
LE PASQUELLE
PER LE VIE DEI PAESI E A TEATRO
COMUNE DI BAGNO DI ROMAGNA
5 GENNAIO 2012
Dalle ore 20.00
Esibizione di cantastorie mascherati, per le vie del paese a partire dalle ore 20.00 fino a notte inoltrata.
I "pasquellanti" intonano stornelli ricchi di satira popolare, ma anche le tradizionali canzoni di Natale. I gruppi si esibiscono nei locali pubblici e nelle abitazioni, e vengono loro offerti cibi e bevande.
La sera del 5 gennaio, vigilia dell'Epifania, nelle vie e piazze di Bagno di Romagna e San Piero in Bagno le "Pasquelle" - gruppi in costume e in maschera accompagnati da orchestrine - cantano la nascita di Gesù Bambino ripetendo i canti della tradizione o stornelli satirici sulla vita del paese.
Fino a notte inoltrata i gruppi di pasquellanti, provenienti anche dalle frazioni, si esibiscono nelle strade e nei locali pubblici chiedendo offerte, devolute spesso in beneficenza.
La "Pasquella" è un canto rituale di augurio e prosperità che, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, gruppi di cantori portano di casa in casa con l'accompagnamento di strumenti musicali. E' un "canto di questua", una tradizione della cultura popolare diffusa un po' in tutta Italia sotto varie forme e nomi, legata ad alcune date del calendario agricolo: in questo caso il nome deriva dal fatto che l'Epifania o "Befana" è considerata la prima "Pasqua" dell'anno solare, momento di passaggio dall'anno vecchio a quello nuovo, che nel mondo contadino coincide con il prospero periodo della lavorazione delle carni del maiale.
Originariamente la Pasquella veniva portata da gruppi di cantori e musicanti che - come la Befana o i Re Magi - giravano per campagne e poderi seguendo un preciso rituale.
Di norma iniziava all'esterno della casa con formule di saluto in rima e la richiesta di entrare per portare allegria; ottenuto il permesso, il canto rievocava immagini e personaggi della Natività, indi passava alla richiesta scherzosa ma incalzante di vino e cibarie,che di solito i padroni di casa non negavano: nel faticoso mondo contadino infatti accogliere il forestiero aveva un valore di positività e speranza. Il rituale del commiato prevedeva due possibili conclusioni: se l'accoglienza era stata buona e i doni generosi, i pasquellanti porgevano strofe augurali di buon anno e prosperità; invece strofe salaci se l'ospitalità non era ritenuta benevola.
Nel territorio dell'alta valle del Savio la tradizione della Pasquella è rimasta sempre viva, soprattutto nelle campagne, mentre a Bagno di Romagna e San Piero in Bagno ha ripreso vigore dopo il parziale declino negli anni Sessanta.
A Bagno ci sono due gruppi "storici" di pasquellanti, composti ognuno da quindici/venti persone, che interpretano coreograficamente la Pasquella come momento di augurio di prosperità, quindi in modo tradizionale seppur con musiche "moderne" e testi che contengono qualche riferimento alla vita del luogo, alla rivalità fra i paesi di Bagno e San Piero.
A San Piero in Bagno la "Pasquella" viene cantata da cinque / sei gruppi: alcuni, accompagnati dalla "classica" fisarmonica, ripropongono quella della tradizione; altri invece sono più "innovativi" e la incentrano totalmente sulla satira politica locale e nazionale, al commento salace di fatti e misfatti della vita paesana, accompagnati da un consistente numero di ottimi musicisti che reinterpretano brani musicali moderni.