Re Carnevale legge il suo testamento
Pettorano sul Gizio (AQ), 21 febbraio 2012
In piazza i vizi dell'intera comunità nel "Testamento di Re Carnevale". La fantasia popolare ha dato un'immagine reale al Carnevale che viene raffigurato o come uomo o fantoccio e chiamato semplicemente Re Carnevale. Esso diviene il capro espiatorio, ossia colui che deve essere processato e condannato per tutte le malefatte commesse durante il periodo di festa e baldoria collettiva che rappresenta il Carnevale. Oggi si usa ancora in molti luoghi in Abruzzo bruciare il fantoccio di Carnevale, mentre solo a Pettorano sul Gizio, grazie alla collaborazione tra la Pro Loco e l'Associazione "Pietro De Stephanis", si ripropone un Carnevale singolare, ironico e lontano dalle tante rappresentazioni che se ne fanno dappertutto. A Pettorano sarà Re Carnevale «in persona» seguito da un singolare corteo di sodali a confessare pubblicamente i peccati della comunità locale, prendendo in giro i potenti del paese, i personaggi più in vista. La piazza non ci sta; si solleva e inquisisce il Re, quello delle libertà e dei piaceri che viene processato e condannato. Ma, prima di soccombere, detta il suo testamento ai pettoranesi. Il bello è che per il processo e il testamento i personaggi si esprimeranno rigorosamente in rima. Una iniziativa davvero singolare che ripropone lo spirito più profondo della festa di Carnevale secondo il quale, in questo giorno "il mondo si capovolge, è alla rovescia". Un rito che si riallaccia ai "Saturnalia" dell'antica Roma, feste di fine anno, in cui dove per un tempo determinato avveniva il ribaltamento dei ruoli nella vita sociale. Dopo la condanna e quindi l'espiazione, si è pronti per la Quaresima.