DA PETRA A SHAWBAK
Archeologia di una frontiera
Firenze, Palazzo Pitti, Giardino di Boboli
13 luglio - 11 ottobre 2009
Da Petra a Shawbak:
nuovo percorso multisensoriale,
un laboratorio di museologia archeologica
Mostra sperimentale, "cantiere continuo di idee", la grande esposizione "Da Petra a Shawbak" è diventata ora ancora più "multisensoriale", aprendosi anche a non vedenti e non udenti, sulla linea sperimentale che caratterizza l'evento anche sotto questo profilo.
Guido Vannini e gli altri componenti il comitato scettico dell'esposizione, allestita dallo scorso 13 luglio alla Limonaia del Giardino di Boboli, a Palazzo Pitti, avevano annunciato l'obiettivo di fare di questa grande mostra sull'archeologia di frontiera in Giordania un'occasione per sperimentare e verificare nuovi approcci con i diversi pubblici, in un'ottica di 'archeologia pubblica' (il settore è curato da Chiara Bonacchi). Una mostra sperimentale, insomma, voluta anche per "testare", aspetti anche innovativi di 'comunicare' l'archeologia, fornendo insieme conoscenza e partecipazione, coinvolgendo direttamente il visitatore in una proposta culturale, oltre gli stessi limiti tecnici della disciplina.
In queste settimane, l'obiettivo di rendere possibile la visita al maggior numero di visitatori, puntando ad abbattere le barriere sensoriali, oltre che architettoniche ed intellettuali, si è esteso a nuovi 'segmenti', i non vedenti e ipovedenti, in un divenire di sperimentazioni che ha caratterizzato lo sviluppo stesso della mostra e che proseguirà, anche in altri settori con sempre nuove tappe, sino alla sua conclusione. I primi possono adesso visitare autonomamente la mostra, toccando una selezione dei reperti esposti e le relative didascalie esplicative in braille. Una raccolta in braille di tutti i testi della mostra, corredata da cartografia e immagini tattili e realizzata dalla Stamperia Braille, è inoltre disponibile gratuitamente.
Per le famiglie è stata predisposta la possibilità di intraprendere un viaggio avventuroso "condivisibile da adulti e bambini". Una piccola guida a fumetti accompagna questi ultimi lungo il percorso, portandoli a soffermarsi in corrispondenza di temi e reperti chiave e di apposite esperienze di gioco. La visita si conclude con la meritata consegna ai più piccoli di un "diploma da archeologo".
Si tratta di percorsi integrati con l'intero percorso della mostra, solo puntualmente e dove indispensabile con specifiche soluzioni volte alla massimizzazione dell'accesso, con occhio attento ad effettuare interventi che non risultassero come sotto-percorsi, per loro stessa natura ghettizzanti.
Il raggiungimento degli obiettivi della progettazione museologica della mostra è attualmente monitorato e sarà oggetto di valutazione, contribuiendo a fornire dati preziosi per definire soluzioni efficaci per la stessa comunicazione espositiva dell'archeologia in Italia.