Albano di Lucania E' bello e signoreggia al di sopra degli altri. Con gli alberi dentro le case e rami alle finestre grazie al suo Monte boschivo(slargo o piazza Tammone correlato a via Rocco Scotellaro) che lo minaccia lodevolmente da vicino. Solo Potenza ha l'omologo. Ma Montereale è anche meno suggestivo. Più artificiale e ridotto a cantiere. Il Monte di Albano è come il Machu Picchu cileno a cui sono state sottratte le rovine. Come il Ventoso di Arquà che Petrarca descrive con dovizia di particolari a padre Dionigi da Borgo san Sepolcro nel lontano 1336.Se Bob Marley non fosse morto, avrebbe potuto improvvisare un reggae. Jorge Amado avrebbe detto di Albano quello che con altrettanto calore sibilava alla consorte "Nel dormiveglia allungo il braccio, tocco il tuo corpo, sento il tuo calore, il tuo respiro. Albeggia. Una tenue luce annuncia il nuovo giorno, penso al privilegio di averti accanto. I tuoi occhi, il tuo sorriso, il seno, il ventre, le natiche, il cuore, la coerenza, l'onestà, la pazienza, la devozione. La vita nasce all'alba, da te".Il paese occupa un cocuzzolo tondeggiante. Come i Pani di Rio. Si aggruma attorno allo slanciato campanile. Bella la chiesa-madre. Tranne il colonnato posticcio, di tarda età(anno 1924)voluto e finanziato da don Giuseppe Marinaro che fece apporre l'epigrafe "Per voto di Don Giuseppe eretto a sue spese". Il mostricciattolo palladiano avrebbe dovuto grecizzare la struttura. Andrebbe rimosso perchè stride con l'architettura millenaria che avrebbe richiesto più una tettoia di tipo francescano come l'assisate di San Damiano. Gli albanesi pensano che sia il Serapeo di Pozzuoli o le Tavole Palatine. Non si tocca. Dovrebbero aprirsi. Nella chiesa-madre dell'Assunta(già della Madonna della Neve) vi hanno lavorato il Pietrafesa e Teodoro D'Errico. E' uno dei pochi capolavori lucani ad avere abside e absidiole. In quella principale c'è la Vergine nella nicchia barocca con i putti che fanno da cariatidi. In quella di sinistra, le tre edicole sono occupate da Crescenza, Modesta e Vito. Vito è siglato con S. V. M.(devoto Salvatore Valentino Marinaro).Nella destra, Teodoro D'Errico ha superato se stesso con Un'Ultima Cena da sballo. Il D'Errico era un maestro della larghezza cromatica e della pastosità della pennellata come nella pittura veneziana del cinquecento. Chiaroscuro e patetismo collimano. Il taglio ravvicinato e il violento battito della luce fanno pensare a una cultura di ambito caravaggesco. Ha sottoscritto il capolavoro con quella "brocca"che rappresentava anche l'autografo del Cavaliere Tenebroso o Mattia Preti.Un particolare che mi fa optare più per Mattia Preti che per il D'Errico potrebbero essere i due apostoli che danno le spalle all'osservatore.I quali non sono solo enormi con belle casacche colorate,ma quasi a sprezzo d'ogni buona creanza dànno i talloni scoperti e poco candidi(capricci di grandi come Tiepolo Bellotto Carlevarijs Marieschi Ricci Tiepolo).Quelli che assegnano il capolavoro "La Natività"della chiesa di San Francesco di Potenza a Leonardo da Pistoia, possono ritenersi smentiti da un'esecuzione altrettanto bella, fino a sembrare un calco, del Pietrafesa(parete sinistra della navata). Largo al De Gregorio.Sicuramente d'una mano diversa dal Pietrafesa(non escluderei quelle di Cristiano Dannona o di Castris De Smet)sono Un'Annunciazione(l'intensità della luce in questo capolavoro promana dalla Colomba sistemata al centro che abbaglia anche il grande Arcangelo annunciatore)e La Madonna della Neve(con papa Liberto attorniato dai cardinali