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Estate 2017
eventiesagre.it
Estate 2017
Numero Evento: 21105112
Eventi Mostre
Museo Man
Prossime Mostre
Date
Dal: 17/02/2017
Al: 01/10/2017
Dove:
Logo Comune
Via Sebastiano Satta, 27
Sardegna - Italia
Contatti
Tel.: +39 0784 25 21 10
Fonte
Studio Esseci
Scheda Evento
eventiesagre-Cassa-Risparmio.Ravenna-3xzero-naz
Italcredi 15 giugno Nazionale

Museo Man

Prossime Mostre

Da Venerdì 17 Febbraio a Domenica 01 Ottobre 2017 - dalle ore 10:00 alle ore 20:00
Man Museum - Via Sebastiano Satta, 27 - Nuoro (NU)

Museo Man - Nuoro

Per la prima volta in Italia, al MAN di Nuoro, l’antologica sulla grande fotografa americana
La Grande Berenice Abbott: Topografie

Inaugurazione Venerdì 17 febbraio ore 19.00

Il Museo MAN è lieto di annunciare l’imminente apertura della prima mostra antologica in Italia dedicata a Berenice Abbott (USA, 1917-1991), una delle più originali e controverse protagoniste della storia fotografica del Novecento. 

Terza di un grande ciclo dedicato alla street photography, la mostra al MAN di Nuoro, a cura di Anne Morin, presenta, per la prima volta in Italia, una selezione di ottantadue stampe originali realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi anni Sessanta. Suddiviso in tre macrosezioni - Ritratti, New York e Fotografie scientifiche – il percorso espositivo restituisce il grande talento di Berenice Abbott e fornisce un quadro generale della sua variegata attività.

Nata a Springfield, in Ohio, nel 1898, Berenice Abbott si trasferisce a New York nel 1918 per studiare scultura. Qui entra in contatto con Marcel Duchamp e con Man Ray, esponenti di punta del movimento dada. Con Man Ray, in particolare, stringe un rapporto di amicizia che la spingerà a seguirlo a Parigi e a lavorare come sua assistente tra il 1923 e il 1926.

Sono di questo periodo i primi ritratti fotografici dedicati ai maggiori protagonisti dell’avanguardia artistica e letteraria europea, da Jean Cocteau, a James Joice, da Max Ernst ad André Gide. Ritratti che – secondo molti interpreti – costituiscono il canale espressivo attraverso il quale Berenice Abbott - lesbica dichiarata, in un’epoca ancora lontana dall’accettare l’omosessualità femminile - racconta la propria dimensione sessuale. 

Allontanatasi dallo studio di Man Ray per aprire il proprio laboratorio di fotografia –frequentato da un circolo di intellettuali e artiste lesbiche come Jane Heap, Sylvia Beach, Eugene Murat, Janet Flanner, Djuna Barnes, Betty Parson - già nel 1926 Abbott espone i propri ritratti nella galleria “Le Sacre du Printemps”. È in questo momento che entra in contatto con il fotografo francese Eugène Atget, conosciuto per le sue immagini delle strade di Parigi, volte a catturare la scomparsa della città storica e le mutazioni nel paesaggio urbano

Per Abbott è un punto di svolta. La fotografa decide di abbandonare la ricerca portata avanti fino a quel momento e di fare propria la poetica del negletto Atget – del quale, alla morte, acquisterà gran parte dell’archivio, facendolo conoscere in Europa e negli Stati Uniti - dedicandosi, da quel momento in poi, al racconto della metropoli di New York.

Tutti gli anni Trenta, dopo il rientro negli Stati Uniti, sono infatti dedicati alla realizzazione di un unico grande progetto, volto a registrare le trasformazioni della città in seguito alla grande depressione del 1929. La sua attenzione si concentra sulle architetture, sull’espansione urbana e sui grattacieli che progressivamente si sostituiscono ai vecchi edifici, oltre che sui negozi e le insegne. Il risultato è un volume, tra i più celebri della storia della fotografia del XX secolo, intitolato “Changing New York” (1939), che raccoglie una serie straordinaria di fotografie caratterizzate da forti contrasti di luci e ombre e da angolature dinamiche, ad esaltare la potenza delle forme e il ritmo interno alle immagini.

Nel 1940 Berenice Abbott diventa picture editor per la rivista “Science Illustrated”. L’esperienza maturata nelle strade di New York la porterà a guardare con occhi diversi le immagini scientifiche, che diventano per lei uno spazio privilegiato di osservazione della realtà oltre il paesaggio urbano. In linea con le coeve ricerche artistiche sull’astrazione, Berenice Abbott realizza allora una serie di fotografie di laboratorio, concentrandosi sul dinamismo e sugli equilibri delle forme, con esiti straordinari.

La mostra Topografie al Museo MAN, realizzata grazie al contributo della Regione Sardegna e della Fondazione di Sardegna, racconta le tre principali fasi della produzione fotografica di Berenice Abbott attraverso una ricca selezione di scatti, tra i più celebri della sua produzione, e materiale documentario proveniente dal suo archivio.

