Tirè al scopeòn
Tra i riti che ancora oggi gli ertani sentono più vivi, c'è quello che si tramanda di anno in anno il giorno del mercoledì delle ceneri.
L'addio al Carnevale e l'inizio della Quaresima - tempo di digiuno, ma anche di freddo e di rigore - celebrano il loro trapasso nella tradizione del "tirè al scopetòn": la farsa popolare parte dal centro di Erto e percorrendo le strette vie del paese tra le case ultracentenarie, giunge in corteo, tra costumi tradizionali e festeggiamenti, fino alla frazione delle Spesse.
Il protagonista principale del rito è l'aringa, lo "scopetòn" come viene chiamata in dialetto il pesce dei poveri, che accompagnato alla polenta preservava le genti di montagna dalla fame (o almeno dava un'idea di conforto).
Il pesce viene legato sopra un vecchio badile e trascinato per le strade come se si trattasse di qualcosa di molto pesante (metafora dell'abbondanza).
Per trascinare tale abbondanza, il badile con sopra la piccola aringa, viene legato da catene e grosse corde mimando una grande fatica ed esorcizzare gli stenti del freddo quaresimale.