| Coordinate: |
Latitudine: 44° 27′ 0′′ N
Longitudine: 11° 49′ 0′′ E |
| Altitudine: |
13 m s.l.m. |
| Superficie: |
37 km² |
| Abitanti: |
8.506 |
| Densità: |
230 ab./km² |
| Frazioni: |
Villa Serraglio, La Zeppa e Fruges (località) |
| Comuni contigui: |
Conselice, Sant'Agata sul Santerno, Lugo, Mordano (BO) e Imola (BO |
| CAP: |
48024 |
| Pref. tel: |
0545 |
| Codice ISTAT: |
039013 |
| Codice catasto: |
F029 |
| Nome abitanti: |
massesi |
| Santo patrono: |
San Paolo |
| Giorno festivo: |
25 gennaio |
Dal Medioevo al 1859
Nell’anno Mille il territorio di Massa Lombarda era coperto prevalentemente da boschi. Non lontano, a nord cominciavano le paludi. Fin dal 767 apparteneneva ai monaci di rito greco di Santa Maria in Cosmedin di Ravenna. Era uno dei quindici fondi del monastero e portava il nome di Fondo Casale Pauli.
A partire dal 1164 l’area fu sottomessa ai Conti di Cunio (un centro vicino a Lugo che oggi non esiste più), feudatari dell’Imperatore Federico II Barbarossa, che qui eressero una torre (che rimarrà in piedi fino al 1920). Era alta 26,40 metri ed era circondata da un largo fossato.
L’evento cruciale per la storia di Massa Sancti Pauli (questo il nome altomedievale del centro) si verificò alla metà del XIII secolo. Avvenne che un gruppo consistente di famiglie provenienti da Marmirolo, nel mantovano, si trasferì a Bologna chiedendo ospitalità. Bologna poté accogliere solo una parte di loro, ma per gli altri non si sapeva cosa fare. Si fece avanti il Comune di Imola, che offrì ai coloni (87 famiglie) una zona pressoché disabitata, proprio il territorio di Massa Sancti Pauli.
Venne firmato un contratto che sancì il possesso delle terre da parte dei marmirolesi, che in cambio s’impegnarono a bonificarle e a coltivarle con mezzi propri. Si stabilì inoltre che il giorno di mercato sarebbe stato il martedì e che il mercato del bestiame si sarebbe tenuto due volte all’anno. L’atto venne siglato l’11 maggio del 1251: è l’atto di nascita del nuovo borgo, che assunse il nome di Castrum Massae Lombardorum. Il villaggio era un quadrato di soli 220 metri di lato, con due porte d’accesso e due chiesuole.
Per circa due secoli, fino alla metà del Quattrocento, il territorio di Massa dei Lombardi venne conquistato e riconquistato dai signori locali. Passarono di qui famosi capitani di ventura, come Maghinardo Pagani, Corrado Lando, Giovanni Acuto, Alberico da Barbiano e Filippo Maria Visconti.
Estintasi la signoria viscontea, il territorio entrò per la prima volta a far parte dello Stato Pontificio. Ma per poco tempo: nel 1440 Papa Eugenio IV cedette in feudo le terre della Romandiola, tra cui Massa, al marchese di Ferrara, Nicolò III d’Este per 11.000 ducati d’oro. Fu l’inizio di un periodo di pace che si protrasse per più di un secolo. Gli estensi costruirono nuove strade, nuove case e raddoppiarono le dimensioni del nucleo abitato: il quadrato ora misurava 400 metri di lato. Fecero erigere vicino alla vecchia torre dei conti di Cunio una poderosa rocca ed ampliarono la cerchia delle mura. Questo impianto giungerà inalterato fino alle soglie del XX secolo. Il corso centrale si chiamava Via Tiglio, mentre le due porte erano dette, ad ovest, del Molino e, ad est, Celletta. Presso ciascuna porta venne costruita una chiesa. Quella del Molino era a protezione dalle pestilenze, mentre la chiesa costruita presso Porta Celletta aveva lo scopo di preservare la comunità dalle inondazioni del fiume Santerno, che scorre a soli quattro chilometri ad est del paese.
