Comunicato stampa del 06/05/08 MIRÓ: LA TERRA 123.618 visitatori per Miró. Il bilancio della Mostra, attendendo Turner e un nuovo Boldini Domenica 25 maggio si è conclusa la mostra "Miró: la terra" aperta in Palazzo dei Diamanti lo scorso 17 febbraio. E, come prassi, Ferrara Arte comunica il bilancio preciso dell'esposizione. Ecco alcuni dei dati (l'intera relazione è scaricabile dal sito www.studioesseci.net, sezione news). Il numero dei visitatori è stato di 123.618, con una media di 1248 biglietti staccati per ciascuno dei 99 giorni di apertura della mostra. Il bilancio preventivo ipotizzava 130 mila visitatori e non è stato raggiunto per 6.382 presenze. Il costo della mostra era stato preventivato in 2.180.000 euro; quello a preconsuntivo è di 2.042.346,48, con un risparmio di 137.653,52 euro. Le entrate nette di mostra (biglietteria, bookshop, ecc.) hanno comunque superato il preventivo: erano state previste in 1.430.000 euro, mentre il preconsuntivo supera tale importo di poco più di 6 mila euro, e ciò nonostante il preventivo di entrata fosse stato ipotizzato sulla base di un numero leggermente superiore di visitatori, segno questo che il pubblico di Miró ha dimostrato una capacità di spesa maggiore del previsto negli acquisti al bookshop. Le minori spese e le maggiori entrate, hanno consentito un risparmio di 143.798,51 euro nel ricorso al capitolo "sponsorizzazioni e contributi" (previsti in 750 mila euro ma utilizzati solo per 606.201 euro). Bilancio oggettivamente positivo, quindi, tanto più se si tiene conto della ricaduta economica sul territorio e del giudizio, estremamente positivo, espresso dai visitatori interpellati, oltre che all'interesse che i media hanno riservato all'esposizione ferrarese. Ora la mostra di Miró è in viaggio per Madrid dove dal 17 giugno al 14 settembre sarà presentata al Museo Thyssen-Bornemisza. Archiviato positivamente Miró, Ferrara Arte è al lavoro per la grande mostra d'autunno, dedicata a "Turner e l'Italia" annunciata ai Diamanti dal 16 novembre 2008 al 22 febbraio 2009. L'organizzazione della mostra dedicata al più grande pittore romantico è in una fase ormai molto avanzata. Novità importanti hanno caratterizzato il lavoro di queste ultime settimane. Prima fra tutte la trattativa con la Tate di Londra, proprietaria della più importante collezione di Turner del mondo, che ha accordato alla mostra un prestito eccezionale che permetterà di presentare a Palazzo dei Diamanti ben 12 olii, 19 acquerelli e 3 preziosi taccuini di disegni realizzati duranti i viaggi in Italia, tutti capolavori assoluti delle diverse stagioni della produzione dell'artista. Tra questi il celeberrimo Roma vista dal Vaticano del 1820, panorama della città eterna con Raffaello e la Fornarina. Oltre a questo formidabile obiettivo, la mostra ha ottenuto prestiti eccezionali da ogni parte del mondo, ad esempio capolavori provenienti da musei americani. Lo Yale Center for British Art di New Haven (Connecticut), la più importante e prestigiosa collezione di arte britannica al di fuori dell'Inghilterra, ha concesso in prestito uno dei più bei dipinti della prima maturità dell'artista, Il lago d'Averno: Enea e la Sibilla Cumana, del 1814-15. Sempre dagli Stati Uniti provengono il dipinto della Huntington Library di San Marino (California), Giovani pescatrici napoletane sorprese al bagno al chiaro di luna del 1840, una stupefacente visione notturna illuminata dai riflessi iridescenti della luna e dal Vesuvio in eruzione, così come una delle più celebri vedute veneziane di Turner, Arrivo a Venezia del 1844, generosamente concessa in prestito dalla National Gallery di Washington. Dal Canada arriverà invece a Ferrara un'importante tela del 1834, La fontana dell'indolenza, appartenente alla Beaverbrook Art Gallery di Fredericton. Grazie a questi e altri capolavori, che documentano lo strettissimo rapporto che Turner ha avuto con l'arte e il paesaggio italiani, questa mostra presenterà l'intero percorso artistico di questo genio della pittura. Si sta anche definendo il contenuto della grande rassegna del 2009. La scelta è caduta su un importante omaggio al genius loci, Giovanni Boldini, presentato nel momento del suo maggiore fulgore. Titolo della Mostra "Boldini nella Parigi degli Impressionisti" (Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 20 settembre 2009 - 10 gennaio 2010). Il tema della rassegna è inedito e di grande interesse. Protagoniste saranno infatti le opere realizzate