La festa di S. Antonio Programma completo La festa ricade il 17 gennaio e viene procrastinata al sabato successivo. Essa dura 3 giorni ed ha inizio il sabato con l'accensione del falò (ò fucarone) subito dopo la messa serale. Il falò viene acceso contemporaneamente in tutti i quartieri dopo un segnale: tre spari di fuochi d'artificio. Le popolazioni antiche celebravano il fuoco collettivamente con danze e canti eseguiti intorno ad esso. Queste manifestazioni tipiche delle civiltà contadine avevano lo scopo di ottenere dal fuoco le sue virtù: la purificazione e l'energia vitale. Fin dai tempi antichi si è usato accendere il falò per girarci intorno, ed è stato considerato essenziale per la crescita dei raccolti, il benessere degli uomini e delle bestie. Forse sono proprio questi i motivi che spiegano la presenza nella tradizione di Cicciano del falò acceso con la legna ottenuta dalla potatura delle piante in autunno e che viene legata in piccoli fasci ('e fascine). Intorno al falò si trascorre la serata ballando, cantando e arrostendo salsicce che vengono consumate con panini e un buon bicchiere di vino. Anche se solo simbolicamente vengono, così come accadeva tanto tempo fa, preparate le patate alla brace. La domenica mattina inizia la processione che viene accompagnata da fuochi pirotecnici organizzati dai vari comitati rionali. La domenica sera dinanzi alla chiesa vengono venduti all'asta i prodotti tipici locali che sono stati raccolti dal carro di San Antonio in giro per le strade del paese. Il lunedì, ultimo giorno della festa, continua la processione che si conclude con il ritorno della statua di Sant'Antonio in chiesa. Prima dell'ingresso nella chiesa, la statua, portata in spalla dalle persone, viene fatta "ballare" al suono della musica della banda che ha accompagnato il Santo nella processione. La sera si continua la vendita all'asta il cui ricavato viene devoluto per la Festa. I Festeggiamenti in onore di S. Antonio Abate si concludono il lunedì sera con una gara di fuochi d'artificio a colori. Durante i giorni della festa la strada antistante la chiesa viene illuminata con artistiche luminarie ed è percorsa da un enorme folla che si reca in chiesa per onorare il Santo. È usanza per i devoti compiere 3 giri intorno alla chiesa per ricevere la protezione di Sant'Antonio. Fino a non molto tempo fa si usava far compiere i 3 giri anche agli animali domestici per farli proteggere da Sant'Antonio. Tale usanza che stava scomparendo, si è intensificata di nuovo negli ultimi anni. A Cicciano, fino agli anni cinquanta, il Comitato che organizzava la festa comprava un maiale che veniva lasciato libero per le vie del paese e nutrito dal popolo. Questo maialino veniva venduto il giorno della festa e il ricavato serviva per le spese affrontate dal Comitato. L'usanza di girare libero per le strade e fermarsi a mangiare dove capitava ha fatto nascere nella tradizione popolare il detto "Me pare ò puorco e Sant'Antuono" (Mi sembri il maiale di Sant'Antonio) che si dice di una persona che mangia a spese degli altri. Infine, nella nostra tradizione si dice "Sant'Antonio s'annammuraie d'o puorco" (Sant'Antonio si innamorò del maiale) che vuole indicare una persona che si "innamora" di qualcosa ritenuta sgradevole. Nella nostra tradizione il maiale compare, probabilmente, per due motivi. Il primo potrebbe essere quello che vede S. Antonio lottare con il demonio che si presenta a lui sotto forma di maiale. Questi sconfitto dal Santo con l'aiuto di Dio è costretto a vivere al suo fianco. L'altro motivo potrebbe essere ricercato nell'usanza dei monaci di S. Antonio di allevare maiali per ottenere grasso per curare le ustioni e l'herpes zoster. Spesso capitava che questi maiali, contrassegnati da una campanella o dal tau rosso, girassero liberamente per le strade nutriti dal popolo. Un prodotto tipico è il tortano, una ciambella di pane bianco con il quale si addobba anche il Carro di S. Antonio. L'usanza di sfilare per le vie del paese con un carro, inizialmente addobbato con palme e tortani, che raccoglie i prodotti tipici locali offerti dalla popolazione, sembra avere molte similitudini con il carro del Pane che sfilava a Napoli nel Seicento il giorno di S. Antonio e che inaugurava il Carnevale. Infatti alcuni rituali, seppur con forme diverse, si ritrovano sia nel Carro del Pane del '600, che in quello attuale di S. Antonio: addobbo del Carro, prima ad opera dei panettieri, ora ad opera del Comitato Festa e del popolo, sfilata per le vie del paese, distribuzione dei beni (prima offerti gratuitamente dai panettieri, oggi offerti dal Comitato Festa attraverso una vendita all'asta). Il rituale conclusivo della "distribuzione gratuita" sembra avere due significati: quello economico del superamento delle differenze tra classi sociali, anche se per un solo giorno, e quello magico-protettivo del dare gratuitamente con la speranza di ricevere gratuitamente e in tal modo allontanare il male.
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