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ATTENZIONE!!! Evento Passato. Se hai informazioni in merito alla prossima edizione o aggiornamenti, contattaci all'indirizzo mail segnalazione@eventiesagre.it
Eventi Religiosi
il: 24/06/2013
 
Dove:
Fonni (NU)
Sardegna - Italia
 
Per maggiori informazioni:
info eventoComune Tel. 0784 59120 Fax 0784 58210
 
 
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Scheda Evento

Festa di San Giovanni Battista

Fonni (NU), 24 giugno 2013

La festa di San Giovanni Battista, patrono del paese si svolge il 24 giugno, due i momenti importanti che caratterizzano la magia di questa festa:

la sfilata " de S'Istangiartu ", il " drappello d'onore di uomini a cavallo", che portano in processione per le vie del paese " Su Cohone de Vrores", un originale e suggestivo pane floreale di Fonni; questo pane rituale ha origini antichissime e il suo significato è ancora avvolto dal mistero;

"Sa Arrela e' Vrores " dove gli abili cavalieri in costume locale si esibiscono nelle tradizionali "parillas", dimostrazioni acrobatiche con i cavalli in corsa.

Il santo è festeggiato dai fonnesi da oltre 500 anni all'inizio dell'estate, e ancora oggi, il popolo chiama questa ricorrenza sa die de vrores (il giorno dei fiori). Tale denominazione dimostra (così come tante altre forme cultuali tradizionali) il sincretismo religioso fra il Cristianesimo e gli antichi riti solstiziali agro-pastorali di carattere paganeggiante. Uno dei tanti rituali, ormai scomparso da oltre trent'anni, consisteva nella raccolta dei rami di sambuco, ritenuti dotati di poteri magici e taumaturgici, e le cui foglie e fiori venivano sparsi lungo il percorso della processione in onore del Santo Patrono. Dal ramo di sambuco raccolto nella notte fra il 23 e il 24 giugno veniva ricavato un amuleto a forma di stella a cinque punte, denominato "Croce di Salomone". Questo, rivestito con panno, veniva applicato al collo del cavallo, nascosto sotto la criniera, per preservarlo dal malocchio. Altro rito non del tutto scomparso era quello de s'abba de vrores (acqua dei fiori) probabile riferimento all'acqua di sorgente. Se raccolta nella notte fra il 23 e il 24 giugno le si attribuivano poteri taumaturgici contro le coliche e i calcoli renali. Gruppetti di donne, anche di due persone, ancora oggi, infatti, nella notte del 23, su pispiru (il vespro), quando è in corso la "gara poetica" o altri spettacoli che si svolgono nella Pratha 'e Cressia, piazza San Giovanni, si recano in religioso silenzio alla fonte di Guttirillai, a duecento metri dalla Chiesa; appena dopo la mezzanotte riempiono i recipienti di acqua, per poi percorrere per tre volte di seguito in senso antiorario le stradette che circondano la Chiesa, recitando tre "Credo", tre "Ave Maria" e tre "Gloria". Fino a pochi decenni fa questa usanza veniva praticata anche dagli uomini. Fra le tradizioni che meglio si sono conservate e che caratterizzano la festività del Protettore di Fonni è la corsa dei cavalli, sa 'arrela de vrores. Questa, detta anche il palio di San Giovanni Battista, viene organizzata, oltre che dal Comitato dei festeggiamenti, dalla Società Ippica Fonnese con il patrocinio del Comune.

Nell'Ottocento "i bravi cavalieri "ha scritto Vittorio Angius - gareggiavano tra di loro di destrezza nel maneggio e buon governo dei cavalli in una frenetica "currilla" alla quale partecipavano anche cento pastori su cavalli montati a pelo. La corsa dei cavalli si svolgeva su un fondo di terra battuta, alla periferia del paese. I percorsi preferiti erano via Umberto, Viale del Lavoro, rione Coleo, la strada che porta al Govossai e infine l'attuale ippodromo comunale "San Cristoforo". Alla corsa che si svolgeva proprio il pomeriggio del 24 giugno partecipavano per lo più servi pastori. Questi in gruppi di due o tre si lanciavano al galoppo in acrobatiche pariglie ed i più abili ritti sulla groppa del cavallo davanti a due ali di folla ricevevano gli applausi più calorosi per lo loro balentía.

