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Ufficio stampa Il teatro Sociale Srl Scheda Evento
ULTIMO APPUNTAMENTO A Si chiude nel segno di Salvatore Quasimodo ed Eugenio Montale la rassegna promossa dall'associazione culturale "Educarte", con il patrocinio e il contributo economico della Fondazione comunitaria del Varesotto. L'appuntamento è fissato per giovedì 20 maggio al ridotto "Luigi Pirandello", sala piccola del teatro Sociale di Busto Arsizio. Sul palco saliranno gli attori del teatro Sociale e la "Star Dance" di Turbigo... Busto Arsizio, martedì 18 maggio 2010 - Si chiude nel segno della lirica ermetica la rassegna "Perché tu mi dici: poeta?", promossa dall'associazione culturale "Educarte", con il patrocinio e con il contributo economico della Fondazione comunitaria del Varesotto. Giovedì 20 maggio, a partire dalle 21.00, il teatro Sociale di Busto Arsizio ospita, negli spazi del ridotto "Luigi Pirandello", un omaggio a quella corrente letteraria novecentesca, battezzata dal critico Francesco Flora e teorizzata da Carlo Bo nel saggio "Letteratura come vita", che ha avuto come propria cifra stilistica la costante interrogazione sull'enigma dell'esistenza e l'interesse per l'essenzialità dello stile. Sul palco saliranno gli attori Gerry Franceschini, Mario Piciollo e Anita Romano, sotto la regia e con la guida storica di Delia Cajelli; mentre i ballerini della "Star Dance" di Turbigo presenteranno un quadro coreografico di Elisa Vai. La prima parte della serata, dal titolo «Ognuno sta solo sul cuor della terra/ trafitto da un raggio di sole/ ed è subito sera», analizzerà l'esperienza poetica di Salvatore Quasimodo (1901-1968), premio Nobel per la letteratura nel 1959. Il ricordo della natia Sicilia, reinterpretata come luogo edenico della felicità e del paradiso perduto, l'amore per la tradizione classica dei greci, la meditazione sulla condizione dell'uomo moderno, sospeso tra sofferenza e solitudine, e, in un secondo tempo, l'attenzione alle problematiche sociali degli oppressi e degli sconfitti dalla guerra e dal «piede straniero sopra il cuore» sono le linee di fondo della produzione lirica dallo scrittore siciliano. A questa seconda stagione quasimodiana, che si sviluppa dagli anni Quaranta in avanti e che ha caratteristiche di impegno sociale e civile, guarda la conferenza-spettacolo organizzata da "Educarte", al centro della quale ci saranno le raccolte "Giorno dopo giorno" (1947) e "La vita non è sogno" (1949). «L'appuntamento -spiega Delia Cajelli- racconterà prevalentemente la stagione della Resistenza a Milano tra la popolazione civile, anche attraverso le parole di "Uomini e no" di Elio Vittorini. La lettera del passo "I morti di largo Augusto" sarà accompagnata da un intervento danzato». La seconda parte della serata, dal titolo «...Com'è tutta la vita e il suo travaglio/in questo seguitare una muraglia/che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia», sarà, invece, dedicata ad Eugenio Montale, premio Nobel per la letteratura nel 1975, ed affronterà il tema del «male di vivere» dell'uomo contemporaneo, della cosiddetta «cultura del negativo». Da "Ossi di seppia" (1925) e "Occasioni" (1939) fino a "La bufera e l'altro" (1956), "Satura" (1971) e "Quaderno di quattro anni" (1977), il poeta ligure dà, infatti, voce alla visione pessimistica e desolata di un mondo in crisi per il crollo degli ideali romantici e positivistici, dove tutto appare dominato dall'inquietudine, dal dolore, dalla sconfitta, da un sentimento di «totale disarmonia con la realtà». Ciò, tuttavia, non annulla l'ansia conoscitiva dello scrittore, che continua a cercare un «varco», un «anello che non tiene», come si legge nelle poesie "La casa dei doganieri" (1939) e "Limoni" (1921-'22), così da scoprire il senso ultimo della vita. Centrale in questo pensiero è, inoltre, la «poetica dell'oggetto», in base alla quale le «piccole cose» quotidiane, ma anche gli elementi del roccioso e assolato paesaggio dell'amata Liguria diventano, attraverso una tecnica di rappresentazione conosciuta con il nome di «correlativo oggettivo», emblemi di un'emozione, di uno