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Paola Treppo Scheda Evento
Cs Comune di Pulfero Carnevale-Pust tradizionale 2012 Domenica 12 febbraio la grande sfilata transfrontaliera appuntamento alle 13.30 a Brischis Torna, questa domenica (12 febbraio), in località Brischis di Pulfero, nelle Valli del Natisone, il tradizionale Carnevale Pust transfrontaliero. L'appuntamento è per le 13.30 con Grande Sfilata che vedrà protagonisti 16 gruppi: Canebola di Faedis, Cerkno dalla Slovenia, Clodig di Grimacco, Masarolis di Torreano, Matajur di Savogna, Mersino e Montefosca di Pulfero, Ponteacco di San Pietro al Natisone, Prossenicco di Taipana, Rodda di Pulfero, Stregna; dalla vicina Slovenia partecipano anche i gruppi di Vrsno Pust, Breginjski Kot, Sonc Na Stran, Otroski Pustni e Sprevod di Kobarid-Caporetto. "Sono orgoglioso di ospitare a Pulfero una manifestazione che sta assumendo un'importanza di livello nazionale - dice il sindaco, Piergiorgio Domenis -; l'evento, infatti, ospita gruppi che provengono da diverse località collocate in aree montane, dimostrando una certa omogeneità culturale comune al complesso delle Alpi e Prealpi. Non a caso, consolidando una nuova ma antica tradizione, avremo anche diversi gruppi provenienti dalla vicina Slovenia, con la quale si vanno sempre più intensificando rapporti di collaborazione in ogni campo. Un particolare ringraziamento va, a questo proposito, al sindaco di Caporetto, Darja Hauptman". La presidente della Pro Loco Natisone, Anna Emilia Cedarmas, ringrazia le forze dell'ordine, per la loro indispensabile e preziosa collaborazione in occasione della sfilata e delle feste nei borghi, i volontari di Protezione civile, le persone che hanno aiutato e gli sponsor, tra cui la Camera di commercio di Udine. Info 338.9907440 www.comune.pulfero.ud.it nelle foto alcune maschere originali tradizionali delle Valli e della Slovenia Ospite il carnevale di Vrsno Il carnevale di Vrsno ha una storia lunga e antica come dimostra tun documento fotografico risalente a quasi 100 anni fa. Giovedì Grasso è il cosiddetto "carnevale degli zii": tutti gli zii (ragazzi celibi e uomini), facciano suonare per il paese le campane di mucche appese alla cintura. Il corteo è composto da più tipi di maschere, "maskare": i ragazzi indossano bei vestiti con merletti e le "?uske" (nastri di carta crespa lunghi e colorati); in testa hanno particolari cappelli carnevaleschi. Il primo porta la bandiera; il secondo ha un fischietto e un bastone; segue il musicista con la fisarmonica e a fianco un altro che tiene una bella "kandreja" (sedia) colorata. Ci sono le coppie, ragazzi e ragazze vestiti allo stesso modo, che camminano a seguito e, quando il corteo si ferma, ballano. Dietro alcuni "cgajnarji" (sorta di zingari), sempre un po' diversi. In coda, con le campane delle mucche e le corna dei montoni, ci sono i "pstj", la maschera tradizionale, fatta con pelli di pecora e corna di montone, con una lunga lingua di pelle. In mano tengono un calzino di donna pieno di cenere e con questo inseguono i bambini. Si aggiungono le maskare con la "korpa" (cestino) per le uova e la "aprtnkam" (gerla) per le salsicce e il vino. Cs Comune di Pulfero (UD) Carnevale-Pust tradizionale 2012 18 gruppi delle Valli e della Slovenia per oltre 200 figuranti il 12 febbraio la grande sfilata a Brischis Arcaico e misterioso. Unico. Con un fascino senza tempo. Che non si è lasciato contaminare dalla modernità. È il Carnevale nelle Valli del Natisone, un paradiso intatto delFriuli Venezia Giulia, in provincia di Udine, al confine con la Slovenia. Una terra dove letradizioni si sono mantenute originali e vere, tramandate da padre in figlio, da madre in figlia. È in questo angolo verde e ricco di storia, puntellato da paesini-presepe, che in febbraio si festeggiano alla vecchia maniera, nel