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Settembre 2019
eventiesagre.it
Settembre 2019
Numero Evento: 10997
Eventi Musicali
Leggerezza. Energia. Il '900
Classica e Lirica tra i Navigli
Date:
Dal: 16/03/2008
Al: 16/03/2008
Dove:
Logo Comune
TEATRO EDI
via Boffalora ang. via Barona
Lombardia - Italia
Contatti
Telefono: Tel/fax 02 - 89.12.23.83
Fonte
Eventi e Sagre
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Scheda Evento
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Leggerezza. Energia. Il '900 - MilanoDomenica 16 marzo 2008 ore 16
Leggerezza. Energia. Il ‘900

Quintetto Athena
  Michele Brescia, flauto
  Giovanni Sanvito, oboe 
  Marco Volpi, clarinetto
  Marco Pozzi, corno 
  Andrea Magnani, fagotto
 

Il titolo suggerisce una chiave di lettura per un programma impaginato sui contrasti, sulle diversità, sulle differenti “intonazioni” espressive che il novecento musicale ha realizzato e che una classica formazione cameristica come il quintetto di fiati è in grado di restituire, proprio grazie alla eterogeneità timbrica, alla forza sonora, alla ricchezza di una articolazione e di un fraseggio sempre sostenuti dalla vibrazione aerea che con straordinaria immediatezza raggiunge le nostre corde emotive.
Leggerezza per il novecento dell’area francese (Milahud, Ibert), spumeggiante, raffinato. Energia per il novecento dell’area germanica, della mitteleuropa (Hindemith, Ligeti), la ricerca geometrica della precisione formale e l’intenso slancio per una forza lirica che raggiunge i toni aggressivi e grotteschi delle avanguardie.
Diametralmente e simmetricamente all’inizio e alla fine del programma, uno spazio dedicato alle origini classiche del quintetto di fiati (Danzi) e l’altro alle possibilità e potenzialità sonore che consentono al quintetto di misurarsi, attraverso l’originalità delle soluzioni timbriche, con il fascino dell’atmosfera della Rapsodia in Blue di Gershwin.

Franz Danzi, musicista e compositore tedesco, dalle chiare origini italiane, svolse la propria attività di valente fagottista e insegnante di vari strumenti a fiato nelle più importanti città tedesche, a partire da quel centro di innovazione strumentale (proprio per gli strumenti a fiato) che fu, fin dai tempi di Mozart, Mannheim (con la prima orchestra che introdusse nell’organico due clarinetti, incantando il genio di Salisburgo). Fu però a Stoccarda e in seguito a Karlsruhe che Danzi si dedicò alla composizione. Compose in tutto nove quintetti per fiati. Il considerevole numero indica una certa ripetitività nelle commissioni dei lavori, probabilmente legate alle occasioni di intrattenimento di palazzo. La stampa musicale dell’epoca, tuttavia, ha sempre dato un certo risalto ai lavori di Danzi, annotando sempre i consensi della critica. Il Quintetto op. 56 n. 1, pubblicato nel 1821 (a Berlino e a Parigi), si struttura nella ormai consolidata forma sinfonica con il primo movimento in forma sonata, l’andate cantabile, il minuetto e l’allegro rondò finale. Brillante, fresco, immediato.

Costantemente multiforme, al punto di vanificare ogni tentativo di classificazione, Darius Milhaud fu un compositore infaticabile, le sue partiture sono oltre 700, un uomo di cultura raffinato, che si formò accostandosi senza pregiudizi ai maggiori compositori e scrittori del suo tempo, viaggiando con curiosità e interesse per i fermenti culturali e le tradizioni musicali di ogni paese, animando con passione la vita culturale e musicale sia negli Stati Uniti (dove si trasferì negli anni della guerra a causa delle origini ebraiche) sia in Francia, alimentando idee e ideali estetici del gruppo “Les Six” (assieme a Auric, Durey, Honegger, Poulenc e Tagliaferre). La Cheminée du Roi René, suite per quintetto di fiati op. 205, scritta nel 1939 durante il periodo di insegnamento all’università di Oakland (California) e dedicata al Quintetto di San Francisco, è una serie di piccoli ritratti della giornata di vita alla corte reale, immaginata con l’ironia dell’uomo moderno che si cala però senza riserve in un tempo che non è il suo, ricreando l’atmosfera, cercando un linguaggio arcaico (anche i titoli, intraducibili, evocano però con chiarezza l’immagine), immaginando complicità, intrecci, danze, tornei cavallereschi, intrattenimenti di corte.