Museo MAN
via S. Satta 27- 08100, Nuoro
tel. +39 0784 25 21 10
orari: 10-20 lunedì chiuso
www.museoman.it


Museo Man - Nuoro

Il "cinema" di Jennifer West

Opening 17 febbraio ore 19:00

Il Museo MAN è lieto di annunciare l’imminente apertura della mostra di Jennifer West, Action Movies, Painted Films and History Collage, a cura di Lorenzo Giusti.

Prima personale dell’artista americana in un museo italiano, la mostra si compone di un gruppo di 10 lavori realizzati a partire dal 2005 e di una nuova opera che costituisce un punto di svolta nella produzione dell’artista.

Film Title Poem (2016) è infatti l’ultimo e unico film sonoro realizzato da West. L’artista descrive il lavoro come un "un montaggio psichico della mia interiore storia del cinema”. L’opera si presenta come un collage di immagini, tratte da oltre 500 titolature di film, trasferite su una pellicola da 35mm. La materialità del film - in seguito trasferito su supporto digitale - è sottolineata dall’intervento diretto sulla pellicola attraverso motivi incisi, contorni, tracciati e forature. Sensuale, astratto e immaginifico allo stesso tempo, il lavoro indaga l’incidenza della fiction nella nostra memoria e il modo in cui la rivoluzione digitale ha cambiato l’esperienza della visione.

Jennifer West ha iniziato a esplorare sistematicamente la possibilità di produrre film senza l’ausilio della videocamera sino dal 2004. L’artista rimuove la pellicola dal suo contesto d’uso convenzionale, intervenendo su di essa attraverso processi diversi, che possono spaziare dalle tecniche artistiche tradizionali (pittura, disegno, collage, graffito, incisione), ad azioni alternative come l’emulsione, la manipolazione chimica oppure l’esposizione diretta alla luce dei materiali fotosensibili. Il risultato è uno “spazio filmico” immersivo e psichedelico, un’animazione materiale di segni e immagini, caratterizzata da toni acidi e ritmi concitati.

Concepite in alcuni casi come vere e proprie performance, le azioni di Jennifer West sulla pellicola prevedono spesso il coinvolgimento di altre persone, così come l’utilizzo di materiali del quotidiano, dal cibo al rossetto ai pneumatici per motociclette, oppure l’esposizione all’azione degli agenti naturali in luoghi di particolare significato

È il caso di Salt Crystal Spiral Jetty Dead Sea Five Years Film (2013), uno dei dieci lavori presenti in mostra, realizzato immergendo una pellicola in un bagno di argilla a temperatura elevata nel 2008 e in seguito stipata fra altri oggetti in una valigia, messa tra le cartacce nel cestino dello studio dell’artista, coperta di argilla per cinque anni e infine trascinata lungo le rocce incrostate di sale della celebre Spiral Jetty di Robert Smithson, prima di essere gettata nelle acque gelide del lago salato dello Utah, nel tentativo di evocare lo spirito originario dell’opera e la visione poetica dell’artista americano.

La mostra al MAN di Nuoro sarà inoltre occasione per l’avvio di un nuovo lavoro che, partendo da un’esplorazione del territorio, avrà origine in Sardegna nei giorni precedenti l’inaugurazione.

Jennifer West (Topanga, California) è nota internazionalmente per il suo lavoro di ricerca sul materialismo nel cinema. Ha ricevuto commissioni da alcune delle più prestigiose istituzioni museali, come Tramway, Glasgow (2016); PICA TBA Fest (2014); High Line Art, New York (2012), The Aspen Art Museum (2010) e la Turbine hall della TATE Modern di Londra (2009). 
Tra le mostre personali si segnalano: S1 Artspace, Sheffield, Regno Unito (2012); Contemporary Art Museum, Houston (2010); Kunstverein Nuremberg (2010); Transmission Gallery, Glasgow (2008) e White Columns, New York (2007). 
West ha presentato i propri lavori in numerosi musei, rassegne e spazi espositivi, tra i quali: Shenzhen Animation Biennial, Shenzhen (2016); Carnegie Museum of Art, Pittsburg (2015); Kunstlerhaus KM-Halle fur Kunst & Medien, Kunsterhaus Graz, Austria e Cincinnati Art Museum, Ohio (2014); Palais de Tokyo, Paris; Nottingham Contemporary, England; Utah Museum of Contemporary Art (2013); Henry Moore Foundation, Leeds, UK; MOCA, Cleveland, OH; deCordova Sculpture Park e Museum, Lincoln, MA, Saatchi Gallery, London (2012); White Flag Projects, St. Louis; Contemporary ArtsForum, Santa Barbara; White Columns, New York; the Rubbell Family Collection, Miami (2015/2011); Schirn Kunsthalle, Frankfurt, Leubsdorf Gallery, Hunter College, New York, Seattle Art Museum (2010), Tate Modern, Londra; Institute of Contemporary Art, Philadelphia (2009), Drawing Center, New York, Aspen Art Museum, Tel Aviv Museum of Art (2008), CAPC Musée d’Art Contemporain, Bordeaux, France, Contemporary Art Museum, Detroit, Henry Art Gallery, Seattle, ZKM Museum for New Media, Karlsruhe, Tate St. Ives (2007). 
Una sua mostra personale, “Film is Dead...” è attualmente in corso al Seattle Art Museum, Seattle (2016-2017). 

