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Fonte:
Ufficio Stampa del Festival Acqua di terra Terra di luna Scheda Evento
Festival Acqua di terra/Terra di luna 2012 Direzione Artistica: Stefano Randisi ed Enzo Vetrano Con il contributo di: Assessorati alla Cultura dei Comuni di Imola, Borgo Tossignano, Direzione tecnica: Massimiliano Buldrini - T.I.L.T. Eccoci giunti alla dodicesima ed ultima edizione del Festival Acqua di terra / Terra di luna: la più ridotta nell'arco di tempo e numero di serate, interamente concentrata in un lungo fine settimana. Il programma si apre con i due spettacoli conclusivi dei laboratori offerti a giovani e appassionati di musica e di teatro della Vallata del Santerno, condotti rispettivamente da Francesco "Fry" Moneti dei Modena City Ramblers e dall'attore e regista Marco Manchisi, e prosegue con due spettacoli teatrali di grande impatto emotivo: Italianesi di Saverio La Ruina e Totò e Vicé di Enzo Vetrano e Stefano Randisi. Anche quest' anno il filo conduttore che lega le quattro serate sarà un tema contingente: il disagio. Disagio individuale, generazionale, sociale, storico. E in effetti, in ognuno di questi spettacoli è racchiuso un po' del nostro disagio che oggi ci fa decidere che questa bella esperienza si è conclusa. Per dodici anni abbiamo sviluppato un progetto culturale fatto di teatro, musica, formazione, ricerca, incontri, sperimentazione e produzione che ha avuto nel pubblico e nei partecipanti ai laboratori la sua forza di penetrazione nel territorio. Con questa edizione si chiude un ciclo, ma vogliamo sperare di aver seminato qualcosa che rimarrà nella memoria di chi lo ha vissuto e che potrà generare nuove, appassionanti avventure. Grazie a tutti coloro che hanno sostenuto, apprezzato e incoraggiato le nostre scelte e a tutti coloro che lo hanno reso possibile partecipando col loro aiuto al nostro lavoro. Stefano Randisi IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL 2012
"Io non so come stare"
"La pietra dello scandalo - Una notte nel teatro dell'albergo" Con Aurelio Bernardo, Massimo Dalpozzo, Primo Fabbioni, Cristina Gallingani,
Scena Verticale musiche originali eseguite dal vivo Roberto Cherillo, disegno luci Dario De Luca,
Diablogues/Compagnia Vetrano - Randisi regia ed interpretazione di Enzo Vetrano e Stefano Randisi Informazioni tecniche: Inizio spettacoli: ore 21.45 Per informazioni: Tel. 328 6839488 APPROFONDIMENTO SUGLI SPETTACOLI Mercoledì 25 luglio ore 21.45 - Borgo Tossignano - Lungofiume spiaggetta "Io non so come stare" Con Una circumnavigazione sulla musica ispirata ai temi del disagio, della crisi e al loro contrario, il benessere e la soddisfazione. Un viaggio emozionale di esplorazione e di ricerca tra esperienze musicali contemporanee o del passato e le proposte artistiche del gruppo. Un arrangiamento di brani provenienti da emisferi musicali differenti amalgamati secondo le sensibilità dei partecipanti al laboratorio, protagonisti attraverso i loro strumenti di un unico magma sonoro sapientemente orchestrato dal polistrumentista, arrangiatore e producer Francesco Moneti. Francesco "Fry" Moneti dei Modena City Ramblers Polistrumentista, arrangiatore, produttore, endorser di violini, chitarre ed amplificatori, inizia la sua carriera musicale ad Arezzo formando il gruppo folk Casa del vento (1991 - freschi di collaborazione con Patti Smith), band con la quale tuttora suona sia live che in studio. In pianta stabile dei Modena City Ramblers dal 1996, è attivissimo anche fuori della band, tanto da diventare in pochi anni uno dei più richiesti strumentisti del genere folk rock in