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Novembre 2019
eventiesagre.it
Novembre 2019
Numero Evento: 21173250
Teatro Teatro
Terrestri - Stagione Del Contemporaneo Al Teatro Astra
Stagione 2019/20
Date:
Dal: 15/11/2019
Al: 03/04/2020
Dove:
Logo Comune
Veneto - Italia
Contatti
Tel.: 0444 323725
Fonte
Gloria Marini
Scheda Evento
fiaccadori-300x250 proc

Terrestri - Stagione Del Contemporaneo Al Teatro Astra

Stagione 2019/20

Da Venerdì 15 Novembre 2019 a Venerdì 03 Aprile 2020 - dalle ore 21:00
Teatro Astra - Vicenza (VI)

Terrestri - Stagione Del Contemporaneo Al Teatro Astra - Vicenza

La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale

TERRESTRI 2019.20
la stagione del contemporaneo al Teatro Astra di Vicenza

ven 15 nov agrupación señor serrano birdie
ven 29 nov nassim soleimanpour white rabbit red rabbit
ven 13 dic mario perrotta della madre
ven 17 gen kepler-452 il giardino dei ciliegi
ven 31 gen / sab 01 feb giuliana musso la scimmia
ven 14 feb frosini / timpano gli sposi
ven 28 / sab 29 feb emma dante misericordia
ven 20 mar carrozzeria orfeo cous cous klan
ven 03 apr babilonia teatri padre nostro

Inizio spettacoli ore 21 - apertura biglietteria in teatro ore 20

È al tempo stesso qualcosa che nasconde e rivela; da sempre simbolo del teatro, secondo alcuni il suo nome antico era “persona” - dal latino per, “attraverso”, e sonare, “risuonare”: è la maschera, che l’attore indossava per nascondere il volto e amplificare la voce. E per poter, così, dire la verità. Oggi le antiche maschere non vengono più usate, ma il teatro non ha smesso di dire la verità. E continua a farlo attraverso quelle maschere contemporanee che sono le storie portate sulla scena. È una maschera contemporanea, a metà tra uomo e animale, l’immagine simbolo di “TERRESTRI 19/20”, la nuova stagione del contemporaneo del Teatro Astra. Una maschera che racconta una storia in bilico tra natura e tecnica, ragione e violenza, arcaicità e fantascienza, paura e speranza. Forse la storia di un moderno Minotauro, simbolo di qualcosa che è dentro ognuno di noi e che, dal labirinto in cui l’abbiamo imprigionato, ci chiede di essere riconosciuto. Di sicuro, una storia su di noi. Una storia raccontata in 9 spettacoli per vedere, attraverso la maschera, noi stessi.

Immagine di copertina: Maschera di bue, di Simone Del Pizzol (vernice molle, acquaforte, bulino. Lastra sagomata, 2011)

Il cartellone andrà dal 16 novembre al 3 aprile e avrà per protagonisti grandi nomi della scena nazionale come Emma Dante, Giuliana Musso e Mario Perrotta che presenteranno i loro ultimi lavori, ospiti internazionali come Agrupación Señor Serrano e Nassim Soleimanpour, esponenti di spicco della nuova drammaturgia come Frosini/Timpano, Carrozzeria Orfeo e Babilonia Teatri e giovani talenti come la compagnia-rivelazione Kepler - 452. Dal teatro partecipato alla performance, dalla narrazione ai linguaggi visivi, fisici e di danza, dalla tradizione alle nuove tecnologie.

In programma anche una serie di appuntamenti fuori abbonamento, nati da progettualità per il sostegno all’innovazione e alle giovani generazioni: a partire dall’anteprima di domenica 6 ottobre (ore 21) con la mise-en-espace “TERRESTRI”, creata appositamente per il Teatro Astra da Tindaro Granata con un gruppo di attori under35 nell’ambito di un progetto di emersione della creatività under35 curato da La Piccionaia con il sostegno di Fondazione Cariverona. Passando per “SIMPOSIO DEL SILENZIO”, progetto di esordio autorale di Lucrezia Maimone - vincitore del Premio CollaborAction KIDS 2018 di Anticorpi XL - Network Giovane Danza D’autore di cui La Piccionaia è partner e sostenitore – che verrà ospitato dal Teatro Astra nell’ambito del Festival Danza In Rete Off della Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza. E poi, ancora, i progetti per lo spettatore protagonista “Astraclub” e “Astranauti”, due laboratori per adolescenti, una masterclass per attori e il laboratorio teatrale permanente “Fabbricateatro” fanno di “TERRESTRI 2019-20” molto più che una semplice rassegna di spettacoli: un luogo di elaborazione culturale, di partecipazione, di sviluppo di comunità e di sostegno alla crescita della persona.