stato d'animo, di un ricordo. Tale linea lirica viene espressa con un linguaggio di grande incisività, scabro ed essenziale, che fa uso di parole comuni e gergali, tecnicismi e citazioni, come era d'uso nella poesia ermetica. Il costo del biglietto è di euro 8,00 per l'intero ed euro 6,00 per il ridotto, riservato a giovani fino ai 21 anni, ultra 65enni, militari, soci Tci (previa presentazione della tessera nominale), Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone. Per informazioni è possibile contattare la segreteria del teatro Sociale di Busto Arsizio allo 0331.679000 o consultare il sito internet www.teatrosociale.it. Informazioni al pubblico: Il teatro Sociale srl, piazza Plebiscito 8, 21052 Busto Arsizio (Varese), tel. 0331 679000, fax. 0331 637289, info@teatrosociale.it, www.teatrosociale.it. Informazioni alla stampa: INFORMAZIONI PRATICHE Giovedì 20 maggio 2010 - ore ore 21.00 «Ognuno sta solo sul cuor della terra/ trafitto da un raggio di sole/ ed è subito sera» dalla produzione poetica di Salvatore Quasimodo «...Com'è tutta la vita e il suo travaglio/in questo seguitare una muraglia/che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia» dalla produzione poetica di Eugenio Montale con gli Attori del teatro Sociale regia e guida storica di Delia Cajelli Ingresso: matinée - posto unico E 6.00; serale - posto unico E 8.00, ridotto [giovani fino ai 21 anni, ultra 65enni, militari, soci Tci (previa presentazione della tessera nominale), Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone] E 6.00 Infotel: tel. 0331.679000 Comunicato del 19 aprile 2010 (maggio 2010) UN MAGGIO ALL'INSEGNA DELLA POESIA La lirica ermetica sale sul palco del ridotto "Luigi Pirandello", sala piccola del teatro Sociale di Busto Arsizio. In cartellone, dal 6 al 20, tre appuntamenti su Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo ed Eugenio Montale. Le conferenze-spettacolo si inseriscono nella rassegna "Perché tu mi dici: poeta?", promossa dall'associazione culturale "Educarte", con il patrocinio e il contributo economico della Fondazione comunitaria del Varesotto... Busto Arsizio, lunedì 19 aprile 2010 - Prosegue al ridotto "Luigi Pirandello", sala dedicata al «teatro di parola e di ricerca» del Sociale di Busto Arsizio, la rassegna "Perché tu mi dici: poeta?", promossa dall'associazione culturale "Educarte", con il patrocinio e con il contributo economico della Fondazione comunitaria del Varesotto. Tre le conferenze-spettacolo in agenda nel mese di maggio, afferenti a questa iniziativa teatrale, rivolta ai giovani e tesa ad analizzare le principali avventure in versi di Ottocento e Novecento, che hanno fatto dell'autobiografismo, del racconto delle «piccole cose» del quotidiano la propria cifra stilistica. Si inizia giovedì 6 maggio con un incontro dedicato a Eugenio Montale, dal titolo «...Com'è tutta la vita e il suo travaglio/in questo seguitare una muraglia/che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia», durante il quale si parlerà del «male di vivere» dell'uomo contemporaneo, della cosiddetta «cultura del negativo». Da "Ossi di seppia" (1925) e "Occasioni" (1939) fino a "La bufera e l'altro" (1956), "Satura" (1971) e "Quaderno di quattro anni" (1977), il poeta ligure dà, infatti, voce alla visione pessimistica e desolata di un mondo in crisi per il crollo degli ideali romantici e positivistici, dove tutto appare dominato dall'inquietudine, dal dolore, dalla sconfitta, da un sentimento di «totale disarmonia con la realtà». Ciò, tuttavia, non annulla l'ansia conoscitiva dello scrittore, che continua a cercare un «varco», un «anello che non tiene», come si legge nelle poesie "La casa dei doganieri" (1939) e "Limoni" (1921-'22), così da scoprire il senso ultimo della vita. Centrale in questo pensiero è, inoltre, la «poetica dell'oggetto», in base alla quale le «piccole cose» quotidiane, ma anche gli elementi del roccioso e assolato paesaggio dell'amata Liguria diventano, attraverso una tecnica di rappresentazione conosciuta con il nome di «correlativo oggettivo», emblemi di un'emozione, di uno stato d'animo, di un ricordo. Tale linea