Italia. Tra le sue numerosissime collaborazioni si ricordano: Omar Pedrini, Tosca, Cristina Donà, 'A67, Bandabardò, Lou Dalfin, Luca Morino (Mau mau), Almamediterranea. In veste di insegnante collabora con la scuola di Arezzo Wave. Giovedì 26 luglio ore 21.45 - Imola - Teatro Lolli (Via Caterina Sforza, 3) "La pietra dello scandalo - Una notte nel teatro dell'albergo" Con video Dante Manchisi Il signor August va a riposare in un albergo per riflettere sulla sua ultima sceneggiatura. Qui incontra casualmente gli attori di alcune sue commedie e con loro immagina di girare un film per raccontare la sua vita e quella dei suoi personaggi. Così la scena e la vita si mescolano e la commedia si confonde con una realtà grottesca e crudele, dove una comunità, per regolare la sua armonia ed uscire dalla crisi, impone vittime sacrificali, capri espiatori. Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera. (Giovanni, 11, 49-50). Questo lavoro nasce dall'intento di approfondire alcune tracce tematiche che affiorano ripetutamente in diverse commedie e negli scritti privati del grande scrittore svedese August Strindberg. Un'esplorazione intorno alla sua scrittura, così fortemente innovativa per il teatro europeo di fine '800. Il tema dell'indipendenza femminile nei confronti di una società maschilista che riconosceva alla donna solo la sua capacità di essere riproduttivo e governante di casa, oppure il tema del tormentato matrimonio all'interno di un cattolicesimo soffocante sotto il quale si giustificavano atti deplorevoli, ritornano ciclicamente ed in modo ossessivo a ricalcare la vita privata dell'autore, come emerge soprattutto dalle lettere indirizzate alle sue mogli. La donna intesa dunque come essere inferiore e vista nel suo intento liberatorio come mostro, strega, unica colpevole per le angosce represse dell'uomo, intrappolato tra la sua incompletezza spirituale e l'affermazione di principi materialisti. Ci siamo ispirati alle commedie di Strindberg La sposa da corona, La signorina Julie, I camerati, La più forte. Con il sacro, come con il fuoco, non si può scherzare: è comunque più forte di noi. Ne dipendiamo, nel bene e nel male, senza scampo. Siamo cioè presi, volenti o nolenti, in un doppio vincolo: se ci avviciniamo troppo, la sua fiamma accende i nostri cuori caricandoli di "buone ragioni" capaci di farci commettere i delitti più atroci verso persone, popoli, interi ecosistemi; se ce ne allontaniamo, nel nostro cuore scende il gelo dell'indifferenza, dell'implosione del senso comune, della frammentazione relazionale e sociale. Nessun Dio, né nessun essere umano, ci saprà mai suggerire la giusta distanza da quel fuoco, una volta per tutte la fatidica "uscita dalla crisi". Trovare quella giusta distanza, in questo nostro tempo post-evangelico, è un compito che tocca a noi, insieme, contesto per contesto, momento per momento, fraternamente, sapendo da prima che lungo il cammino che tracciamo camminando, sbaglieremo con certezza la misura, o per un verso o per l'altro. Per eccesso di rigore o per eccesso di innovazione. E che ci toccherà saper essere molto compassionevoli con noi stessi, ancor prima che tra noi: una sfida insieme radicale e affascinante alla nostra creatività intellettuale, affettiva e sociale. René Girard Il progetto di approfondimento su Strindberg è iniziato a novembre 2012 in collaborazione con T.I.L.T. (Trasgressivo Imola Laboratorio Teatro) ed è proseguito da giugno con il sostegno del Festival Acqua di terra / Terra di luna consolidandosi in forma di spettacolo teatrale, sempre grazie al prezioso spazio del Teatro Lolli gestito da