Nina Zanotelli / Sergio Meggiolan
La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale

ABBONAMENTO COMPLETO (9 spettacoli)
intero € 90 | ridotto € 80

CARNET (5 spettacoli a scelta)
intero € 65 | ridotto € 55

ASTRACARD 5 INGRESSI € 25
riservata agli studenti delle scuole superiori, utilizzabile anche da più persone per lo stesso spettacolo

BIGLIETTI
intero € 15 | ridotto € 12
speciale € 10 gruppi di min. 10 persone
corsisti scuole di teatro e danza € 8,50

INFO E PREVENDITE
La Piccionaia - Ufficio Teatro Astra
Contrà Barche 55, Vicenza
0444 323725 - info@teatroastra.it
www.teatroastra.it/terrestri
Facebook: Terrestri - Teatro Astra

ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO
dal mercoledì al venerdì
ore 10 - 13 e 15 - 17.45
nei giorni di spettacolo in teatro dalle ore 20

VEN 15 NOV
AGRUPACIÓN SEÑOR SERRANO
BIRDIE
unica regionale

di Àlex Serrano, Pau Palacios e Ferran Dordal
creazione Àlex Serrano, Pau Palacios e Ferran Dordal
performance Àlex Serrano, Pau Palacios e David Muñiz 
voce Simone Milsdochter
light design e videoprogrammazione Alberto Barberá
sound design e colonna sonora Roger Costa Vendrell 
videocreazione Vicenç Viaplana
modelli in scala Saray Ledesma e Nuria Manzano
costumi Nuria Manzano
consulente scientifica Irene Lapuente. La Mandarina de Newton

produzione GREC 2016 Festival de Barcelona, Agrupación Señor Serrano, Fabrique de Théâtre – Service des Arts de la Scène de la Province de Hainaut, Festival TNT – Terrassa Noves Tendències, Monty Kultuurfaktorij e Festival Konfrontacje Teatralne.

Premio dei Critici di Barcellona 2016 al miglior spettacolo di nuove tendenze

Premio Butaca 2017, Premi di Teatro di Catalogna, Nuove drammaturgie

Uno spettacolo multimediale che mette insieme video live, oggetti, gli uccelli protagonisti del capolavoro di Hitchcock, 2000 animali in miniatura, guerre, contrabbandieri, una migrazione di massa e tre artisti che gestiscono questo disordinato mondo con spirito critico, impegno civile e ritmo narrativo incalzante, facendo emergere una riflessione su una società a due velocità, in cui un divario incolmabile separa mondi confinanti. 

Due miraggi. In uno: guerre, siccità, massicce deforestazioni, litorali inquinati, sfruttamento del lavoro, instabilità politica, condizioni sanitarie scarse, persecuzioni, deportazione forzata, abuso di risorse naturali, siccità, carenze alimentari. Nell’altro: supermercati, strade sicure, famiglia, stabilità, servizi sanitari, libertà, lavoro retribuito, rispetto dei diritti umani, benessere, riciclaggio, energie rinnovabili, prosperità, mobilità sociale. Tra di loro, stormi di uccelli. Migliaia di uccelli migratori che costantemente tracciano forme impossibili nel cielo. Movimento. Movimento incessante. Uccelli. E oltre, pianeti, asteroidi, materie prime, galassie, sangue, cellule, armi, atomi, elettroni, pubblicità, quark, ideologia, paura, spreco, speranza. Vita. Nulla nel cosmo è quieto. L’immobilità è una chimera. L’unica cosa che c’è è il movimento.

Se è impossibile arrestare un elettrone, qual è il senso di costruire muri contro gli stormi di uccelli?

Agrupación Señor Serrano fondata a Barcellona nel 2006 da Àlex Serrano Tarragó, Leone d’Argento alla Biennale Teatro di Venezia 2015, è una compagnia multidisciplinare ed eterogenea che fonde nei propri spettacoli tecniche e linguaggi diversi - teatro di figura, video, danza, visual theatre - capaci di unire la tecnologia più avanzata alla tradizione consolidata dello spettacolo dal vivo. L’originalità, il gusto per l’eccesso, la passione per l’onirico e la metafora, lo studio dei meccanismi della percezione umana ispirano il lavoro di questi 30 catalani dalla folle creatività che amano interagire con il pubblico e stupire sempre i loro spettatori.

SAB 30 NOV
NASSIM SOLEIMANPOUR
WHITE RABBIT RED RABBIT

con Giovanni Franzoni
produzione italiana 369 gradi

White Rabbit Red Rabbit è un esperimento sociale in forma di spettacolo. L’attrice o l’attore che lo interpreta, per un’unica volta, senza regia e senza prove, apre la busta sigillata che contiene il testo solo una volta salito sul palco e ne condivide il contenuto con il pubblico. Una sedia, un tavolo, due bicchieri, gli orpelli concessi. Il qui e ora nella sua massima espressione. Ci sono delle regole da rispettare per chi accetta la sfida: chi decide di portarlo sulla scena non può averlo visto prima. Deve arrivare sul palco portando in dote coraggio e leggerezza, intraprendenza, ironia ed intelligenza. Come unico aiuto, le indicazioni del regista. Giovanni Franzoni, già sul palco dell’Astra come interprete di “Caro George” diretto da Antonio Latella, ha accettato questa sfida per il palcoscenico vicentino.