lirica viene espressa con un linguaggio di grande incisività, scabro ed essenziale, che fa uso di parole comuni e gergali, tecnicismi e citazioni, come era d'uso nella poesia ermetica. All'ermetismo, la corrente che teorizzò la «letteratura come vita», appartiene anche Giuseppe Ungaretti, protagonista della conferenza-spettacolo «Lasciatemi così/come una/cosa/posata/in un/angolo e dimenticata...», in calendario giovedì 13 maggio. L'appuntamento ripercorrerà l'esperienza della prima guerra mondiale, vissuta dallo stesso scrittore come soldato semplice presso il XIX Battaglione di fanteria e raccontata nelle trentatré liriche del "Porto sepolto", raccolta pubblicata nel 1916, in edizione limitata a ottanta copie, presso una tipografia di Udine e rieditata nel 1923 dalla Stamperia Apuana di La Spezia, sempre per interessamento dell'amico Ettore Serra. Scritti su «cartoline in franchigia, margini di vecchi giornali, spazi bianchi di care lettere ricevute», questi versi ungarettiani dal fronte, sempre corredati da una data e dall'indicazione di un luogo, hanno il sapore delle pagine di un diario intimo. Sono il racconto della vita di un uomo solo, in mezzo a tanti uomini soli, costretto a vivere, giorno e notte, a contatto con l'odio e la violenza, a sperimentare l'esperienza della caducità della vita umana e della riduzione di ogni spazio della propria esistenza a macerie, a «brandello di muro». Da un punto stilistico, il verso è frammentato, il linguaggio scarno, la parola sillabata e carica di «un'intensità straordinaria di significato», la punteggiatura quasi inesistente, così da esprimere la condizione di fragilità e di inquietudine esistenziale che la guerra porta sempre con sé. Un'inquietudine che Giuseppe Ungaretti espresse magistralmente nella poesia «Soldati» del 1918: «Si sta / come d'autunno / sugli alberi / le foglie». Chiude la rassegna "Perché tu mi dici: poeta?" un appuntamento su Salvatore Quasimodo, dal titolo «Ognuno sta solo sul cuor della terra/ trafitto da un raggio di sole/ ed è subito sera», in agenda nella serata di giovedì 20 maggio. Il ricordo della natia Sicilia, reinterpretata come luogo edenico della felicità e del paradiso perduto, l'amore per la tradizione classica dei greci, la meditazione sulla condizione dell'uomo moderno, sospeso tra sofferenza e solitudine, e, in un secondo tempo, l'attenzione alle problematiche sociali degli oppressi e degli sconfitti dalla guerra e dal «piede straniero sopra il cuore» sono le linee di fondo della produzione lirica dallo scrittore siciliano. Il costo del biglietto è di euro 8,00 per l'intero ed euro 6,00 per il ridotto, riservato a giovani fino ai 21 anni, ultra 65enni, militari, soci Tci (previa presentazione della tessera nominale), Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone. Per informazioni è possibile contattare la segreteria del teatro Sociale di Busto Arsizio allo 0331.679000 o consultare il sito internet www.teatrosociale.it Informazioni al pubblico: Il teatro Sociale srl, piazza Plebiscito 8, 21052 Busto Arsizio (Varese), tel. 0331 679000, fax. 0331 637289, info@teatrosociale.it, www.teatrosociale.it. Informazioni alla stampa: INFORMAZIONI PRATICHE Giovedì 6 maggio 2010 - ore 21.00 dalla produzione poetica di Eugenio Montale con gli Attori del teatro Sociale regia e guida storica di Delia Cajelli Giovedì 13 maggio 2010 - ore 11.00 e ore 21.00 «Lasciatemi così/come una/cosa/posata/in un/angolo e dimenticata...» dalla produzione poetica di Giuseppe Ungaretti con gli Attori del teatro Sociale regia e guida storica di Delia Cajelli Giovedì 20 maggio 2010 - ore ore 21.00 «Ognuno sta solo sul cuor della terra/ trafitto da un raggio di sole/ ed è subito sera» dalla produzione poetica di Salvatore Quasimodo con gli Attori del teatro Sociale regia e guida storica di Delia Cajelli Ingresso: matinée - posto unico E 6.00; serale - posto unico E 8.00, ridotto [giovani fino ai 21 anni, ultra 65enni, militari, soci Tci (previa presentazione della tessera nominale), Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone] E 6.00 Infotel: tel. 0331.679000 Perché tu mi dici: poeta? AL