PREMIO ANTONIO FOGAZZARO GIOVANI
Un pomeriggio in festa per la premiazione di giovani e giovanissimi...
Il 26 settembre 2010, alle 16.30, presso l'Aula Magna delle Scuole Medie di Porlezza, uno spettacolo teatrale dal titolo Don Chisciotte , la cerimonia di premiazione dei vincitori delle 3 sezioni del concorso GIOVANI, un saluto del Sindaco Sergio Erculiani e delle autorità, un rinfresco offerto da Zonin e Vinità e la visita all'esposizione dei disegni vincitori e selezionati dei piccoli artisti di Fiabe illustrate .
Dopo 3 anni di attività il Premio letterario Antonio Fogazzaro ha deciso di affiancare al concorso rivolto agli adulti, un concorso interamente dedicato a ragazzi e giovanissimi. Il tema, certamente connesso alle caratteristiche geografiche del territorio nel quale si svolge dal 2008 il Premio, è anche universalmente di grande suggestione e ispirazione: "Storie e fiabe di lago e di acqua".
" Che cosa cela lo specchio scintillante di un lago? Quali richiami esercitano su di noi una fonte, un ruscello, un fiume? Quali fantasie accende la superficie immensa del mare, percorsa dai venti? L'acqua non è soltanto un elemento costitutivo del nostro pianeta, è anche preziosa sorgente di suggestioni, di fantasie. Gli antichi popolavano le acque di creature immaginarie, bellissime o terrificanti... Fiabe, enigmi, miti, storie, leggende..."
Suddiviso in tre sezioni, Fiabe illustrate - dedicataai giovanissimi dai 3 ai 5 anni e ai loro educatori, Fiabe - per i ragazzi dai 6 ai 10 anni assistiti dai loro insegnanti e Racconti -per i giovani dagli 11ai 17 anni, il concorso premierà i selezionati e i vincitori il giorno 26 settembre 2010 a Porlezza.
LA GIURIA composta da scrittori per l'infanzia, insegnanti e operatori del settore: sabella Bocci - Giovanni Caviezel (Presidente) - Velia Chiesa - Valeria Nidola
La premiazione sarà preceduta da uno spettacolo teatrale, Don Chisciotte , prodotto dalla compagnia Teatro in Mostra di Como. Realizzato in collaborazione con l'Assessorato al Turismo della Provincia di Como, sarà evento conclusivo sia del Premio Antonio Fogazzaro 2010 che dei Grandi Eventi di Como.
Il "Don Chisciotte" tratto dal romanzo di Miguel Cervantes Saavedra visto attraverso l'universo artistico di Rubens: due campioni dell'arte e della letteratura barocca che s'incontrano sulle tavole del palcoscenico per dar vita ad un sorprendente adattamento delle avventure del Cavaliere della Mancia!
Regia e adattamento di Eleonora Moro.
Progetto teatrale di Laura Negretti, scenografia di Armando Vairo. Con Marco Ballerini e Laura Negretti.
Ultimo evento della lunga estate del Premio iniziato a Marzo con i concorsi letterari, proseguito per tutto giugno e luglio con numerosi eventi dai concerti alle letture, dai convegni alle proiezioni di film d'autore, da un laboratorio di scrittura di viaggio in affinità con il tema del concorso dedicato quest'anno ai " Viaggi immaginari e viaggi reali" fino alla premiazione dei vincitori delle 2 sezioni adulti: Racconto e Poesia pubblicati in volume edito dalla New Press di Como.
RG Ufficio Stampa di Rossana Galbiati
Teatro in Mostra - Como
Presenta
Don Chisciotte
Dal romanzo di Miguel Cervantes Saavedra
Regia e adattamento
Eleonora Moro
Progetto teatrale
Laura Negretti
Scenografia
Armando Vairo
Con
Marco Ballerini
Laura Negretti
Rubens e Cervantes: " Cavalieri estremi "
Il "Don Chisciotte" di Cervantes visto attraverso l'universo artistico di Rubens: due campioni dell'arte e della letteratura barocca che s'incontrano sulle tavole del palcoscenico per dar vita ad un sorprendente adattamento delle avventure del Cavaliere della Mancia !
