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Teatro delle Forchette Scheda Evento
29 Gennaio 2011 Del testo si è già detto e scritto anche troppo e personalmente non lo trovo neppure così geniale se non per il fatto di saltare fuori in un periodo storico dove un tale concetto o ipotesi di antitesi drammaturgica risulta indubbiamente innovativo o se non altro, ovviamente, assurdo. E forse qui sta l'unico intuito o libertà genialoide che di Eugene Jonesco ne fa un personaggio indubbiamente importante della storia del Teatro se non della drammaturgia. La oramai stranota origine presa a prestito da libri di grammatica inglese e via di seguito, fanno a parer mio del testo nient'altro che un ottimo esercizio di stile, sul quale niente di meglio che lanciare nella sperimentazione di intuito e resa tecnica un gruppo di allievi di recitazione al primo anno. Reputo troppo comodo farlo interpretare da attori professionisti, come assolutamente inutile e distruttivo lasciarlo sbranare da amatoriali senza studio o pretese di pulizia. Questo perché i manuali di lingua che si studiava Jonesco erano letti per imparare al meglio qualcosa che si desiderava conoscere e non che già si conosceva, o che non si aveva voglia di conoscere. Come, nel suo caso, la lingua inglese, ad esempio. Quindi la mia regia e messa in scena di questa volta giungono automaticamente dal corso di accademia, dove le discipline acquisite vanno lentamente durante il percorso di studi a vertere sul testo di Jonesco usato quindi come tramite di apprendimento e resa. I ragazzi studiano il metodo proposto, capiscono i valori sia di interprete che di personaggio, e vanno a cercare qualcosa nei personaggi de " la cantatrice calva" per scoprire l'ovvio dichiarato; sono personaggi che non esistono. Non importa del loro motivo, non hanno una personalità autentica ricordi e via di seguito, ma proprio per questo come quel foglio bianco da riempire che sono, risultano essere personaggi puri come neppure Pirandello si sarebbe mai sognato di riuscire a creare. E nel gioco drammaturgico che Jonesco crea, soprattutto in quel finale dove le parole si confondono, le battute diventano puro esercizio e applicazioni di tecniche vocali, cosa tipica degli interpreti. Gli interpreti; ecco i veri protagonisti de "La cantatrice calva". Gli Smith e i Martin alla fine si invertono di ruolo, ma non nella finzione scenica e relativa vicenda, bensì nella realtà oggettiva del palcoscenico; infatti i Martin e gli Smith rimangono sempre gli stessi all'interno del loro mondo british, sono gli interpreti ad essersi scambiati di ruolo, mentre altri interpreti, come quello che calza Mary la cameriera, il ruolo lo perdono e confondono già prima del finale, rivelando al pubblico di sembrare una cosa quando in realtà sono un'altra. Come il capo dei pompieri che cade li da altre storie e con loro non c'entra. O addirittura la misteriosa cantatrice calva del titolo, che non esiste. E non è mai esistita visto che è li solo per dare un casuale titolo all'opera. Quindi la rilettura registica che stavolta intraprendo, omaggia quell'ambito della spettacolarità che maggiormente presenta personaggi perfetti privati completamente di vita reale e interscambio con l'interprete; il cinema. La perfetta arte necrofora che ci mostra i personaggi sopravvivere perfettamente agli interpreti. O dove, negli ultimi tempi, si raggiunge il personaggio perfetto creandolo con la computer graphic senza neppure bisogno di una origine umana. Quindi, in un palco riempito di brandelli di trasparenti schermi cinematografici simili a fantasmi sui quali vengono proiettate immagini sempre più impazzite, gli interpreti mostrano una carrellata di emozioni fasulle create da musiche infilate anche nell'inutile, come accade al cinema soprattutto nei musical, dove un grazie - prego viene accompagnato da un furibondo orchestrato o dove un pensiero intimo diviene un inusitato numero musicale che dalla mente del personaggio dilaga ad un intero quartiere cittadino! E i sentimenti sono creati a puntino per creare un effetto e sembrare autentici senza esserlo realmente. In fondo, non c'è scritto nella cantatrice calva di cosa prova a livello emozionale La Signora Smith quando descrive la cena a base di patate ... Ma Bob Fosse ne avrebbe fatto un numero musicale strepitoso, o Alfred Hitchock un motivo di suspence da manuale.
Data ultimo aggiornamento 07/01/2011 12:32:47
Inserito da Cinzia
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