tra il 1871, anno del suo trasferimento nella capitale francese, e il 1886, anno dell'ultima mostra impressionista. Altra novità di rilievo è che, grazie alla collaborazione con lo Sterling & Francine Clark Art Institute di Williamstown, che ospiterà la rassegna dopo Ferrara, per la prima volta verrà presentata una grande mostra di Boldini in un museo americano di straordinario prestigio. Saranno circa un centinaio le opere che, organizzate in sezioni tematiche, illustreranno i generi e i soggetti trattati da Boldini in questi anni di intensa sperimentazione: opere che certo devono molto agli incontri avuti con gli artisti che lavoravano a Parigi in quegli anni - in primo luogo, gli impressionisti Degas, Manet, Renoir, e poi i maestri più affermati e alla moda come Fortuny e Meissonier, o gli stranieri Whistler e Sargent - ma che sono soprattutto frutto di una straordinaria capacità di osservare, indagare e restituire, con uno stile via via sempre più personale e inconfondibile, la brulicante vita della ville lumière. Il percorso della mostra inizierà con un breve prologo dedicato all'attività degli anni fiorentini, un'esperienza fondamentale per la formazione di Boldini. Si entra poi nel cuore della rassegna con i quadri di genere dei primi anni Settanta che fecero la fortuna del pittore fra i ricchi collezionisti del tempo soprattutto in America. Seguirà un'ampia sezione dedicata alla rappresentazione della città moderna - con i suoi caffè, le vie affollate, le piazze dove passano veloci o sostano le carrozze e gli omnibus a cavalli - e quindi una selezione di opere che illustrano la sua personale interpretazione della pittura en plein air, con cui realizzò celebri paesaggi e marine nel nord della Francia. Al tema tutto boldiniano delle vedute d'atelier verrà dedicata una interessantissima sezione. Si analizzerà, infine, l'evoluzione del suo stile nel genere del ritratto, dalle effigi più intime che ritraggono amici e colleghi, a quelle ufficiali. Il modo in cui l'artista, alla metà degli anni Ottanta, giunge ad esplorare quest'ampia gamma di temi e di generi rivela un'indipendenza stilistica sorprendente rispetto al panorama figurativo coevo e testimonia l'acquisizione di quella maniera che caratterizzerà lo stile della sua piena maturità. È proprio con opere di questa fase che si conclude il percorso espositivo, in particolare con alcuni tra i più celebri ritratti realizzati nell'ultimo decennio dell'Ottocento, momento in cui Boldini si afferma sul palcoscenico internazionale come uno dei più contesi pittori dell'alta società del vecchio e del nuovo continente. Comunicato dell' 11/02/08 MIRÓ: LA TERRA Ferrara, Palazzo dei Diamanti 17 febbraio - 25 maggio 2008 Palazzo dei Diamanti inaugura la propria stagione espositiva 2008 con un'importante antologica dedicata a Joan Miró - la prima nel nostro paese da oltre venticinque anni - che rilegge per la prima volta la sua straordinaria parabola creativa alla luce del suo rapporto con la terra. La mostra, organizzata da Ferrara Arte e dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, documenta gli esiti più alti della carriera del grande artista catalano, dalla data della sua prima personale, nel 1918, alle opere degli anni Ottanta, portando per la prima volta in Italia molti tra i suoi massimi capolavori. Tutta l'arte di Miró è segnata da un profondo attaccamento per la nativa Catalogna, per la sua gente e le sue tradizioni. Nell'esposizione il tema viene indagato nelle sue più ampie accezioni e simbologie, con opere ispirate al mondo rurale e al culto delle origini, ai temi della sessualità e della fertilità, a quelli legati alla metamorfosi, all'aldilà e all'eterno susseguirsi di vita e morte. Sul piano formale, l'interesse di Miró nei confronti della terra si manifesta in un'esaltazione della materia e dei materiali che compongono l'opera d'arte, scelta che lo porta a raggiungere soluzioni formali inedite e straordinarie, premessa fondamentale di importanti correnti del Novecento, come l'Informale americano ed europeo. La mostra, a cura di Tomàs Llorens, esplora l'affascinante intrecciarsi di questi motivi nell'opera dell'artista e ne offre una nuova chiave di lettura. A documentarla sono un'ottantina di opere di tecniche diverse - soprattutto dipinti, ma anche disegni, collage, assemblaggi, sculture, litografie - provenienti dalle più prestigiose collezioni pubbliche e private del mondo. Aprono il percorso della rassegna le opere ispirate