Aggettivi come irrazionale, irreale, fantastico, complesso, oscuro, smisurato, frenetico, mutevole, sono di frequente usati per esprimere i caratteri presenti in qualsiasi manifestazione barocca.
Il barocco è spesso accomunato semplicemente al termine "esuberante" mentre la questione è più complessa: non è, infatti, l'esuberanza l'unico tratto necessario e comune a tutte le manifestazioni culturali dell'epoca.
L'autore barocco può lasciarsi trasportare dall'esuberanza o può attenersi ad una severa semplicità, possono, infatti, servire ugualmente ai suoi fini, tuttavia l'uso dell'una o dell'altra, per sembrare Barocco, richiede una sola condizione: che si riproducano la dovizia o la semplicità, all'estremo!
Ne esuberante né semplice di per sé, ma l'uno o l'altro, per ragione di estremismo, per esagerazione!
Ed è proprio qui che si è accesa la nostra scintilla teatrale, in questo Spingersi all'estremo , così legato e connaturato ai presupposti e ai fini del Barocco.
Il nostro pensiero è subito corso al Cavaliere per antonomasia, al Cavaliere estremo, al Cavaliere che il suo stesso padre, Cervantes, chiama Cavaliere all'eccesso: Don Chisciotte!
Protagonista di quella che è l'opera capitale nella produzione romanzesca barocca, (ed il romanzo in epoca barocca ebbe gran fortuna) e che, nel suo stesso titolo, " El ingenioso hidalgo don Quihote de la Mancha" ( "Il fantastico cavaliere don Chisciotte della Mancia" - 1605/15), porta già inscritta la vocazione all'esagerazione.
Ed immediatamente il filo rosso di questo Spingersi all'estremo ci ha condotto verso Rubens : è, infatti, un'impostazione spinta all'estremo quella copiosa dovizia delle cose offerta con incomparabile esuberanza nelle sue tele.
Rubensnon ama le forme "ideali" della bellezza classica, che gli sembrano remote e astratte. I suoi personaggi sono esseri viventi: ed è proprio il gusto della vita esuberante e chiassosa a salvare Rubens dal pericolo del mero virtuosismo. A fare delle sue pitture non delle semplici decorazioni barocche per le sale dei ricchi, ma capolavori capaci di conservare la loro vitalità anche nell'atmosfera gelida dei musei.
Rubens e Cervantes, due geni del Secolo d'Oro, che plasmano la realtà e guardano alla vita come messa in scena: di fronte a Dio padre e alla sua corte celeste gli uomini agiscono come attori. Lo spettacolo che rappresentano è l'esistenza e il palcoscenico è il mondo ed, infatti, il Teatro del Mondo è la grande metafora dell'arte barocca.
La tentazione per noi di vedere Rubens e Cervantes come "registi ante litteram" è stata forte: registi che hanno saputo dirigere i soggetti delle loro opere come se fossero su di un palcoscenico.
E da esperto regista Rubens seppe comportarsi quando si trovò a dover affrontare una delle commissioni più importanti: quella ricevuta nel 1621 dalla regina Maria de Medici, vedova di Enrico IV, che gli ordinò la realizzazione di 24 tele monumentali che rappresentassero gli episodi salienti della sua vita e del suo glorioso marito.
Per far fronte alla temibile impresa Rubens dovette dar fondo alle sue immense riserve d'immaginazione e di verve, per nobilitare e dare lustro agli eventi piuttosto mediocri della vita della regina madre, che tra l'altro non brillava nemmeno di una particolare bellezza. Per compensare il pittore aveva dunque popolato la rappresentazione di dei pagani, carnose ondine, tritoni birichini venuti da chissà dove e così l'improvvisazione aveva avuto la meglio. Sul punto di iniziare l'opera lo stesso Rubens dichiarò: "Tanto è il mio talento che nessuna impresa, per quanto grande e complicata, metterebbe in crisi la fiducia che ho in me stesso".