Nel 1480 Ercole I (1431-1505) concesse lo Statuto agli abitanti della città. Sotto il marchesato del nipote Francesco (1516-1578), terzogenito del Duca Alfonso, nel 1553 venne istituita la prima scuola pubblica (diventeranno due nell’anno 1800); venne fondata addirittura la zecca, un lusso per quei tempi. L’ospedale esiteva già, almeno dal 1556 e rimarrà in funzione fino al 2 gennaio 1848, quando verrà aperto un nuovo nosocomio. Per sua espressa volontà, Francesco volle essere sepolto a Massa.
Esauritasi anche la dinastia estense 1598, Massa dei Lombardi ritornò sotto lo Stato Pontificio (Papa Clemente VIII). Il numero di chiese e di conventi aumentò, basti dire che nel XVII secolo, su una popolazione di 2-3 mila abitanti, a Massa esistevano 22 chiese, 9 oratori e due conventi, uno di Carmelitani e uno di Minori Osservanti. I sacerdoti erano 30, tutti nativi del paese. Nel corso della dominazione pontificia si registrò il cambio del nome nella forma attuale, Massa Lombarda. Non ci sono fatti degni di nota da registrare fino al 1796. Ne citiamo tre, due del Seicento e uno del Settecento. Nel 1630, l’epidemia di peste citata dal Manzoni ne “I Promessi sposi” fece 8 morti anche a Massa Lombarda. Nel 1688 il paese fu colpito da uno spaventoso terremoto, che arrecò danni a cose e fabbricati. Nel 1777 venne deciso di spostare il giorno di mercato al venerdì (tradizione in vigore tutt’oggi), poiché i massesi si trovavano stretti tra il mercato di Conselice (il lunedì) e quello di Lugo (il mercoledì). E arriviamo ad un anno cruciale, il 1796. Si aprì con un altro forte terremoto, ma soprattutto inaugurò un periodo di 19 lunghi anni di invasioni militari e conquiste straniere. In quell’anno Massa Lombarda fu occupata dalle milizie francesi (che dichiararono decaduti tutti i titoli nobiliari), quindi entrò a far parte della Repubblica Cispadana, poi della Repubblica Cisalpina, diventando capoluogo di distretto. Passò più volte dai francesi agli austriaci e viceversa, per poi tornare sotto le insegne dello Stato Pontificio dopo la Restaurazione (1815).
Sono due gli eventi degni di nota che si verificarono durante il periodo del Papa Re. Il primo fu, nel 1856, l’apertura della prima Cassa di Risparmio cittadina. L’altro fu il viaggio che l’anno seguente Papa Pio IX intraprese nei territori dello Stato. Il 26 luglio giunse a Massa Lombarda. In vista dell’evento, il Consiglio comunale approvò la costruzione di un Arco onorario in muratura, che sostituì la Porta Celletta, abbattuta pochi anni prima. Le sue dimensioni complessive erano: 12 metri di larghezza x 3 di profondità, con altezza di 11,90 metri. L’arco era alto 6,80 metri ed ampio 4,40 metri. Ben presto l’Arco fu rinominato Porta Lughese.
Nel giro di pochi anni la storia nazionale si rimise in moto e Massa nel 1859 si ritrovò, dopo i plebisciti, a far parte del nuovo Regno d’Italia.
Dall’Unità alla Liberazione
Nel 1861 la popolazione di Massa Lombarda contava 4.995 abitanti.
Negli ultimi anni del XIX secolo vennero avviate importanti opere di bonifica delle paludi (che giungevano ancora fino a pochi chilometri a nord del centro abitato) e si avviarono i primi esperimenti per la coltura della barbabietola da zucchero. L’esigenza di facilitare le comunicazioni era pressante, ormai la Porta del Molino non serviva più e nel 1884 venne demolita. Nello stesso anno, grazie alle nuove tecnologie di perforazione, venne scavato il primo pozzo artesiano. La costruzione degli acquedotti era ancora di là da venire. L’acqua sottostante il territorio massese si rivelò di ottima qualità.
L’arrivo della linea ferroviaria rappresentò l’inizio dello sviluppo industriale di Massa Lombarda. Fu grazie all’onorevole massese Eugenio Bonvicini (già governatore pontificio nel 1859-60 e sindaco negli anni 1863-69) che vennero aperte ben due tratte: una in direzione ovest, verso Budrio e Bologna (inaugurata il 4 dicembre 1887) e l’altra in direzione nord-sud (Lavezzola-Massa L.-Lugo) aperta il 12 aprile 1888. Quest’ultima permetteva il collegamento con Ferrara a nord e con Faenza a sud.
