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Febbraio 2019
eventiesagre.it
Febbraio 2019
Numero Evento: 21163673
Eventi Spettacolo
Il Pozzo E Il Pendolo Di Napoli
La Medea Di Portamedina Di Francesco Mastriani E Vipera Di Maurizio De Giovanni
Date:
Dal: 02/02/2019
Al: 14/04/2019
Dove:
Logo Comune
Campania - Italia
Contatti
Tel.: 0815422088
Cell.: 3473607913
Fonte
Raimondo Adamo
Scheda Evento
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Il Pozzo E Il Pendolo Di Napoli

La Medea Di Portamedina Di Francesco Mastriani E Vipera Di Maurizio De Giovanni

Da Sabato 02 Febbraio a Domenica 14 Aprile 2019 - dalle ore 21:00
Napoli (NA)

Il Pozzo E Il Pendolo Di Napoli - Napoli

Da sabato 2 febbraio 2019, Il Pozzo e il Pendolo di Napoli
La Medea di Portamedina e Vipera

Napoli “protagonista” di due romanzi straordinari, che prendono vita in scena per la prima volta sul palcoscenico dello spazio teatrale nel Centro Antico partenopeo

E’ la città di Napoli, con le sue sonorità, i colori, gli accenti, le sue vette di poesia e i suoi abissi di dolore, il fil rouge che unisce La Medea di Portamedina di Francesco Mastriani e Vipera di Maurizio de Giovanni, due romanzi straordinari per due allestimenti originali, che prenderanno vita, rispettivamente, sabato 2 febbraio 2019 (repliche fino a domenica 17) e sabato 23 marzo 2019 (repliche fino a domenica 14 aprile), per la prima volta messi in scena sul palcoscenico de Il Pozzo e il Pendolo Teatro di Napoli. 

Due storie, datate 1793 la prima e 1932 la seconda, in cui gli autori sono accomunati dalla loro straordinaria capacità di raccontare Napoli, attraverso le loro storie.

Napoli, dunque, non si limita a essere sfondo di due storie seducenti, ma diviene, essa stessa, protagonista della scena, dove la vita e la morte, l’amore e l’odio, legati indissolubilmente, disegnano i chiaroscuri e le eterne contraddizioni della città di Partenope.

La Medea di Portamedina, che debutterà sabato 2 febbraio, in occasione del bicentenario dalla nascita di Francesco Mastriani, vedrà interpreti in scena Rosaria De Cicco, Marianita Carfora, Giuseppe Gavazzi, Peppe Romano, Alfredo Mundo, Paolo Rivera, Rita Ingegno, Martina Grimaldi, Flora Del Prete, Riccardo Maio, per la drammaturgia e la regia di Annamaria Russo.

Siamo al 19 maggio 1793, Coletta Esposito, una giovane popolana di via Portamedina, uccide la figlia di pochi mesi e getta il corpicino esanime sul sagrato della chiesa, dove si stanno celebrando le nozze dell’uomo che aveva promesso di sposare lei e non quella donna vestita di bianco che stringe sottobraccio. La donna, poco più che ventenne, assurge agli onori della cronaca per il suo terribile delitto, che richiama alla tragedia greca. La popolana dal nome oscuro è ribattezzata la Medea di Portamedina, e in quel soprannome la banalità del male acquista un accento epico.

Non esistono risposte per la disperazione che nasce dal sangue e si nutre di sangue, ma esistono solo domande dolorose, strazianti, che restano sospese sulla soglia dell’orrore e della compassione.

La messinscena di Annamaria Russo non tenta di dare risposte. Non esistono risposte per la disperazione che nasce dal sangue e si nutre di sangue, ma esistono solo domande dolorose, strazianti, che restano sospese sulla soglia dell’orrore e della compassione.

Vipera di Maurizio De Giovanni, con Rosaria De Cicco, Marianita Carfora, Paolo Cresta, Sonia De Rosa, Paolo Rivera, Salvatore Catanese, Alfredo Mundo, Antonello Cossia, Emilio Marchese, Zac Alderman, sarà in scena da sabato 23 marzo, nell’adattamento e la regia di Annamaria Russo.

La Medea di Portamedina (2>17febbraio 2019) e Vipera (23 marzo>14aprile 2019)
Napoli, Il Pozzo e il Pendolo Teatro - repliche il sabato e la domenica

Inizio delle rappresentazioni ore 21.00 (sabato), ore 18.30 (domenica)

Info 0815422088, 3473607913 email info@ilpozzoeilpendolo.it  web www.ilpozzoeilpendolo.it

Da sabato 2 a domenica 17 febbraio 2019
(repliche il sabato e la domenica)

Il Pozzo e il Pendolo Teatro
presenta

La Medea di Portamedina
di Francesco Mastriani
drammaturgia e regia Annamaria Russo

con
Rosaria De Cicco, Marianita Carfora, Giuseppe Gavazzi,
Peppe Romano, Alfredo Mundo, Paolo Rivera, Rita Ingegno,
Martina Grimaldi, Flora Del Prete, Riccardo Maio.

disegno luci Sebastiano Cautiero
costumi Annalisa Ciaramella

Durata della rappresentazione 80’ circa, senza intervallo

Siamo al 19 maggio 1793, Coletta Esposito, una giovane popolana di via Portamedina, uccide la figlia di pochi mesi e getta il corpicino esanime sul sagrato della chiesa, dove si stanno celebrando le nozze dell’uomo che aveva promesso di sposare lei e non quella donna vestita di bianco che stringe sottobraccio.