Agli spettatori e alla stampa si chiede discrezione e rinuncia al racconto contenutistico.

White Rabbit Red Rabbit è un testo teatrale che ha fatto il giro dei teatri del mondo e che riflette sul tema dell’esclusione sociale e politica, della sopraffazione tra gli uomini e delle menzogne che ogni giorno la società di tutto il mondo si racconta. È stato scritto nel 2010 dall’iraniano Nassim Soleimanpour che, all’epoca 29enne, si era visto ritirare il passaporto per aver rifiutato di prestare il servizio militare e non potè lasciare il suo Paese fino al 2013, quando gli fu restituito. È prima di tutto il sogno realizzato di un dialogo impossibile, un gioco teatrale contro ogni censura e ogni distanza geografica e culturale, un incontro ravvicinato che lascia tracce profonde, perché mette sullo stesso piano emotivo autore, attore e spettatore.

Nassim Soleimanpour è nato a Teheran nel 1981. Il suo testo White Rabbit Red Rabbit è stato rappresentato in tutto il mondo e in più di 20 lingue. La prima rappresentazione è stata al Clubbed Thumb’s Summerwork Festival di Edimburgo nel 2011 e da allora è stato portato in scena da una lista di attori come F. Murray Abraham, Wayne Brady, Bobby Cannavale, Darren Criss, Brian Dennehy, Joyce DiDonato, Whoopi Goldberg, Nathan Lane, Cynthia Nixon, Patrick Wilson, Stana Katic e, in Italia, Daria Deflorian, Emma Dante, Lella Costa, Enrico Ianniello, Giuliana Musso. Nel 2016 è andato in scena al Westside Theatre di New York per 42 settimane. Soleimanpour ha potuto assistere per la prima volta al suo spettacolo nel 2013 al Brisbane Powerhouse, in Australia, durante il World Theatre Festival. È anche autore di Blind Hamlet, che ha debuttato al Fringe Festival di Edimburgo nel 2014, e di Nassim, che richiede all’attore e al pubblico di conoscere la lingua Farsi e che ha debuttato sempre a Edimburgo nel 2017. È vincitore del Summerworks Outstanding New Performance Text Award e del The Arches Brick Award al Edimburgo nel 2011 e il Premio Best New Performance a Dublino nel 2012.

VEN 13 DIC
MARIO PERROTTA
DELLA MADRE

artista in residenza al Teatro Astra
anteprima nazionale
debutto: Piccolo Teatro di Milano, 7 – 12 gennaio 2020
di Mario Perrotta
consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati
con Mario Perrotta e Paola Roscioli
produzione Teatro Stabile di Bolzano e La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale

Dopo aver indagato la figura evanescente dei padri contemporanei, il secondo capitolo della trilogia In nome del padre, della madre, dei figli sposta la lente di ingrandimento sulla figura intoccabile (almeno per come la viviamo nel nostro paese) della Madre.  Una figura che – nonostante l’evoluzione del ruolo materno degli ultimi decenni – ha mantenuto una sorta di sacralità e onniscienza che la rende ingiudicabile, al di sopra del bene e del male. Ed è così compresa nel suo ruolo che rischia di diventare soffocante nei confronti dei figli e escludente nei confronti di quei pochi padri che vorrebbero interpretare a pieno titolo il proprio ruolo. Al centro di tutto questo, ancora una volta, figlie e figli silenti, assenti fisicamente dalla scena ma perni assoluti della vicenda narrata.

Mario Perrotta

La maternità non è un’esperienza di centramento ma di decentramento. È la gioia nel vedere il proprio frutto imparare a camminare o a parlare, nel vederlo entrare nel mondo. Ma quando la maternità diventa patologia si passa dalla madre simbiotica dell’epoca patriarcale – la madre che non lascia andare il proprio figlio, la madre del sacrificio che vive la propria maternità come cancellazione della donna e dei suoi desideri – alla madre narcisistica, che vive la maternità come un handicap, una lesione, una ferita al proprio essere donna. Il figlio non è più ciò che completa il suo essere ma è vissuto come un ingombro alla propria affermazione personale. Mentre nella madre patriarcale la madre uccide la donna, nella madre ipermoderna e narcisistica è la donna che uccide la madre. Il teatro di Mario Perrotta sarà l’occasione per mostrare le metamorfosi contemporanee della figura materna insieme però a ciò che della madre rimane al di là della storia; la sua funzione fondamentale nel garantire la trasmissione del sentimento della vita da una generazione all’altra; il simbolo di una cura che sa essere ogni volta particolare e mai anonima.