all'ambiente rurale della località catalana di Mont-roig, tra le quali La contadina del 1922-23, dipinto emblematico della produzione di quegli anni, eccezionalmente concesso in prestito dal Centre Pompidou di Parigi. La tela è dominata dalla ieratica e imponente figura femminile, signora del ciclo della vita e del rito quotidiano del lavoro rurale, che partecipa in maniera originale del ritorno al classicismo degli anni Venti. La seconda sezione testimonia il contatto con l'avanguardia avvenuto a Parigi e la nascita di un nuovo tipo di paesaggio, rarefatto e metaforico, nel quale il mondo rurale di Mont-roig è evocato da lievissimi segni su fondi monocromi, che richiamano la sostanza instabile e trasparente dei sogni. Tale processo di progressiva astrazione e trasfigurazione del dato naturale inizia con Terra arata del Guggenheim Museum, si accentua nel Paesaggio catalano (Il cacciatore) del Museum of Modern Art, due opere capitali del 1923-24, entrambe provenienti da New York, che questa mostra offre la rara opportunità di vedere affiancate, e giunge a piena maturazione in una serie di dipinti che hanno come soggetto il contadino catalano. In mostra ne sono esposte due versioni: quella bellissima del Museo Thyssen-Bornemisza Madrid, scelta come logo della mostra, con la figura sospesa su uno sfondo blu di Prussia come un'apparizione notturna e quella altrettanto bella della National Gallery di Washington, solare e diurna, disegnata su un fondo giallo chiaro che satura ogni centimetro della composizione. Il culmine e il superamento di questa fase - segnata dall'adesione al surrealismo - è rappresentato da dipinti dell'estate del 1927, quali Paesaggio (La lepre) del Guggenheim e Paesaggio con coniglio e fiore della National Gallery of Australia di Canberra. In queste tele di grande formato Miró rievoca una Catalogna primordiale, dando vita ad un personale mito della genesi. Raggiunto il successo, a partire dal 1928 Miró conduce una profonda riflessione sulle componenti dell'opera d'arte, il cui esito sono i collage e gli assemblaggi dei primi anni Trenta, come ad esempio l'Oggetto del MoMA, costruzione del 1931, che rappresenta la prima incursione dell'artista del campo della scultura. L'attrazione per l'elemento "terrestre" risveglia un nuovo interesse per i materiali - scelti ed associati con assoluta libertà e con raffinata ironia - che, da ora in avanti, divengono componenti fondamentali del linguaggio dell'artista. Nei dipinti della seconda metà degli anni Trenta, presentati nella sezione Figure plutoniche, Miró utilizza supporti inusuali e una tavolozza dai colori violenti e vivaci, dando vita a paesaggi che sembrano appartenere ad un altro mondo, popolati da creature misteriose. In particolare, in una importante serie di dipinti su masonite eseguiti a Mont-roig nell'estate del 1936, di cui in mostra sono per la prima volta riuniti cinque esemplari, l'artista introduce materiali come caseina, pece, sabbia e ghiaia raggiungendo un grado di espressività che precorre l'Informale. Nel 1940 Miró lascia la Francia e fa ritorno in Spagna. Nella sua terra trova ispirazione per un'ulteriore evoluzione: sperimenta la ceramica e torna a cimentarsi, con rinnovata audacia, nell'impiego di nuovi materiali, adottando soluzioni che rivelano un diretto rapporto con i recenti sviluppi dell'arte americana ed europea. Attestano la vitalità di un artista ormai maturo e coronato dal successo internazionale opere realizzate di getto, con macchie di colore gocciolante e con inserti in corda, come la Composizione con corde (1950) del Van Abbemuseum di Eindhoven, o assemblaggi che integrano materiali inconsueti, come accade nel caso della Donna (1946), capolavoro della Fundació Joan Miró di Barcellona, composta da un osso, una macina in pietra e un filo d'acciaio. L'ultima sezione della mostra è dedicata ai lavori realizzati, a partire dal 1956, nel nuovo atelier di Palma di Maiorca, nei quali ricorre il formato monumentale e la scelta di temi legati alla femminilità e alla sessualità nel loro carattere primordiale e tellurico. Sono motivi che toccano le corde più profonde della sensibilità dell'artista, come rivelano le diverse interpretazioni che questa mostra permette di ammirare: dalle drammatiche Donne, uccelli dipinte su grandi tele e carte, alle Donne in bronzo e in ceramica, essenziali ed enigmatiche come idoli primitivi, fino agli assemblaggi che integrano materiali sempre nuovi. Ancora in tarda età Miró