mentre benedice l'area della caduta della neve,i due sposi patrizi in basso,la grande basilica eretta).All'Annunziata Pietro Antonio Ferro ha lasciato una mega Annunciazione dipinta ad olio su tela(inglobata dalla chiesa/madre perchè l'Annunziata era diventata un terreno di spoliazione). La Madonna rotondamente inarcata e segnata dalla nitida incidenza delle ombre è sbalordita di fronte all'Arcangelo che le stilla una verità di fronte alla quale è pronta a flettere il capo. Pier Antonio era un maestro eccezionale nella misura colma della definizione formale e negli impianti luminosi. Così nell'uso del fondo e dell'impaginazione dello spazio. Gli serviva per far spiccare la figura con tangibile risalto.Albano non ha la piazza tipica dove si può risolvere un tafferuglio. Due slarghi, poco distanti l'uno dall'altro Marinaro e Marconi,sono solo velleitari. Piazza Marinaro è comunque un capolinea. Un canale collettore. A via Indipendenza, in modica sopraelevazione ho scoperto un nido di favelli che mi è caro(di proprietà di Alessandro e Modesta De Feis). Apparteneva alla buon'anima di mio padre. Al posto di quattro pulcini e un'allodola, ci hanno vissuto quattro orfani e una vedova. Non so come abbiano potuto fare, con quali sacrifici in uno spazio dove possono vivere sacrificate due persone. La cinematografia si sposa col teatro all'aperto alla Salvo D'Acquisto, piazza rimessa a nuovo con un mosaico al centro che compendia usi, storia e riti albanesi. Ci sono l'aratore e il seminatore, il fabbro magnano, il fuoco monumentale in onore di Sant'Antonio Abate, il suonatore di organetto, lo stemma del paese costituito da un pino domestico e dalle lettere A. L. Quand'è estate, questo spazio freme. Diventa l'Arena veronese. Dal nulla viene fuori un cast per un pezzo famoso come "Aspettando Godot". Chi ignora Samuel Beckett e l'interpretazione che di lui ne danno Luca De Filippo, Gianfelice Imparato, Mario Scarpetta, Giuseppe Rispoli e Ivan Polidoro si può ritenere illuminato.Bar, tabacchino, biblioteca, un ristoro smantellato, un gabinetto fotografico gestito dal solerte Rocchino Peloso stavano in alto e, in parte, si sono persi. Rappresentavano il meglio di Corso Matteotti. Il bar del Corso era un'istituzione dei Verallo ed ha radici sempre più solide. Nè le ha perse il Belvedere che lo anticipa di cento metri. Di qui sciamano stradine e vicoli(vichi)che si raccolgono sulla scriminatura di piazza Santa Maria Maggiore. Sono Gioberti, Castelfidardo, Municipio(col largo omonimo), Cavour. Il fregio mariano "Sanctae Mariae in Coelum Assumptae Dicatum" accoglie tutti. Fiore funesto o d'aconito, terrore dei vampiri, è il grande Osservatorio(ora Museo degli antichi mestieri) che in modo sfrontato gareggia in altezza col campanile.La vita si svolge all'ingresso dove ci sono il soldato monumentale(ristrutturato e sfrondato di ferri protettivi)"A perpetuo ricordo di 48 giovani che amor di patria trasse a morte e gloria", la caserma e le scuole elementari. Una volta c'era la rimessa di Ciccillo il postiere(Cioffredi) ora occupata dal tipico bar periferico. Bancone di mescita e tavolinetti con un paio di sgabelli. L'embraciaio Fornabaio si era sistemato poco più in là. Non "lavorava". Alterava la creta. Al posto di mattonelle, gli uscivano rospi e gechi dalle mani. E' lodevole il tentativo albanese di espansione a mezzogiorno verso la Basentana. Ciò non fa che convalidare la tradizione di quegli antenati che, per primi, volevano portare il paese alla solagna. Imbragandolo con le funi. Albano sta vivendo un momento di