SU CO'ONE 'E VRORES

Nella parlata locale viene chiamato su co'one de vrores il pane dedicato alla festa dei fiori, ossia la primavera. Preparato in occasione della festa di San Giovanni Battista (24 giugno), viene confezionato da un'artigiana, l'unica rimasta a custodire quest'arte antica, Anna Coinu, per conto della "Società San Giovanni Battista". Si tratta di una complessa elaborazione composta da una focaccia a forma di torta (40 cm. di diametro e una decina di centimetri di spessore), sulla quale vengono infilati dei bastoncini di canna che reggono 160 pugiones (uccelli) e cinque puddas (galline). Al centro della composizione si trova il nido (cinque centimetri di diametro) decorato con dei chicchi di grano finto e con sopra tre pugioneddos (uccellini). Attorno al nido, vi sono quattro puddas, una delle quali porta sul dorso un pugioneddu. Il tutto è costituito da un impasto di acqua di sorgente con semola molto fina: miele, su pistíddu (mandorle grattugiate), manteca (composto di sostanze grasse fra le quali il burro). Il costo di su co'one si aggira intorno al milione e mezzo di lire e ha un peso di circa 8 chili.

Per la sua preparazione occorrono cinque o sei mesi di lavorazione. Saranno inoltre confezionati altri circa 150 pugioneddos che, una volta terminati i festeggiamenti, verranno distribuiti ai soci, alle autorità, ai parenti ed amici del "cassiere", l'organizzatore dei festeggiamenti civili in onore del Patrono. Tre giorni prima della festa, un piccolo corteo con in testa un ragazzino che tiene sa pandela (lo stendardo) di San Giovanni Battista, parte dalla casa del "cassiere", per giungere poi nell'abitazione dell'artigiana, la quale consegnerà su co'one al nuovo cassiere. Il giorno della festa il pane verrà benedetto dal sacerdote appena prima della solenne Minsa 'antada (Messa cantata). Accanto alla statua di San Giovanni sarà portato a braccia in processione dal cassiere e da altri soci che gli daranno il cambio durante il tragitto. Il corteo, aperto dai "Cavalieri della Madonna dei Martiri", attraverserà le vie principali del paese al rintocco delle campane a festa. Al termine della processione i cavalieri di S'Istangiartu riportano su co'one 'e vrores in casa del cassiere. Questo pane rituale lo si può ammirare anche durante la corsa dei cavalli in onore del patrono, sa 'arrela de Santu Juvanni o meglio sa 'arrela de vrores. Innalzato al cielo da un cavaliere in costume che esegue la tradizionale pariglia stando in piedi sulla sella, su co'one suscita ancora oggi grandi emozioni e strappa gli applausi dei presenti. Durante la tradizionale 'arrela 'e vrores' la "Commissione di San Giovanni" offre sos pugioneddos ai cavalieri. Questi si lanciano nelle pariglie con in bocca l'asticella di supporto che tiene su pugione. Su co'one verrà scomposto il 29 agosto, ricorrenza del martirio di Santu Juvanni isconcau (San Giovanni decapitato). Il "nido" assieme alla gallina che ha sul dorso su pugioneddu spetta al cassiere, le altre due galline vanno, una al presidente del Comitato festeggiamenti e l'altra al vicepresidente, mentre sos pugiones saranno distribuiti fra i componenti del Comitato.