continua infatti a misurarsi con originali procedimenti operativi, alla ricerca di nuovi traguardi espressivi, di cui è un esempio emblematico il ciclo di opere intitolato Sobreteixim (1972-73). La mostra si chiude con un capolavoro della tarda maturità esposto in rarissime occasioni, Figure e uccelli nella notte (1974) del Centre Pompidou, un immenso murale su tela dipinto con una pennellata gestuale, che evoca la palpitazione oscura della notte e la potenza misteriosa dei principi vitali della natura nella loro incessante trasformazione. Mostra a cura di Tomàs Llorens, organizzata da Ferrara Arte in collaborazione con il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, il Comune di Ferrara, la Provincia di Ferrara, la Regione Emilia-Romagna, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara e la Cassa di Risparmio di Ferrara. Orario: aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso, dalla domenica al giovedì dalle 9.00 alle 20.00, venerdì e sabato 9.00 alle 22.00. Aperto anche 23 e 24 marzo, 25 aprile e 1 maggio Ingresso: intero E 10.00, ridotto E 8.00, scuole E 4.00 Catalogo edito da Ferrara Arte Editore, a cura di Tomàs Llorens, con testi di Tomàs Llorens e Marta Ruiz del Árbol Per informazioni e prenotazioni: Call Center Ferrara Mostre e Musei: tel. 0532.244949, fax 0532.203064 e-mail: diamanti@comune.fe.it, WS: www.palazzodiamanti.it Miró: la terra Ferrara, Palazzo dei Diamanti 17 febbraio - 25 maggio 2008 Palazzo dei Diamanti apre la stagione del 2008 con un'importante mostra dedicata ad uno dei grandi protagonisti dell'arte moderna: Joan Miró. La rassegna ripercorre l'intera parabola creativa dell'artista catalano, offrendo l'occasione di riscoprire il ruolo che essa ha avuto nello sviluppo di importanti correnti del Novecento e gettando nuova luce su alcuni aspetti della sua ricerca sinora trascurati. Mirò: la terra, organizzata da Ferrara Arte e dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, è la prima esposizione internazionale ad indagare, in modo sistematico, il legame dell'artista con la terra nello sviluppo del suo immaginario e della sua arte. Miró è interessato al tema della terra nelle sue più ampie accezioni e simbologie e coltiva una serie di ricerche centrali nella sua produzione artistica come, ad esempio, quelle sulla raffigurazione del mondo rurale e contadino, sui temi della sessualità e della fertilità, sul culto delle origini, sulla metamorfosi e l'aldilà, sull'eterno susseguirsi di vita e morte e sull'esaltazione della materia e dei materiali che compongono l'opera. La rassegna, a cura di Tomàs Llorens, esplora attraverso una sequenza di sezioni tematico-cronologiche l'affascinante intrecciarsi di questi motivi nell'opera dell'artista e ne offre inedite chiavi di lettura. A tal fine è stata riunita un'ampia selezione di opere - dipinti, sculture, collage, assemblaggi, disegni, litografie - provenienti dalle più prestigiose collezioni pubbliche e private del mondo, che permette di seguire la carriera di Miró dagli esordi agli ultimi anni trascorsi nella casa-atelier di Palma di Maiorca. Ad aprire il percorso di mostra sono le opere realizzate tra il 1918 e il 1921 a Montroig - località del sud della Catalogna dove la famiglia Miró aveva una residenza - che testimoniano la rivelazione del mondo rurale. Dai paesaggi di questi anni, inconfondibili nel loro stile per l'esecuzione lenta e minuziosa dei dettagli, traspare quell'interesse dichiarato dall'artista per «la calligrafia d'un albero o delle tegole di un tetto, foglia per foglia, ramo per ramo, filo d'erba per filo d'erba». La prima sezione si chiude con un'opera emblematica e un punto d'arrivo di questa fase iniziale di ricerca, La contadina del Centre Pompidou di Parigi, dove la stilizzazione dei particolari dona alla scena un carattere irreale. Con il trasferimento a Parigi ed il fecondo incontro con l'ambiente dell'avanguardia francese, Miró dà vita ad una nuova tipologia di dipinti, nei quali il paesaggio rurale si trasfigura in esperienza vissuta, restituita attraverso la forza evocativa della memoria e della dimensione onirica. Nel capolavoro assoluto di questa fase, il Paesaggio catalano (Il cacciatore) (1923-24) del MoMA di New York, l'elemento terrestre perde la concretezza tipica delle opere precedenti per diventare uno spazio per così dire "mitico", abitato da figure archetipiche. In seguito, la ricerca delle origini e il ruolo della memoria - amplificato dall'esperienza