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Chiari   
(BS - Brescia)  
Lombardia   

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Chiari Lombardia, Italia"

Chiari è un comune di 18.143 (31/12/2005) abitanti.


Il Duomo.

Coordinate: Latitudine: 45° 32′ 0′′ N
Longitudine: 9° 56′ 0′′ E
Altitudine: 145 m s.l.m.
Superficie: 38 km²
Abitanti: 18.143 (31/12/2005) 2005 
Densità: 457 ab./km²
Frazioni:  
Comuni contigui: Castelcovati, Castrezzato, Coccaglio, Cologne, Comezzano-Cizzago, Palazzolo sull'Oglio, Pontoglio, Roccafranca, Rudiano, Urago d'Oglio
CAP: 25032
Prefisso tel: 030
Codice ISTAT: 017052
Codice catasto: C618 
Nome abitanti: clarensi 
Santo patrono: Santi Faustino e Giovita 
Giorno festivo: 15 febbraio 

 

Palio delle Quadre

Il Palio delle Quadre di Chiari si svolge dal primo Lunedi di Settembre alla Domenica successiva.

Durante questa settimana è possibile degustare cibi tipici della tradizione Bresciana in ognuno dei quattro stand che vengono allestiti nelle quattro "Quadre" del paese (Cortezzano, Marengo, Villatico e Zeveto).

Alla penultima serata della sagra (il Sabato) gli atleti delle quattro contrade si sfidano in una corsa per il centro storico.

 