T.I.L.T. Marco Manchisi Si è formato con Antonio Neiwiller e Leo de Berardinis e ha recitato, tra gli altri, con Alessandro Benvenuti, Toni Servillo, Enzo Moscato. È stato attore nella compagnia di Luca De Filippo. Nei suoi spettacoli rilegge alcuni classici come Shakespeare, Euripide, Pinter e approfondisce l'arte della maschera, in particolare quella di Pulcinella. Tra i suoi lavori più recenti: Il Fantoccio (2009), Processo a Pulcinella (2008), Il Corpo di Totò (2005), spettacoli di cui è regista e interprete. Come attore in teatro ha lavorato negli ultimi anni in Les estivants con la regia di Eric Lacascade (2010), Il Malato immaginario con la regia di Teresa Ludovico (2009), Le voci di dentro con la regia di Francesco Rosi (2006 - 2007 - 2008). Tra i film nei quali è stato attore: Napoli Napoli Napoli (2010) di Abel Ferrara, Marcello Marcello (2007) di Denis Rabaglia, Il resto di niente (2002) di Antonietta De Lillo presentato al Festival di Venezia 2004, SUD di Gabriele Salvatores (1993), Morte di un matematico napoletano di Mario Martone (II premio al Festival di Venezia 1992). Venerdì 27 luglio ore 21.45 - Borgo Tossignano - Molino dell'ospedale (Via Codrignano, 1) Scena Verticale musiche originali eseguite dal vivo Roberto Cherillo, disegno luci Dario De Luca, Esiste una tragedia inaudita, rimossa dai libri di storia, consumata fino a qualche giorno fa a pochi chilometri dalle nostre case. Alla fine della seconda guerra mondiale, migliaia di soldati e civili italiani rimangono intrappolati in Albania con l'avvento del regime dittatoriale, costretti a vivere in un clima di terrore e oggetto di periodiche e violente persecuzioni. Con l'accusa di attività sovversiva ai danni del regime la maggior parte viene condannata e poi rimpatriata in Italia. Donne e bambini vengono trattenuti e internati in campi di prigionia per la sola colpa di essere mogli e figli di italiani. Vivono in alloggi circondati da filo spinato, controllati dalla polizia segreta del regime, sottoposti a interrogatori, appelli quotidiani, lavori forzati e torture. In quei campi di prigionia rimangono quarant'anni, dimenticati. Come il "nostro" che vi nasce nel 1951 e vive quarant'anni nel mito del padre e dell'Italia che raggiunge nel 1991 a seguito della caduta del regime. Riconosciuti come profughi dallo Stato italiano, arrivano nel Belpaese in 365, convinti di essere accolti come eroi, ma paradossalmente condannati ad essere italiani in Albania e albanesi in Italia. Ispirato a storie vere. Testo selezionato per il progetto Face à Face/Parole d'Italia per scene di Francia. La prima stesura del testo è giunta nella cinquina dei finalisti al Premio Riccione per il Teatro 2011. Lo spettacolo è stato trasmesso in diretta radiofonica nell'ambito di Radio 3 in Festival il 13 aprile 2012. Ho cominciato a ricordare che in questo posto dove non c'era mai nessuno mi sedevo a terra al tramonto e stavo. Ho cominciato a ricordare che guardavo in cielo e aspettavo. Aspettavo aspettavo fino a quando non passava un aeroplano. "Ma vai a sapere sta gente dove va?", pensavo. Pensavo come può pensare un bambino che non aveva mai visto niente del mondo. "Vai a sapere che si prova a stare in cielo?". Ho cominciato a ricordare che quando l'aeroplano era sparito dall'orizzonte, chiudevo gli occhi e l'aeroplano tornava un'altra volta indietro nella mente, stringevo gli occhi più forte e mi potevo vedere pure dentro all'aeroplano, che poi non sapendo com'era fatto me lo pensavo tale e quale a un postale, ma proprio tale e quale, con l'autista allo sterzo che fumava e la gente attorno a fare domande: "Ma quando