La donna, poco più che ventenne, assurge agli onori della cronaca per il suo terribile delitto, che richiama alla tragedia greca. La popolana dal nome oscuro sarà ribattezzata la Medea di Portamedina, e, in quel soprannome, la banalità del male acquista un accento epico.

Coletta Esposito, nell’immaginario del popolo napoletano, cessa di essere una donna per trasformarsi in una fiera snaturata. Non possono esserci comprensione e compassione per un delitto che rappresenta un insulto all’amor materno. 

Calpestare il più sacro e intoccabile dei sentimenti, imponeva  una condanna esemplare: non  solo lo “strascinamento” e la decapitazione, ma l’ignominia nei secoli dei secoli.

E’ dalla riprovazione collettiva, dall’indignazione che cancella la pietà, che ha preso vita quest'allestimento. La scrittura teatrale della tragedia di Portamedina nasce come reazione a una domanda urticante: quante donne sottoposte allo strazio di una vita, fatta di tribolazioni inimmaginabili, avrebbero potuto trasformarsi in altrettante Medee?

La messinscena di Annamaria Russo non tenta di dare risposte. Non esistono risposte per la disperazione che nasce dal sangue e si nutre di sangue, ma esistono solo domande dolorose, strazianti, che restano sospese sulla soglia dell’orrore e della compassione.

Da sabato 23 marzo a domenica 14 aprile 2019
(repliche il sabato e la domenica)

Il Pozzo e il Pendolo Teatro
presenta

Vipera
di Maurizio De Giovanni
adattamento e regia Annamaria Russo

con
Rosaria De Cicco, Marianita Carfora, Paolo Cresta, Sonia De Rosa, Paolo Rivera,
Salvatore Catanese, Alfredo Mundo, Antonello Cossia, Emilio Marchese, Zac Alderman

costumi Annalisa Ciaramella
musiche Zack Alderman
scenografia Elio Rivera
disegno luci Saverio Mascolo

Durata della rappresentazione 80’ circa, senza intervallo

Il Commissario Ricciardi è un personaggio che ho incontrato un bel po’ di anni fa. Ho imparato a conoscere il suo mondo, la sua forza, le sue debolezze mettendo in scena due  episodi della sua storia: Il senso del Dolore e Il Giorno dei Morti.

Intrufolarsi nella sua vita, annaspare nell’oceano del suo dolore è stata un’esperienza sfiancante ed esaltante.

La scrittura Di Maurizio de Giovanni  ha una caratteristica rara: le parole si staccano delle pagine e i personaggi, gli scenari diventano tridimensionali, reali. E le storie ti fagocitano, ci finisci dentro.

Ti ritrovi nella Napoli degli anni ’30, sorridi insieme al brigadiere Maione, ti preoccupi per la salute della tata Rosa, provi tenerezza per Enrica, solidarietà per Livia, ridi con il dottor Modo, ti perdi nella logica illogica delle indagini di Luigi Alfredo Ricciardi. E arrivi puntualmente all’ultima pagina senza fiato.

Libri così ti fanno venire il desiderio irrefrenabile di metterli in scena, ma, quando ci provi, scopri all’improvviso quanto sia complicato restituire il potere immaginifico della parola scritta a teatro. Senti la responsabilità schiacciante di ridurre il milione di parole che hanno creato un affresco entusiasmante in immagini, dialoghi, suggestioni, luci, suoni.

Tradurre in immagini teatrali le immagini di un libro non è mai facile. Letteratura e teatro hanno in comune la favolosa capacità di far “passare” le emozioni, ma, se la pagina scritta lascia  l’impagabile libertà di viaggiare in una storia seguendo i sentieri più congeniali alla fantasia di ciascuno, al teatro corre l’obbligo di definire i tempi e i modi di quel viaggio.

Il teatro è una lettura filtrata, è un libro raccontato. Nella messa in scena i personaggi hanno i volti le voci i gesti e i silenzi di un solo lettore, che ha scelto di diventare narratore.

Una responsabilità enorme, che rischia di diventare paralizzante. Per farlo bisogna avere la forza di liberarsi dal fascino ammaliante del testo, di lasciare che siano le emozioni suscitate da quelle pagine a indicare la strada.

Avere il coraggio di stapparsi da dentro l’eco delle infinite suggestioni che quelle parole  hanno  rievocato e scegliere. Scegliere i gesti, i colori, le sonorità.  Scegliere di mostrare dei volti e celarne altri.

E ogni volta che si sceglie, si  deve “uccidere” qualcosa per dare vita ad altro. Non si può fare diversamente. Bisogna scegliere, e sperare di aver scelto bene.



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    Data ultimo aggiornamento pagina 2019-01-30 16:25:00
    Inserito da Michela Gesualdi
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