Massimo Recalcati

Mario Perrotta Attore, drammaturgo, regista teatrale e scrittore, è una delle voci di spicco della nuova scena italiana. Un teatro, il suo, che è riduttivo definire “di narrazione” e che è piuttosto un racconto corale all’interno di un percorso originale di recupero della memoria e di riflessione sulla condizione dell’uomo contemporaneo. I suoi testi sono tradotti e messi in scena anche all’estero, in contesti importanti come il Festival d’Avignone. Con i suoi spettacoli ha ricevuto per tre volte il Premio Ubu e per due volte il Premio Hystrio.

VEN 17 GEN
KEPLER - 452 

IL GIARDINO DEI CILIEGI
trent’anni di felicità in comodato d’uso

di Paola Aiello, Enrico Baraldi, Nicola Borghesi)
regia Nicola Borghesi

con Annalisa e Giuliano Bianchi, Tamara Balducci, Nicola Borghesi, Lodovico Guenzi
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione

Abbiamo preso Il giardino dei ciliegi per interrogarci su che cosa significhi perdere un luogo dell’anima per ragioni economiche. L’indagine che abbiamo condotto sugli sgomberi a Bologna ci ha subito posti di fronte a un conflitto di natura filosofica, che è quello fra illuminismo e magia, e cioè come le regole del “vivere insieme” impattano sull’individuo e sulla sua irriducibilità».
Il lavoro di ricerca che ha preceduto la scrittura si è svolto incontrando gli abitanti del territorio bolognese: «Abbiamo parlato con molte persone aprendo un immaginario sull’argomento. Finché non abbiamo incontrato Annalisa Lenzi e Giuliano Bianchi. Abbiamo subito capito che era la storia che volevamo raccontare.

Annalisa e Giuliano hanno vissuto trent’anni in una casa colonica concessa in comodato d’uso dal Comune di Bologna, in quanto fondatori di un’associazione che si occupa di animali. La famiglia Bianchi si è sempre occupata di due attività principali: il controllo della popolazione dei piccioni e l’accoglienza di animali esotici o pericolosi. Per trent’anni convivono in quella casa del Pilastro babbuini, carcerati, una famiglia rom ospite, boa constrictor…

Trent’anni di pura felicità. Finchè, nel 2015, ricevono un avviso di sfratto. Il patrimonio di animali, relazioni, magia di questo contemporaneo Giardino dei ciliegi, nell’arco di una mattinata di settembre cessa per sempre di esistere.

Nicola Borghesi

Kepler 452 giovane compagnia rivelazione del teatro italiano, nasce nel nel 2015 a Bologna dall’incontro tra Nicola Borghesi, Enrico Baraldi e Paola Aiello. Seguendo l’urgenza di rivolgersi a un pubblico poco incline a entrare nelle sale teatrali, I suoi spettacoli incrociano i temi del nostro tempo con le storie di persone comuni, portandole sul palco insieme agli stessi protagonisti che le hanno vissute.Il suo primo spettacolo La rivoluzione è facile se sai COME farla è nato in collaborazione con la band indie Lo Stato Sociale e si è mosso tra teatri e club musicali con una lunga serie di sold out. Hanno fatto seguito due format di teatro partecipato, La rivoluzione è facile se sai CON CHI farla, che racconta le prospettive rivoluzionarie contemporanee attraverso i corpi e le voci di rivoluzionari incontrati nel corso delle ricerche, e Comizi d’amore, che indaga luoghi e identità di non professionisti attraverso le domande dell’omonimo documentario di Pasolini. Lapsus urbano-Rimozione forzata è un percorso audioguidato che indaga il panorama urbano della periferia bolognese, e Manifesto spettacolo che coinvolge in scena alcuni partecipanti a gruppi di visione e direzione artistica di festival under 30 da tutta Italia, interrogandosi sul senso e le ragioni del proprio impegno teatrale. Sotto i sampietrini c’è la spiaggia, un’indagine teatrale sull’eredità del movimento del ’68 cinquant’anni dopo, e sul senso oggi della parola utopia nell’immaginario dei giovani.

VEN 31 GEN / SAB 1 FEB
GIULIANA MUSSO
LA SCIMMIA

testo originale di Giuliana Musso
liberamente ispirato al racconto Una relazione per un’Accademia di Franz Kafka
traduzione e consulenza drammaturgica di Monica Capuani
musiche originali composte ed eseguite da Giovanna Pezzetta
consulenza scientifica Valeria Vianello Dri, Annamaria Rossetti, Giovanna Bestetti

Un essere per metà scimmia e per metà uomo appare sul palcoscenico. È un vero fenomeno: un animale che parla, canta e balla. Un buffone, un mostro comico. È nato dalle ferite dell’anima di Franz Kafka, nel 1917, mentre i nazionalismi facevano tremare le vene dell’Europa. Rivive oggi, dopo cent’anni, in una nuova riscrittura di Giuliana Musso, con una più forte consapevolezza politica ed esistenziale. 