Lo stesso ardimento, la stessa visionarietà spinta all'estremo è quella che ritroviamo nel Cavaliere Don Chisciotte della Mancia: nel suo sguardo che sa trasformare un mulino a vento in un terribile mostro da combattere, un bastone in una lancia, un ronzino in un magnifico destriero e una sporca locanda frequentata da una rozza contadina nel meraviglioso castello dell'amata Dulcinea.
E non è forse lo stesso amore "cieco" (concetto tipico del Seicento, assieme all'idea ricorrente del potere della donna sull'uomo) a far sì che Rubens ritragga, con un impeto che non sarebbe mai venuto meno, il volto e le forme dell'amata seconda moglie Elene Fourment: musa ispiratrice che dalla realtà quotidiana di moglie ragazzina appare nei quadri, di volta in volta, come magnifica dea dell'Olimpo, mistica Madonna o madre amorevole.
Rubens e Cervantes due "cavalieri barocchi" che hanno saputo spingersi all'estremo grazie ad un pennello e ad una lancia!
Laura Negretti
Perchè Don Chisciotte - Note di regia
Nel proporre uno spettacolo che affiancasse Cervantes a Rubens il primo pensiero è andato alla contemporaneità, alla ricerca di un testo che rendesse pienamente lo spirito e la rivoluzione artistica che il Barocco compì nel nostro continente dalla fine del sec. XVI in avanti. L'Europa fu teatro, infatti, di un gran ritorno del sentimento irrazionalmente creativo e del senso dionisiaco della vita.
Ci ha colpito, in effetti, il cuore dell'identità artistica barocca, che ha contagiato trasversalmente tutte le arti: la vera rivoluzione fu la maturazione di un nuovo dialogo tra ideale e quotidiano, immaginazione e realtà.
Le vicende del cavaliere errante Don Chisciotte della Mancia, goffo sognatore che si costruisce da sé un mondo di fantasia in contrasto con la realtà quotidiana che prova costantemente a disarcionarlo, ci sono apparse dunque il simbolo di quello spirito barocco, che vede nelle virtù e nel valore la prima vera forma d'arte al servizio della vita e della sua celebrazione.
Grandi ideali come l'amore e l'onore sono in fulcro dell'opera di Cervantes, insieme all'ispirazione "folle". Don Chisciotte, come Rubens, inizia il suo viaggio proprio per "servire" queste virtù e, come ogni vero cavaliere, non avrebbe mai potuto partire senza una donna da amare.
Una donna ideale e angelica: quella Dulcinea, che nella realtà è solo una rozza contadina, ma che gli occhi dell'amore ideale sapranno trasformare in una principessa.
Gli stessi occhi innamorati con cui Rubens guardava e ritraeva la sua seconda e giovane moglie: Helene Fourment.
Abbiamo immaginato che Cervantes e Rubens si siano incontrati un giorno, magari in una taverna, che a Don Chisciotte sarebbe parsa un castello, e si siano parlati con ardore delle necessità artistiche della rivoluzione che si stava per compiere: da questo cuore comune è nato il nostro spettacolo.
Come Rubens che fissava, nel progettare un dipinto, uno schizzo a penna, poi uno ad olio, poi un vero e proprio modello, così noi, partendo da un bozzetto di incontro in una taverna, racconteremo di Don Chisciotte come di un "ritratto" del proprio tempo, capace cioè con il suo movimento ed i suoi chiari - scuri (i suoi e quelli di Sancho, suo aiutante e di Dulcinea, l'amata) di farci cogliere la grandezza e l'ironia del Barocco.
Eleonora Moro