Festività in onore di San Biagio
3 febbraio 2012
La festa è caratterizzata in primo luogo dalla preparazione di su sessineddu, una composizione di vari elementi (prevalentemente frutta, pane, dolci, grassi animali, nastri o cordoncini) di cui finora non si ha riscontro in altre località della Sardegna o dell'Europa, che prende il nome da un'erba palustre, scientificamente nota come Scirpus aquaticus e localmente conosciuta come sessini, un tempo utilizzata per la sua realizzazione. Grazie alla benedizione, per intercessione del santo, su sessineddu acquisirà il potere di prevenire il mal di gola ed ogni male. Le componenti e l'aspetto di su sessineddu sono cambiati nel corso del tempo, in ragione del mutare del gusto e delle esigenze della comunità gergeese.
La festa di Gergei è caratterizzata, inoltre, dalla centralità che vi assumono i bambini, in quanto principali destinatari di su sessineddu e soli membri del comitato organizzatore (s'obreria) dei festeggiamenti.
Questi si aprono la sera del 2 febbraio, con l'accensione del falò e l'offerta di dolci e bevande ai presenti, e continuano il giorno successivo con la processione per le vie del paese e la santa messa, nel corso della quale il sacerdote benedice il pane offerto dal comitato, i sessineddus ed altri alimenti portati dai fedeli. Chiudono i riti la benedizione della gola effettuata dal sacerdote mediante le candele incrociate e la distribuzione ai presenti del pane benedetto.
In virtù della benedizione e dell'intercessione di San Biagio, tutti questi alimenti, sia singolarmente che come parte di su sessineddu, nonché i cordoncini ed i nastri, che entrano nella composizione dell' insieme, acquistano un potere taumaturgic o e vengon o utilizzati nel corso dell'anno principalmente per prevenire e curare il mal di gola e, in generale, per scongiurare ogni male.
A Gergei non mancano tracce di un culto del santo esteso in passato anche al mondo animale ed agrario, similmente ad altre zone europee, che sono individuabili nell'usanza riportata da alcuni contadini di far benedire un pugno di cereali da utilizzare per la semina.