Il Maglio fiorito e le Contesse di Maggio
16 MAGGIO Domenica da mattina a sera - TUTTI IN COSTUME
scadenza iscrizione 15 Aprile
Informazioni e contatti come da dettagli a piè del modulo "regolamento"
TRADIZIONE di estrazione Bolognese. Qualche notizia: siamo nell'anno 1268dC circa.
All'alba del primo giorno di maggio d'ogni anno, la cavalleria leggera della guardia usciva da porta Castiglione e saliva a San Michele in Bosco per consegnare all'alfiere del drappello un'asta riccamente chiomata e ornata dei migliori fiori della stagione.
A questo floreale omaggio veniva dato il nome di MAGLIO .
Il maglio fiorito veniva portato alla casa del nuovo gonfaloniere che in quel giorno iniziava il suo bimestre di governo.
Nel contado la festa assumeva l'aspetto di dono alla bellezza, allo sbocciare della stagione degli amori. Infatti la gioventù si spargeva per le campagna raccogliendo fiori odorosi che venivano raccolti in maglio e portati alle fanciulle in attesa.
La festa era quella delle Contesse di Maggio e venivano cantati vari stornelli come:
A lei questa ragazza dal bell'andare;
il suo amoroso la manda a salutare.
Ben venga maggio.
Sopra quest'uscio ci sta una bella rosa;
Saluto il marito insieme con la sposa.
Ben venga maggio.
Sopra quest'uscio ci sta una bella rama;
Saluti il marito insieme alla dama.
Ben venga maggio.
Questa tradizione aveva origine pagana, discendendo dalle feste rubicali e da quelle di Flora.
Curiosa costumanza bolognese che si era diffusa anche nella campagna.
La fanciulla proclamata Contessa di Maggio adorna dei fiori come la dea Flora veniva portata per le contrade circondate dalle altre fanciulle e qualunque persona che passava per la strada le donava qualche cosa dicendo:
alla contessa, alla contessa.
La festa durava da nona fino ai vespri, cioè dalle tredici fino alle diciotto.
Una lirica del Croce in onore di queste leggiadre creature della primavera:
A l'aspetto leggiadro e grazioso
di questa serenissima Regina
ciascun che quegli passa hoggi s'inchina;
né fa che facci il duro e il ritroso.
Che in questo giorno vago e amoroso
la vaga primavera è pellegrina
carca di fiori ai nostri cuor dolce riposo.
Onde usanza si tiene anzi è statuto
antico ch'l bel mese dietro Aprile
ogniun gli porta il debito tributo;
Però siccome è bello et è gentile
Non fia chi nieghi far quel che è dovuto,
Non si discosti dall'usato stile,
ma dentro al bacile
gettate largamente oro e argento,
che a voi fia lode e a noi gioia e contento.
In un'altra canzoncina c'è questa strofa forse il ritornello d'un canto che veniva ripetuto nelle piazze, accompagnato dal violino:
Fate onore alla contessa
voi che andate per la via.
Ch'acciò ella vista sia
qui su in alto l'abbiam messa.
Fate onore alla contessa.
Di Severino Ferrari nato ad Alberino frazione di Molinella nel 1856 e discepolo preferito di Giosuè Carducci:
Testina d'oro, cantano già i galli,
Dicono i galli — Padrona amorosa,
alzatevi da letto ch'è già l'ora. -
Ma tu segui a sognar l'esser sposa,
ne la pulita casa la signora;
cantano i galli ma tu dormi ancora,
e il sole è già su' monte e ne le valli.
Quanto a Molinella nella storia sua lontana appartenendo alla zona di influenza di Bologna, ne aveva "assorbito" le usanze adattandole alle realtà di una vita contadina fatta di duro lavoro e povertà: era uno squarcio d'azzurro nella vita di quei tempi.
(fonti: Abate Vincenzo Giacchiroli suo opuscolo del 1622 - Oreste Trebbi e Gaspare Ungarelli loro volume su costumanza bolognesi, stornelli.)
DALLE PRIME ORE DELLA MATTINA
In costume medievale della campagna, tre personaggi girano per le strade del paese richiamando la gente all'evento con filastrocche, richiami e normale parlato.
Un gruppo di suonatori rendono più simpatica e viva il vociare dei banditori.