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Dicembre 2018
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Numero Evento: 21131808
Teatro Teatro
Teatro Comunale Di Todi
Danny E Il Profondo Blu - Spettacolo Di John Patrick Shanley Con La Regia Di John Pepper
Dove:
Dal: 03/06/2017
Al: 03/06/2017
Dove:
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Umbria - Italia
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Tel.: 075.8956700/1 Ufficio Cultura
Tel.: 075.8956706 Biglietteria
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Comune di Todi Comunicazione
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Scheda Evento
Italcredi 15 giugno Nazionale
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Teatro Comunale Di Todi

Danny E Il Profondo Blu - Spettacolo Di John Patrick Shanley Con La Regia Di John Pepper

Sabato 03 Giugno 2017 - dalle ore 21:15
Teatro Comunale - Todi (PG)

Teatro Comunale Di Todi - Todi

Teatro Comunale di Todi
3 giugno 2017 - ore 21,15

Yare Produzioni e Il Teatro Garibaldi di Palermo
Presentano

DANNY E IL PROFONDO BLU
Una danza apache

di John Patrick Shanley
regia John R. Pepper

con Giulia Morgani e Leonardo Sbragia
traduzione  Leonardo Sbragia / adattamento Enrico Vanzina

scene e costumi Mela Dell’Erba
disegno luci e suono Patrick Boggero
musiche originali ‘The Pepper Brothers’
con il sostegno della ‘Missione Diplomatica degli Stati Uniti D'America in Italia’ e la collaborazione del Teatro Garibaldi di Palermo

Roberta: “Non riesco mai a dormire bene sul serio. Non riuscivo più a chiudere gli occhi sai? Perché se chiudevo gli occhi, era solo nella mia testa. E non posso uscire. Dalla mia testa. Palazzi che bruciano e gente che sprofonda giù nella terra. Mio padre. Mio figlio. Mia madre che prega. È il diluvio. Non sai mai se cammini su una pozzanghera o se stai per mettere il piede nel posto sbagliato e lì dentro anneghi.”

Danny e il profondo blu sarà in scena Teatro Comunale di Todi il 3 giugno 2017. Dopo il debutto in prima nazionale al Teatro Garibaldi di Palermo e il successo al Teatro Delfino di Milano (febbrio/marzo 2016) e a Napoli Sala Assoli (aprile 2017), con la regia di John R. Pepper, del drammaturgo John Patrick Shanley (premio Oscar per la sceneggiatura di Stregata dalla luna e premio Pulitzer e Tony Award per Il dubbio).

Due anime disperatamente sole si incontrano in un bar, ferite e brutali, desiderose di amore, in un Bronx ruvido e aspro. Danny e il profondo blu, è un lavoro tenero e violento che Pepper, regista italo-americano, molto attivo negli Stati Uniti, Francia e Russia, mette in scena con Giulia Morgani e Leonardo Sbragia, ambientandolo in un bar del Bronx. Una “danza apache” portatrice di un messaggio universale, capace di commuovere e toccare con la forza dirompente delle parole; personaggi “violenti ed usurati, inarticolati e bramosi di parlare, pericolosi e vulnerabili”.

­­Danny, camionista e Roberta, divorziata e complessata, combattono rudemente per arrivare fino a domani. La notte li porterà a conoscersi e abbassare lentamente le difese e perdonarsi.

Note di regia

Un bar, un incrocio in mezzo al nulla. Due anime perse che si ritrovano per dimenticare i loro dolori, dove vecchi tavolini nascondono delle sedie slivellate, dove la birra si beve in brocche e i posacenere non sono svuotati. Qui la violenza è ricorrente, nel vocabolario e nei gesti. Roberta provoca - Danny minaccia, Roberta seduce - Danny non si fida. Tutto è nel combattimento, è una danza ‘capuera’ senza tregua che deve determinare il posto di ognuno. La ragazza torturata non smette di muoversi. l’uomo, al contrario, vuole il riposo dell’immobilità. Il loro dolore urla, è palpabile: che sia qui, che sia nel Bronx o altrove, ovunque, nel mondo c’è la stessa sofferenza, solitudine e lo stesso sentimento di abbandono.