Museo MAN
via S. Satta 27- 08100, Nuoro
tel. +39 0784 25 21 10
orari: 10-13/15-19 lunedì chiuso 
www.museoman.it


Museo Man - Nuoro

Nell’anno del centenario della rivoluzione di ottobre, il MAN è lieto di annunciare l’apertura della mostra “Amore e rivoluzione. Coppie dell’avanguardia russa”, in programma dal 1 giugno al 1 ottobre 2017.

Nata dalla collaborazione con la Galleria Statale Tretjakov di Mosca e con il Museo Statale Schusev di Architettura, in partership con Bank Austria Kunstforum, Vienna, la mostra, a cura di Heike Eipeldauer e Lorenzo Giusti, adotta un punto di vista innovativo – le coppie di artisti – per rileggere le vicende dell’avanguardia visiva russa attraverso il contributo di sei autori della prima generazione, uniti nella ricerca di nuovi linguaggi espressivi, così come nella vita comune: Natalya Goncharova (1881–1962) e Mikhail Larionov (1881–1964), Varvara Stepanova (1894–1958) e Alexander Rodchenko (1891–1956), Lyubov Popova (1889–1924) e Alexander Vesnin (1883–1959). 

Destinata ad attrarre un pubblico variegato, non soltanto di amanti della storia dell’arte, ma anche di appassionati di storia del Novecento, di comunicazione, design e fotografia, la mostra intende raccontare lo stretto legame tra arte e vita che le diverse coppie si trovarono a sperimentare, in una fase di intensa collaborazione e di grande impegno, sia artistico, sia politico. Attraverso un nucleo di oltre cento opere, tra dipinti, sculture, disegni, collage, fotografie, manifesti pubblicitari e di propaganda politica, saranno indagati i metodi di lavoro, le tecniche, i linguaggi, soffermandosi sui punti di contatto, ma anche sulle specificità e dunque sui diversi profili degli autori considerati

Accomunati dall’ambizione di connettere tutti i generi della creatività artistica con l’azione estetica, l’elaborazione teorica e la prospettiva politica, gli artisti dell’avanguardia contribuirono ad alimentare l’aspirazione al cambiamento e a costruire le basi di una nuova idea di società. 

Contraddistinti da una grande produttività, i movimenti nati sotto la spinta della rivoluzione bolscevica del 1917 portarono alla ribalta non soltanto un numero senza precedenti di donne artiste, attive alla stregua degli uomini, ma anche una serie inusuale di coppie all’interno della quale le tre coinvolte in questo progetto possono essere considerate le più importanti e rappresentative. Lavorando fianco a fianco, condividendo spazi, idee, programmi, le coppie dell’avanguardia russa giunsero a fondere indissolubilmente la sfera privata con quella pubblica, promuovendo e testimoniando quella visione utopica, quella possibilità di una creazione collettiva alternativa al mito dell’arte come sfera del genio solitario, di cui la rivoluzione si era fatta promotrice insieme al grande ideale della parità di genere.

Quali aspetti artistici e quali ideali sociali risultano predominanti nel percorso di queste coppie? Funzionò effettivamente, questa collaborazione, come strumento di emancipazione oppure le convenzioni di genere continuarono a condizionare la produzione artistica e la sua ricezione da parte del pubblico? Con queste domande alla base, la mostra al MAN intende tracciare una genealogia dell’avanguardia russa: dagli esordi prerivoluzionari intorno al 1907, influenzati dalle sperimentazioni dell’arte moderna occidentale, fino allo sviluppo dei più noti movimenti artistici degli anni Dieci e Venti, capitali nello sviluppo dei linguaggi dell’avanguardia internazionale, a partire dal cubo-futurismo di Liubov Popova e Varvara Stepanova, passando per il raggismo di Natalia Goncharova e Mikhail Larionov, che, come Popova , partecipò anche al suprematismo di Malevich, fino alla sperimentazione di nuovi criteri di funzionalizzazione dell’arte nell’ambito del costruttivismo, frequentato da Stepanova, Vesnin, Popova e soprattutto Rodchenko, di cui, insieme a un numero significativo di pitture, collage e manifesti, sarà presentato un nucleo di oltre 20 fotografie che, nel loro insieme, costituiscono di fatto una mostra nella mostra.

Completerà la mostra un catalogo pubblicato da Silvana Editoriale con testi di Lorenzo Giusti, Heike Eipeldauer, Florian Steininger, Verena Krieger, Aleksandr Lavrent’ev.

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    Data ultimo aggiornamento pagina 2017-05-08 10:37:21
    Inserito da Michela Gesualdi
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