Il Carnevale di Viggianello, così come lo conosciamo oggi, ha origine nel 1986. Convenzionalmente questa data dà il via alla realizzazione dei carri allegorici e alla sfilata. Ma il carnevale ha origini ben più antiche. È sicuramente un carnevale povero, di matrice contadina. Tra le usanze più comuni si riscontra quella dei "frassi", gruppi mascherati, travestiti con stracci di fortuna, che si aggirano per le case chiedendo salsicce che vengono infilzate con uno spiedo ("spitu") di legno e portate in bella mostra casa per casa. Al termine della serata i partecipanti si dividono il "bottino" o lo consumano assieme accompagnandolo con un buon bicchiere di vino. Questa tradizione sta scomparendo e, laddove resiste, non è più quella di un tempo. Si è, infatti, imbastardita e al posto delle salsicce vengono offerti dolci e caramelle, contribuendo, questa pratica, ad avvicinare i festeggiamenti sempre più al modello americano di Halloween e discostandosi, di conseguenza, da quello contadino locale. Una tradizione che resiste e che ultimamente si è anche rafforzata è quella del processo a "Carnilivaru i Pagghia", un fantoccio di paglia che viene condannato al rogo per aver portato via ai contadini tutti i prodotti della terra. Un carnevale ozioso, vizioso, perdigiorno che deruba la povera gente. Tutti i sudori e le fatiche dei contadini vanno in fumo, o meglio, in pancia a Carnevale che, catturato dai gendarmi, viene portato davanti al giudice che gli comminerà la più alta delle pene: la condanna al rogo. Così si svolge il processo a "Carnilivaru", la domenica, in piazza, al temine della sfilata dei carri allegorici.
Dopo il processo, come detto, il rogo, a cui la gente stanca e infreddolita assiste con piacere.