Si rivolge ad un auditorio di illustri Accademici, all’alta società del pensiero e della scienza e racconta la sua storia. Scimmia libera, unica sopravvissuta di una battuta di caccia, catturata, ingabbiata e torturata, non può fuggire e per sopravvivere alla violenza sceglie l’adattamento: imita gli umani che l’hanno catturata, impara ad agire e a ragionare come loro.  La scimmia dunque deve dimenticare la vita nella foresta, rinunciare a sé stessa, ignorare la chimica del proprio corpo e così imparare. Imparare il nostro linguaggio. Impara ad ignorare l’esperienza, a pensare senza sentire. 

La Scimmia è il racconto di una strategia di sopravvivenza che prevede la perdita di sé stessi e del proprio sentire nel corpo. È la descrizione di un’iniziazione inevitabile alle solite vecchie regole del gioco del patriarcato, che impone la rinuncia all’intelligenza del corpo, al sapere dell’esperienza e dell’emozione. Si tratta di una rinuncia drammatica: senza quella voce interiore, integra e autentica, come si può esprimere l’intelligenza empatica così indispensabile alla sopravvivenza del vivente? La scimmia è il corpo che vive, sente e quindi pensa.  È l’animale pienamente umano. La scimmia siamo noi.

Una delle autrici che più mi hanno ispirato per questo lavoro drammaturgico è stata Carol Gilligan, psicologa dell’evoluzione e studiosa di etica. Il tema principale che ho voluto sviluppare è l’adattamento dell’individuo ad un sistema culturale violento, dominante, pericoloso. Violento perché normalizza la violenza, dominante perché gerarchizza tutti gli esseri viventi, pericoloso, perché ci spinge a una razionalità disumanizzante. In questa mia scrittura la trasformazione della scimmia in umano diviene chiara metafora dell’iniziazione dell’individuo al sistema culturale patriarcale. La conquista della razionalità è descritta come perdita di sé, di autenticità, di coerenza, perché è una razionalità che essenzialmente reprime i bisogni primari degli individui. Lo sviluppo di questo macro-argomento nel racconto della Scimmia si declina in alcuni sotto-temi quali la natura dei processi cognitivi, come ci viene proposta dai più recenti studi nell’ambito delle neuroscienze, ossia del pensiero inteso come prodotto di un corpo vivente integro, libero e senziente. Fonte di ispirazione sono stati autori quali Antonio Damasio, Frans De Waal, Candace Pert, Daniel J. Siegel. La voce di questi scienziati ha fatto da cornice alla potente suggestione che questo uomo-scimmia ha avuto sui miei sogni e i miei pensieri.

Un’altra forte motivazione che mi ha spinto alla produzione di questo monologo è la mia passione per la natura buffonesca dei caratteri di commedia. Questo personaggio è a suo modo un buffone, tenero come Charlot, diabolico come un arlecchino. La Scimmia è diventata un attore del varietà e parla ai Signori dell’Accademia: facendo il cretino per il pubblico nutre la sua infinita fame di umanità. Ridendo di quello stesso pubblico che compiace ogni sera trova uno spazio di libertà.

Giuliana Musso classe 1970, vicentina d’origine e udinese d’adozione. Attrice, ricercatrice, autrice, Premio della Critica 2005, Premio Cassino Off 2017 e Premio Hystrio 2017 per la drammaturgia, è tra le maggiori esponenti del teatro di narrazione e d’indagine: un teatro che si colloca al confine con il giornalismo d’inchiesta, tra l’indagine e la poesia, la denuncia e la comicità. Una poetica che caratterizza tutti i suoi lavori: una prima trilogia sui “fondamentali” della vita, Nati in casa, Sexmachine e Tanti Saluti (nascita, sesso e morte), e poi un impegnativo viaggio nella distruttività del sistema patriarcale con La città ha fondamenta sopra un misfatto (ispirato a Medea. Voci di Christa Wolf), La Fabbrica dei preti (sulla vita e la formazione nei seminari italiani prima del Concilio Vaticano II) e Mio Eroe (la guerra contemporanea nelle voci di madri di militari caduti in Afghanistan). Dal 2008 la sua “casa” artistica è La Corte Ospitale, Rubiera (RE).

VEN 14 FEB
FROSINI / TIMPANO
GLI SPOSI | ROMANIAN TRAGEDY
unica regionale

regia, interpretazione e riduzione Elvira Frosini e Daniele Timpano
testo David Lescot
traduzione Attilio Scarpellini
voce off Valerio Malorni

Gli Sposi | romanian tragedy è la storia di un'ordinaria coppia di potere. Nicolae Ceausescu ed Elena Petrescu. Dittatori capricciosi e sanguinari, questi Macbeth e Lady Macbeth dei Balcani hanno seminato la paura nel popolo rumeno per poi finire sommariamente giustiziati davanti alle telecamere, sotto gli occhi del mondo, il 25 dicembre 1989.