arriviamo?". "Oggi è un poco fuori orario, però, eh". "Non le potresti prendere più piano quelle curve per favore che mi toccano lo stomaco?". Me lo pensavo proprio come quei postali con quelle signore anziane che danno sempre fastidio all'autista: "Io dovrei scendere un poco poco prima della fermata, me lo faresti il piacere di farmi scendere proprio davanti alla Esso?". Pensavo che dietro a sta signora anziana ci stavano seduti mamma e papà, che papà era finalmente tornato dall'Italia, era tornato in Albania ed era venuto a pigliarci. E approfittando di un momento che la signora anziana stava zitta, che finalmente quelle curve lo stomaco gliel'avevano toccato, ho fatto a papà: "Papà, dove andiamo?". "Eh", fa lui, "andiamo nel posto più bello del mondo". "E qual è sto posto più bello del mondo?", facevo io. "L'Italia". "E com'è st'Italia?". "Eh, è un posto bellissimo l'Italia", faceva lui. Gli facevo tutte quelle domande ingenue che può fare un bambino che non aveva mai visto niente del mondo. "E perché è un posto bellissimo?". "Ma perché in Italia ci sono le città più belle del mondo: Firenze, Roma, Venezia. Non c'è cosa più bella che essere italiani". "E perché non c'è cosa più bella che essere italiani?", facevo io. "Ma perché in Italia siamo tutti pittori, musicisti, cantanti". Al punto che quando poi siamo tornati veramente in Italia, scendendo a Roma dal treno io m'aspettavo un'orchestra, con la gente che suonava ballava e cantava. E invece non suonava e ballava nessuno, e tantomeno cantava nessuno, anzi c'hanno tenuti bloccati cinque giorni in questura e zitti, e se reclamavamo ci guardavano pure storto e zitti lo stesso. "Ma guarda st'albanesi...", dicevano i poliziotti. "Non c'è cosa più bella che essere italiani", diceva papà. Saverio La Ruina Saverio La Ruina si diploma come attore alla Scuola di Teatro di Bologna diretta da Alessandra Galante Garrone e lavora, tra gli altri, con Leo de Berardinis e Remondi & Caporossi. è tra i giovani registi selezionati agli atelier di regia condotti da Eimuntas Nekrosius per La Biennale di Venezia nelle edizioni 1999 e 2000. Fonda a Castrovillari, insieme a Dario De Luca, la compagnia Scena Verticale, con la quale vince il Premio Giuseppe Bartolucci 2001 e il Premio della Critica Teatrale 2002 assegnato dall'Associazione Nazionale dei Critici Teatrali. Nel 2005, un suo testo, Kitsch Hamlet, ottiene una segnalazione al Premio Ugo Betti per la drammaturgia. Nel 2006 debutta al festival Bella Ciao di Roma con lo spettacolo Dissonorata col quale vince due Premi UBU 2007: "migliore attore protagonista" e "miglior testo italiano", cui si aggiungono una nomination nel 2007 al "Premio Eti - Gli Olimpici del Teatro" per la categoria "migliore interprete di monologo" e una segnalazione speciale nel 2008 al Premio Ugo Betti per la drammaturgia. Nel 2009 debutta al Teatro India di Roma con lo spettacolo la Borto col quale vince il Premio UBU 2010 per il "miglior testo italiano" (oltre a una nomination come "migliore attore protagonista"). Nel 2010 vince il Premio Hystrio alla drammaturgia. Nel 2011 debutta al Teatro India di Roma con lo spettacolo Italianesi: l'ultima stesura del testo è nella cinquina dei finalisti al Premio Riccione per il Teatro 2011. È direttore artistico, insieme a Dario De Luca, di Primavera dei Teatri, festival sui nuovi linguaggi della scena contemporanea. www.scenaverticale.it Sabato 28 luglio ore 21.45 - Imola - Anfiteatro Via Serraglio, 1 (area Ex Conor) Diablogues/Compagnia Vetrano - Randisi regia ed interpretazione di Enzo Vetrano e Stefano Randisi Enzo Vetrano e Stefano Randisi hanno all'attivo una