Quattro anni prima (8 ottobre 1889) Massa Lombarda si era guadagnata il titolo di Città per aver segnalato alle autorità il covo di una banda di malviventi che stava infestavando tutta la provincia di Ravenna.
Nel 1893 avvenne l’apertura delle nuove scuole comunali. Cominciò anche lo sviluppo della frutticultura, su impulso di Adolfo Bonvicini, vero pioniere nazionale del settore. Tutta l’economia della zona si modificò radicalmente: venne aperto uno zuccherificio (il secondo della provincia dopo quello ravennate presso Classe, 1901); cominciarono a lavorare i magazzini della frutta e anche quelli di conserve di pomodoro (“Esperia”, 1907). Nello stesso 1907 venne inaugurato il nuovo ospedale cittadino, detto degli Infermi, che sostituì quello in funzione dal 1848. Il 6 novembre 1910 venne aperto anche il primo Asilo infantile. Nel 1914 avvenne il primo allacciamento del paese alla rete elettrica.
In breve tempo Massa Lombarda diventava il principale centro regionale del settore frutticolo. A visitare i poderi di peschi, peri, meli e susini arrivavano delegazioni da tutta Italia e dall’estero. Ma il primo in assoluto a vedere le aziende agricole di Massa fu il re Vittorio Emanuele III in persona, che venne in visita il 25 aprile 1918.
Nel 1927 Massa Lombarda ospitò la II Esposizione Nazionale di Frutticultura, confermando il proprio prestigio nazionale. Alla III Mostra, tenutasi a Roma nel 1932, Massa, che si presentò come città, viene insignita di due onorificenze “fuori concorso”: il Gran diploma d’onore e la Medaglia d’oro di merito speciale come riconoscimento al suo primato in campo agricolo.
Nel 1928 venne costruito un nuovo campo da gioco per il calcio (in sostituzione di quello improvvisato all’interno dell’ex foro boario), con la pista di atletica leggera. Massa Lombarda invece non ebbe mai una piscina comunale; per praticare il nuoto si deve andare ancora oggi a Lugo o a Imola.
Nel 1934 l’Enciclopedia Treccani dedica una voce a Massa Lombarda.
La Seconda guerra mondiale causò numerose ferite alla città, che si trovava a meno di 10 chilometri dal fronte, posto sul fiume Senio. Il primo bombardamento avvenne il 26 giugno 1944; gli ultimi, i più devastanti, furono il 9 e 10 aprile 1945. Oltre agli edifici ed alle fabbriche, venne distrutto anche il tronco ferroviario Massa-Imola. Massa fu liberata dalle truppe neozelandesi, che entrarono in paese la mattina del 13 aprile.
Il tributo pagato per la libertà dai massesi è stato doloroso. Tra i combattenti: centinaia furono internati in Germania; 51 i partigiani caduti; 46 i militari deceduti o dispersi; una medaglia d’oro e due d’argento conferite al valor militare. Tra i civili: 77 deceduti per bombardamenti, rappresaglie o agguati; 2 morti in campo di concentramento o in conseguenza.
Massa Lombarda è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stato insignito della Croce di Guerra al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.
Dal dopoguerra ad oggi
Dopo la guerra l’Italia si avvia decisamente sulla strada dello sviluppo. A Massa Lombarda sorgono nuove aziende per la lavorazione della frutta che si aggiungono o sostituiscono le vecchie; pian piano l’occupazione tende a raggiungere buoni livelli, specialmente nel periodo estivo. La città continua a prosperare grazie alle attività frutticole: in estate operai avventizi arrivano da tutto il circondario per lavorare nei grandi magazzini della frutta.
Durante gli anni Cinquanta la popolazione aumenta di 1.374 unità, grazie soprattutto all’immigrazione di nuovi lavoratori. Si verifica di conseguenza una forte espansione urbanistica: tra il 1951 e il 1961 vengono costruiti ben 678 nuovi alloggi.
Nello stesso periodo avviene la ristrutturazione del cinema-teatro Eden, costruito nel 1942 e danneggiato dalla guerra, che viene allargato fino a 1.500 posti, una capienza superiore a qualsiasi altra arena coperta nel raggio di 30 km. Negli anni ’50 verranno rappresentate numerose riviste del teatro nazionale.
