Vincitore di tre premi al Torino Film Festival: miglior film, miglior attore e premio della critica internazionale. Un piccolo film originale diretto dal giovane regista cileno Pablo Larrain.
Raùl è un maschio senza qualità e con un unico mito, Tony Manero, il personaggio interpretato da John Travolta in "La febbre de sabato sera". Un corpo sciatto, vestiti sporchi e una faccia priva di espressioni, Raùl se ne frega di tutto ciò che lo circonda, scopa le donne che gli capitano a tiro, campa in una periferia polverosa di Santiago alle spalle di una barista in età nel cui retrobottega prova interminabilmente i passi del suo eroe. Della dittatura Raùl se ne sbatte, quando può ne sfrutta i risvolti positivi. La vita di questo sciacallo si illumina solo quando un programma tv annuncia una gara a premi per imitatori di Tony Manero. Il giovane regista cileno Larraìn sceglie di raccontare l'orrore di una dittatura piazzandosi in un angolo oscuro di periferia umana. Una scelta radicale, per vedere cosa serve a una dittatura per radicarsi ai più bassi livelli. Basta un anestetico mediatico e un eroe come Tony Manero, figo, acchiappone e sufficientemente buzzurro da essere alla portata di qualsiasi imitatore. Alfredo Castro (magnifico interprete di Raùl) ripropone magistralmente il ritratto di quest'uomo fuori da ogni classe, rappresentante di una sottospecie priva di riferimenti sociali, pronta a combattere solo per la sopravvivenza. Nel destino bieco di Raùl quello dell'intero continente latinoamericano che per un ventennio ha respirato sottosviluppo e abbandono, inzeppandosi il cervello di ideali surrogati. Bravo Lorraìn che in un'opera piccola ha inferto un altro colpo mortale al passato più oscuro del suo paese.