trentennale collaborazione sul palcoscenico, nella scrittura e nella guida degli attori. La complementarietà, la dialettica, il confronto, sono la forma che hanno scelto per esprimere la loro poetica, che vive quindi in una doppia identità, sovrapponibile e contraria. In questa direzione hanno creato diversi spettacoli con due personaggi in scena che sono uno lo specchio dell'altro: diversi anni fa sono stati Uno e Due in Diablogues e poi Milton e Camoens in Beethoven nei campi di barbabietole, due testi di Roland Dubillard, e prima ancora erano stati Calvato e Capillato, in una loro riscrittura del De Rerum Natura. Da qualche tempo si sono incontrati con Totò e Vicé, poetici clochard nati dalla fantasia di Franco Scaldati, poeta, attore e drammaturgo palermitano, e nelle loro parole, nei loro gesti, nei loro pensieri, nei loro giochi si sono subito ritrovati, traducendo e reinterpretando i loro dialoghi fantastici e le loro domande surreali. Totò e Vicé sono legati da un'amicizia reciproca assoluta e vivono di frammenti di sogni che li fanno stare in bilico tra la natura e il cielo, in un tempo imprendibile tra passato e futuro, con la necessità di essere in due, per essere. Enzo Vetrano e Stefano Randisi Attori, autori e registi teatrali, Enzo Vetrano e Stefano Randisi lavorano insieme dal 1976. Col Teatro Daggide di Palermo, loro città d'origine, hanno condiviso fino al 1982 l'esperienza formativa del teatro di gruppo, orientando la propria ricerca verso il teatro d'attore, l'improvvisazione e la drammaturgia collettiva. In seguito hanno formato e diretto per dieci anni una compagnia all'interno della Cooperativa Nuova Scena - Teatro Stabile di Bologna. Nel 1995 hanno fondato l'Associazione Culturale Diablogues, che spazia da produzioni di spettacoli di ricerca teatrale e musicale alla didattica, da collaborazioni e consulenze artistiche alla progettazione e realizzazione di festival, rassegne ed eventi teatrali unici, con allestimenti in luoghi di particolare interesse artistico e culturale. Dal 1999 una creativa e fruttuosa collaborazione con Le Belle Bandiere e col Teatro de Gl'Incamminati di Milano ha avviato uno studio sui testi classici, che ha fatto conoscere e apprezzare il lavoro di ricerca teatrale di Vetrano e Randisi anche in circuiti e teatri di tradizione. Dal 2001 sono i direttori artistici del Festival Acqua di terra / Terra di luna che si svolge nel mese di luglio lungo la vallata del Santerno. Nelle ultime stagioni i due registi hanno formato una nuova compagnia di attori con cui continua il lavoro sui classici - in particolare del teatro pirandelliano - in coproduzione col Teatro Stabile di Sardegna e col Teatro Comunale di Imola. Vetrano e Randisi sono presenti nel Dizionario dello Spettacolo del Novecento edito nel 1998 da Baldini e Castoldi. Nel maggio 2010 Vetrano e Randisi vincono il premio speciale dell'Associazione Nazionale dei Critici di Teatro e della rivista Hystrio per la stagione 2009-2010. Nel settembre 2011 I giganti della montagna, regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi, vince il Premio Le Maschere del teatro italiano (ex Premio E.T.I. Olimpici del Teatro) per il miglior spettacolo di prosa dell'anno. www.diablogues.it Ufficio stampa Festival Acqua di terra/Terra di luna 2012 Spettacoli teatrali dal 25 al 28 luglio nei Comuni di Imola e Borgo Tossignano (Bo) Con il contributo di: Assessorati alla Cultura dei Comuni di Imola, Borgo Tossignano, Sponsor: Con.Ami, Confesercenti, Mela Imola Direzione tecnica: Massimiliano Buldrini - T.I.L.T. Eccoci giunti alla dodicesima ed ultima edizione del Festival Acqua di