RIDOTTO «LUIGI PIRANDELLO» VA IN SCENA LA POESIA La rassegna, promossa dall'associazione culturale «Educarte», si intitola «Perché tu mi dici: poeta?» . In programma undici incontri per riscoprire altrettanti grandi autori italiani di Ottocento e Novento, da Ugo Foscolo a Salvatore Quasimodo. Unica voce fuori dai confini nazionali quella dello spagnolo Federico Garcìa Lorca. Si inizia, giovedì 29 ottobre, con una conferenza-spettacolo introduttiva sui sonetti di William Shakespeare, nelle traduzioni di Giuseppe Ungaretti ed Eugenio Montale... Busto Arsizio (Varese), martedì 13 ottobre 2009 - «La letteratura è stata davvero per me, da un certo momento, la vita stessa»: è racchiuso in questa frase che lo scrittore e studioso ligure Carlo Bo vergò nel suo «Diario aperto e chiuso», pubblicato dalla milanese Edizioni di Uomo nel 1945, il senso della rassegna «Perché tu mi dici: poeta?», in cartellone da ottobre 2009 a maggio 2010 presso gli spazi del ridotto «Luigi Pirandello», piccola sala consacrata al «teatro di parola e di ricerca» del Sociale di Busto Arsizio. A dare il titolo all'iniziativa, promossa dall'associazione culturale «Educarte», è un verso dello scrittore crepuscolare Sergio Corazzini, tratto dalla lirica «Desolazione di un povero poeta sentimentale», pubblicata nella raccolta «Piccolo libro inutile» del 1906. Una poesia, questa, che sarà possibile risentire, giovedì 25 febbraio 2010, in un appuntamento dal titolo «Tra crepuscolarismo e sperimentalismo futurista», incentrato anche sulle produzioni poetiche di Guido Gozzano, Corrado Govoni, Filippo Tommaso Marinetti e Aldo Palazzeschi. Da Foscolo a Quasimodo Undici gli incontri complessivamente in cartellone, rivolti principalmente a un pubblico giovane, che consentiranno di ricostruire alcune delle più significative esperienze poetiche dell'Ottocento e del Novecento. Si inizierà con il carme «Dei Sepolcri» del pre-romantico Ugo Foscolo, i cui 295 endecasillabi sciolti sul senso del vivere e del perire verranno rievocati giovedì 12 novembre 2009, e si terminerà, nella serata di giovedì 6 maggio 2010, con la poesia socio-filosofica dell'ermetico Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura nel 1959, il quale cantò la condizione dell'uomo moderno, sospeso tra sofferenza e solitudine, e la difficile condizione degli sconfitti dalla guerra e «dal piede straniero sopra il cuore». A fare da prologo a questi appuntamenti sarà, nella serata di giovedì 29 ottobre 2009, una conferenza-spettacolo sull'avventura in versi del più grande scrittore e drammaturgo di tutti i tempi, l'inglese William Shakespeare, i cui intimi e intensi sonetti («struggente romanzo di un amore senza speranza, che si nutre della propria ambiguità e si sublima nella dignità del dolore», come ebbe a scrivere Gabriele Baldini) videro cimentarsi nella traduzione, dall'inglese all'italiano, due tra i principali poeti del nostro Novecento, entrambi premi Nobel per la letteratura: Giuseppe Ungaretti ed Eugenio Montale. Dalle atmosfere seicentesche del «grande Bardo», cantore dell'amore quale unione indissolubile tra due anime, si passerà, dunque, alla cosiddetta «letteratura contemporanea italiana», della quale gli «Attori del teatro Sociale», con la guida della regista Delia Cajelli, ripercorreranno, secondo un itinerario cronologico, i profili di suoi undici protagonisti illustri, i più studiati nelle scuole italiane, chiarendone i motivi generali della produzione, ma anche fornendone notizie biografiche e un percorso per exempla tra le poesie più conosciute. Unica voce fuori dai confini nazionali sarà quella di Federico Garcìa Lorca, del quale, nell'incontro «A las cinco de la tarde./Eran las cinco en punto de la tarde...» di venerdì 2 aprile 2010, verranno analizzate le atmosfere spagnole della sua poesia, innervata di musica flamenca, lirica gitana e tradizioni arabo-andaluse. Letteratura come vita Fil rouge tra le varie conferenze-spettacolo sarà il tema della «letteratura come vita», secondo una felice espressione coniata da Carlo Bo nel 1938, sulla rivista fiorentina «Frontespizio», per presentare la corrente ermetica. Gran