Shanley scrive questo incontro atipico con uno stile ultra realista. Ci dà il sottotitolo - Una Danza Apache - per farci ricordare i duri e puri della malavita di Montmartre di Parigi anni trenta e quaranta dove regnavano i gangster alla Jean Gabin, duri ma con un cuore grande.

Con la sua ostinata volontà di scrivere il quotidiano, il suo messaggio diventa universale. Qualche istante di felicità vale tutti i sacrifici. Per accedervi è il nostro cuore che bisogna aprire. Da una parte non possediamo sempre la chiave, dall’altra rinunciare al nostro mistero più intimo, è un po’ come dare il bastone con cui si viene battuti. Ciò nonostante, le confessioni notturne e soprattutto quelle del giorno dopo, rafforzano e riavvicinano qui, in fondo al Bronx.  In una stanza illuminata da una lampada che sembra la luna o nel profondo mare blu in cui danzano e volano le balene, abbiamo tutti diritto alla felicità e alla libertà. Il testo è crudo, violento, sensuale, ma non volgare - è un inno all’amore.

Shanley ci ricorda che noi tutti abbiamo questo coraggio, questo potere di amare ed essere amati. I suoi personaggi sono bruciati vivi, innamorati, teneri e violenti. Fanno parte del nostro mondo quotidiano.

Ha un andamento cinematografico. Un muoversi a scatti come i due personaggi, immersi in un loro ego ridotto, un vuoto umano che fa tenerezza. Spettacolo sulla solitudine estrema di chi oggi non ha certezze o se l’è viste frantumare dal quotidiano.

Simonetta Trovato – Giornale di Sicilia

 

Potrebbero essere due quasi-giovani di oggi: a Palermo, a Milano o a Roma. Potrebbero essere i due che “vendono monnezza” nel teatro di Scaldati. Potrebbe essere il riassunto della vita da trentenni, oggi, alla Magliana come a Brancaccio, invece che al Bronx.

Gabriele Bonafede – Maredolce.com

Ed è un duello fino all’ultimo colpo, fisico e verbale, tra due sofferenze: lui è un solitario capace di uccidere; lei una provocatrice che cerca un contatto….Nella prevedibilità della scabra scansione drammaturgica e su un registro crudo e iperrealistico è di forte tensione il corpo a corpo di due attori sorprendenti.

Guido Valdini – Repubblica

Un’altalena emotiva in cui lo spettatore è prima risucchiato nella disperazione dei personaggi, e poi riscattato nella salvezza dell’humanitas. E così, quando tutto sembra perduto, in una “bugia” di Roberta annega il pessimismo paranoide di Danny, che a sua volta diviene forza per azzittire il mostro sacro dello scetticismo.                      

Marcello Marino – La gazzetta Augustana

LE FIGARO:

Dani e La Grande Blu” di John Patrick Shanley è uno dei miglior spettacoli di Parigi…. John Pepper mette in scena con forza. Un testo strepitoso!...”

FRANCE INTER:

Un testo sulla scoperta dell’amore. Certo. Ma ancora di più, e in ciò la sua originalità, è una commedia sulla scoperta che si può perdonare - -il pardon come una condizione sine qua non, per se stesso anzi tutto…John Pepper dirige I suoi due interpreti come un pittore dipinge gli storpiati.”

NEW YORK TIMES:

Una versione di” La Bella e La Bestia il ‘Danny e il Grande Blu” di John Patrick Shanley (Oscar per ‘Stregato dalla Luna’ con Nicolas Cage e Cher; premio Pulitzer e Premio Tony per “Dubbio” ) potrebbe essere intitolato “La Bestia e La Bestia”. Un uomo e una donna, due emarginati, si incontrano in un bar. Lui è violento, forse ha anche ucciso qualcuno, lei è tormentata e si potrebbe suicidare; ciascuno è trasformato dall’amore dell’altro.” “…è come essere seduti in prima file di un ring pugilistico che si conclude in un abbraccio di amore. “Danny” è, e rimane, una favola…”

John Randolph Pepper

Nato nel 1958, John è cresciuto a Roma.  Laureato in Storia dell’Arte all’Università di Princeton, intraprende la carriere di pittore vincendo nel 1975 il Whitney Painting Fellowship.  Nel cinema debutta da bambino in CLEOPATRA (è il figlio di Liz Taylor) per poi lavorare come assistente regista con Joseph Losey, George Roy Hill e Dan Curtis.