condotta a fianco dei surrealisti - conducono il maestro catalano alla creazione di paesaggi di grande formato nei quali prende forma un personale mito della genesi: tra di essi spicca uno dei prestiti più rilevanti di questa mostra, il Paesaggio (La lepre) del Solomon Guggenheim Museum di New York. Il nucleo centrale della rassegna è dedicato ad alcune importantissime sequenze di opere degli anni 1929-36: esse rivelano la portata rivoluzionaria della sperimentazione condotta dall'artista in questa fase, che investe forme, temi, tecniche, materiali e supporti, e che costituisce una premessa fondamentale alla multiforme produzione del secondo dopoguerra. I collages, gli assemblaggi e le opere tridimensionali con i quali Miró si cimenta tra il 1929 e il 1931 - come Oggetto del MOMA di New York - sono l'esito di una profonda riflessione sulle componenti dell'opera d'arte. Il motivo della terra risveglia infatti nell'artista un nuovo interesse per i materiali, scelti ed associati con assoluta libertà e raffinata ironia, che divengono componenti fondamentali del suo lessico, lasciando in secondo piano la pittura. Nella successiva serie di opere degli anni 1934-36, ispirate al tema della fertilità e al mito di Plutone, signore del regno sotterraneo degli Inferi, l'indagine dell'artista è invece focalizzata sull'elaborazione di nuove soluzioni pittoriche. Miró lavora su supporti inusuali, come le lastre di rame, e utilizza una gamma cromatica accesissima, raggiungendo esiti di straordinaria brillantezza ed espressività. Un posto di rilievo è poi riservato alla serie di dipinti su masonite realizzati durante il soggiorno a Montroig nell'estate del 1936, originalissimo traguardo di questa stagione di intensa sperimentazione tecnica e di ricerca sui materiali estranei alla pittura. Come evidenzia il Dipinto proveniente dal Museo Thyssen-Bornemisza, l'artista aggredisce la superficie bruna del supporto con materiali grezzi, che vanno dai bianchi e rossi ad olio al catrame e alla sabbia, lasciandone ampie porzioni scoperte. Nel periodo che segue lo scoppio del secondo conflitto mondiale Miró fa ritorno alla sua terra. Le opere di questi anni cupi si contraddistinguono per la presenza di figure, spesso alate, che sembrano evocare le Eumenidi, le "antiche dee" di Eschilo malinconiche e ostili. Un'importante sequenza di prestiti internazionali - tra i quali la Donna della Fondazione Joan Miró di Barcellona e il Dipinto del Van Abbemuseum di Eindhoven - documenta la produzione polimorfica e polimaterica degli anni Cinquanta. In questa fase il lavoro di Miró torna a orientarsi, con rinnovata audacia e forza espressiva, verso l'esaltazione della materia e dei materiali che compongono l'opera, dando vita a soluzioni formali inedite che lo pongono in diretto rapporto con la generazione dell'Informale. A chiudere il percorso di mostra sono i lavori realizzati, a partire dal 1956, nel nuovo atelier di Palma di Maiorca, che testimoniano un'ulteriore evoluzione nell'arte di Miró. Egli adotta frequentemente il formato monumentale e s'innamora di nuovi materiali, come i tessuti, con i quali sperimenta originali procedimenti operativi con risultati sorprendenti. Ne fanno fede il Personaggio armato di lancia e di scudo, realizzato in legno e lana, proveniente dalla Fundaciò Pilar i Joan Miró di Palma di Maiorca o il Sobreteixim 16, collezionato dalla Galleria Maeght di Parigi, una sorta di arazzo primitivo, sul quale brulica una foresta di segni e di elementi eterogenei dai colori violentissimi. Sono opere straordinarie, vere e proprie riflessioni figurative, ironiche e drammatiche ad un tempo, che il maestro, ormai anziano, conduce sul tema del ciclo della vita e dell'eterno trasformarsi della materia. Informazioni Mostra a cura di Tomàs Llorens, organizzata da Ferrara Arte in collaborazione con il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid. Orario: aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso, dalla domenica al giovedì dalle 9.00 alle 20.00, venerdì e sabato 9.00 alle 22.00 Aperto anche 23 e 24 marzo, 25 aprile e 1 maggio Ingresso: intero E 10.00, ridotto E 8.00, scuole E 4.00 Catalogo edito da Ferrara Arte Editore, a cura di Tomàs Llorens, con testi di Tomàs Llorens e Marta Ruiz del Arbol Per informazioni e prenotazioni: Call Center Ferrara Mostre e Musei: tel. 0532.244949, fax 0532.203064, e-mail: diamanti@comune.fe.it, WS: www.palazzodiamanti.it
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