Le origini e il significato di questo rito restano però ancora avvolte nel mistero. Alcune storie sono arrivate fino ai nostri giorni e i vecchi le raccontano con dovizia di particolari. Il 1865 fu un anno tremendo per i contadini e per i pastori di Fonni. Un'invasione di viviciris (cavallette) distrusse grano e orzo. La gente chiese l'intercessione del Santo Patrono, San Giovanni Battista. Fu tutto inutile. Le stesse benedizioni dei campi da parte dei sacerdoti non produssero gli effetti sperati. Nella disperazione si fece ricorso a tutto, anche alle pratiche magico-religiose. In Barbagia, aveva gran fama di essere un maiargiu (mago) un certo Predi Murru, un prete che con il suo asinello andava in giro per gli ovili a chiedere l'elemosina in compagnia di un frate del Convento della Madonna dei Martiri. Si racconta che un giorno, mentre erano in corso i festeggiamenti in onore di San Francesco, Predi Murru, sempre in compagnia del frate stesse per avvicinarsi ad un ovile tra Orune, Lollove e Nuoro, dove vi erano pastori di pecore, fra i quali anche alcuni fonnesi, quando, alla vista dei due religiosi quelli esclamarono "arrivano i corvi, sleghiamo i cani". Mentre i feroci animali, cinque o sei cani, stavano per avventarsi contro i due mendicanti, Predi Murru impugnò un crocifisso che portava sempre con sé e pronunziò queste parole: "A tra bos ateros!" (Fra di voi!). A quel punto i cani si azzannarono a vicenda finché non trovarono la morte. Oltre al crocifisso il prete portava con sé un corno di cervo contenente dell'olio e della cera che, come si sa, sono strumenti per i riti magico-religiosi. Quando erano gli uccelli a danneggiare il raccolto, allora recitava in questo modo: «Baidinde isturru/ non tinde papes sa gheressia/ in ordine de Pedri Murru/ e de tottu sa legge le Cressia (Vattene storno/ non mangiarti le ciliegie/ per ordine del sacerdote Murru/ e di tutta legge della Chiesa). Deo so' Pedri Murru/ e so' amigu de Cressia/ arrecumando a s'isturru/ cbi mi rispette sa gheressia (Io sono il prete Murru/ e sono l'amico della Chiesa/ comando allo storno/ che mi rispetti le ciliegie)». Una volta lo storno gli rispose: «E deo so' s'isturru/ inimigu sa Cressia/ minde papo sa gberessia/ e minde frigo de Pedri Murru (Ed io sono lo storno/ nemico della Chiesa/ mi mangio le ciliegie/ e non mi importa del prete Murru)». Ma Predi Murru non era San Francesco. Quando benedice eseguendo con la mano tre segni di croce, come per incanto gli uccelli cessavano di vivere. Predi Murru, dunque, chiamato dai fonnesi, giunse con il suo asinello nel centro barbaricino. Informato della situazione, il religioso andò a benedire le campagne del paese, invase dalle cavallette. Nella zona di 'Arpile, tra S'Alinu e Pithu 'e Monte, a sette chilometri da Fonni, secondo il racconto, si svolse il rito che produsse i suoi effetti; con un imprevisto, però: sparirono le cavallette, ma con esse anche sos isturros, truddos e taculas (stornelli, tordi e taccole); per fortuna si salvarono sos cucos (cuculi), e rimasero i nidi di altri uccelli con le rispettive uova. Allora due o tre cuculi prepararono un grande nido e anche i contadini della zona si impegnarono a dare una mano d 'aiuto. I cuculi trasportarono dai piccoli nidi le uova delle varie specie per collocarle nel grande nido finto e procedere così alla covata. Dopo un po' di tempo, un uovo di storno si schiuse prima degli altri, e al primo volo su pugioneddu si posò sul dorso del cuculo. In seguito si schiusero le altre uova e la campagna si ripopolò di nuovo con uccellini di tante specie. Da quel giorno la vita riprese il suo cammino normale e la terra tornò a produrre le sue messi. L'anno successivo, nel 1866, i contadini confezionarono Su Co'one de Vrores, in ricordo del nido che ridiede la vita agli uccelli e fece rifiorire i campi. Nei giorni nostri, la scena viene riproposta in su co'one de vrores con una differenza: il cuculo non è considerato come tale ma prende il nome di gallina. Da quella data, nella ricorrenza di San Giovanni Battista, su co'one 'e vrores fece la sua comparsa in processione.

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Data ultimo aggiornamento 19/06/2013 09:00:01
Inserito da Monica
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