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Fonte:
Giovanna Melara - Ufficio Stampa Scheda Evento
SAN MARINO ETNOFESTIVAL CONTRO IL NULLA Chi non ricorda la pop art? Quella delle tele che rappresentavano le lattine e i cartoon, le automobili e la pubblicità, gli hamburger... Quella che, a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, è stata una frenetica esaltazione dell'effimero, del momento, dell'oggi, della rappresentazione del nulla che ci circonda: "ho scelto le scatole della minestra Campbell perché era quanto di più vicino al niente potessi immaginare", disse Andy Warhol, il massimo esponente del movimento, a commento di una sua opera rimasta paradigmatica. La pop art è considerata come la più autentica rappresentazione della società occidentale laica e consumistica. La nostra. Che solo attraverso il territorio dell'estetica riuscirebbe a sublimare una quotidianità piatta e monotona, ripetitiva e senza spessore. Ma, anche se pop era l'abbreviazione di popular, "popolare", quella forma artistica nulla aveva della cultura popolare più autentica e antica, era interpretazione intellettuale e beffardo cinismo sull'onnivora nullità della cultura di massa. L' effettiva "arte popolare" ci viene da una tradizione secolare che ha sedimentato valori ed esperienze, cultura e impegno, tecniche e talenti. Un'arte che comunica, che fa crescere chi ne usufruisce, che sentiamo appartenente al nostro sostrato di persone qualunque ne sia la genesi e lo sviluppo e da qualunque territorio provenga. Non un'arte di minestre e telegiornali e immagini da fumetto, ma un'arte di contenuti e di miti, sublimata e nobile. Così è la musica che presenta ogni anno da ormai quattordici edizioni l'Etnofestival di San Marino, da sempre uno dei più importanti incontri del panorama europeo per la musica etnica più innovativa. Una musica che è linguaggio universale capace di varcare i confini del tempo e dello spazio, capace di riproporre, non solo nei suoni, ma anche nei colori, nelle storie e nei costumi, la vita e le tradizioni delle più disparate parti del mondo. Le stesse parti che sono angoli del nostro cuore e che ci aiutano a combattere il nulla dell'invadenza del consumismo imperante. Raffaello Carabini Lunedì 11 luglio 2011 ore 21,15 AFRO BREIZH (Bretagna/Africa) Questo spettacolo innovativo sposa il canto, la coreografia, la danza e le musiche di Africa e Bretagna, grazie all'incontro fra la Compagnia Dounia e la bagad (banda di cornamuse, bombarde e percussioni) di Cesson Sévigné: mescolando due culture apparentemente così distanti, dimostra che, nonostante le differenze, la coesistenza dei più vari portati popolari è possibile. In scena oltre venti musicisti, ballerini, cantanti, inventano un nuovo repertorio, mescolando kora, balafon, djembé. bombarde, cornamuse, gumri, mandola, tamanoi, chitarra, sax e bassi elettrico, invitando alla danza, alla festa, alla trance. Un cocktail esplosivo di tradizione e modernità, un'energia debordante e contagiosa, una musica di oggi con echi del passato. Musicisti: H. Gribi, B. Gnahore, J. Sudres, Papa Diabaté, J. C. Benic, M. Ziad, E. Menneteau, Bagad de Cesson Sevigné Ballerini: N. LeFloch, Y. V. Le Doussal, A. Jouan, S. Le Coq, C. Fourcade, E. Sahué, E. Beaudet, Fatima Leghzal (coreografa) Martedì 12 luglio 2011 ore 21,15 DHOAD (India) Il gruppo Dhoad, noto nel mondo come i Gitani del Rajasthan, viene dalle zone desertiche del nord-ovest dell'India. Questa terra fu il regno degli imperatori, dei maharaja e delle loro corti. Il deserto del Thar è anche la culla dei gitani, di numerosi trovatorie musicisti girovaghi che andavano di città in