presunta santità. Da qualche parte è comparso Padre Pio che avrebbe lasciato l'effigie su una pietra. Tutto da verificare.Il territorio albanese è vasto e ricco di reperti archeologici. Come i palmenti.A lodevoli risultati sono pervenuti Mario Scelzi e Pipino, della benemerita, con due saggi su Albano. Diversi per natura e portata. Personaggi albanesi erano quelli che si sottrassero alla tassazione ingenerosa del duca Ruggiero fingendo squilibrio mentale. Il duca era un gangster fiscale, corvo, Dracula, gufo, giocatore delle tre carte. Possedeva tutti gli epiteti che il ministro Vincenzo Visco attribuiva a Giulio Tremonti quando non si soffrivano.E' testato che gli stessi tagliassero le zampe ai buoi del duca. Si legge su una lapide a Porta Capuana a Napoli. Gli esattori rimasero sconvolti quando videro un intero popolo che carreggiava un asino sull'austero campanile perchè lì c'era l'erba tenera. Sembra una favola di La Fontaine. E c'erano dubbi seminatori che spargevano sarache al posto di sementi. Per la moltiplicazione. Era già accaduto da qualche parte. Riferito ai tempi, fu una bella furbizia. Una fottuta intelligenza escogitata dagli intellettuali del posto e da frittellose zimarre. Nessun paese del circondario ebbe un clero ricettizio così nutrito quanto quello di Albano. Tennessee Williams, seguendo la lunga buia teoria,avrebbe potuto costruire il paio de "Un tram che si chiama desiderio"con migliore impianto scenico. Oggi ha qualche vocazione isolata. Come quella di don Giuseppe Molfese, da poco passato da diacono a presbitero. Un Di Perna sacerdote è stato prestato alla chiesa di Campomaggiore che non ha vocazioni sue. Don Rocco De Cicco è malato e sofferente ma regge. Albano entrò negli interessi di Ernesto De Martino nel Gran Tour compiuto in Basilicata nel 1952. Franco Pinna fotografò scene di vita vissuta che, oggi, sembrano appartenere a un altro parallelo. Così il suonatore d'organetto impersonato da Domenico Di Dio. O "U' scalandrone", la capra rustica o ramaiola per pentole e sartascene. Albanesi pacci è detto dalle malelingue. Ma c'è sempre un fondamento. O si nasce con un destino. Anche gli anzesi, sono detti "ciuoti" e i trivignesi "rinnegati". Ma c'è anche qualche modesta imitazione.Per cui diventa giustificativa qualsiasi espansione. Ai tempi di Galileo Galilei, un contadino voleva abbattere dalle fondamenta la propria abitazione a causa d'un camino difettoso. L'avrebbe fatto,se il suo compare non l'avesse avvertito che bastava accomodare la canna fumaria senza rovinare il resto.Albano non si è realizzata appieno. L'estremismo di sinistra non ha fatto neanche passi per sè. Un sindaco di quelli andati(praetereuntes)la voleva sottrarre alla provincia di Potenza per darla a quella di Matera(scambio di bocconi nella festa rusticana). Le leggi del regionalismo, non meno ferree di quelle costituzionali, lo hanno richiamato all'equilibrio. Questo profilo di Albano di Lucania viene offerto per simpatia da parte dell'autore GIOVANNI ANGIOLO RUBINO nato a Trivigno, residente a Potenza
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Pressione atmosferica di 1004 hPa.
Umidità relativa di 81.5%.
Nuvolosità: nuvolosità a tratti nubi ad una altitudine di 610 metri e poco nuvoloso cumulonimbi nubi ad una altitudine di 792 metri.
Visibilità totale di 6.0 chilometri.
Attualmente temporale con leggero pioggia.

The raw METAR is LIBU 231528Z 25015KT 6000 -TSRA BKN020 FEW026CB 09/06 Q1004 RMK OVC SCT090 MON INC NC VAL FOSCHIA VIS MIN 6000
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