comune di Pulfero, gli unici giorni dell'anno in cui "è lecito insanire". Un evento, quello del "Pust v Baneciji" (in dialetto "Carnevale nelle Valli del Natisone"), che unisce la gioia e il divertimento proprio del mascherarsi e fare dispetti, alla riproposizione di usanze e riti antichissimi, peculiari. Partecipare al "Pust" significa vivere in prima persona il folclore più vero delle Valli del Natisone, respirare la forza delle sue tradizioni, scoprire un mondo antico e incantato ma, al contempo, incredibilmente vitale e attuale, fatto di vecchi e di giovani, uniti in un rito di passaggio dai caratteri indecifrabili. E anche per questo estremamente attraenti. Animato da figure animalesche e antropomorfe, da angeli e diavoli, galli e galline, fiori e campanacci, il "Pust" di Pulfero pullula di una moltitudine di presenze misteriose, ora benevole, ora malevoli. Simboleggiando l'eterno alternarsi del bene e del male, della cattiva e della buona stagione promessa dalla primavera in arrivo. La festa è transfrontaliera, aspetto che la rende ancora più speciale: oltre a dieci gruppi del Friuli, infatti, partecipano sette associazioni e sodalizi provenienti dalla vicina Slovenia,anche questi rigorosamente tradizionali. Tra loro le maschere di Cerkno, le più belle dell'entroterra goriziano. Hanno volti in legno, intagliati e colorati. Sono vestite di muschio, con una fronda d'abete in mano. Vestono foglie d'edera e pellicce. Animose, ingaggiano battaglia e duelli con mazze da boscaiolo, forche da fieno e pale. Lottano ritualmente in una danza propiziatoria per ingrossare le rape. "Queste maschere - spiega il sindaco di Pulfero, Piergiorgio Domenis - rappresentano, oggi come ieri, la memoria popolare e l'ingegno creativo delle nostre genti. Queste forme di espressione vanno considerate, a pieno titolo, parte dell'insieme delle tradizioni che contraddistinguono le peculiarità proprie della comunità locale. Raccontano, nel tempo contemporaneo, la storia e la cultura del territorio". Programma 12 febbraio 18 e il 21 febbraio 19 febbraio 21 febbraio Cucina tipica Info I gruppi Partecipano quest'anno i gruppi di Rodda, Mersino e Montefosca (Pulfero); Matajur di Savogna; Azzida e Ponteacco (San Pietro al Natisone); Canebola di Faedis; Clodig di Grimacco; Stregna; Masarolis di Torreano; Prossenicco di Taipana. A loro si aggiungono sette gruppi della vicina Slovenia, dall'area del Goriziano d'oltre confine, al territorio di Kobarid (Caporetto) fino a Tolmino e Cerkno. Più di 200 i figuranti. Tra i più singolari gruppi carnevaleschi ci sono i Blumarji di Montefosca, da una parola austriaca, "blumen", che significa fiore, a simboleggiare l'arrivo della primavera da sotto la coltre della neve. I Blumarji, infatti, sono vestiti completamente di bianco a rappresentare il manto invernale; sulla testa hanno un alto copricapo di paglia, il klabuk, finemente intrecciato a mano, a forma di albero stilizzato; dai rami pendono ciuffi di nastri colorati come fossero fiori. In mano un bastone, il pistok, e sulla schiena risuonano i campanacci, gli zuoni, legati con un particolare e singolare intreccio di corda. Ai piedi, sopra i calzettoni di lana grezza, fatti a mano, i neri zekì, calzature tipiche del luogo. Il corteo dei Blumarji è composto da giovani ragazzi del paese che corrono lungo un itinerario circolare particolarmente suggestivo, da sempre lo stesso, che racchiude le frazioni di Montefosca e Paceida. Il gruppo, in numero sempre dispari, compie lo stesso percorso tante volte quante sono le maschere che lo compongono; di tanto in tanto i ragazzi si arrestano ma solo per disporsi in cerchio, con uno di loro al centro, saltellando poi tutti insieme come in una antica danza rituale. Altrettanto suggestivo il Pust di Rodda. La figura centrale del Carnevale corre e salta continuamente