città a divertire i principi e i cortigiani. È forse a causa dell'aridità dell'ambiente che, sin dai tempi più remoti, gli abitanti hanno lasciato le bellezze di quei luoghi per spostarsi verso occidente, giungendo fino in Europa e dando il via alla migrazione del popolo rom. I Dhoad sono musicisti che incarnano fedelmente la più autentica tradizione gitana, che li vuole nomadi e appartenenti a religioni e a caste diverse, come quella dei sapera-kalbelya (incantatori di serpenti) o quella dei langa (rinomati poeti), ma anche musicisti classici sufi, cantastorie, artisti di strada. Il gruppo è composto da sei musicisti, una ballerina sapera e un fachiro. Gli strumenti sono tabla e dholak (tamburo orizzontale a due pelli), harmonium, voce, castagnette. La ballerina propone interessanti coreografie e danze che rappresentano alcuni temi mitologici, come "il cobra" oppure "il guardiano della verità spirituale". Il fachiro si esibisce con incredibili numeri, camminando sui vetri, sui chiodi e facendo acrobazie con il fuoco. Lo spettacolo è un vero e proprio circo musicale, una combinazione nella quale i musicisti danno il ritmo a un mondo incantato che comprende numeri di danza, giochi acrobatici, di equilibrio e di destrezza. Insomma uno spettacolo sospeso tra sogno e realtà, dove la dimensione evocativa finisce per condurci, attraverso un salto nel tempo, sulle antiche vie carovaniere in compagnia dei ritmi febbrili e incalzanti di una musica popolare che evoca il fascino misterioso e suggestivo di una terra antica ricca di grandi tradizioni. La carriera artistica dei Dhoad, il cui album di debutto The Dhoad Gypsies From Rajasthan è uscito nel 2005 per la prestigiosa etichetta ARC Music, li ha portati a partecipare a prestigiosi festival in Asia, Europa, Stati Uniti e Canada.
Mercoledì 13 luglio 2011 ore 21,15 BABA SISSOKO & MALI TAMANI REVOLUTION (Mali) Baba Sissoko,nipote del celebre griot Djeli Baba Sissoko, a quasi cinquant'anni è il maestro incontrastato del tama, il "tamburo parlante" del Mali, e suona anche il liuto tradizionale n'goni, il più sofisticato arpa-liuto kamalen kòni, il balafon (lo xilofono di legno), le percussioni in calebasse e canta. Discendente da una dinastia di griot, è stato il primo a introdurre i suoni ancestrali dei suoi strumenti nella musica moderna del Mali. Nel 1991 fonda il gruppo Taman Kan con cui effettua un tour africano. Il suo stile è estremamente particolare, alle melodie e ritmi propri della tradizione africana, come quelli bambara, fulani, mandinghi e songhai, fonde sonorità occidentali come jazz, rock e blues, effettuando una contaminazione tra questi generi. Inoltre nelle composizioni di Baba ha grande influenza l' amadran, una struttura musicale ipnotica e ripetitiva, tipica del suo Paese, dalla quale, secondo alcune recenti ricerche, è nato il blues. La sua natura di polistrumentista e l'estrema sensibilità verso altre forme di espressione musicale lo portano a collaborare e incidere con artisti conosciuti in tutto il mondo, tra i quali con Habib Koite, Rokia Traoré, Ibrahim Ferrer, Buena Vista Social Club, Dee Dee Bridgewater, Art Ensemble of Chicago, Youssou N'Dour, Enzo Avitabile, Omar Sosa, tra gli altri. Dopo aver accompagnato per oltre vent'anni questi grandi artisti in tutto il mondo, Baba è finalmente riuscito a realizzare un suo vecchio sogno: montare insieme ai suoi fratelli e nipoti un concerto che pone il tama al centro della melodia e della poliritmia, dando a questo strumento l'importanza che merita. Uno spettacolo originale, unico e ricco di colori, nel quale ciascun musicista ha modo di esprimere il proprio talento.
