| Coordinate: |
Latitudine: 44° 14′ 0′′ N
Longitudine: 12° 3′ 0′′ E |
| Altitudine: |
50 m s.l.m. |
| Superficie: |
228 km² |
| Abitanti: |
112.477 / 2005 |
| Densità: |
493,32 ab./km² |
| Frazioni: |
Vedi elenco |
| Comuni contigui: |
Bertinoro, Brisighella (RA), Castrocaro Terme e Terra del Sole, Faenza (RA), Forlimpopoli, Meldola, Predappio, Ravenna (RA), Russi (RA) |
| CAP: |
47100 |
| Prefisso tel: |
0543 |
| Codice ISTAT: |
040012 |
| Codice catasto: |
D704 |
| Nome abitanti: |
forlivesi |
| Santo patrono: |
Madonna del fuoco |
| Giorno festivo: |
4 febbraio |
LE ORIGINI |
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Prima di tutto il nome: Forlì. Fin troppo trasparente l'origine classica del toponimo, Foro di Livio; molto meno chiara invece la data di nascita di questo mitico fondatore.
I pareri degli studiosi sono discordi: c'è chi ritiene che il primo nucleo del Foro possa essere stato costituito verso l'inizio del II secolo a.C. (188, per la precisione) e c'è chi, invece, ringiovanisce la nostra città di circa 150 anni, spostandone la fondazione ai tempi di Cesare; sicuramente da respingere è la paternità di Marco Livio Salinatore, il Console che sconfisse il fratello di Annibale, Asdrubale, al Metauro (207 a.C.).
Forse nel figlio di Marco, Caio (ugualmente Livio Salinatore), è da ricercarsi il padre e padrino della nostra città, venti anni più tardi. Ma si tratta di supposizioni, documentazioni attendibili: nessuna. Altra questione controversa è quella del nome alternativo: "Figline". Il primo a suscitarla è stato il grande Giambattista Morgagni, medico insigne, che non disdegnava di cimentarsi in ricerche storiche e che in un'opera intitolata "Epistole Emiliane" toccò argomenti archeologici, letterari, filologici, con una competenza ed un acume che ancora oggi ci riempiono di ammirazione. Aveva, il Morgagni, consultato il "Libro Biscia" (un codice membranaceo nel quale sono raccolti vari contratti -soprattutto enfiteusi - statuiti tra l'abate di San Mercuriale e le controparti. I negozi giuridici elencati vanno dall'894 fino al 1398 e sono preziosissimi in quanto forniscono notizie e spunti di storia locale) ed era rimasto colpito da una formula che torna sovente nelle stesure dei primi documenti del manoscritto "in hac civitate Liviensi que vocatur Figline" (1092, notaio: Pietrus Tabelio) oppure "in civitate Flicline que vocatur Liviensis (1114, notaio: Andrea Liviense).
In effetti il nome Figline, comune anche ad altre località italiane, altro non faceva che sottolineare, per antonomasia, come nella zona l'arte del vasaio (lat.: "figulus") fosse particolarmente praticata: non mancavano all'interno terreni argillosi, acqua e legname per alimentare le fornaci, delle quali sono state rinvenute tracce in diversi punti dell'abitato forlivese (all'epoca romana, estrema periferia o addirittura campagna).
Si tratta però di testimonianze rare e isolate, tanto è vero che, dopo il 1116, di Figline non si trova più alcuna menzione. Ma i vari discorsi e diatribe sull'anno ufficiale di nascita di Forlì non possono andare comunque disgiunti dalla constatazione che il territorio fosse già stabilmente abitato, oltre che da popolazioni autoctone, anche da invasori di origine celtica, i Galli, che vi si erano impiantati saldamente, fondendosi con i locali, fin dal V secolo a.C.
Le condizioni di tutta la Romagna mutarono radicalmente con la progettazione e costruzione della Via Emilia, nella stessa epoca in cui, dopo la conquista romana, sui probabili resti di villaggi gallici, fu fondato il Foro di Livio. Forlì godette, per secoli, di una relativa tranquillità e di nessuna fama. Dovette essere, per oltre mezzo millennio, solo un centro di raccolta e di smistamento della produzione agricola.
