BELLA GENTE D'APPENNINO
Il crinale protagonista dell'ultimo libro di Giovanni Lindo Ferretti
"Bella gente d'Appennino" è l'ultimo lavoro del cantante Giovanni Lindo Ferretti che verrà presentato a Sassalbo il 29 dicembre.
Tradizione, natura e l'amore che lo lega all'Appennino sono i fili conduttore di un libro che offre importanti spunti di riflessione sulla montagna reggiana
SASSALBO (dicembre 2009) - "Le pagine che seguono sono tappe del mio cammino; in parte a ritroso in un passato che non si esaurisce, non è remoto; e il futuro, quando c'è, svela tracce d'anteriore. Ogni capitolo è un pellegrinaggio verso un luogo, un momento, un incontro. Una o più parole lo identificano, ne tracciano il confine, lo raccontano". Questa la prefazione dell'ultimo libro di Giovanni Lindo Ferretti, "Bella Gente d'Appennino", edito da Mondadori, che verrà presentato Martedì 29 dicembre alle 17 alla sede del Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano a Sassalbo. All'incontro con l'autore interverranno Fausto Giovanelli, presidente del Parco nazionale, Clementina Santi, presidente dell'associazione Scrittori Reggiani, e Giuseppe Vignali, direttore del Parco nazionale. "Una presentazione che vuole anche essere un momento di riflessione e di scambio di opinioni sulla realtà montana e sul futuro del crinale appenninico" spiega Fausto Giovanelli. Il libro, infatti, ripercorrendo la storia personale di Ferretti e dei suoi avi, offre importanti spunti di riflessione sul territorio del crinale e, in particolare, sul suo legame con una tradizione che, secondo l'autore, rischia di perdersi inghiottita dalla modernità. Uno sguardo sull'Appennino intriso di malinconia per un tempo che non ritornerà e d'amore per le radici che hanno portato Ferretti a tornare in montagna e stabilire la sua dimora a Cerreto Alpi. "Non posseggo molte parole - scrive Ferretti - ma queste poche sono mie, le ho ricevute, le vivo e riscrivo e solo la morte sigillerà il racconto. Ne faccio commercio, ne faccio dono. Le riconsegno. Ogni parola corrisponde a una lettera dell'alfabeto a ricostruire il mio personale abbecedario: d come dimora, c come cavallante, i come incarnazione, b come bottega, s come sepoltura, e come esilio, p come persone (politica), a come Appennino".
INCIPIT DEL LIBRO:
"All'origine di tutto ciò che posseggo c'è l'alfabeto. L'abbecedario su cui imparai a scrivere e leggere: a come albero, b come barca, c come casa, d come dono... dono e destino. Appena prima avevo imparato a tracciare, con mano sicura, gesti antichi: aste, croci, tondi, quadri. Segni e simboli. La parola scritta, la lettura sillabante, lo studio. Sapere e fare. Ricchezza del conversare. .....