Giovedì 14 luglio 2011 ore 21,15 MACIRÉ SYLLA (Guinea Conakry) Cantante e ballerina, Maciré Sylla nasce nel 1970 a Conakry, la capitale della Guinea, Paese depositario di una profondissima eredità musicale post-coloniale, che, fin dalla sua indipendenza nel 1958, ha influenzato considerevolmente i territori dell'Africa occidentale. Trascorsa l'infanzia nel villaggio dei nonni, dove sua nonna le insegna canzoni e melodie ancestrali, a dieci anni si unisce alla madre, artista e vocalist, collaborando con il suo gruppo di danza Soleil d'Afrique, di cui diventa presto il nuovo leader. Con loro, e poi con Bruno Camara e i suoi percussionisti di Africa Djolé e con i Fatala, effettua molte tournée in Europa e nord America, finché non incontra il compositore svizzero Cédric Asséo, che, sedotto dalla sua voce incantevole, decide di aiutarla a realizzare i suoi sogni, dapprima fondando nel 1994 il gruppo Djembé-Faré ("la danza del tamburo") e poi producendo nel 1997 Mariama, album di debutto, che, avendo venduto 200.000 copie in soli tre mesi, ha reso Sylla la principale artista della Guinea. Infine sposandola. Soul e dub sono le sue due grandi passioni, ma le combinazioni sono eclettiche e vitali, sinuose e coinvolgenti, non dimenticano il jazz, il funk e tutto quanto serve per veicolare il grande sound africano sulle autostrade sonore occidentali. I successivi Maya Irafama del 2000, Sarefi del 2004 e Massa del 2005 sono splendide miscele di vari stili, a volte più urbani altre più tradizionali, arricchite da una voce che senza dubbio è fra le più interessanti del continente africano. Lo scorso novembre esce infine il nuovo disco Talitha, in cui Sylla si conferma magnifica interprete, fondendo il suo duro, contemporaneo afro-pop con il suono soussou tradizionale della sua gente.
Venerdì 15 luglio 2011 ore 21,15 SUSANA BACA (Perù) Susana è nata nel 1944 nella zona nera di Chorillos, intorno a Lima, dove hanno vissuto i discendenti degli schiavi dall'insediamento della monarchia spagnola. A scuola, Susana si appassiona alla poesia peruviana e forma un gruppo di musica sperimentale, che combina poesia e canzone. Susana inizia allora ad attirare l'attenzione, in particolare quella di Chabuca Granda, una delle grandi figure della canzone latino-americana. Granda era famosa in tutta l'America per le sue composizioni e interpretazioni in varie lingue, ma soltanto verso la fine della vita si interessò ai suoni afro-peruviani. Vedendo in Susana un successore degno, la prende come assistente personale e le permette di realizzare la sua prima registrazione nel 1985, Poesía Y Canto Negro. Il suo percorso verso il successo è stato lungo. Ricorda teneramente il giorno in cui, nel 1995, ricevette una telefonata in Perù che l'avvisava che David Byrne voleva incontrarla. Fu il primo incontro di quella che si sarebbe rivelata una fruttuosa collaborazione artistica, iniziata quando la cantante firmò per l'etichetta discografica di lui, la Luaka Bop. Da quel momento, Susana ha realizzato tre album con l'etichetta di Byrne e ha raggiunto un livello di popolarità e successo internazionale senza precedenti per un artista peruviano. È stata in tournée in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Giappone, è apparsa in show televisivi nel Regno Unito e in Francia, e si è esibita durante prestigiosi eventi come la cerimonia dei Premi Nobel a Oslo. È inoltre la prima artista peruviana ad aver mai vinto un Grammy Award americano nel 2002 per lo splendido Lamento Negro. Susana prosegue tuttora con ciò che considera una ragione d'essere: studiare, fare scoprire e riabilitare la musica e l'arte, in particolare la poesia, afro-peruviana. È a tal fine che, con il coniuge Ricardo Pereira, ha creato l'Instituto Negrocontinuo nella sua casa di fronte al mare a Chorillos. Frutto di molti anni di lavoro, questo istituto ha lo scopo di fare scoprire la cultura e di contribuire al suo sviluppo. Il suo ultimo album, Afrodiaspora, è stato pubblicato nell'aprile scorso. Nel disco vengono omaggiate icone scomparse come Amparo Ochoa e Celia Cruz. Altre canzoni attingono a compositori contemporanei, come il virtuoso della chitarra Javier Ruibal e Iván Benavides, al centro della musica colombiana negli ultimi tre decenni. Dal Perù arrivano i pezzi del troubadour Javier Lazo, del suonatore della percussione cajón Miguel Ballumbrosio e di Víctor Merino, che canta una canzone per Susana.