terra / Terra di luna: la più ridotta nell'arco di tempo e numero di serate, interamente concentrata in un lungo fine settimana. Il programma si apre con i due spettacoli conclusivi dei laboratori offerti a giovani e appassionati di musica e di teatro della Vallata del Santerno, condotti rispettivamente da Francesco "Fry" Moneti dei Modena City Ramblers e dall'attore e regista Marco Manchisi, e prosegue con due spettacoli teatrali di grande impatto emotivo: Italianesi di Saverio La Ruina e Totò e Vicé di Enzo Vetrano e Stefano Randisi. Anche quest' anno il filo conduttore che lega le quattro serate sarà un tema contingente: il disagio. Disagio individuale, generazionale, sociale, storico. E in effetti, in ognuno di questi spettacoli è racchiuso un po' del nostro disagio che oggi ci fa decidere che questa bella esperienza si è conclusa. Per dodici anni abbiamo sviluppato un progetto culturale fatto di teatro, musica, formazione, ricerca, incontri, sperimentazione e produzione che ha avuto nel pubblico e nei partecipanti ai laboratori la sua forza di penetrazione nel territorio. Con questa edizione si chiude un ciclo, ma vogliamo sperare di aver seminato qualcosa che rimarrà nella memoria di chi lo ha vissuto e che potrà generare nuove, appassionanti avventure. Grazie a tutti coloro che hanno sostenuto, apprezzato e incoraggiato le nostre scelte e a tutti coloro che lo hanno reso possibile partecipando col loro aiuto al nostro lavoro. Stefano Randisi L'edizione 2012 del Festival conclude un'appassionante storia durata 12 anni... 2001
2002
2003
2004
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IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL 2012 Mercoledì 25 luglio ore 21.45 - Borgo Tossignano - Lungofiume spiaggetta Giovedì 26 luglio ore 21.45 - Imola - Teatro Lolli (Via Caterina Sforza, 3) Venerdì 27 luglio ore 21.45 - Borgo Tossignano - Molino dell'ospedale (Via Codrignano, 1) Sabato 28 luglio ore 21.45 - Imola - Anfiteatro (Via Serraglio, 1 area Ex Conor) Informazioni tecniche: Per informazioni: Tel. 328 6839488 APPROFONDIMENTO SUGLI SPETTACOLI Mercoledì 25 luglio ore 21.45 - Borgo Tossignano - Lungofiume spiaggetta "Io non so come stare" Con Una circumnavigazione sulla musica ispirata ai temi del disagio, della crisi e al loro contrario, il benessere e la soddisfazione. Un viaggio emozionale di esplorazione e di ricerca tra esperienze musicali contemporanee o del passato e le proposte artistiche del gruppo. Un arrangiamento di brani provenienti da emisferi musicali differenti amalgamati secondo le sensibilità dei partecipanti al laboratorio, protagonisti attraverso i loro strumenti di un unico magma sonoro sapientemente orchestrato dal polistrumentista, arrangiatore e producer Francesco Moneti. Francesco "Fry" Moneti dei Modena City Ramblers Giovedì 26 luglio ore 21.45 - Imola - Teatro Lolli (Via Caterina Sforza, 3) "La pietra dello scandalo - Una notte nel teatro dell'albergo" Con Il signor August va a riposare in un albergo per riflettere sulla sua ultima sceneggiatura. Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera. (Giovanni, 11, 49-50). Questo lavoro nasce dall'intento di approfondire alcune tracce tematiche che affiorano ripetutamente in diverse commedie e negli scritti privati del grande scrittore svedese August Strindberg. Un'esplorazione intorno alla sua scrittura, così fortemente innovativa per il teatro europeo di fine '800. Il tema dell'indipendenza femminile nei confronti di una società maschilista che riconosceva alla donna solo la sua capacità di essere riproduttivo e governante di casa, oppure il tema del tormentato