| Coordinate: |
Latitudine: 37° 31′ 0′′ N
Longitudine: 15° 4′ 0′′ E |
| Altitudine: |
7 m s.l.m. |
| Superficie: |
180 km² |
| Abitanti: |
305.773 31-12-05 |
| Densità: |
1694 ab./km² |
| Frazioni: |
|
| Comuni contigui: |
Aci Castello, Belpasso, Carlentini (SR), Gravina di Catania, Lentini (SR), Mascalucia, Misterbianco, Motta Sant'Anastasia, San Gregorio di Catania, San Pietro Clarenza, Sant'Agata li Battiati, Tremestieri Etneo |
| CAP: |
95100 |
| Prefisso tel: |
095 |
| Codice ISTAT: |
087015 |
| Codice catasto: |
C351 |
| Nome abitanti: |
catanesi |
| Santo patrono: |
Sant'Agata |
| Giorno festivo: |
5 febbraio |
Il Mito
Sembra, scrive lo storico Santi Correnti, che l'uomo sia apparso in Sicilia nel periodo paleolitico, circa un milione di anni fa.Il toponimo di Catania deriverebbe dal siculo Katane, che significa grattugia, scorticatoio, dal terreno lavico su cui sorge.I mitologi antichi favoleggiano dei Ciclopi e dei Lestrigoni, che avrebbero abitato l'area della Sicilia che comprende oggi l'Etna, Catania e Lentini. I primi, noti per la leggenda narrata nell'Odissea, sarebbero stati esseri giganteschi e mostruosi con un solo occhio, che, ancora secondo Correnti, possono essere spiegati o come personificazione dei crateri dell'Etna o dalla presenza di crani di elefanti nani, certamente esistiti nell'Isola, in cui il buco della proboscide venne interpretato come cavità oculare. Nell'Odissea Polifemo, il capo dei Ciclopi, accecato con astuzia da Ulisse, avrebbe scagliato dei massi enormi per cercare di colpire il natante dell'eroe greco, senza riuscirvi. Questi massi, caduti in mare, sarebbero i Faraglioni e l'isola Lachea, antistanti Acitrezza. I secondi, i Lestrigoni, ancora secondo le leggende narrate da Omero, erano anch'essi di statura gigantesca ed antropofagi ed avrebbero abitato le terre di Lentini.
Un altro dei miti cari ai catanesi è il ratto di Proserpina. La grande fontana in Piazza della Stazione richiama la leggenda della bella Proserpina, figlia di Zeus e di Demetra, mentre viene strappata alla terra da un Plutone dal volto corrucciato su un cocchio tirato da cavalli e da sirene. Trattandosi di una leggenda legata alla religiosità agricola mediterranea, anche per il ruolo svolto da Demetra, dea delle messi, il luogo della scena del ratto è stato rivendicato da diverse popolazioni, dai tarantini ai lentinesi, dagli ennesi ai siracusani e ai catanesi. Essa rappresenta, comunque, l'esperienza religiosa della fertilità della terra, che tra i popoli mediterranei aveva una grande diffusione.Secondo la tradizione più accreditata, i più antichi abitatori storici della Sicilia, che si stanziarono anche alle falde dell'Etna, sarebbero i Sicani, popolazione agricola che chiamò l'Isola Sicania. Queste genti furono successivamente cacciate all'interno dai Siculi, guerrieri provenienti dalla penisola italica. Secondo Correnti, ancor oggi, quando i siciliani vogliono essere creduti in ciò che affermano, giurano sui propri occhi, perchè i Siculi punivano gli spergiuri con l'accecamento.
A una leggenda antichissima, secondo l'Enciclopedia di Catania, edita da Tringale, è riportata l'origine dell'elefante di Catania, che dal 1239 è il simbolo ufficiale della città. Questa leggenda, ricollegandosi al fatto storico che la Sicilia, nel paleolitico superiore, possedeva tra la sua fauna originaria anche l'elefante nano, racconta che quando Catania fu per la prima volta abitata, tutti gli animali feroci e nocivi furono messi in fuga da un benigno elefante, al quale i catanesi, in segno di gratitudine, eressero una statua, da essi chiamata col nome popolare di Liotru, che è una corruzione dialettale del nome di Eliodoro, un dotto catanese fatto bruciare vivo nel 778 dal vescovo di Catania. Secondo il geografo arabo Idrisi l'elefante di Catania è una statua magica, un vero e proprio talismano, costruito in età bizantina, in pietra lavica, proprio per tenere lontane dalla città le offese dell'Etna. I catanesi sono legatissimi al simpatico pachiderma, tanto da autodefininirsi marca elefante quando vogliono dire di essere catanesi autentici.
