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Cava de' Tirreni Campania, Italia"
  • Latitudine: 40° 42′ 0′′ N
  • Longitudine: 14° 42′ 0′′ E [1]
  • Altitudine: 180 m s.l.m.
  • Superficie: 36,46 km²
  • Abitanti: 52.616 2001
  • Densità: 1.442,4 ab./km²
  • Frazioni: Vedi elenco
  • Comuni contigui: Baronissi, Maiori, Mercato San Severino, Nocera Superiore, Pellezzano, Roccapiemonte, Salerno, Tramonti, Vietri sul Mare
  • CAP: 84013
  • Pref. tel: 089 
  • Codice ISTAT: 065037
  • Codice catasto: C361
  • Nome abitanti: cavesi
  • Santo patrono: Santa Maria Incoronata dell'Olmo
  • Giorno festivo: 8 settembre

Storia
L'appellativo "de' Tirreni" dato alla città di Cava si deve all'identificazione, ancora oggi molto discussa, del territorio con l'etrusca Marcina citata da Strabone. La valle cavese fu certo abitata in epoca romana: lo testimoniano i ritrovamenti di reperti di epoca imperiale (I-II sec. d. C.).
Agli inizi dell'XI secolo alle falde del Monte Finestra si riunì un primo nucleo di monaci, attirati in quel luogo dalla fama di santità di un nobile longobardo, Alferio Pappacarbone, che vi si era ritirato per vivere in contemplazione e in preghiera. Ebbe così origine l'Abbazia benedettina della SS. Trinità, che divenne uno dei centri religiosi e culturali più vivi dell'Italia Meridionale. Il prestigio dei santi uomini alla guida dell'Abbazia, oltre alla necessità di trovare protezione, fece sì che intorno ad essa si raccogliesse la popolazione. Con il passare del tempo, anche i possedimenti territoriali dell'Abbazia andarono crescendo, grazie alle continue donazioni, mentre la relativa tranquillità in cui potevano vivere gli abitanti della vallata portava ad uno sviluppo delle attività artigianali e commerciali. L'autonomia dal dominio abbaziale fu una lenta conquista, non scevra da momenti di tensione. Nel 1394 il papa Bonifacio IX eresse Cava a Città e affidò la nuova diocesi a un vescovo che sarebbe stato anche abate. Solo nel 1513 Cava ottenne l'episcopato autonomo. Il periodo tra queste due date fu ricco di avvenimenti per la città, nello sforzo di conquistare una sempre maggiore autonomia. Cava era diventata una città florida per i traffici commerciali e per l'industriosità dei suoi abitanti, che eccellevano nella tessitura e nell'arte muraria. Gli architetti e gli ingegneri cavesi lavoravano alle principali opere pubbliche e private nel Meridione d'Italia ed oltre. Gradualmente, il centro amministrativo della città si spostò dal Corpo di Cava, villaggio fortificato nelle immediate vicinanze della Badia, al Borgo Scacciaventi, detto anche lo commerzio: i pilastri ottagonali che vediamo ancor oggi risalgono al principio del '400.
Gran parte della popolazione viveva nei casali, a volte difficilmente raggiungibili, estendendosi allora il territorio fino a Cetara (Vietri, Cetara ed altri casali minori si staccarono da Cava nel 1806). Ci si recava al Borgo Scacciaventi per il commercio e gli affari. Le famiglie più facoltose cominciarono ad edificare al Borgo i loro palazzi, il commerciante e l'artigiano cominciarono a trovare opportuno costruire un'abitazione sulla bottega, che si arricchiva del portico avanti, a protezione delle merci.
Anticamente conosciuta come La Città della Cava, fu teatro di un evento storico assai importante per l'epoca. Era intorno all'anno 1460, quando il re Ferdinando D'Aragona, che all'epoca regnava sui territori di Napoli, cadde vittima di un imboscata ad opera degli Angioini nei pressi dei monti di Sarno. Gli abitanti di Cava, saputa la notizia e capeggiati dai Capitani Giosuè e Marino Longo, si armarono in fretta e furia alla meglio, con forconi, altri oggetti di fortuna e armi vere e proprie, e giunti in prossimità del luogo dell'imboscata attaccarono gli Angioini, che sorpresi dall'accaduto e non potendo determinare l'entità dell'attacco furono costretti ad arretrare concedendo a re Ferdinando D'Aragona la possibilità di aprirsi una via di fuga verso Napoli. Riconoscente per il coraggio dimostrato ed il servizio reso, il re inviò al sindaco Onofrio Scannapieco una Pergamena Bianca, su cui la città avrebbe potuto indicare ogni sorta di richiesta. La Pergamena fu lasciata bianca, ed il re insignì l'intera città del titolo di "Fedelissima". Essa è tuttora conservata, intatta e vergine come nel lontano 1460, nel Palazzo di Città, ed è l'ambito premio della manifestazione folkloristica denominata "Disfida dei Trombonieri".