matrimonio all'interno di un cattolicesimo soffocante sotto il quale si giustificavano atti deplorevoli, ritornano ciclicamente ed in modo ossessivo a ricalcare la vita privata dell'autore, come emerge soprattutto dalle lettere indirizzate alle sue mogli. La donna intesa dunque come essere inferiore e vista nel suo intento liberatorio come mostro, strega, unica colpevole per le angosce represse dell'uomo, intrappolato tra la sua incompletezza spirituale e l'affermazione di principi materialisti. Ci siamo ispirati alle commedie di Strindberg La sposa da corona, La signorina Julie, I camerati, La più forte. Con il sacro, come con il fuoco, non si può scherzare: è comunque più forte di noi. Ne dipendiamo, nel bene e nel male, senza scampo. Siamo cioè presi, volenti o nolenti, in un doppio vincolo: se ci avviciniamo troppo, la sua fiamma accende i nostri cuori caricandoli di "buone ragioni" capaci di farci commettere i delitti più atroci verso persone, popoli, interi ecosistemi; se ce ne allontaniamo, nel nostro cuore scende il gelo dell'indifferenza, dell'implosione del senso comune, della frammentazione relazionale e sociale. Nessun Dio, né nessun essere umano, ci saprà mai suggerire la giusta distanza da quel fuoco, una volta per tutte la fatidica "uscita dalla crisi". Trovare quella giusta distanza, in questo nostro tempo post-evangelico, è un compito che tocca a noi, insieme, contesto per contesto, momento per momento, fraternamente, sapendo da prima che lungo il cammino che tracciamo camminando, sbaglieremo con certezza la misura, o per un verso o per l'altro. Per eccesso di rigore o per eccesso di innovazione. E che ci toccherà saper essere molto compassionevoli con noi stessi, ancor prima che tra noi: una sfida insieme radicale e affascinante alla nostra creatività intellettuale, affettiva e sociale. René Girard Il progetto di approfondimento su Strindberg è iniziato a novembre 2012 in collaborazione con T.I.L.T. (Trasgressivo Imola Laboratorio Teatro) ed è proseguito da giugno con il sostegno del Festival Acqua di terra / Terra di luna consolidandosi in forma di spettacolo teatrale, sempre grazie al prezioso spazio del Teatro Lolli gestito da T.I.L.T. Marco Manchisi Venerdì 27 luglio ore 21.45 - Borgo Tossignano - Molino dell'ospedale (Via Codrignano, 1) Scena Verticale musiche originali eseguite dal vivo Roberto Cherillo, disegno luci Dario De Luca, Esiste una tragedia inaudita, rimossa dai libri di storia, consumata fino a qualche giorno fa a pochi chilometri dalle nostre case. Ho cominciato a ricordare che in questo posto dove non c'era mai nessuno mi sedevo a terra al tramonto e stavo. Ho cominciato a ricordare che guardavo in cielo e aspettavo. Aspettavo aspettavo fino a quando non passava un aeroplano. "Ma vai a sapere sta gente dove va?", pensavo. Pensavo come può pensare un bambino che non aveva mai visto niente del mondo. "Vai a sapere che si prova a stare in cielo?". (dal testo) Saverio La Ruina Sabato 28 luglio ore 21.45 - Imola - Anfiteatro Via Serraglio, 1 (area Ex Conor) Diablogues/Compagnia Vetrano - Randisi regia ed interpretazione di Enzo Vetrano e Stefano Randisi Enzo Vetrano e Stefano Randisi hanno all'attivo una trentennale collaborazione sul palcoscenico, nella scrittura e nella guida degli attori. La complementarietà, la dialettica, il confronto, sono la forma che hanno scelto per esprimere la loro poetica, che vive quindi in una doppia identità, sovrapponibile e contraria. Enzo Vetrano e Stefano Randisi Ufficio stampa
Data ultimo aggiornamento 17/07/2012 10:42:31
Inserito da Cinzia
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