Un uomo e una donna. Delle persone molto ordinarie, nella Romania del XX secolo. Entrambi vengono dalla campagna. Un po' nello stesso modo l’uno e l’altra si ritrovano a militare nel Partito Comunista. Niente sembra distinguerli dai loro compagni. Tranne il fatto che sono un po’ meno dotati della media. Sono delle creature senza smalto in un mondo senza orizzonte.

David Lescot

Cosa sappiamo di Nicolae Ceausescu ed Elena Petrescu? Cosa sappiamo della Romania? Sin dal 1989, anno della caduta del Muro e della caduta dei Ceaucescu, la narrazione che abbiamo sentito è stata quella di due dittatori comunisti capricciosi e sanguinari, che hanno seminato il terrore nel popolo romeno, sinistri ed esagerati tiranni che hanno ridotto in ginocchio il loro Paese per oltre vent'anni. Il testo di David Lescot parte esattamente da questa immagine. Gli Sposi | romanian tragedy è la storia di un'ordinaria coppia di potere: entrambi vengono dalla campagna, si ritrovano a militare nel Partito Comunista, niente sembra distinguerli dai loro compagni, tranne il fatto che sono un po' meno dotati della media. Creature senza smalto in un mondo senza orizzonte. L'autore ne sottolinea la mediocrità, il grottesco e l'assurdo, fino alla fine tragica ed ambigua: il processo sommario e la fucilazione davanti alle telecamere, sotto gli occhi del mondo, il 25 dicembre 1989. Una drammaturgia cartesiana, con un ribaltamento finale ed un inizio sufficientemente ambigui da lasciare lo spazio a due autori ed attori come noi per una lettura critica ulteriore. Erano così come ce li hanno raccontati? Che ne è stato del Comunismo? E qual è stato il destino della Romania dopo la loro caduta? Abbiamo cercato di voler un po' di bene a questi due personaggi, descritti come due tiranni cinici ed esaltati dal delirio di onnipotenza ma anche come due comuni pensionati, due povere figure anche un po' tenere e indifese, verso le quali non si potesse non provare una impossibile empatia. Abbiamo cercato quindi di lavorare su un equilibrio tra distanza e vicinanza, e di innestare l'ambiguità in tutta la costruzione scenica, disseminando piccole crepe critiche che potessero innescare domande su questa narrazione monolitica - quella dell'Occidente capitalista, democratico e trionfante - e su noi che, oggi, facciamo parte di essa.

Elvira Frosini e Daniele Timpano

Frosini / Timpano autori, registi e attori della scena contemporanea italiana che dal 2008 condividono un comune percorso artistico. Il loro teatro disinnesca, decostruisce e incarna le narrazioni della Storia, analizzando le derive antropologiche della società a partire da un vasto materiale di riferimenti vari (dall’accademico al popolare) che costituiscono l'immaginario e la coscienza contemporanei. Ospitati nei maggiori teatri e festival nazionali oltre che a "Face à Face" / Theatre de la Ville, Theatre de la Colline e Place à l'Art Performance e La Nuit Blanche di Parigi. I loro spettacoli sono dispositivi in cui gli attori-autori sono sempre in dialogo con il pubblico ed in bilico tra l'incarnazione di personaggi, mitologie contemporanee e culturali, topoi della Storia, ed il semplice essere sulla scena e mettere in campo il proprio perturbante rapporto con la Storia e la cultura, in un gioco di scivolamenti spiazzanti che dissacrano tutte le retoriche senza fare sconti, neanche a se stessi. Tra questi, Aldo morto, candidato al Premio Ubu nel 2012 come migliore novità drammaturgica e vincitore del Premio Rete Critica 2012, Dux in scatola, Zombitudine e Acqua di colonia, candidato nel 2017 al Premio UBU come Migliore novità drammaturgica italiana.

VEN 28 e SAB 29 FEB
EMMA DANTE
MISERICORDIA
unica regionale

scritto e diretto da Emma Dante
con Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi, Simone Zambelli
luci Cristian Zucaro
coproduzione Piccolo Teatro di Milano– Teatro d’Europa, Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro Biondo di Palermo

Esistono mondi in cui le donne sono condannate a lottare, se vogliono sopravvivere, a combattere con ogni possibile risorsa per emergere dal degrado e dallo squallore in cui la società pare averle relegate. È la storia di Anna, Nuzza e Bettina che vivono in un tugurio fatiscente con un ragazzo menomato e orfano, Arturo. Durante il giorno, le donne lavorano a maglia; al tramonto si mettono sulla soglia di casa e offrono ai passanti i loro corpi cadenti. 'U picciutteddu si muove frenetico nella stanza, non sta mai fermo, ogni tanto siede davanti alla finestra e parla con lo spigolo del palazzo di fronte. Arturo non è figlio di nessuna di loro, ma di Lucia, uccisa a calci e pugni dal proprio compagno appena dopo aver partorito quel bambino sfortunato. Le tre lo hanno preso a vivere con loro, ma a un certo punto della storia non lo possono più tenere: gli preparano la valigia e lo lasciano andare. Prima, però, gli raccontano chi era sua madre, Lucia la zoppa, che si acconciava i capelli per somigliare a “marilin monroy” e aveva una radiolina scassata da dove ascoltava la musica e abballava pi’ tutti!

