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Teatro Musical

Tutti Maracani
BOLOGNA E IL SUONO AMERICANO

il: 15/10/2011 dalle 21.00
 
Dove:
stemma del comune di Bologna
via Saragozza 234
Teatro delle Celebrazioni
Bologna (BO)
Emilia Romagna - Italia
 
Per maggiori informazioni:
info eventotel. 051/6153370-74
 
Fonte:
Ufficio Promozione Teatro delle Celebrazioni
 
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Scheda Evento

EVENTO D'APERTURA della STAGIONE 2011.12
DEL TEATRO DELLE CELEBRAZIONI

TUTTI MARACANI
BOLOGNA E IL SUONO AMERICANO

tutti maracani

L'avvento del suono americano a Bologna
con JIMMY VILLOTTI

Luky Luciano e KING LION & THE BRAVES

e con
Antonio Stagapede, Luigi Bortolani, Giannicola Spezzigu, Mauro Beccari,
Eloisa Atti, Massimo D'Adda, Valerio Pontrandolfo, Michele Vignali,
Piero Odorici, Alessandro Fariselli.

Un progetto della Fondazione del Monte

Sabato 15 ottobre, ore 21
Teatro delle Celebrazioni di Bologna

Tutto ciò che era americano, che "suonava" americano, era la garanzia di una qualità indiscutibile.
Bologna, forse più delle altre grandi città italiane, subì il fascino di questa "invasione", un fascino che divenne moda e che fu, principalmente, generata dalla cinematografia statunitense, la quale aveva già raccolto estimatori fin dagli anni 30.
Ma negli anni 50 si presentarono alcuni fattori che determinarono un nuovo slancio d'interesse verso il mito americano. Si parla di un suono, di un "fare", di un vestire, parlare, vivere che attecchì prevalentemente sulle nuove generazioni. I giovani degli anni 50 si erano lasciati alle spalle un periodo non certo esaltante e il desiderio verso qualcosa di originale, di speciale diremmo, li motivava nella esaltazione del mito americano, che, come ogni mito che si rispetti, pareva irraggiungibile.

Figurarsi poi quando cominciarono a vedersi in città i primi blue-jeans, le bluse a quadrettoni, i camicioni fiorati e, soprattutto, i primi juke-box: vere e proprie scatole magiche da cui fuoriusciva un suono mai udito prima. Si sentiva il suono del basso, le note basse...scaturite da un woofer di 12 pollici che, con i due tweeter installati alla sommità dello stesso, espandevano un'onda d'urto che faceva schiattare chiunque fosse a tiro del marchingegno.

E cosa proponeva questo mobile pieno di luci e di lustrini se non musica moderna, musica sincopata, ballabile e coinvolgente? Sintetizzando: rock and roll.
Il r.n.r. era espressione musicale tipica di quegli anni. In America era nata da un miscuglio di blues, country, e chissà cosa d'altro; i messaggeri di questo nuovo stile erano artisti dai nomi altisonanti nella originale pronuncia americana, quasi una onomatopea del ritmo sincopato: Bill Haley, Little Richard, Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Eddy Cochrane...un Giacomo Rossi non avrebbe mai potuto essere cantante di r.n.r...ecco il perché dei primi americanismi circolanti: gli OK, il pollice alzato, gli Antonio che diventavano Tony, i Paolo Paul, i Giovanni Johnny o Jimmy e così via.

Ebbene, il rock 'n roll preparò i giovani ad intendere un modo di percepire quel suono, quel ritmo, che, nelle varianti più specializzate, si concretizzò poi nel rithm 'n blues, nel pop, nel beat e nella musica jazz.

La musica nel territorio bolognese negli anni '50 era musica per lo più romantica: orchestre da ballo, dancing invernali ed estivi: la si chiamava "leggera" per distinguerla dalla classica, ed erano soprattutto canzoni... qualche raro accenno di esecuzioni strumentali.
Cantanti come C. Villa, L. Tajoli, O. Carboni, Flo Sandons, Carla Boni ecc. si cimentavano nel genere melodico o, al massimo, ritmico-melodico...poi si affacciarono alla ribalta gli urlatori.