Pepper è l’ultimo ‘protetto’ di Eduardo de Filippo (1983/1984) e nel 1986 dirige la prima produzione americana di VOCI DI DENTRO al Festival di Spoleto (USA).

Nel 1992 produce il film LA PESTE, dal romanzo di Albert Camus, per la regia di Luis Puenzo. Negli anni ’90 e inizio 2000 dirige teatro a Parigi e in Europa.

Nel 2012 è il primo direttore straniero invitato al Drama Theatre on Vasilievsky (Teatre Satir) dove dirige MATILDE di Israel Horovitz a San Pietroburgo; lo spettacolo e nel 4 anno di repertorio..

Nel 2000 mette in scena DANNY ET LE GRANDE BLEU al Teatro Proscenium di Parigi, al Festival d’Avignon (dov’è il più gran successo della stagione al Teatre Golovine) e di nuovo al Teatre Déjazet a Parigi dove Lea Drucker riceve la nomination per Migliore Attrice. Nel 2002 dirige la versione cinematografica PAPILLIONS DE NUIT che vince il Prix du Public al Festival de Sarlat. Ha completato nel 2016 la sua seconda regia in Russia, TRUE WEST di Sam Sheppard a San Pietroburgo, Russia, dove entra in repertorio.

John Patrick Shanley

Americano di origini Irlandesi, nato a New York nel 1950  è sceneggiatore, regista e drammaturgo. Nel 1988 ha vinto l'Oscar alla migliore sceneggiatura originale per il film diventato un cult Stregata dalla luna con una fantastica Cher e Olympia Dukakis (entrambe vincitrici dell’Oscar per l’interpretazione) e con Nicolas Cage. Nel 2005, con Il Dubbio, Premio Pulitzer per la drammaturgia da cui ha realizzato, nel 2008, il film con Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman e Amy Adams. Lavora al teatro (e cinema) sia come drammaturgo che come regista.

Leonardo Sbragia

Nipote di Giancarlo Sbragia, Leonardo nasce a Roma dove si diploma in tecnico del suono, iniziando la gavetta presso studi di registrazione e di doppiaggio. Studia recitazione presso la scuola Cantiere Teatrale, condotta da Paola Tiziana Cruciani, allieva di Gigi Proietti, per poi lavorare con registi come Marco Mattolini, Joseph Ragno, Massimiliano Bruno sia a teatro che al cinema. È presente nel recente film dei Pills, questa stagione è in tournée in Dieci piccoli indiani…e non rimase nessuno regia di Ricard Reguan.

Giulia Morgani

Nasce a Salerno, laurea in Scienze della comunicazione e master alla Bocconi poi si dedica al teatro studia recitazione e scrittura  teatrale (scuola Holden), cinema (con Joseph Ragno, Marco Bellocchio, Viviana Di Bert, Anna Mazzamauro). In questa stagione2015/16  è impegnata in Dieci piccoli indiani…e non rimase nessuno regia di Ricard Reguant, ha lavoratocon Claudio Boccaccini, Luca Gaeta, Stefano Calvagna, Viviana Di Bert, Mariaelena Masetti Zannini. L’abbiamo vista in televisione nella Squadra7, in The perfect fear, , nel video di Libra - La Calma. Al cinema in Prova campione regia di Max Amato,nel Il guardiano del ghiaccio regia di Salvatore Metastasio, in Veritatis Splendor,regia di Nino Cramarossa, in Multiplex - Riflesso nel buio, regia di Stefano Calvagna,  Schumann Therapy,regia di Simona Bonaccorso, Amores (ep. Arianna), regia di Lucio Zanella, In nomine Satan, regia di Emanuele Cerman (in concorso al RIFF AWARDS 2012), La stella cadente regia di Nino Cramarossa , Sorelle Mai regia di Marco Bellocchio (fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2010). Ha anche al suo attivo numerose esperienza di sceneggiatrice.