parte della poesia otto-novecentesca è, infatti, intrisa di autobiografismo. Racconta, per usare le parole di Umberto Saba, la «vita di un uomo», diventandone specchio dei suoi sentimenti e delle circostanze della sua vita, come ben delineano le storie letterarie di Giacomo Leopardi, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Giuseppe Ungaretti e dello stesso Umberto Saba. Il sentimento civile e la contemplazione della storia che anima le liriche degli ottocenteschi Ugo Foscolo e Alessandro Manzoni (del quale giovedì 26 novembre 2009 verrà narrata la genesi delle sue due più note odi civili, «Marzo 1921» e «Cinque maggio») lasciano, dunque, spazio a una poesia che è cammino introspettivo e che è, per usare le parole di Salvatore Quasimodo, la «rivelazione di un sentimento che il poeta crede sia personale e interiore» e «che il lettore riconosce come proprio». La quotidianità, la «calda vita» dei luoghi natale, il «male di vivere» di montaliana memoria, la precarietà del destino umano, l'orrore della guerra, il clima di inquietudine e di ricerca che anima il post-positivismo sono solo alcuni degli argomenti al centro della rassegna «Perché tu mi dici: poeta?». Ecco così che il 14 gennaio 2010 si analizzeranno i «canti pisano-recanatesi» di Giacomo Leopardi, «storia di un'anima» grondante di delusione e amarezza. Giovedì 4 febbraio 2010 si parlerà di Giosuè Carducci e della sua amata terra natia: la verde e selvaggia Toscana. Due settimane dopo, il 18 febbraio 2010, si farà luce sulla «poetica delle piccole cose» di Giovanni Pascoli, della quale massimi esempi si hanno nelle raccolte «Mirycae», «Primi poemetti» e «Canti di Castelvecchio». E ancora, l'11 marzo 2010 si tratterà della «triestinità» del «Canzoniere» di Umberto Saba. Pochi giorni dopo, il 25 marzo 2010, si focalizzerà l'attenzione sulla raccolta «Porto sepolto» di Giuseppe Ungaretti, dove viene narrata l'esperienza del primo conflitto bellico, vissuta dallo stesso poeta come soldato semplice presso il XIX Battiglione di fanteria, sulle montagne del Carso. Mentre il 22 aprile 2010 si illustrerà la «cultura del negativo» che emana dai volumi «Ossi di seppia» e «Occasioni», «La bufera e l'altro», «Satura» e «Quaderno di quattro anni» di Eugenio Montale. I motivi della rassegna «Gli incontri -spiega Delia Cajelli- saranno intimi e interattivi, anche per la dimensione quasi domestica del Ridotto, che stimola la partecipazione del pubblico e il suo contatto fisico con gli attori», grazie alla platea mobile e all'esiguità del numero di posti a sedere (una settantina in tutto)». «Lo scopo di questa rassegna -prosegue la direttrice artistica del teatro Sociale di Busto Arsizio- è quello di conquistare l'animo dei più giovani alla poesia, non con lezioni scolastiche, ma con l'emozione della recitazione in teatro». La poesia, dunque, con «Perché tu mi dici: poeta?» scende dalla cattedra e va in mezzo alla gente, forse realizzando uno dei sogni del futurista Aldo Palazzeschi, che scrisse «il vero poeta dovrebbe scrivere sui muri, per le vie, le proprie sensazioni e impressioni, fra l'indifferenza o l'attenzione dei passanti». Tutte le conferenze-spettacolo avranno inizio alle 21.00. Al botteghino Il costo del biglietto per ogni singolo appuntamento è di euro 8.00 per l'intero ed euro 6.00 per il ridotto, riservato a giovani fino ai 21 anni, ultra 65enni, militari, Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone. Il botteghino del teatro Sociale, ubicato in piazza Plebiscito 8, presso gli uffici del primo piano, è aperto nelle giornate mercoledì e venerdì, dalle 16.00 alle 18.00, e sabato, dalle 10.00 alle 12.00. E' possibile prenotare telefonicamente, al numero 0331.679000, tutti i giorni feriali, secondo il seguente orario: dal lunedì al venerdì, dalle 16.00 alle 18.00; il sabato, dalle 10.00 alle 12.00. Informazioni al pubblico: Ufficio stampa teatro Sociale di Busto Arsizio
Data ultimo aggiornamento 19/05/2010 18:58:00
Inserito da Monica
Attenzione!!!
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Grazie Gianfranco & Monica
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