Misericordia racconta una realtà squallida, intrisa di povertà, analfabetismo e provincialismo, esplora l'inferno di un degrado terribile, sempre di più ignorato dalla società. Una favola comica e commovente al tempo stesso, che racconta la fragilità delle donne, la loro sconfinata solitudine, la loro la disperata vitalità e la loro tenacia.

Emma Dante drammaturga e regista, nata a Palermo nel 1967, esplora il tema della famiglia e dell’emarginazione per raccontare e restituire la voce a creature che, nella società e nella storia, non ne hanno, attraverso una poetica di tensione e follia nella quale non manca una punta di umorismo.  È colei che ha fatto del dialetto siciliano una lingua teatrale contemporanea; amata in Italia e in tutta Europa, in particolare in Francia dove è di casa, con la sua cifra stilistica che l’ha consacrata nell’Olimpo dei grandi nomi della nuova scena ha raccontato squarci di vita quotidiana, miserie e solitudine mescolando teatro colto e popolare, tensione e follia, umorismo e tragedia; 4 volte Premio Ubu – tra gli innumerevoli riconoscimenti - con Sud Costa Occidentale, la compagnia da lei fondata nel 1999, la sua carriera è una lunga serie di successi, a partire da mPalermu (Premio Scenario 2001) passando per Vita mia, la Trilogia degli occhiali e Il festino, tutti ospitati al Teatro Astra attraverso gli anni. Nel biennio 2014/15 è stata direttrice artistica del 67° Ciclo di Spettacoli classici del Teatro Olimpico, dove già nel 2012 aveva presentato Verso Medea.

VEN 20 MAR
CARROZZERIA ORFEO
COUS COUS KLAN

drammaturgia Gabriele Di Luca
regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi
con Angela Ciaburri, Alessandro Federico, Pier Luigi Pasino, Beatrice Schiros, Massimiliano Setti, Aleph Viola
voce fuori campo Andrea Di Casa
una coproduzione Teatro dell’Elfo, Teatro Eliseo, Marche Teatro
in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana e Corte Ospitale – residenze artistiche

In tutto il mondo l'acqua è stata privatizzata. Ormai da dieci anni, fiumi, laghi e sorgenti sono sorvegliati dalle guardie armate del governo, che non permettono a nessuno di avvicinarsi alle fonti idriche. Il divario tra ricchi e poveri è allarmante e mentre i primi vivono all'interno delle cosiddette recinzioni, ovvero città recintate da filo spinato e sorvegliate da telecamere di sicurezza, i secondi tentano di sopravvivere al di fuori di esse lottando ogni giorno contro la mancanza di cibo e di acqua.

In un parcheggio abbandonato e degradato dietro ad un cimitero periferico, sorge una micro-comunità di senzatetto, all'interno della quale sono parcheggiate due roulotte fatiscenti. Nella prima ci vivono tre fratelli orfani: Caio, ex prete nichilista e depresso, Achille, sordomuto e irrequieto, e Olga, la sorella maggiore, obesa e con un occhio solo. Nell'altra roulotte ci vive Mezzaluna, precario compagno di lei, un musulmano, immigrato in Italia ormai da dieci anni, che per sopravvivere seppellisce rifiuti tossici per un'associazione criminale di giorno e lavora come ambulante di notte.

Presto alla comunità, già logorata da continui conflitti razziali ed interpersonali per la sopravvivenza, si aggiungerà Aldo, un medio borghese, elegante e maturo, che dopo un grave problema famigliare si è ritrovato a dormire per strada. Ma a sconvolgere il già precario equilibrio di questa comunità sarà Nina, una ragazza ribelle e indomabile, un'anima sospesa ed imprevedibile, che si rivelerà al tempo stesso, il più grande dei loro problemi e la chiave per il loro riscatto sociale.