Un elemento significativo della storia di Cava fu il suo essere città demaniale, e i suoi abitanti per secoli difesero fermamente e orgogliosamente questo carattere di demanialità, pur dovendo districarsi fra l'esosità del fisco e fra vari pericoli, che mettevano in forse anche l'incolumità dei suoi abitanti. Fra essi ebbero un peso notevole la minaccia della pirateria, che costringeva la città ad un continuo stato di all'erta e a continue spese per la difesa della costa (malgrado ciò, Cetara e Vietri vissero il dramma del saccheggio e del rapimento degli abitanti), e l'imperversare delle epidemie: è rimasta tristemente famosa la pestilenza del 1656, che decimò la popolazione.
Nel 1799 Cava mantenne fede al suo titolo di fedelissima schierandosi contro la Rivoluzione Napoletana e affrontando le milizie francesi: questa presa di posizione costò molto alla città, che dovette subire uccisioni, saccheggi, inaudite violenze.
Nel corso dell'Ottocento la floridezza della città fu colpita da una profonda crisi, in quanto la produzione tessile, che fino ad allora era stata uno dei cardini dell'economia cavese, fu messa in ginocchio dall'introduzione delle "macchine" nelle fabbriche impiantate a Salerno. A risollevare la popolazione dalla miseria in cui era caduta fu la coltivazione e la lavorazione del tabacco. Tra la fine dell'Ottocento e il principio del Novecento Cava, che già nel passato era stata meta di illustri visitatori, vide consolidata la sua fama di centro di villeggiatura, attirando per la bellezza del paesaggio, eternata dal pennello degli artisti della cosiddetta Scuola di Posillipo, e per la salubrità del clima. La città cambia volto, viene costruito un teatro, vengono creati viali alberati, nuove strade e un "giardino delle delizie" abbellisce il centro urbano.
Nel 1943 anche Cava conobbe l'orrore dei bombardamenti, vide le sue strade attraversate dai carri armati e vari ponti distrutti (compreso, anche se per fortuna solo parzialmente, il cinquecentesco ponte di San Francesco), visse momenti di tragedia e di sangue. Circa seimila civili trovarono rifugio nell'Abbazia benedettina e si temette per la vita dell'Abate e del Vescovo di Cava, tratti in arresto dai tedeschi. Nel 1944, rifulse, dopo tanto orrore, la figura di Mamma Lucia, un'umile straordinaria donna al secolo Lucia Apicella, che, dedicandosi con materna pietà alla ricerca delle salme dei Caduti rimaste insepolte, contribuì in modo notevole alla pace e alla riconciliazione fra i popoli.
Nell'ansia della ricostruzione e per far fronte alle nuove esigenze abitative, alcune delle caratteristiche del paesaggio cavese sono andate perdute. Oggi si sta cercando di ritrovare un equilibrio tra urbanizzazione e ambiente naturale, per tutelare quanto è rimasto delle bellezze paesaggistiche e riscoprire la vocazione turistica di Cava. Si è dato inoltre impulso alla rivitalizzazione del centro storico e alla riscoperta e rivalutazione dell'artigianato locale, in particolare della ceramica.
Con l'arrivo del miracolo italiano, Cava andò incontro ad un nuovo fervore edilizio che portò gruppi sparsi di case a divenire un'appendice del centro: furono costruiti grandi palazzi (le GESCAL) per ospitare numerosi lavoratori provenienti da tutta la regione e dall'adiacente Basilicata.

