150 ANNI DOPO L'UNITÀ
Storie contese, memorie aperte, patrimoni ripensati
Del buon uso del museo
(3-5 giugno 2011)
La Mission del seminario itinerante
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I musei di Cellere, di Itri e Sonnino si avvalgono di una prospettiva antropologica per interpretare il modo in cui l'esperienza del brigantaggio ha trovato declinazione a livello locale: non solo nel passato ma anche nella realtà contemporanea, assai vivace nel rivisitare vicende e personaggi con valenze politiche, interessi economici, attenzioni artistiche e patrimoniali.
La proposta dei tre musei demoetnoantropologici contrasta la consuetudine di semplificare e generalizzare, proprio in tema di brigantaggio, togliendo valore di specificità culturale al nesso tra mondo locale e mondo globale, tra storia e memorie, tra cronaca del passato e social remembering, costruzione nel presente del patrimonio. Il brigantaggio non può essere conosciuto nei suoi caratteri specifici svincolandolo dai contesti particolari che gli diedero sfondo e alimento, ieri come oggi. E tanto meno deve essere confuso con il banditismo, la delinquenza comune o l'illegalismo rurale; manifestazioni che, sebbene somiglianti, non ebbero per ribalta slargata la scena europea, densa di eventi politici e culturali. Dal punto di vista temporale la sua genesi (legata ai moti antifrancesi accesisi in tutta la Penisola verso la fine del XVIII secolo) va ricondotta alla nascita e allo stabilizzarsi di un potere centralizzato, all'affermarsi progressivamente dell'idea di Nazione, alla diffusione di inediti mezzi di comunicazione politica. Quanto al suo declino, esso va colto negli ultimi decenni del XIX secolo (es. in Maremma e in Sicilia) quando, giunta a compimento l'Unità d'Italia, episodi di brigantaggio sembrarono smentire nella nascente opinione pubblica l'dea di una nazione coesa e pacificata, di un controllo definitivo dello Stato sul suo territorio.
Brigantaggio fu nozione inventata, ormai oltre due secoli fa, dai generali francesi per criminalizzare gli insorgenti e venne poi con successo utilizzata per classificare pratiche violente di devianza caratterizzate da un profondo radicamento locale, da forti collusioni intra e inter comunitarie. Proprio per questo motivo i musei di Cellere, di Itri e Sonnino ne descrivono i caratteri specifici cogliendo il manifestarsi di un contropotere locale, una forma di dissenso e di resistenza rispetto a nuove istituzioni ed emergenti egemonie. Ma il "trattamento" dei tre musei non si limita a far conoscere le vicissitudini del passato, anzi documenta e discute, con postura riflessiva, le azioni del presente: quella ridefinizione patrimoniale dell'ethos e dell'epos del brigantaggio che vede protagonisti enti locali, imprese commerciali e lo stesso museo.
Il seminario itinerante coinvolge studiosi di antropologia, storia e architettura, operatori museali e studenti, e prevede che, nel visitare insieme i tre musei e nel condividere relazioni tematiche, attività teatrali e musicali, si realizzi un'esperienza riflessiva e creativa, necessaria per immaginare inediti scenari di progettazione e collaborazione tra i musei e i loro territori. Lo sfondo della ricorrenza del 150° anniversario dell'Unità d'Italia diviene un'occasione per promuovere una discussione slargata sul ruolo strategico che il museo è chiamato a svolgere per rielaborare memorie di eventi cruenti alla luce di processi emergenti e di nuove sensibilità.
In ogni "sosta museale" sono previste presentazioni, visite guidate, relazioni, performance narrative e musicali.