precedendo il corteo mascherato per le strade del paese; annuncia così, col suono dei suoi campanacci legati in vita con una corda, l'allegria delle maschere. Indossa un costume a strisce e nastri multicolori che porta anche sul suo alto copricapo a forma di corno. Tra le mani stringe le kliasce, tenaglie di legno estensibili, con le quali provoca disordine, caos, paura. Il piccolo strumento è ingannevole: scattando e allungandosi all'improvviso afferrare le gambe delle belle donzelle. Al seguito, a creare ancor più scompiglio, il diavolo, zluodij: tutto nero, la maschera lignea con due grandi corna, la temibile forca e una robusta catena con la quale l'arcangelo Michele tenta di tenerlo a bada. Il "buono" è l'agnulaz: ha le sembianze di un angioletto, vestito con una lunga tunica bianca, con sulle spalle una coppia di ali da cui spuntano l'aureola e i riccioli biondi. Il Pustje di Masarolis, che arriva dal vicino comune di Torreano, prevede invece figure fisse che si muovono secondo uno scenario tradizionale, il "Te Crisnast", ovvero quello della Croce, che prende il nome dalla forma del suo copricapo; rappresenta il bene, la primavera e la rinascita; veste in bianco, con pantaloni e tunica e sulle spalle porta una pelle di pecora senza dimenticare due file di campanacci sulla schiena. Il copricapo è alto un metro ed è ricoperto da una cascata di striscioline multicolori a indicare il carattere fiorito della primavera. È armato di bastone per cacciare "Te Cosnast", cioè "quello della pelle". Quest'ultima maschera rappresenta il male, l'inverno e la morte: vestiti scuri, pelliccia nera e parecchi campanacci sulla schiena. La sua calza è piena di cenere con cui intimorisce la gente. Li accompagnano le Minke, maschere femminili con la scopa in mano, per pulire e purificare il percorso prima del passaggio ei due protagonisti. Ballano, combinano guai e fanno scherzi. Il loro viso è orripilante. Al contrario, la "Ta Lepi", sono maschere femminili che hanno il compito di portare il cesto e raccogliere doni durante il passaggio di casa in casa. Le loro gonne sono belle, lunghe e colorate; indossano uno scialle ricamato e un fazzoletto o un cappello in testa, per nascondere la capigliatura. Dal vicino comune di Faedis, arrivano poi le maschere di Canebola, caratterizzate da una donna brutta e vecchia, la "Curla", e un uomo dalle stesse fattezze, il "Gobbo", dalla curva della sua schiena. Vestono abiti vecchi. La gobba viene realizzata col fieno; la "Curla" porta sulla schiena dei campanacci fissati con una particolare imbracatura molto simile a una gerla. Letteralmente uniche le maschere di Clodig di Grimacco, realizzate artigianalmente in vimine. Apre un figurante col cartello del gruppo; seguono il suonatore di fisarmonica, l'uomo con il cassone di legno sulle spalle (a rappresentare gli antichi venditori ambulanti), l'emigrante con il suo armadio, le maschere belle (tra cui gli sposi elegantemente vestiti) e una coppia di vecchietti che raccolgono nel loro cesto di vimine i prodotti della gastronomia locale che vengono loro offerti. Maschere uniche, frutto dell'ingegno e dell'abilità di Mario Ruttar, che a Grimacco ha raccolto nel suo museo privato migliaia di testimonianze sulla vita valligiana. Da Montemaggiore di Savogna i "Te Gardi", cioè i brutti, e i "Te Liepi", cioè i belli. Assieme a loro c'è il "Berac", che raccoglie i doni, il diavolo con l'angelo, la donna che porta il marito nella gerla, figura del tutto peculiare quest'ultima, chiamata in dialetto "baba, ki nose moza tu kosi". Chiudono il suonatore e altre figure tradizionali. Nelle foto alcune maschere tipiche
Data ultimo aggiornamento 12/02/2012 15:19:34
Inserito da Monica
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Grazie Gianfranco & Monica
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