Storia di Chiari

Situata a 25 Km. Da Brescia, sorge a 145 m. sul livello del mare e vanta origine romana, documentata da sepolcri, vasi romani, monete e frammenti di vari oggetti , rinvenuti in diverse occasioni nel secolo scorso. Circa l'origine del nome sono state avanzate numerose ipotesi, tutte affascinanti, una sola convincente; Chiari deriverebbe dal latino Clarus, riferito di volta in volta, ad un fantomatico senatore romano di nome Clarius, alla chiarezza delle sue acque , alla rarefazione dei suoi boschi, all'analogia con la Leuceris della Tavola Peutingeriana, alla trasposizione latina del celtico glare (ghiaia) ... Maggior credibilità gode l'ipotesi che il nome Chiari (in dialetto Ciare) derivi dal celtico Jar, che indicava un luogo recintato, un pubblico ritrovo, una fermata obbligatoria. Questa ipotesi è avvalorata anche dal fatto che questa zona della Padania fu occupata nei secoli V e IV a C. dal popolo gallo-celtico dei cenomani, a cui si susseguirono i Romani, i Goti, i Longobardi, e, infine nell'VIII secolo d.C. , i Longobardi. Chiari puo' essere quindi sorta nel ix secolo come una piccola fortificazione posta a difesa degli interessi bresciani sulla sponda dell'Oglio. La sua prima chiesa può' essere individuata in quella dei "Morti" , vicino a s. Maria Maggiore, sorta come diaconia della pieve di Coccaglio. Solo nell'XI secolo si sarebbe sviluppato il paese , un vero e proprio "Castrum" , con il compito di arginare lo scorribande di Bergamaschi e Cremonesi. E il termine" in castro Clare " compare per la prima volta in un documento scritto il 9 settembre 1148, la bolla "Aequitatis et justitiae ratio" di Papa Eugenio III. Nel 1237 Chiari viene assediata dalle truppe di Federico II, nel 1259 cade sotto il crudele dominio di Ezzelino da Romano e nel 1272, , ridotta dai Guelfi ad un mucchio di rovine , risorge per mano dei Ghibellini a cui rimane a lungo politicamente legata. Nella seconda metà del XIV secolo Chiari entra nella sfera d'influenza dei Visconti . Nel 1418 riceve la visita dal Papa Martino V , reduce dal Concilio di Costanza, e nel 1422 Filippo Maria Visconti le concede importanti privilegi amministrativi ed una sostanziale autonomia politica. Nel 1429, occupata dalle Truppe della Serenissima dopo un pesante bombardamento, Chiari viene donata in feudo al Carmagnola, condottiero al servizio di Venezia. Tra il 14348 e 1516 Chiari vive un periodo travagliatissimo ed il suo territorio viene conteso dai Visconti di Milano, dai francesi di Luigi XII e di Jacques Chabannes signore di Lapalisse e dai capitani di ventura al soldo della Serenissima. Nel 1512 subisce anche il saccheggio degli svizzeri di Lautrecht, i Lanzichenecchi. Dotata di Statuti Autonomi(1429) e di una divisione politico- amministrativa in quadre , fin dal XIV secolo la gente di Chiari si dedica alle opere più importanti che determineranno la qualità e lo spessore della sua vita civile religiosa: nel 1495 , su sollecitazione di Bernardino di Feltre, viene costituito il Monte di Pietà , a cui ben presto si affiancarono altre opere di solidità e di sviluppo, quali il Monte Grano ed il Consorzio dei Poveri. L'economia clarense, da sempre imperniata sull'attività agricola , viene profondamente segnata , sulla fine del Seicento , dall'arrivo a Chiari di alcune famiglie di tessitori lecchesi e begamaschi, che danno avvio a quell'industria della seta che produrrà notevole benessere fino all'inizio di questo secolo. Il 1 settembre 1701 Chiari è teatro di un'aspra battaglia - oltre 2500 furono i morti che fu determinante nella guerra di successione al Regno di Spagna. Nel 1713 si apre a Chiari l'ospedale Mellini e nel 1762, con i suoi tredici filatoi di seta , la c ittadina diventa uno dei più importanti poli dell'industria serica bresciana. Il settecento clarense è vivace anche culturalmente , ravvivato dalla presenza di parroci lungimiranti e generosi quali Pietro Faglia che ridà vita e importanza alla scuola pubblica e Stefano Antonio Morcelli (1737-1821) gesuita ed intellettuale di primo piano nell'Italia del tempo. Il Morcelli , autore di numerose ed importanti opere negli ambienti della religiosità, della carità, della cultura e dell'arte: dalla Biblioteca Morcelliana agli Orfanotrofi femminile e maschile, dall'attivazione di nuove compagnie religiose all'abbellimento di numerosi luoghi di culto. Con l'era giacobina e la fine della Serenissima, la vita civile a Chiari torna instabile e segnata da profondi contrasti. Dopo essere stata il centro di uno dei quattro distretti del Mella , dopo essere stata annoverata da Napoleone come una delle quaranta città della Repubblica Italiana, nel 1815 Chiari rientra definitivamente sotto l'amministrazione austro - ungarica: dotata di illuminazione pubblica nello stesso anno, riceve la visita ufficiale del viceré Ranieri nel 1835. Nel 1836 parte della Rocca malatestiana viene trasformata in teatro e cinque anni dopo l'amministrazione di Ferdinando I riconosce il locale ginnasio, mentre nel 1854 l'avvocato Pietro Repossi dota la scuola di disegno per giovani operai, da lui fondata quattro anni prima, di una pinacoteca , che raccoglie numerose opere di valore. Chiari contribuisce alla lotta rinascimentale con alcuni dei suoi uomini migliori: Paolo Bigoni, Giovanni Maffoni, Ferdinando Cavalli , Don Antonio Salvoni, e Francesco Bonatelli. Il 5 ottobre 1862 Vittorio Emanuele II restituisce a Chiari il titolo di città. Mentre, sulla fine del secolo scorso, si inasprisce lo scontro sociale e si moltiplicano le lotte operaie e contadine, i cattolici clarensi si rendono protagonisti di importanti opere di solidarietà sociale: dalla società operaia all'opera delle cucine economiche, dalle leghe di difesa degli interessi operai alle cooperative di produzione e consumo. La "Clarensità" ., che spesso nel corso dei secoli ha portato a clamorosi gesti di rottura con i ceti dominanti, fossero essi veneziani o francesi, austro-ungarici o altri, si fa sentire anche sotto la dittatura fascista fino alla formazione di numerose ed eroiche unità partigiane. A Chiari non può essere certo attribuita la nomea di città d'arte , ma le testimonianze del genio e dell'elevazione spirituale ed estetica dei clarensi , artisti o committenti che siano , si compenetrano con la storia del popolo clarense , con i suoi momenti sereni e tragici, di sofferenza e benessere. Tra le più importanti testimonianze della cultura e della storia clarense, sono da ricordare: il Duomo dedicato ai Santi patroni Faustino e Giovita : costruito tra il 1432 ed il 1500 , subisce profondi rimaneggiamenti nel secolo XIX; la chiesa ospita interessanti opere di Pompeo Batoni, Giuseppe Teosa, Francesco Podesti, Giacomo Faustini, Pietro Ricci, Antonio Ricci, Gaetano Monti, Antonio Callegari, Emanuele Marcetti, Antonio Zamara e Pietro Repossi; la Basilica di Santa Maria Maggiore, con resti di affreschi trecenteschi ed opere dei fratelli Mauro e Giovanni della Rovere, detti i Fiamminghi, di Giuseppe Tortelli, Giuseppe Teosa,Francesco Monti, Giacomo Faustini e Pietro Repossi; La Torre Campanaria e l'ex Ospedale Mellini, realizzati su progetto dell'architetto Antonio Marchetti; il quattrocentetesco convento di san Bernardino; la Biblioteca Morcelli e la Pinacoteca Repossi, testimonianze ottocentesche della ricca tradizione culturale clarense: oltre 40.000 volumi, tra cui preziosi icunaboli, cinquecentine e pergamene; quasi 150 dipinti, con tele di Giuseppe Tortelli, Giuseppe Teosa e Attilio Andreoli; 63 sculture, con opere di Giacinto Faustini, Gaetano Monti e Antonio Ricci; oltre 1400 incisioni e stampe, tra cui spiccano autori come Pollaiolo, Mantegna, Rubens, Rembrant, Tiepolo e il Canaletto