Questi erano i parenti poveri delle star americane, ma l'originalità stava nell'accoppiare i testi in italiano su ritmiche che facevano il verso ai successi d'oltre oceano. Difatti Joe Sentieri, Tony Dallara, Jenny Luna, Giorgio Gaber, fino ad A. Celentano, si contorcevano e bofonchiavano strane onomatopee per sciommiottare sia i contorcimenti di Presley che i singulti di Gene Vincent o J. L. Lewis.

Su tutto questo fermento c'era però il suono.

Si usava di solito la chitarra acustica e questa era in funzione di strumento di accompagnamento. Poi venne la chitarra elettrica e alcuni musicisti americani cominciarono ad usarla come strumento solista. Già dagli anni 40 infatti Charlie Christian swingava a nota singola con un fraseggio innovativo, tanto che fece scuola il suo stile con la chitarra. Ma si andò oltre.
Sembrava ci fosse bisogno di ancora più potenza nella strumentazione. Gli amplificatori erogavano una ventina di watt, ed erano indicati per suonare blues ( Jimmy Reed, John Lee Hooker) o jazz ( Barney Kessel, Carl Kress), ma nel r.n.r. erano appena sufficienti.
Ci volle un illuminato inventore per donare alla musica, e non solo rock, uno strumento così potente, versatile, moderno ed ergonomico come la chitarra Fender, corredata col suo potente amplificatore beninteso. Parliamo appunto di Leo Fender: e qui siamo all'apoteosi della fine degli anni 50.
Una nuova genìa di chitarristi americani ci lasciò in eredità un repertorio (moderno dicevano) che renderà orgoglioso più di un giovane bolognese che, sospinto dalla passione, cercava di riproporre (nel suono e negli innovativi fraseggi) i brani più significativi di quella compagine.
Duane Eddy, Les Paul, Arthur Smith, i Champs, Johnny and the Hurricanes, fino agli emergenti Shadows.

Siamo agli anni 60.
I Beatles incidono un L.P. con Tony Sheridan nel 61 ad Amburgo.
Nel 1963 esce "Love me do", poi "Please, please me" ecc...
Un altro suono invade il globo. E' l'era dei complessi musicali.
Ai Beatles rispondono i Rolling Stones, poi gli Animals, gli Who ecc...scoppia la musica cosiddetta Beat.
Anche se, analizzando questo nuovo stile, si avverte che tutto nel suo insieme si muove secondo gli stilemi del rock, del blues, del pop americano. Il ritmo poi subisce poche varianti e il suono, complessivamente, si fa notare per l'aggiunta di voci arrangiate in controcanto di tendenza quasi melodica. Appaiono i coretti, le vocine, i falsetti; si cerca la "trovata", la frase originale: ogni brano deve distinguersi per fare presa sul pubblico...cominciano a muoversi i produttori, gli arrangiatori: Brian Epstein, George Martin e su fino a che tutto si concretizza e si consuma nei decenni successivi.

Ma lì, volutamente, lo spettacolo TUTTI MARACANI non ci vuole andare.

Si rimane nell'ambito di Bologna e dell'avvento del suono americano.
Ci si ferma a quel ritmo: lo stesso del rock, del blues, del jazz, quell'incedere...quello spingersi a battere il tempo in sincrono con il batterista, sia esso un mito d'oltre oceano o un "povero disgraziato" di periferia che prova a starci dietro...al campione. E' un rito che avvolge e ti prende come all'inizio dei tempi.
Ci si serve della ritmicità, della musica e della danza non in maniera puramente coreografica o decorativa; questi elementi si dimostrano potenti strumenti di esaltazione. Lo swing (il ritmo sincopato) è una terapia; fa bene al corpo e alla mente. Fa bene all'animo.
Il ritmo quando è giusto fa vibrare, rende partecipi...sia l'esecutore che il fruitore.
Bisognerebbe prendersi una dose giornaliera di swing: si avrebbe un approccio più benevolo e positivo con il mondo circostante.

Jimmy Villotti

Prezzi:
Posto unico 15 euro

Prevendite:
Teatro delle Celebrazioni, via Saragozza 234 - Bologna - dal lunedì al sabato ore 14-19,00 e prevendite abituali Ticketone.

Info:
tel.
051/6153370-74 - www.teatrocelebrazioni.it.

Ufficio Promozione
Teatro delle Celebrazioni

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Data ultimo aggiornamento 12/10/2011 18:59:24
Inserito da Gianfranco
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