è ripetuto fino ad oggi, salvo alcune 'interruzioni' che secondo la tradizione corrispondono a gravi sciagure per la città. Oggi il miracolo si compie tre volte l'anno: in primo luogo il 19 settembre, giorno del martirio; poi la vigilia della prima domenica di maggio (quando le sue spoglie furono traslate da Benevento a Napoli), ed infine il 16 dicembre, anniversario del suo più famoso miracolo, avvenuto nel 1631, quando i Napoletani condussero la statua del santo al Ponte della Maddalena e la lava del Vesuvio in eruzione si fermò salvando la città. Il miracolo del sangue è stato oggetto di varie contestazioni in ambiente scientifico secondo le quali il sangue sarebbe un liquido simile a gel, dotato cioè di proprietà tissotropiche, che lo porta quindi a sciogliersi se mosso meccanicamente. Il popolo rimane però ancora legato al miracolo e al santo, e resta celebre la frase comparsa sui muri della città quando il Concilio Vaticano II decretò culto di ambito unicamente locale quello del santo: San Genna', futtatenne! (San Gennaro, fregatene!).
Curiosità
- Nel mondo esistono oltre 20 città e/o villaggi che si chiamano Napoli (o Naples, Napòles, Neapolis). Le "Napoli" del Mondo
- A Via Petrarca, nel quartiere di Posillipo, il comune dovette istituire un servizio di vigilanza perché gli automobilisti alla guida rallentavano in maniera consistente per poter guardare il panorama, intasando così il traffico veicolare. Oggi dopo alcuni lavori stradali è possibile parcheggiare in apposite strisce blu, e affacciarsi alla terrazza senza provocare rallentamenti sostanziali al traffico.
- Nel romanzo Frankestein di Mary Shelley, si legge che il Dr. Frankestein è nato sulla Riviera di Chiaia.
- Si narra che il compositore Gioacchino Rossini, dopo il fiasco del suo Barbiere di Siviglia a Roma nel 1816, venne invitato dall'impresario Barbaia nel suo palazzo a Napoli. Ebbe in cambio ospitalità a patto che entro sei mesi avesse consegnato una nuova opera L'Otello, ma dopo alcuni ritardi, l'impresario, stanco di vedere Rossini nullafacente, lo rinchiuse in camera minacciandolo di non farlo uscire fin quando non avesse composto qualcosa. Dopo circa un giorno, Rossini, consegnò dalla finestra, l'ouverture dell'opera.
- Nei pressi del raccordo per la tangenziale ad Agnano (quartiere famoso per le terme) accade un fenomeno molto curioso. Piccole fumarole sulfuree sbuffano da alcune aperture create da loro stesse nell'asfalto della strada andando ad incrostare di zolfo, alcuni guard-rail laterali. Dopo un po' di tempo, l'incrostazione di zolfo diventa così spessa e pesante che cade nei laterali della strada. E cosi in quel punto sorgono accumuli di pietre sulfuree a forma di guard-rail che puntualmente attirano orde di curiosi che si fermano con l'auto per guardarli.
- Nel cimitero monumentale di Napoli sono sepolti molti miti della letteratura, della cinematografia e della poesia; tra questi Totò, che riceve sulla tomba lettere da tutta l'Italia con l'intestazione "Antonio De Curtis - Cimitero di Napoli".
http://it.wikipedia.org/wiki/Napoli
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