Mela Dell’Erba

Napoletana, scenografa e costumista vive a Palermo dove dal 1996 è tra i fondatori e promotori del Teatro Garibaldi di Palermo alla Kalsa.  Ha lavorato con Enzo Vetrano e Stefano Randisi (Assassina, Totò e Vicè, L’onorevole, I Giganti della Montagna, Fantasmi), Antonio Latella (Querelle, Porcile), Anna Furse (An Anatomy Act), Matteo Bavera (È la terra un’unica finestra), Lina prosa (Lampedusa Trilogy : Lampedusa Beach, Lampedusa Snow, Lampedusa Way), Emma Dante (Scimia), Carlo Cecchi (Misura per Misura, Amleto, Sogno di una notte d’estate) Enzo Moscato (Recidiva, Biennale di Venezia), Matteo Bavera e Franco Scaldati (Alberi adagiati sulla luce, La gatta di Pezza, Occhi). 2011 è tra i tre finalisti del Premio Maschere del Teatro italiano come migliore costumista dell’anno con “Giganti della Montagna” regia Vetrano/Randisi che vince come migliore spettacolo dell’anno. ­­­

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Nota di John Pepper, regista.

Un bar, un incrocio in mezzo al nulla. Due anime perse che si ritrovano per dimenticare i loro dolori, dove vecchi tavolini nascondono delle sedie slivellate, dove la birra si beve in brocche e i posacenere non sono svuotati. Qui la violenza è ricorrente, nel vocabolario e nei gesti. Roberta provoca - Danny minaccia, Roberta seduce - Danny non si fida. Tutto è nel combattimento, è un duello senza tregua che deve determinare il posto di ognuno.

La ragazza torturata non smette di muoversi, cercando di sfogare l’eccessiva energia. L’uomo, al contrario, vuole il riposo dell’immobilità. Il loro dolore urla, è palpabile: che sia qui, che sia nel Bronx o altrove, ovunque, nel mondo c’è la stessa sofferenza, solitudine e lo stesso sentimento di abbandono.

John Patrick Shanley, (Premio Oscar per “Stregata Dalla Luna”. Premi Pulitzer e Tony per “Il Dubbio”), scrive questo incontro atipico con uno stile iperrealista. Ci dà il sottotitolo, Una danza Apache, per farci ricordare i duri e puri della malavita di Montmartre di Parigi anni trenta e quaranta dove regnavano i gangster alla Jean Gabin - duri ma con un cuore grande.

La sua ostinata volontà di scrivere il quotidiano, trasforma il suo messaggio in universale. Qualche istante di felicità vale tutti i sacrifici. Per accedervi è il nostro cuore che bisogna aprire. Da una parte, non possediamo sempre la chiave, dall’altra rinunciare al nostro mistero più intimo è un po’ come dare il bastone con cui si viene battuti. Ciononostante, le confessioni notturne, e soprattutto quelle del giorno dopo, rafforzano e riavvicinano qui, in fondo al Bronx, in una stanza illuminata da un lampadario che sembra la luna, o nel grande mare blu in cui danzano e volano le balene, abbiamo tutti diritto alla felicità e alla libertà.

Il testo è crudo, violento, sensuale, ma non volgare, è un inno all’amore. Shanley ci ricorda che noi tutti abbiamo questo coraggio, questo potere di amare ed essere amati. I suoi personaggi sono bruciati vivi, innamorati, teneri e violenti. Fanno parte del nostro mondo quotidiano.



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    Data ultimo aggiornamento pagina 2017-05-31 15:03:56
    Inserito da Michela Gesualdi
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