I Trois piéces bréves(scritti nel 1930) dal parigino Jacques Ibert possono essere accostati e ascoltati osservando o immaginando un quadro impressionista. Ibert assunse personalmente e musicalmente una posizione polemica con le avanguardie europee che accusò di costruire “… un’arte non più espressiva, ma semplice risultato di ricerche scientifiche” e rimase legato, nonostante la nomea di tradizionalista, alle caratteristiche dell’arte francese, al senso della forma, alla concisione e alla chiarezza di espressione, all’eleganza dello stile. Nei tre brevi brani l’impressione sonora, di volta in volta affiora e sposta l’attenzione dell’ascolto, con sfumature, sovrapposizioni dinamiche e melodiche, dissolvendo i pur evidenti temi musicali. Il primo brano, con ritmo veloce e serrato è costruito sull’alternanza tra slanci sonori e una melodia danzante, coinvolgente e facilmente riconoscibile. Il secondo è lento, riflessivo, esile e rarefatto dialogo di flauto e clarinetto, mentre l’ultimo brano conduce al brillante finale intrecciando gli interventi solistici dei cinque strumenti del gruppo.

Gli anni ’20 furono per Paul Hindemith l’inizio di una attività quasi prodigiosa, senza soste, che spaziò dall’esecuzione concertistica, alla composizione, all’attività teoretica, alla direzione d’orchestra, all’insegnamento. Al centro della vita musicale di Hindemith c’era ancora la viola, con frequenti concerti da solista e con un’intensa attività di tournées in tutta Europa assieme ad un importante quartetto d’archi. Nel 1921 fu uno degli animatori e organizzatori del primo festival di musica da camera di Donaueschingen (finanziato dal principe Max Egon von Furstenberg), festival destinato a diventare il punto di riferimento per i giovani compositori e le avanguardie musicali tedesche e che venne in seguito trasferito a Baden-Baden e poi a Berlino e che diventò per Hindemith un fertile terreno di lavoro e un’incessante stimolo alla sua produzione creativa. Il successo come compositore fu ampio e immediato, tanto che già nel 1925 si legò contrattualmente alla casa editrice Schott di Magonza per la pubblicazione delle sue opere. La Kleine Kammermusik op. 24 n. 2 venne scritta nel 1922 e dedicata ai Fiati di Francoforte e alla Associazione di Musica da Camera della città. Sempre legata alla precisione formale e alla caratteristica di ricerca neoclassica dell’opera di Hindemith, che realizza con il complesso delle proprie composizioni una sorta di Bauhaus musicale (immaginando un parallelo con la famosa scuola berlinese di architettura di Gropius), si tratta di un’opera dai toni estremamente lirici, tipici di un novecento espressionista, dal contorno grottesco, allucinato. Un primo movimento in forma sonata con l’enunciazione tematica, tipicamente hindemithiana, affidata al clarinetto, seguito da un delicato tempo di Walzer (secondo movimento) interrotto quasi senza preparazione. Il terzo movimento, tempo lento, vive, dopo l’esposizione di un tema quasi sofferto di flauto e clarinetto, di una lunga frase di oboe e fagotto, punteggiata da un persistente e quasi ossessivo accompagnamento degli altri tre strumenti che, se pur scintillante nell’andamento, assume toni ironici, un po’ allucinati, come nelle richieste dell’autore (nicht scherzando!). Il quarto movimento, dedicato a cinque veloci cadenze degli strumenti del quintetto, conduce velocemente al finale, dai toni e dalle sonorità spiccatamente espressioniste, con l’impasto timbrico del quintetto sempre in tensione.