Manifestazioni

Festa di Montecastello
Una delle più importanti manifestazioni religiose e folkloristiche della città di Cava de' Tirreni, e sicuramente fra le più sentite, è la "Festa di Montecastello". Essa ha luogo ogni anno dal lontano 1656, anno in cui la città e la popolazione cavese furono devastate da una cruenta pestilenza. I parroci della frazione Annunziata, nell'ottava del Corpus Domini, organizzarono con i fedeli, ormai in ginocchio, una processione dalla chiesa fin sul Monte Castello, collina che sovrasta la vallata metelliana, dal quale invocarono la benedizione di Dio sulla città e sui cavesi. L'epidemia finì ed i cavesi, devoti, di anno in anno, nei secoli, rinnovano la processione in segno di gratitudine per la grazia ricevuta. Uno dei principali simboli della Festa di Montecastello è costituito dal pistone: un'arma del XVI secolo (conosciuta anche come archibugio). L'arma, nei secoli, ha perso la sua identità come strumento di guerra diventando invece strumento di "gioia": i cavesi sono soliti esplodere colpi a salve dal Monte Castello per celebrare la Festa e la cessazione della pestilenza. Accanto all'aspetto religioso, nel corso degli anni, la festa si è arricchita di avvenimenti folkloristici: in quest'ottica sono nati i gruppi pistonieri (o anche trombonieri) ed i gruppi sbandieratori, che con le loro divise d'epoca ed i giochi di bandiera rallegrano le giornate della Festa. Un altro appuntamento fisso della Festa è rappresentato dalla rievocazione storica della tragica pestilenza in costumi d'epoca. Le celebrazioni sono concluse ogni anno con un grandioso spettacolo pirotecnico dal Monte Castello, tanto caro ai cavesi da far accrescere il valore di una casa per il solo fatto di avere la giusta esposizione verso il Monte. Non ultimo, l'aspetto culinario con alcuni piatti tipici che le famiglie cavesi sono solite consumare durante la Festa: milza, soppressata, melanzane con la cioccolata, pastiera di maccheroni (la frittata di pasta napoletana) e, naturalmente, buon vino.

Disfida dei Trombonieri
Ogni anno ai primi di Luglio, viene ricordata la storia con una manifestazione folkloristica in costume d'epoca ed una competizione Storica si tiene in rievocazione della battaglia di Sarno, nella quale gli 8 distretti della città si sfidano a suon di tromboni (archibugi dalla canna più corta e svasata all’estremità in modo da somigliare ad una tromba) in quella che viene denominata "La Disfida dei Trombonieri", assegnata nel 2005 (31a edizione) e nel 2006 (32a edizione) alla contrada Sant'Anna all'Uliveto. I trombonieri sfilano, nelle loro imponenti uniformi, in un corteo che si snoda per il centro storico della città, accompagnati dagli abilissimi sbandieratori (tra i più noti ed esperti del mondo), per poi raggiungere il campo di gara: lo stadio "Simonetta Lamberti". Qui, osservati da un'impressionante folla di Cavesi e di turisti, i concorrenti si cimentano, un gruppo alla volta, in roboanti batterie di sparo davanti ad una giuria di esperti che valuta la velocità di caricamento, la precisione e lo stile dei concorrenti secondo un rigoroso e dettagliato regolamento. Alla fine della Disfida vengono consegnati i premi "Città Fedelissima" e, soprattutto, la leggendaria Pergamena Bianca, che il Casale vincente conserverà fino all'edizione successiva.

http://it.wikipedia.org/wiki/Cava_de%27_tirreni


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Informazione meteo per Capri, Italy. La situazione meteo è di 2 ore e 49 minuti fa, delle 04:55 UTC. Temperature di 7 °C, temperatura di rugiada a 1 °C. Pressione atmosferica di 1014 hPa. Umidità relativa di 65.6%. Nuvolosità: nuvolosità sparsa nubi ad una altitudine di 914 metri. Visibilità totale di maggiore di 10 chilometri.

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