Chiusa fra i due fiumi, il Rabbi e il Montone, sorgeva come su un isolotto, con l'unico problema di sopravvivere alle piene, finché, intorno al 1050, tutto il sistema idrico fu regolamentato e le acque convogliate fuori dal centro abitato.
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DAL MEDIOEVO ALL'ANNO 1300 |
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Alcune leggende legate alle figure di San Mercuriale, patrono della città, e di San Ruffillo, protettore di Forlimpopoli, interpretate secondo logica, ci fanno capire come l'opera dei primi Vescovi fosse soprattutto di risanamento e di bonifica di territori malsani e paludosi nella parte orientale, bagnata dal Ronco. Situata sul comodo cammino, quasi obbligato, di tutte le truppe e popoli che invasero l'Italia, si può presumere che Forlì abbia subito le violenze e le distruzioni di Alarico e dei suoi Visigoti agli inizi del V secolo.
Per altri otto secoli, fino agli inizi del 1200, la città segue passivamente la sorte dell'intera Romagna, preda anch'essa del padrone di turno e sempre in posizione subordinata, fossero i Goti, i Bizantini, i Longobardi, i Franchi. Unico dato di rilievo, su cui cronisti e storici, anche moderni, sono concordi, è che verso il X secolo, forse a partire dall'889, Forlì si resse per lungo tempo a Repubblica e rispose alle pretese di governo temporale da parte della Chiesa con il continuo ed aperto schierarsi a fianco dei vari imperatori del Sacro Romano Impero Germanico, ai cui ordini militò costantemente, segnalandosi così come la città ghibellina per eccellenza (fama che le è rimasta nei secoli).
Nel XIII secolo Forlì esce dall'anonimato storico per indossare, in questo tormentato periodo di lotte civili e religiose, quasi i panni della protagonista. Il periodo fa registrare continui scontri con le vicine città guelfe, in modo particolare Faenza e Bologna. Due avvenimenti sono rimarchevoli: nel 1241 i Forlivesi fornirono il loro leale appoggio al grande imperatore Federico II nella presa di Faenza e ne ricevettero, in segno di riconoscenza, la facoltà di adornare lo stemma della città con l'aquila sveva, il che portò necessariamente in secondo piano l'antica insegna: scudo vermiglio crociato di bianco; anche altri privilegi ebbe il Comune forlivese dall'Imperatore, quali il diritto di coniare moneta e che i suoi senatori potessero indossare la toga di porpora foderata di ermellino.
Intanto, nel giro di poco più di vent'anni, le fortune della Casa di Svevia erano precipitate e il più solerte e fedele luogotenente che gli Imperatori avessero in Italia, Guido da Montefeltro, era stato costretto a riparare a Forlì, ultima roccaforte del Ghibellinismo, dove fu pregato di assumere la carica di Capitano del Popolo. In questa veste egli condusse ripetutamente il suo esercito (del quale facevano parte anche molti fuoriusciti, esuli o banditi) di vittoria in vittoria; fra le più sfolgoranti, quella riportata contro i Bolognesi al Ponte di San Procolo (15 giugno 1275), tra Faenza e Imola; quella di Civitella (14 novembre 1276) contro una coalizione guelfa cui s'erano aggiunti anche i Fiorentini; infine l'impresa più sensazionale, la battaglia di Forlì, nel Calendimaggio 1282. In questa circostanza, oltre al valore, rifulse anche la sagacia tattica del nobile feltrano, che in uno scontro cruentissimo sbaragliò i nemici (il fior fiore dell'esercito francese inviato dal Papa Martino IV a sottomettere la ribelle città romagnola) guadagnando per Forlì la celebre citazione dantesca "la terra che fe' già la lunga prova e di Franceschi sanguinoso mucchio" (Inferno XXVI, 43-44).