Sabato 16 luglio 2011 ore 24,00 NIYAZ (Iran/India) Il gruppo debutta nel 2005 con un'esplosiva einnovativa miscela di misticismo sufi e trance elettronica, destando immediatamente un grandissimo interesse. Mescolando poemi persiani medievali con melodie tradizionali, Niyaz ha creato una nuova tradizione trance. La cantante Azam Ali è stata cofondatrice del duo Vas e ha collaborato con Serj Tankian dei System of a Down, The Crystal Method, Pat Mastellato e Trey Gunn dei King Crimson, Dredg, Chris Vrenna dei Nine Inch Nails, Ben Watkins dei Juno Reactor, Buckethead, Steve Stevens, Mercan Dede, Kodo, Zakir Hussain, Omar Faruk Tekbilek, e Mickey Hart: la sua voce inconfondibile è presente in numerosi dischi e colonne sonore. Loga Ramin Torkian è un polistrumentista. Suona fra l'altro il saz, una sorta di liuto, il kaman, strumento ad arco disegnato apposta per lui, e la chitarra-viola, chitarra ad arco ispirata a uno strumento del 14esimo secolo. Con il gruppo Axiom of Choice ha portato il sound antico della musica classica persiana a conoscenza del pubblico occidentale. Loga è stimato come compositore per aver saputo riprendere lo stile della musica classica persiana, conosciuta come radif, nelle sue moderne composizioni. Ha anche lavorato nelle colonne sonore di diverse pellicole (una per tutte: Iron Man ) La produttrice Carmen Rizzo ha collaborato con Coldplay, Seal, Ryuichi Sakamoto e molti altri. Ora con il disco Nine H E Av Ens Niyaz presenta le sue due anime, esplorando da una parte in modo avventuroso i legami fra le musiche di Persia, India, Turchia e Occidente, dall'altra proponendo ballate in una versione puramente acustica. Considerato uno dei più versatili cantanti e suonatori di oud (liuto arabo), Naser Musa è anche compositore di talento: ha inoltre preso parte a diverse colonne sonore, come La passione di Cristo, e collaborato con artisti del calibro di Shakira, Beyoncé, Michael Sembello, Youssou N'Dour. Salar Nader è uno dei più giovani e affermati suonatori delle tabla (percussioni indiane): il naturale magnetismo e l'innovativo approccio allo strumento lo hanno reso uno dei percussionisti più richiesti. Ha lavorato con artisti indiani, afgani e pakistani del calibro di Ustad Salamat Ali Khan, Ustad Mawaash, Rahul Sharma, Ustad Shujaat Khan, Ustad Rashid Khan, Kala Ramnath, Ghulam Ali Khan. A soli 27 anni, Miles Jay è uno dei più rinomati contrabbassisti nel campo della world music. Laureato presso l'University of California a Santa Barbara, con una tesi di etnomusicologia, possiede una profonda conoscenza tanto della musica classica che del jazz. Ha suonato con Youssou N'Dour, Fathy Salama, l'iracheno Naser Shamma, la Cairo Symphony Orchestra, Ross Daly, l'Alexandria Chamber Orchestra. Niyaz significa "nostalgia" sia in farsi, la lingua dell'Iran, che in urdu, l'idioma parlato nel nord dell'India e del Pakistan. Attraverso i secoli le culture di queste nazioni hanno condiviso tradizioni musicali e spirituali: Azam Ali, nata in Iran e cresciuta in India, è una prova vivente di questa commistione.
Data ultimo aggiornamento 17/06/2011 12:29:24
Inserito da Cinzia
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Grazie Gianfranco & Monica
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