Nel 1956 viene inaugurata la prima biblioteca pubblica cittadina. Nel 1957 vengono costruiti l’acquedotto e la rete di gas metano. Da registrare anche un evento negativo: l’alluvione del 5 dicembre 1959, che però sarà anche l’ultima. L’acqua arriva fino al centro storico, colpendo 220 abitazioni e numerosi impianti produttivi. Vengono sommersi circa 800 ettari di terreno coltivato.
Gli anni Sessanta sono per l’Italia quelli del boom economico. Massa Lombarda, che il boom lo aveva già vissuto anni prima, comincia ora a dare segni di una certa mancanza di vitalità. Il settore edilizio ha un calo (vengono costruiti un terzo degli alloggi rispetto agli anni Cinquanta); molti complessi industriali importanti (zuccherificio in testa) riducono il loro organico; alcune aziende ortofrutticole vanno in crisi.
Il tronco ferroviario Massa Lombarda-Imola, distrutto dai bombardamenti, non era stato più ricostruito. Nel 1964 le FS chiudono anche la linea ferroviaria Massa-Budrio (direzione Bologna), una scelta piovuta dall’alto contro cui il Comune non riuscirà ad opporsi. Di ben altra levatura sarà la protesta cittadina negli anni Ottanta contro il taglio della linea Lavezzola-Massa-Lugo, che viene sospeso, anche se il servizio viene molto ridimensionato.
La vita cittadina si mantiene ad un livello che supera quello dei paesi vicini. La fama della città giunge fuori regione. I più grandi cantanti sulla cresta dell’onda vengono ad esibirsi a Massa: da Giorgio Gaber a Rita Pavone a Edoardo Vianello, solo per citarne alcuni. Il 25 ottobre 1969 viene inaugurato il nuovo stadio cittadino con un incontro di calcio fra il Bologna “A” ed il Bologna “B”. Nel 1971 la discoteca “Da Tino” è una delle tre sole esistenti in tutta la Romagna. Nel 1973 il teatro Eden presenta una stagione di prosa con compagnie di livello nazionale.
All’inizio degli anni Settanta nel settore ortofrutticolo si registra una certa crisi, con alcune aziende in fallimento o sotto amministrazione controllata. Il monte salario del settore è diminuito del 30% rispetto al 1967 ed il livello di occupazione è sceso del 27% rispetto al 1960. Gli alberi da frutta cominciano a costare troppo, per la manodopera e i trattamenti necessari. La carta che giocano un po’ tutte le imprese agricole, in risposta al momento difficile, è la meccanizzazione del processo di lavorazione. L’occupazione subisce un contraccolpo: gli addetti nel settore diminuiscono ancora di più. Nel 1981 l’occupazione raggiunge il minimo storico di 868, pari al 20,0% della popolazione attiva, una quota dimezzata rispetto al 1951. Ma la congiuntura non è del tutto negativa: parallelamente si sviluppa la piccola impresa commerciale, così come avanzano le nuove professioni. I massesi, per la prima volta, cominciano ad andare a lavorare fuori città.
Nel 1982 il Canale Emiliano-romagnolo attraversa il territorio imolese. Le sue acque sono importanti anche per gli agricoltori massesi, soprattutto per effettuare le irrigazioni estive.
Negli anni Ottanta gli abitanti di Massa Lombarda mantengono un reddito procapite tra i più alti della provincia. Ma ancora per poco: l’attività frutticola continua il suo inesorabile ridimensionamento. Il ciclo economico finisce; una svolta cruciale è data dalla chiusura, alla metà degli anni ’70, dello zuccherificio.
Sagre e Feste popolari
- San Peval d’j Segn (25 gennaio, Santo patrono)
- Dindondero d’oro (primavera)
- Festa de “l’Unità” (a Fruges (giugno) e a Massa Lombarda (luglio)
- Festa per la Vita (organizzata dall’ANT)
- Festival internazionale del Folclore (fine luglio)
- Sagra delle sfogline (fine agosto)
- Festa della Ripresa e Palio del Timone (prima settimana di settembre
http://it.wikipedia.org/wiki/Massa_Lombarda
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