Lo smacco per il Pontefice transalpino fu cocente e l'anno dopo, sostituito il capitano battuto Giovanni d'Appia, con Guido di Monforte ottenne - senza che vi fosse battaglia, ma con terribili minacce di ritorsione ad una popolazione esausta - dal Senato forlivese la resa a discrezione, mentre Guido da Montefeltro, sentendosi tradito, abbandonava la città coi suoi fedeli. |
DALL'ANNO 1300 ALL'ANNO 1700 |
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Dopo l'abbandono della città da parte di Guido da Montefeltro seguono alterne vicende, per le quali, cacciato il Legato Pontificio e risolta con scaramucce interne la questione della supremazia, salgono al potere gli Ordelaffi che terranno la città per quasi due secoli. Fra i più notevoli esponenti di questa famiglia, che taluno vuole di origine germanica, altri veneta, citiamo Scarpetta III, che offrì rifugio a Dante quando il poeta riparò a Forlì per qualche tempo (1303) e Francesco il Grande che lottò contro Egidio Albornoz, il Cardinale inviato a capo di un potentissimo esercito per sottoporre la Romagna al Papato per l'ennesima volta.
L'Ordelaffi fu sconfitto (4 luglio 1359), ma gli annali ci hanno tramandato il ricordo del suo valore e di quello della sua intrepida sposa (Marzia degli Ubaldini) alla quale aveva affidato la difesa di Cesena. Il più famoso di tutti fu però Pino III, che tenne saldamente la Signoria di Forlì dal 1466 al 1480. Nel bene e nel male, Pino fu un uomo del suo tempo: magnificenza e bassezza, crudeltà e magnanimità contraddistinsero il suo regno. Sotto Pino III la città si abbellì di edifici e monumenti, si fortificò con il completamento delle mura perimetrali e di radicali lavori alla Rocca di Ravaldino, le arti prosperarono e i forlivesi, come sudditi, -vissero un periodo di "pace illuminata".
Scomparso Pino, appena quarantaquattrenne (non senza qualche sospetto di avvelenamento) la situazione a Forlì precipitò: nel giro di pochi mesi la Signoria, passata attraverso un vorticoso girotondo nelle mani di vari Ordelaffi, venne reclamata dal Papa Sisto IV per un suo congiunto, che oltre alla parentela col Pontefice non possedeva purtroppo alcuna altra qualità di rilievo. O meglio, senza alcun suo merito, questo Gerolamo Riario aveva quella di essere il marito di Caterina Sforza, al cui nome sono legati gli ultimi sussulti di originalità storica della città di Forlì.
Tre mariti: Girolamo Riario, Jacopo Feo (sposato in segreto), Giovanni De' Medici; madre di una decina di figli, Caterina fu la padrona indiscussa di Forlì, degna in tutto di succedere a Pino Ordelaffi. Anche il regno di costei ebbe tuttavia modesta durata, brutalmente travolto nel grande disegno egemonico di Cesare Borgia, come le tante altre piccole Signorie feudali e le cittadine minori dello Stato della Chiesa (gennaio 1500).
Tramontata improvvisamente la stella del Borgia e dopo un effimero ritorno degli Ordelaffi (1503-1504) Forlì fu incorporata nello Stato Pontificio su deciso volere di Giulio II della Rovere, e così terminò di fatto ogni sua autonomia. Seguono tre secoli di silenzio, interrotto all'inizio da lotte fratricide (Morattini contro Numai) fino alla creazione della Magistratura dei Novanta Pacifici, con il compito di vegliare sulla sicurezza pubblica. Anche se la storia forlivese, a questo punto, si tramuta in cronaca, non deve passare sotto silenzio la comparsa di un genio come Gian Battista Morgagni (1682-1771), l'intensa attività pittorica di Carlo Cignani e della sua scuola (prima metà del secolo XVIII), il restauro o la ristrutturazione, oltre che la costruzione, di vari palazzi e chiese ad opera di Giuseppe Merenda (1687-1767), architetto meritevole di citazione oltre i ristretti confini cittadini.
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DALL'ANNO 1700 A OGGI |
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Il lungo sonno della città fu interrotto dalla Rivoluzione Francese che sconvolse tutta l'Europa con la sua straordinaria ventata di novità. Le truppe giacobine giunsero a Forlì nel giugno del 1796, mentre Napoleone vi faceva il suo ingresso trionfale il 4 febbraio 1797.