 

Cosa c'è da vedere

La villa Mazzotti
La Villa Mazzotti Biancinelli sorge in un parco di circa 10 ettari. Fu commissionata dal conte Ludovico Mazzoti Biancinelli all'architetto Antonio Vandone di Torino, che la realizzo' fra il 1911 ed il 1919 con la collaborazione dell'architetto Citterio.Lo stesso Vandone curo' la parte del giardino all'italiana e si avvalse del contributo di un architetto inglese per un tratto del parco. Un altro settore del giardino venne poi rifatto nel 1927 su progetto degli architetti specialisti dello studio Adam & C. di Parigi.La villa e' un edificio a pianta centrale organizzato attorno ad un grande atrio coperto da un lucernario in vetro decorato. Si sviluppa su due piani, il primo rialzato, con seminterrato. È inoltre impreziosita dalle cancellate e dalle ringhiere in ferro battuto disegnate da Alessandro Mazzucotelli.L'edificio si presenta attorniato da altre costruzioni, quali la casa del custode, con curiosa torretta neo-medievale, la dependance con la scuderia, le stalle e le serre.L'architetto Vandone in questo suo progetto volle coniugare i canoni dell'avanguardia Liberty, alla cui corrente apparteneva, con altri solidamente neoclassici, che piu' facilmente incontravano il gusto della committenza locale. La famiglia Mazzotti di Chiari apparteneva alle antiche famiglie originarie di proprietari terrieri e si distinse nei secoli XVIII e XIX per essersi ulteriormente arricchita con l'industria del cotone e della manifattura, settore che a Chiari ebbe un notevolissimo sviluppo.Nel 1880 Lodovico Mazzotti ottenne il doppio cognome, allora di moda nella borghesia emergente, con l'aggiunta ufficiale del cognome Biancinelli. Lodovico, nato a Chiari nel 1870, aveva sposato la contessa Lucrezia Faglia, per cui anch'egli nel 1923 assunse il titolo di conte.Il figlio Francesco, noto aviatore, fu tra i fondatori della "Millemiglia" e mori' disperso con il suo aereo durante la seconda guerra mondiale. La figlia Angelica sposo' il marchese Marcello Fracassi da cui divorzio' nel 1929 per unirsi all'industriale cotoniero milanese Giulio Binda.Il Comune di Chiari acquisto' la villa ed il parco da Giulio Binda, vedovo ed erede di Angelica Mazzotti Biancinelli, nel novembre del 1981. Oggi il complesso, riconosciuto come uno dei beni artistico-architettonici piu' interessanti della provincia di Brescia, e' sede di numerose manifestazioni culturali oltre che meta di passeggiate.

http://it.wikipedia.org/wiki/Chiari


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