Altre leggende popolari sono quelle dei fratelli Pii, che, avendo salvato i vecchi genitori dalla furia della lava, resero Catania celebre per la pietà filiale, dei giganti saraceni Ursini, sconfitti ed uccisi dal paladino Uzeta, del cavallo del vescovo di Catania che sparì dentro il cratere dell'Etna, della patetica storia di Gammazita, che si gettò in un pozzo per non essere disonorata da un soldato francese, della variante catanese di Cola Pesce, del cavallo senza testa, che gli intriganti frequentatori settecenteschi di via Crociferi inventarono per non essere notati o riconosciuti quando si recavano a segreti incontri amorosi o in luoghi di cospirazione.
Oggi
A cavallo degli anni '50 e 60 si manifesta ancora una volta lo spirito di ricostruzione e d'intrapresa dei catanesi. Nasce a sud la zona industriale Pantano d'Arci, si formano e sviluppano grandi imprese edili, fiorisce il commercio. E ritorna il mito della Milano del Sud.
L'espansione urbanistica si svolge in modo contraddittorio. Mentre la speculazione edilizia porta a compimento il cosiddetto sacco di San Berillo (lo sventramento di una parte significativa del centro storico), viene chiamato alla redazione del piano regolatore l'architetto giapponese Kenzo Tange, che disegna uno sviluppo urbanistico equilibrato, mirato a valorizzare i quartieri periferici e dell'area sud della città, superando il monocentrismo.
Catania, comunque, dimostra di essere una città dimanica, ricca di imprenditorialità autonoma, al contrario di altre città meridionali e siciliane, che subiscono un'industrializzazione di tipo coloniale, che spesso devasta il territorio e crea lacerazioni sociali. Nel '68 i giovani catanesi partecipano da protagonisti ai moti studenteschi, evidenziando i fermenti culturali che animano la città.
Il rilancio economico e culturale cozza, però, negli anni '70, con la nuova mafia e con i processi degenerativi del potere politico. La trasformazione, nella Sicilia occidentale, della mafia rurale in mafia urbana prima e in mafia finanziaria poi, estende l'area di influenza e di intervento delle cosche mafiose in tutta la Sicilia. Anche a Catania si forma e si organizza un potere mafioso, che condiziona la vita civile, le attività economiche e la politica.
Nonostante ciò, la città mantiene un'identità moderna e laica, come è dimostrato dall'alta percentuale di voti, superiore alla media nazionale, a favore del divorzio e dell'aborto, nei più significativi referendum che si svolsero in quel periodo.
Negli anni '80 si manifesta una forte reazione democratica contro la mafia e contro i processi degenerativi della politica, che rompe vecchi e consolidati equilibri di potere. La crisi politica, tuttavia, si protrae fin verso la fine del decennio, lasciando la città sostanzialmente senza una guida. L'effetto dell'assenza di governo è il blocco delle opere pubbliche e dell'edilizia abitativa, che erano state un volano dello sviluppo, la crisi profonda dell'apparato industriale, il deperimento delle attività commerciali e terziarie in genere, l'impoverimento del dibattito culturale.
Solo all'inizio del decennio in corso cominciano a manifestarsi i primi sintomi di inversione di tendenza, perchè una nuova classe dirigente comincia a ridisegnare un progetto per la città. Ma i progressi sono lenti e contraddittori, perchè i guasti degli anni '80 hanno lasciato segni profondi e perchè la negativa congiuntura economica nazionale penalizza maggiormente il Mezzogiorno.
Il merito principale della nuova classe dirigente è quello di garantire un rigore politico ed amministrativo, mantenendo un clima civile nel confronto politico, all'altezza della migliore tradizione laica della città. Mentre altrove la crisi degli anni '80 ha prodotto spaccature sociali e politiche profonde ed odi insanabili, frutto anche del manicheismo politico e culturale delle classi dirigenti, a Catania è prevalso uno spirito di tolleranza, che ha consentito un'amministrazione fondata sul confronto costruttivo e sul consenso.
Il centro storico è stato trasformato in un salotto, ove è possibile circolare e divertirsi fino alle ore piccole; vanno fiorendo nuove attività culturali ed artistiche; i quartieri popolari dispongono di nuovi servizi e strutture.
E' vero, tuttavia, che il tasso di disoccupazione rimane altissimo e che i giovani vivono nell'ansia del futuro. La questione del lavoro è, come in tutta la realtà meridionale del Paese, la principale questione catanese di oggi. Per affrontarla e risolverla occorre realizzare il progetto della Catania del 2000, al quale si sta già lavorando: infrastrutture moderne, interporto, reti telematiche, alta tecnologia, ricerca scientifica, sostegno alle imprese, valorizzazione, anche a fini turistici, del patrimonio ambientale e storico.
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Informazione meteo per Catania / Fontanarossa, Italy.
La situazione meteo è di 29 minuti fa, delle 12:20 UTC.
Vento alla velocità di 4.1 metri al secondo da est ( 100°).
Temperature di 11 °C, temperatura di rugiada a 5 °C.
Pressione atmosferica di 1016 hPa.
Umidità relativa di 66.5%.
Nuvolosità: poco nuvoloso cumuli nubi ad una altitudine di 762 metri.
Visibilità totale di maggiore di 10 chilometri.

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