L'ordinamento civile e amministrativo napoleonico, la stessa partecipazione di ufficiali e soldati romagnoli al suo esercito, gettarono semi che qua e là germinarono fra gli anni Venti e trenta dell'800, soprattutto nei moti del '21 (a Forlì ebbe particolare seguito il fenomeno della Carboneria), del '31 e del '48.
Generosa fu quindi l'adesione alle guerre risorgimentali per l'Unità d'Italia e agli appelli di Giuseppe Garibaldi. Un nome tra tutti: Achille Cantoni, giovane eroe caduto a Mentana nel 1867.
In questo periodo numerose furono le personalità forlivesi emergenti nella vita politica e non solo. Basti citare piero Maroncelli, compagno di prigionia allo Spielberg di Silvio pellico, Aurelio Saffi, triunviro della Repubblica Romana del '49, poi senatore del Regno, e, successivamente, Antonio Fratti, garibaldino a Mentana, deputato, caduto a Domokos nel 1897 nella guerra di indipendenza greca.
In epoca post-unitaria, nel contesto sociale di un territorio la cui economia era legata prevalentemente all'agricoltura e al rapporto di produzione mezzadrile, non meno generosa e carica di passione civile fu la partecipazione dei forlivesi alle lotte agrarie degli ultimi anni del XIX secolo e dell'inizio del XX.
Sarà proprio sulla questione delle modifiche dei patti agrari e della lotta alla disoccupazione bracciantile che si svilupperanno i grandi partiti popolari, repubblicano e socialista, e le organizzazioni cattoliche di impronta sociale e modernista, da cui deriveranno le prime società di mutuo soccorso, le leghe sindacali e le prime Camere del Lavoro.
Notevole l'intervento dei Forlivesi, con centinaia di volontari, alla prima Guerra Mondiale: per l'onore di tutti costoro, la Medaglia d'Oro Fulcieri paolucci De' Calboli.
Di grande rilievo per la politica locale è - nella seconda decade del sec. XX - l'attiva presenza in Forlì di Benito Mussolini, prima di spiccare quel volo che doveva portarlo al vertice della dittatura sotto il cui giogo l'Italia stette per oltre un ventennio.
Dopo quattro anni di conflitto mondiale, la città venne liberata dal nazifascismo il 9 novembre 1944, grazie allo sforzo congiunto delle Armate Alleate e dei combattenti della Resistenza forlivese: 8^ Brigata Garibaldi, Gruppo Mazzini, Battaglione Corbari, gruppi e squadre d'Azione patriottica, che rappresentavano tutte le correnti politiche democratiche e antifasciste che si raccoglievano nel CLN.
passata la ventata distruttiva della seconda guerra, che lasciò dietro di sé tante vittime e cumuli di macerie là dove sorgevano alcuni dei tesori monumentali più cari alla storia forlivese (tra gli altri, la Torre civica, il Teatro comunale, la Chiesa di San Biagio con gli affreschi di Melozzo degli Ambrogi), Forlì conobbe la pace, la democrazia e una pronta ripresa.
Oggi conta oltre 110.000 abitanti, e si mostra una realtà viva dal punto di vista economico e sociale, una città ricca di cultura, dotata di un singolare patrimonio di imprenditorialità diffusa e di associazionismo cooperativo, forte della qualità dei suoi servizi, delle sue articolazioni civili e delle sue amministrazioni pubbliche. |
http://www.comune.forli.fo.it
Stazione Metereologica: Forli, Italy:
Informazione meteo per Forli, Italy.
La situazione meteo è di 50 minuti fa, delle 07:50 UTC.
Vento alla velocità di 1.5 metri al secondo da direzioni variabili..
Temperature di -7 °C, temperatura di rugiada a -10 °C.
Sensazione termica -10 °C.
Pressione atmosferica di 1024 hPa.
Umidità relativa di 79.1%.
Visibilità totale di 8.0 chilometri.

The raw METAR is LIPK 090750Z VRB03KT 8000 NSC M07/M10 Q1024 R12/110095
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