Le Sei Bagatelleper quintetto di fiati, scritte a Budapest nel 1953, appartengono ad un periodo compositivo ancora embrionale di Gyorgy Ligeti, un periodo in cui, oltre all’insegnamento, Ligeti si dedicava alla composizione con pallide anticipazioni delle innovative tecniche future, ma soprattutto con attenzione agli arrangiamenti di canti popolari e musiche corali in un accessibile stile diatonico e moraleggiante. A seguito della dipartita da Budapest, a causa anche dei contrasti con il regime sfociati nella partecipazione alla rivolta del 1956, Ligeti si stabilì a Colonia dove collaborando con Stockhausen presso lo studio di fonologia del Westdeutsche Rundfunk, divenne uno dei più brillanti compositori mondiali contemporanei, sperimentatore assiduo delle nuove tecnologie. Le Bagatelle risentono delle influenze stravinskiane e dei compositori francesi, in particolare di Ibert, e sono tra i pochi lavori del periodo ungherese (un folto gruppo di oltre 70 partiture) ad essere emerse come opere di maggiore interesse. Il piccolo estratto in programma nel concerto, vede la prima Bagatella di carattere brillante, dall’articolazione spiccatamente veloce, la seconda molto lenta e dai forti contrasti di densità sonora e la quarta, una frenetica danza rumena nel ritmo di 7/8 con evidenti analogie con il modello bartokiano.

Sicuramente la Rapsodia in blue è il brano più famoso di George Gershwin. La sua genialità e il suo particolare sound si manifestano con limpidezza in questa composizione, scritta nel 1925 per jazz-band e pianoforte e accolta subito con favore e entusiasmo. Gershwin, americano bianco e di origine russo-ebrea, è l’autore che costituisce un saldo anello di collegamento tra la cultura musicale tradizionale europea e l’emergente musica jazz. Le sonorità particolari e le soluzioni ritmiche ben si adattano, nonostante la mancanza del pianoforte solista, all’arrangiamento per fiati che ricreano ed evocano le magiche atmosfere della notte newyorkese.

Marco Volpi


 
F.Danzi - Quintetto in si bemolle maggiore op. 56 n. 1
D.Milhaud - La cheminée du roi René
J.Ibert - Trois piéces bréves
P.Hindemith - Kleine Kammermusik op. 24 n. 2
G.Ligeti - Tre Bagatelle
G.Gershwin - Rhapsody in Blue (arrangiamento Michele Brescia)
 
Abbonamento € 60,00
Biglietto unico € 8,00
 
INFO
  Associazione Amici della Musica Milano 
  Via Boffalora-ang. via Barona – 20142 Milano 
  Tel/fax 02 – 89.12.23.83 
  info@amicidellamusicamilano.it  
  www.amicidellamusicamilano.it

UFFICIO STAMPA 
Stefania Gazzola


Il Quintetto di fiati Athena si è costituito, alla fine degli anni ’80, nell’ambito del corso di musica da camera della Civica Scuola di Musica di Milano.
È composto da cinque brillanti musicisti che, oltre all’attività concertistica e didattica, hanno collaborato e collaborano tuttora con diverse importanti formazioni cameristiche e orchestrali lirico-sinfoniche quali: orchestra RAI di Milano e Torino, orchestra de “I Pomeriggi Musicali” di Milano, Teatro alla Scala di Milano, Teatro “La Fenice” di Venezia, Teatro dell’opera di Roma, orchestra “Il Quartettone”, orchestra sinfonica G. Verdi di Milano, “Cactus Ensemble” di musica contemporanea.
Sono inoltre risultati finalisti o vincitori in concorsi nazionali ed internazionali (Rassegna nazionale di musica da camera “Città di Genova” - 1° premio, concorso nazionale “Città di Stresa”, concorso nazionale “Città di Asti”).
Il quintetto si è perfezionato sotto la guida del M° Ferenc Meizl (Sümeg - Ungheria), del M° Pietro Borgonovo e del M° Francesco Pomarico.
Si è esibito per importanti associazioni culturali e musicali quali le Serate Musicali e la Società del Giardino di Milano.
Il vasto repertorio della formazione comprende tutte le principali opere classiche e contemporanee espressamente dedicate all’organico dal ‘700 ad oggi. Include inoltre trascrizioni ed arrangiamenti, ad opera del gruppo stesso, di composizioni musicali di vario genere.
Il Quintetto Athena ha inoltre ideato e realizzato un programma lirico, curando gli arrangiamenti, con l’intento di proporre una nuova ed originale chiave di lettura del recital lirico, tradizionalmente eseguito da canto e pianoforte, accostando alla voce dei cantanti solisti l’interessante realtà timbrica e sonora del gruppo di fiati.
È da sottolineare l’attività didattica svolta dal quintetto anche nell’ambito del progetto Musica nella didattica, dedicato alle Scuole Secondarie Superiori della Provincia di Milano.



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    Data ultimo aggiornamento pagina 2008-03-12 17:19:33
    Inserito da Gianfranco
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