Carrozzeria Orfeo nasce nel 2007 dall’incontro tra Massimiliano Setti, Gabriele Di Luca, (diplomati all’Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine) e Luisa Supino. I tre sono autori, registi ed interpreti dei propri spettacoli, dei quali curano anche la composizione delle musiche originali. Finalisti al Premio Hystrio 2011, vincitori del Premio Nazionale della Critica come migliore compagnia nel 2012, Premio SIAE alla Creatività 2013, Premio Last Seen 2013 per il Miglior spettacolo dell’anno di Krapp’s Last Post, Premio Hystrio-Castel dei Mondi 2015, premio Hystrio Twister 2016. Carrozzeria Orfeo fotografa senza fronzoli un'umanità socialmente instabile, carica di nevrosi e debolezze, attraverso un occhio sempre lucido, divertito e, soprattutto, innamorato dei personaggi che racconta. La comune mancanza d'amore dei protagonisti delle sue storie porta i dialoghi all'eccesso e all'isteria evidenziando gli aspetti tragicomici di esistenze che commuovono e fanno ridere nello stesso istante. Uno stile eccessivo che, trasformandosi in provocatorio realismo, cerca un divertimento mai gratuito e fine a se stesso. Un punto di vista sul mondo e sul presente nel tentativo di non farsi mai imprigionare dalla retorica o da inutili moralismi.

VEN 3 APR
BABILONIA TEATRI
PADRE NOSTRO

di Enrico Castellani e Valeria Raimondi
con Maurizio Bercini, Olga Bercini, Zeno Bercini
direzione di scena Luca Scotton
musiche originali Lorenzo Scuda
produzione Babilonia Teatri, La Corte Ospitale
coproduzione Operaestate Festival Veneto
scene Babilonia Teatri

Sulla parola padre oggi si sta combattendo una battaglia.
Il suo corpo è sporco di sangue.
Lo vediamo boccheggiare.
Attorno a lui tutti si affollano per redigere la prognosi e somministrare la cura.
Tutti ci spiegano come dovrebbe essere.
L'importanza del padre.
L'evaporazione del padre.
La legge del padre.
Come si è evoluto/involuto.
Quali saranno le conseguenze del cambiamento.
Cosa è successo, cosa succederà.
Cosa resta del padre.
Il segreto del figlio.
Genitore 1. Genitore 2. Genitore 3.
Autoritario o autorevole. Vicino o lontano.
Che relazione c'è tra funzione del padre e identità di genere.
Nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo.
La fine del padre, l'eclissi del padre, la scomparsa del padre, la distruzione del padre, la morte del padre.
La festa del papà.
Il fu pater familias.
Padre in affitto. Padre baluardo. Apologia del padre.
Padre nostro non è una preghiera rivolta a dio.
Padre nostro qui sta per nostro padre.
La P è minuscola.
L'aggettivo precede il sostantivo.
Padre nostro è un padre coi suoi due figli.
è ciò che li unisce e ciò che li allontana. È una resa dei conti che non ammette fine.
Ci chiediamo quale sia la distanza tra il padre ideale e quello reale.
Quale eredità oggi il padre possa trasmettere, indipendentemente dal fatto che sia un padre di sangue o meno.

Padre nostro è Hansel e Gretel vent’anni dopo, ma non è una fiaba. Sulla scena un padre con i suoi due figli adolescenti - padre e figli nella vita e sulla scena - accompagnati da ciò che li unisce e ciò che li allontana, impegnati in una resa dei conti che non ammette fine. Un ritratto di famiglia dove niente è al suo posto, nato dalla consapevolezza che sulla parola padre, oggi si sta combattendo una battaglia. Tutti hanno una precisa opinione su come dovrebbe essere, sulla sua importanza, sulle leggi e su come questa figura si sia evoluta, o involuta, sulle conseguenze del cambiamento. Una ricerca che, come nella tradizione di Babilonia Teatri, gioca sulle parole, per aprire molteplici riflessioni: dal significato familiare, a quello religioso, dai ruoli di genere (padre o genitore 1?) alla “festa del papà”, dal pater familias al rifiuto del padre.

Babilonia Teatri formazione entrata con passo deciso nel panorama teatrale contemporaneo distinguendosi per un linguaggio che a più voci viene definito pop, rock, punk. I fondatori del gruppo, Enrico Castellani e Valeria Raimondi, compongono drammaturgie dall’incedere unico, sorta di litanie scolpite nelle contraddizioni dell’oggi, portate in scena con attitudine ribelle. Hanno indagato diverse angolazioni della vita di provincia, cristallizzandola come microcosmo di un dolore universale, affrontato con coraggio dissacrante. Coraggio che è valso al gruppo il prestigioso Leone d’argento della Biennale di Venezia. Babilonia Teatri si caratterizza per il suo sguardo irriverente e divergente sull’oggi che mostra i nervi scoperti del nostro tempo. Per uno stile fuori dagli schemi che intende il teatro come specchio della società e della realtà. Attraverso l’uso di nuovi codici visuali e linguistici esprime la necessità e l’urgenza dell’interrogazione, per far emergere conflitti e tensioni, con ironia e cinismo, affetto e indignazione.



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    Data ultimo aggiornamento pagina 2019-09-25 10:39:49
    Inserito da Michela Gesualdi
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